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Curiosità

The Andre, senza accento, così non ci sbagliamo più

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A cura della redazione

Voce roca da fumatore incallito, timbro malinconico e leggermente ironico. No, non parliamo di un grande cantautore del passato ma, forse, di uno del futuro. The Andre (rigorosamente senza accento) nasce come imitatore del quasi omonimo artista genovese, forte di un’incredibile abilità nel ricalcarne la voce. Una goliardata tra amici all’inizio, ma il web e il passaparola hanno reso quello scherzo un vero e proprio fenomeno social. La scelta vincente è stata quella di non limitarsi alle trite e ritrite cover, ma bensì di dedicarsi al ben più impegnativo progetto di rifare canzoni trap in pieno stile De André. E così iniziano a circolare quei curiosi mash-up tra il padre de Il Pescatore e artisti amatissimi dagli adolescenti di oggi come Sfera Ebbasta, Achille Lauro, Lo Stato Sociale, Coez e Ghali.

Ma dietro la maschera di The Andre si cela molto di più. Nato come youtuber con lo pseudonimo di Gab Loter, di lui sappiamo che è giovane, talentuoso e determinato nel mantenere l’anonimato (ma non è una strategia di marketing, giura). Il successo non lo ha fermato e – dopo un periodo in cui si è cimentato con testi di altri autori – ha deciso di produrre in proprio brani e testi. La sua ultima fatica è Io è un altro, il suo esordio letterario edito da People (la casa editrice di Giuseppe Civati, che avevamo incontrato in precedenza) con la prefazione di Dori Ghezzi.

theWise Magazine lo ha incontrato per capire di più su di lui, la sua musica, il suo futuro.

Leggi anche: La «metà oscura»: theWise incontra Carlo Lucarelli.

 

The Andre. Foto per gentile concessione di Astarte Agency.

Come mai hai deciso di mantenere l’anonimato?

«All’inizio per timidezza e poi per conservare la suggestione di quella voce là. Poi mi sono trovato a mio agio a esibirmi senza scoprirmi troppo, e per ora mi piace così».

Da dove viene la scelta di accostare la musica trap a Fabrizio De André?

«Non è stata una decisione, ma una goliardata fra amici. Poi quelle canzoni hanno cominciato a essere ascoltate da più e più persone».

Qual è stata la reazione del pubblico? E dei tuoi “colleghi” trappers?

«Quella del pubblico positiva, se mi segue tuttora. I trappers sono stati abbastanza tiepidi, devo dire, tranne qualche luminosa eccezione».

Cosa penserebbe invece Faber?

«Non ho gli strumenti né l’arroganza per poterlo dire. Però alcuni testi della trap cercano di raccontare gli stessi ultimi che cantava lui».

La copertina di Io è un altro, il nuovo libro di The Andre.

Tra la prima fase segnata dalle cover e l’ultima fase in cui scrivi tu i testi, c’è stata una breve fase in cui scrivevi tu i testi, ma sempre partendo da pezzi già esistenti. Come mai questa scelta?

«È stata una fase di transizione voluta, per cercare di smarcarsi dalla partenza e non finire per diventare “quello che fa la trap con la voce di Faber” (anche se poi in piccolo è successo). Detto questo, è stato un esperimento divertentissimo in cui ho giocato con testi diversi».

Nel tuo nuovo libro Io è un altro, uscito nemmeno un mese fa, racconti di come tu abbia deciso di presentarti senza accento per “mantenere una identità discografica” e staccarti dalle cover di Fabrizio. Con questa ultima fase invece, iniziata con Captatio Benevolentiae, hai iniziato a creare canzoni originali, senza partire da testi esistenti. Continuerai così? Qual è l’obiettivo, a parte creare un’identità tua?

«Fare il cantautore, senza bisogno di specificazioni. Fare sentire le mie canzoni alla platea più vasta possibile. Ovviamente, spero che piacciano pure, ma quello non posso deciderlo io».

Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo futuro?

«In questi ultimi mesi ho lavorato a tanto materiale, che spero di poter liberare presto».

 

Introduzione di Lorenzo Tecleme. Intervista a cura di Francesco Spagnol e Marco Capriglio.

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