Coronavirus: theWise racconta la battaglia di Cristina

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Fughe di notizie, contraddizioni continue e bozze di decreto date troppo presto in pasto a un pubblico preso dal panico: gli italiani si ammalano di coronavirus, e il giornalismo italiano con loro. Sembra di vivere nel Mondo Nuovo predetto da Aldous Huxley, dove ciò che conta davvero si perde in un mare di informazioni inutili e irrilevanti con cui i mass media ci bombardano giornalmente.

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Lo stato attuale del giornalismo italiano in un guscio di noce (post facebook di Automatizzato Comunismo Memetico del 27 febbraio 2020).

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In questo marasma viene quindi da chiedersi: qual è la percezione che abbiamo del fenomeno coronavirus? Cosa possiamo sapere dei veri effetti della pandemia che sta scuotendo il mondo?

È Cristina Fizzotti, ventinovenne lombarda, a parlare a theWise Magazine della sua esperienza con il COVID-19 all’uscita dal suo ricovero dall’Ospedale Luigi Sacco di Milano. E ha un monito per tutti noi: seguite le regole, per voi stessi e per gli altri.

Hai vissuto sulla tua pelle cosa vuol dire essere ricoverata in un ospedale italiano ai tempi del coronavirus. Ti va di parlarne un po’?

«Io dell’Italia ho una sola considerazione negativa. Gli ospedali sono completamente al collasso: non bastano i posti letto, non bastano i medici e non bastano gli infermieri. Quindi, non ti fanno il tampone a casa tua a meno che tu non stia morendo di qualche malattia respiratoria. Non solo non abbiamo letti (ma quelli si creano); non abbiamo nemmeno soldi, e il personale medico fa turni assurdi e non torna a casa per settimane.

Il primario del mio reparto non tornava a casa dall’inizio della quarantena. Alcuni infermieri del pronto soccorso non tornavano a casa da due settimane e stavano festeggiando perché, a fine turno, sarebbero finalmente rientrati dalle loro famiglie.

Io e i miei genitori siamo risultati positivi al tampone fatto al pronto soccorso, nel quale siamo andati in macchina autonomamente (cosa assolutamente vietata, ma era l’unico modo per arrivare al Sacco di Milano). Tra l’altro mia mamma l’ha fatto giovedì o venerdì, perché non aveva sintomi ed è tornata a casa. Io e mio padre l’abbiamo fatto lunedì scorso.

Io venni ricoverata perché avevo la febbre alta da troppi giorni e faticavo a respirare (poi con la lastra si è scoperto essere stata una polmonite). Mio padre è stato mandato a casa con medicinali e, essendo a casa da solo e isolato, sta facendo fatica a guarire, perché non ha tutte le accortezze di un ospedale. Però sta guarendo».

«Pensi che le persone stiano prendendo il problema troppo alla leggera?»

«Non sappiamo chi abbia contagiato chi né come lo abbiamo preso. Quindi, l’unica cosa che ho da dire è che oggettivamente bisogna stare attenti. Bisogna usare i guanti e la mascherina, perché è un virus che rimane nell’aria e sulle superfici. È un virus che non va assolutamente preso sottogamba. Tanta gente è asintomatica e va in giro a contagiare. Oppure è asintomatica ma un suo familiare è risultato positivo, e va comunque in giro senza protezioni, come dei pazzi.

Attualmente io risulto sana. Sono negativa al tampone e non ho più la polmonite, ma devo stare assolutamente isolata. Non posso nemmeno uscire a fare la spesa con guanti e mascherina, perché rischio che qualcuno mi contagi anche semplicemente con una bronchite e di finire nuovamente in ospedale».

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Foto per gentile concessione dell’intervistata Cristina Fizzotti.

«Che ne pensi dei flash mob e delle iniziative social che hanno spopolato da quando l’Italia è stata dichiarata zona rossa?»

«Mi sono resa conto che non è uguale per tutti, questa quarantena. Per alcuni è motivo di stress e questi flash mob sono una distrazione come un’altra. Queste persone non si rendono conto che ci sono moltissime persone che hanno perso amici e familiari e che non hanno nemmeno potuto piangere il proprio dolore durante un funerale.

Non tutto è negativo e non tutto è una pagliacciata, però bisogna prendere tutto coi guanti. Non è che “tutto andrà bene”. Per far sì che questo accada, bisogna stare alle regole di distanza, igiene e isolamento. Non tutti i deceduti erano malati cronici e non tutti anziani. Certo, molti; però non tutti.

È giustissimo restare uniti ed è giusto che si condivida anche semplicemente la propria musica dal balcone, però non è così che questo virus viene sconfitto. Il virus non ci sarà più nel momento in cui tutti seguiremo le regole. Anzi, spesso accade che la stessa gente che mette la musica alla finestra poi vada a fare la spesa scoperta. Quindi: iniziative simpatiche, ma l’importante è utilizzare la testa».

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«Cosa ne pensi delle misure attuate dal governo per arginare la pandemia? Pensi siano abbastanza?»

«Ovviamente non sono contenta che le università, le scuole e la maggior parte degli uffici sia chiusa e che questo crei crisi economica, soprattutto per le piccole aziende, però credo sia necessario. I contatti devono essere ridotti al minimo, perché il contagio è veloce e spesso inconsapevole.

I casi di coronavirus al Sud sono, per fortuna, pochi. Quindi, forse, dichiarare tutta Italia zona rossa è esagerato. Però, come abbiamo visto, la gente continua a spostarsi da nord a sud, zona rossa o meno, senza usare la testa e i mezzi di comunicazione che abbiamo tutti a disposizione. Speriamo che questi spostamenti non creino nuovi contagi.

Purtroppo, siamo un popolo che ha deciso, stupidamente, di seguire ogni tanto qualche regola restrittiva. Non tutte, perché potrebbero ledere le libertà personali, sia mai. Quindi sì, penso che queste regole siano abbastanza, perché sono il minimo indispensabile, però tutti dovremmo seguirle.

Se solo tre quarti delle persone seguono le regole non è abbastanza, perché, ripeto, questo virus è infimo e vola. Poi, certo, chi deve andare a lavorare coi mezzi non può sempre mantenere le distanze. Però, almeno copritevi».

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Foto per gentile concessione dell’intervistata Cristina Fizzotti.

«In Europa sono volati paroloni forti e reazioni piccate, ma come pensi che gli altri Stati stiano reagendo al virus? E l’Unione Europea può fare effettivamente qualcosa secondo te?»

«Stanziare più soldi, assolutamente. E non due spiccioli, come hanno donato all’Italia, ma molti di più. Il nostro Paese è il più colpito dopo la Cina e non abbiamo abbastanza soldi per curare i ricoverati in rianimazione. Il nostro governo non ha reagito in maniera tempestiva, ma abbiamo in qualche modo reagito, e l’Europa ci ha lasciati a piedi, come al solito.

Per quanto riguarda, invece, le parole di Christine Lagarde, lei è un’istituzione e crede di poter dire qualsiasi cosa, anche quando la propria posizione politica non glielo permetterebbe».

«Ultima domanda, tanto per dare una nota di colore e la stoccata finale: che ne pensi del raduno dei Puffi in Francia?»

«Hai presente le Sardine, che si coprivano il viso con i libri perché “l’unico virus è l’ignoranza”? O il fotografo che è andato in giro per Bologna a baciare la gente a caso? Ecco. Idiozie pericolose, bombe chimiche. Sarebbero stati divertenti in un altro momento, non quando c’è una pandemia».

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