Zlatan Ibrahimović serve davvero al Milan?

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È probabilmente il colpo di mercato più importante – finora – di questa sessione invernale. Zlatan Ibrahimović torna al Milan dopo essere andato via dall’Italia nel mese di luglio del 2012, direzione Parigi per vestire la maglia del Paris Saint-Germain. Già in tempi non sospetti, noi di theWise Magazine avevamo ipotizzato un suo possibile ritorno a Milano. Non era infatti mistero che Ibra volesse tornare a vestire la maglia rossonera. Lo svedese, era stato conquistato dall’ambiente di squadra e soprattutto diceva – ormai due anni fa – che quando giocava al Milan aveva ritrovato il sorriso. Certo, dal primo accostamento di Zlatan al Milan – nel mese di novembre 2018 – a oggi sono cambiate diverse cose. A cominciare dall’allenatore: Rino Gattuso adesso allena il Napoli, Paolo Maldini ricopre il ruolo di direttore tecnico, e in società è tornato Zvonimir Boban. Sembra passata un’eternità rispetto a quando si ipotizzava un primo ritorno di Ibra al Milan. A rendere ancora più clamoroso questo scenario, è la dinamica dei “mal di pancia” che ha caratterizzato la carriera dello svedese. La storica partnership con l’agente Mino Raiola ha consentito allo svedese di girare un po’ il mondo dopo la prima esperienza rossonera, viaggiando tra Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Non è dato sapere la motivazione dei problemi gastrici dell’attaccante, ma ovunque Ibra è andato lo ha fatto per dire la sua. Pertanto, la domanda da porsi è: Zlatan Ibrahimović serve davvero al Milan? La risposta è forse.

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Zlatan Ibrahimović mostra fiero la maglia che indosserà con il Milan. Foto: twitter.com/acmilan


Un clamoroso ritorno

Durante gli anni trascorsi all’estero, la stampa dei vari paesi in cui Ibra ha giocato ha celebrato il mito dell’attaccante svedese: un giocatore tecnicamente eccelso, che vuole mostrare a tutti di essere il più forte, di essere un gradino sopra gli altri. Dopo aver vinto ben tredici campionati nazionali tra Italia, Olanda, Francia, Spagna, una storica Europa League al Manchester United di Mourinho, più numerosi titoli come supercoppe e coppe nazionali, Ibrahimović lascia il calcio europeo per andare nella MLS, nella squadra dei Los Angeles Galaxy. Lo svedese, alla maniera dei padri pellegrini, parte per gli Stati Uniti a diffondere quello che può essere considerato lo zlatanesimo, ovvero il culto di Zlatan Ibrahimović. Sebbene la competizione nel soccer sia decisamente – diciamo – meno impegnativa rispetto ai campionati europei, Ibra ha totalizzato cinquantadue gol in cinquantasei presenze nel suo periodo ai Los Angeles Galaxy, una media spaventosa di quasi un gol a partita. Nonostante la carta d’identità dello svedese mostri un’età di quasi trentanove anni, Zlatan Ibrahimović vuole provare a dire ancora la sua in un campionato che conosce molto bene come la Serie A.

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Il momento difficile del Milan: mancano i gol

Procediamo con ordine. Al momento, il Milan si trova all’undicesimo posto in classifica della Serie A, con appena sedici gol realizzati e ventiquattro subiti. Perfino il Genoa, che si trova all’ultimo posto, ha fatto meglio. Arriva al Milan il 2 gennaio per rinforzare il reparto offensivo rossonero che comunque sta deludendo le aspettative. Basti pensare che il capocannoniere di squadra è Theo Hernandez, con quattro gol all’attivo. Acquisto finora abbastanza azzeccato da parte del Milan, ma che fino a prova contraria è un difensore. Assieme all’ex-Real Sociedad, a quattro reti segnate c’è Krzysztof Piatek, giocatore che sta rendendo molto meno rispetto a quanto aveva fatto nella scorsa stagione tra Genoa e Milan. Il pistolero polacco sta trovando più difficoltà in questo secondo anno in Italia, rispetto alla stagione precedente dove aveva realizzato trenta gol in quarantadue presenze. Una stagione straordinaria tra Genova e Milano con un rendimento di un gol ogni 114′ giocati. Quest’ultimo dato è drasticamente cambiato, di pari passo con il rendimento di Piatek, che se prima sparava all’impazzata – come nella sua celebre esultanza ai gol segnati – adesso si ritrova con le pistole inceppate. Il problema dell’attacco rossonero però non è solamente Piatek, dato che il reparto offensivo del Milan è composto da tanti giocatori tra cui Ante Rebic, Rafael Leao, Fabio Borini, Samu Castillejo, Hakan Calhanoglu e Suso. Di questi cinque giocatori, solo Leao e Suso hanno marcato a rete. Con l’arrivo di Ibrahimović, molte dinamiche potrebbero cambiare. A cominciare da quella più ovvia, ovvero la punta titolare. Il nuovo acquisto del Milan andrebbe chiaramente a prendersi il ruolo di punta centrale nell’attacco, scavalcando Piatek e Leao nelle gerarchie.

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Ibra ritorna, qualcuno parte?

Indubbiamente, con l’arrivo di Ibrahimović, il Milan dovrà far partire qualcuno dei suoi giocatori del reparto offensivo. Al momento è quasi certo l’addio di Fabio Borini, giocatore che in carriera è stato abbastanza sfortunato dal punto di vista degli infortuni. Alla Roma nella stagione 2011/12 sembrava aver trovato una certa continuità, ma il Borini visto in giallorosso è un ricordo sbiadito da quello che è il Borini odierno. L’ultimo gol segnato da quest’ultimo risale al 21 gennaio 2019, quando segnò il gol dell’1-0 nella trasferta contro il Genoa, vinta dal Milan per 2-0. Proprio Genova potrebbe essere il nuovo capitolo della carriera di Fabio Borini, il quale potrebbe concludere anticipatamente il contratto con il Milan che scade a giugno 2020, liberandosi a parametro zero già da questa sessione di mercato. Non solo l’Italia però, anche il Crystal Palace sarebbe interessato a riportare l’attaccante in Inghilterra. Assieme a Borini, un altro compagno di reparto sarebbe già ai saluti: Samu Castillejo, sarebbe destinato a tornare in Spagna. L’Espanyol, infatti avrebbe mosso un certo interesse nell’ingaggiare l’esterno milanista in prestito nel di mercato di riparazione. Oltre a Borini e Castillejo, Rebic è stato un grosso punto interrogativo nella sua esperienza milanista. Ha giocato per sette volte in rossonero e non ha assolutamente convinto né Giampaolo né Pioli. Pare che la punta croata sia pronta a ritornare all’Eintracht Francoforte, squadra con cui il Milan trattò per portare Ante Rebic in rossonero, nella trattativa che ha portato Andrè Silva in Germania.

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Zlatan Ibrahimović può essere ancora decisivo?

Al di là dell’aspetto marketing, la trattativa Zlatan Ibrahimović-Milan può avere un senso strettamente tecnico. Come detto in precedenza, con l’arrivo di un giocatore come lo svedese, il Milan sta cercando di migliorare la qualità della sua rosa. Sebbene questa scelta vada a scontrarsi profondamente con un senso di programmazione a medio-lungo termine, il talento e la dedizione di Zlatan Ibrahimović sono indiscutibili. L’età del giocatore però, è un grosso campanello d’allarme per quelle che potrebbero essere le aspettative del proseguo di questa stagione e per quelle a venire. Trentanove anni non sono pochi, anzi. Una settimana fa parlavamo di come alcune volte “l’usato garantito” possa essere una scommessa, ma non è detto che sempre questo riesca. Se andiamo ad analizzare i ritorni precedenti di giocatori che il Milan ha amato a fondo, è facile ricordare come Kakà e Andriy Shevchenko abbiano giocato molto al di sotto delle aspettative, perlomeno rispetto a quanto i tifosi milanisti erano abituati. Zlatan Ibrahimović potrebbe non essere da meno. A sostenere una tesi per cui lo svedese possa essere un flop, c’è da ricordare che Ibra non gioca una partita ufficiale dal 25 ottobre, ultimo match giocato dai Los Angeles Galaxy nella stagione di MLS. Pertanto, Ibra potrebbe non essere pronto per i primi impegni del Milan dopo la sosta natalizia. Tra le cose certe di questo Milan è che Zlatan Ibrahimović al momento è tornato al centro del progetto. In un momento difficile come questo, l’ambiente rossonero, tra società e tifosi, ha bisogno di tornare a sognare. Ibrahimović è un nome che porta quei fan sfiduciati dai risultati a tornare allo stadio, a vedere quello che è un giocatore che hanno amato alla follia.

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Zlatan Ibrahimovic incontra per la prima volta il suo nuovo

Zlatan Ibrahimović incontra per la prima volta il suo nuovo mister Stefano Pioli, foto: twitter.com/acmilan-

Come giocherebbe il Milan con Zlatan Ibrahimović?

Con l’arrivo di Zlatan Ibrahimović nella rosa del Milan, si va a ridefinire quello che è la disposizione dei giocatori in campo a disposizione di Stefano Pioli. Da quando il tecnico ex-Fiorentina è arrivato per sostituire Marco Giampaolo, il Milan si è schierato con un 4-3-3. I vertici offensivi di questo modulo sono principalmente due esterni offensivi e una punta centrale. Finora come esterni offensivi si sono alternati principalmente Suso e Calhanoglu, con Castillejo a fare rifiatare i primi due. Come punte centrali invece, si sono alternati Piatek e Leao, per prendere l’ultima maglia da titolare nella formazione di Stefano Pioli. Il portoghese però, a differenza del polacco, può giocare come esterno d’attacco. Rafael Leao potrebbe tranquillamente sostituire un Samu Castillejo ormai dato per partente. Non solo Leao, anche Ibrahimović potrebbe ricoprire all’occorrenza quel ruolo, allargandosi per favorire gli inserimenti dalle retrovie. L’ipotesi più probabile – rispetto al 4-3-3 odierno – potrebbe essere un 4-3-1-2. Non è neanche azzardato pensare possibile modulo a due punte offensive con un tandem d’attacco Piatek-Ibrahimović o Ibrahimović-Leao. Con il rientro di Bonaventura, lungo degente per infortunio, il Milan potrebbe trovare numerose soluzioni differenti grazie al ritorno dell’attaccante svedese. Soprattutto perché darebbe qualche alternativa in più rispetto a un Piatek che sta attraversando un momento no, e a un Leao che ancora non ha mostrato tutto il suo potenziale. Pertanto Ibrahimović al Milan può essere un colpo, in fin dei conti, fondamentale per cambiare i risvolti di una stagione al di sotto delle aspettative da parte dei tifosi.

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Le prime foto di Zlatan Ibrahimovic nella sua seconda esperienza in rossonero. Foto: twitter.com/acmilan

Le prime foto di Zlatan Ibrahimović nella sua seconda esperienza in rossonero. Foto: twitter.com/acmilan.

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Arnaldo Figoni

Sono nato a Olbia il 30 giugno 1989, ma da sempre vivo a La Maddalena. Coinvolto fin da piccolo negli sport - calcio, basket, ma anche rugby - ho sviluppato una passione per la disciplina sportiva in generale, nel conoscere e poter raccontare delle storie, coltivando il sogno nel cassetto di poter esercitare proprio la professione di giornalista.