Discesa all’inferno: come si diventa incel

grafico incel
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Il numero degli incel negli ultimi anni è in preoccupante ascesa. Sempre più giovani maschi ne sembrano risucchiati, ma rimane un fenomeno di nicchia, ancora poco indagato. Come si arriva a quel punto, come si diventa (quasi) uno di loro? Per scoprirlo leggete la storia di X.

Uno come gli altri

X è un giovane di ventinove anni. Ha due lauree, molti amici (quasi tutti progressisti, tra cui una lesbica) un fratello e una famiglia che gli vuole bene. X è di sinistra, addirittura con tendenze anarchiche, i suoi miti sono Sankara, Che Guevara e Guccini. Il suo libro preferito è Manoscritto Trovato a Saragozza. X conosce il Corano e il buddismo e ha un’infarinatura di tutte le religioni. X legge abitualmente la Repubblica e il Manifesto e, quando c’era, l’Unità. X ha avuto un nonno partigiano e odia i fascisti, i suprematisti bianchi e i fondamentalisti cattolici. X ascolta gli Assalti Frontali. X è bello e alto (a vent’anni era bellissimo e la ragazze si giravano a guardarlo), con due gambe ben tornite e un corpo dalle giuste proporzioni. In quanto a ragazze, X non ne ha avute né poche, né molte, ma le ha amate tutte. X da ragazzino era timidissimo, ma col tempo è riuscito a levigare questo tratto del suo carattere, fino quasi a farlo scomparire.

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X è dalla parte giusta della Storia, ma otto anni fa è successo qualcosa. Otto anni fa X si è fidanzato con la ragazza sbagliata (a cui tuttavia continua a volere molto bene e che ogni tanto sente) e ci è rimasto cinque anni. Quella relazione lo ha devastato e lo stress subito gli ha lasciato in eredità una pletora di disagi mentali: depressione, depersonalizzazione, attacchi di panico e svariati DOC. X adesso prende psicofarmaci e sta bene, ma è arrivato a un passo dallo sperimentare la follia autentica, quella da cui non si torna indietro e ti fa rinchiudere in un istituto, piena di mostri oscuri che sbucano dal nulla pronti a mangiarti il cuore. Negli anni della malattia, X è passato di lavoro in lavoro e nonostante svariati corsi di aggiornamento, ora è disoccupato. Da quando è malato X non è più lo stesso: è tornata la timidezza e fa fatica a essere spontaneo e brillante come lo era prima. Per una causa o l’altra, X non ha un rapporto sessuale da tre anni. Come quando aveva quindici anni, le donne sono un miraggio.

rappresentazione schematica degli incel

Rappresentazione schematica delle correnti “blackpill” e “redpill”. Foto: Wikimedia Commons


Come nasce l’odio

Nonostante tutte le difficoltà, X non ha mai rinunciato all’idea di uscire con una ragazza. Ha avuto parecchi appuntamenti, di cui nessuno andato a buon fine. X non capisce più le donne: quando aveva vent’anni era tutto così semplice, ora è tutto terribilmente complicato. X ha subito di tutto: una volta una ragazza è sparita nel bel mezzo di una conversazione senza nessuna spiegazione, un’altra una ragazza non si è presentata all’appuntamento senza avvertire, un’altra ancora una ragazza ha dato buca al cinema (X aveva già preso i biglietti) all’ultimo momento e nonostante la promessa (da parte sua) di fissare un altro appuntamento è scomparsa nel nulla e non ha mai più risposto ai messaggi. Il ghosting è la prassi.

In questi tre anni, X ha subito decine di episodi simili, tutti di seguito. La sua bellezza, la sua cultura, la sua intelligenza non servono a nulla. Per quanto si sforzi di essere spiritoso, brillante, colto, affascinante, le donne non solo continuano a rifiutarlo, ma lo umiliano regolarmente, trattandolo come uno straccio. X è una persona di miti sentimenti ed è sconcertato. Per lui tutto questo è nuovo, perché una volta gli bastava uno sguardo. Con lui le donne non si sono mai comportate così, cosa è successo in questi anni? X non capisce perché dicano una cosa e puntualmente ne facciano un’altra e come facciano a non capire che col loro comportamento provocano dolore nel prossimo. X pensa prima che sia colpa sua, crede sia dovuto agli strascichi della malattia che lo rendono più impacciato del solito.

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Poi, pian piano umiliazione dopo umiliazione, comincia a pensare che lo facciano apposta, che si divertano, o che peggio non gliene importi nulla. X comincia a provare rancore, e lentamente quel rancore diventa odio. Odio perché, come dicono gli incel, è un “celibe involontario” che non riesce più a scopare. X comincia a sviluppare alcuni pensieri: pensa che in fondo una donna anche se è un cesso un cazzo lo trova sempre, mentre un uomo per trovare una donna deve essere quasi un supereroe al giorno d’oggi. Pensa che le donne siano incontentabili e che se non sei spiritoso, bellissimo, colto, ricco non scoperai mai. X non è brutto, ma di fatto si ritrova a fare la vita del brutto, e capisce che ci vogliono due coglioni quadri. X comincia a pensare che ci sia un doppio standard e che lo donne siano delle privilegiate per quel che riguarda le relazioni: perché se una donna si avventa su un uomo è considerata emancipata e se lo faccio io invece è stupro? Perché noi consideriamo lusinghiero che una donna ci scriva e invece loro considerano una seccatura il messaggio di un uomo e non ti rispondono mai?

A volte X pensa come sarebbe se fosse una donna. Pensa che potrebbe comodamente scegliere un partner tra le decine che gli mandano messaggi ogni giorno, pensa che basterebbe scrivergli e sarebbe fatta. Pensa che basterebbe essere d’aspetto appena decente. Pensa che non dovrebbe scervellarsi su Tinder a trovare una frase originale per approcciare e basterebbe un semplice “ciao, come va?” (a proposito, perché quando fai match loro non sono mai le prime a scriverti e devi sempre farlo tu?).

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rappresentazione didascalica di un incel. Foto: Wikimedia Commons.

Son pur sempre figli

X è incazzato nero, poi ci pensa un attimo e dice: «Oh cavolo, dov’è che ho già sentito queste cose?». A un certo punto realizza: «Cazzo, sto diventando un incel». X si spaventa, perché non vuole assolutamente neanche lontanamente assomigliare a quel branco di dannati psicopatici, lui ama le donne, mica le odia, e poi è sempre stato femminista.

X pensa e parla con molte persone, fra cui le sue amiche, che gli raccontano molte cose. Capisce che le ragazze si comportano scorrettamente non perché siano più cattive, ma perché in quest’epoca maledetta tutti si comportano così. Capisce che non è vero che le donne hanno più uomini anche se brutte, perché ci sono donne, esattamente come gli uomini, che non ne avranno mai. L’unica differenza è che le donne non colpevolizzano gli altri. Capisce che anche lui si stancherebbe se ricevesse cento messaggi al giorno tutti uguali, e probabilmente anche a lui passerebbe la voglia di rispondere. Capisce che se una donna mette una foto ammiccante su un social non è necessariamente per attrarre l’altro sesso (come invece farebbe un uomo), ma può semplicemente essere per gratificare sé stessi.

Capisce che non può giudicare le azioni di uomini e donne con lo stesso metro di giudizio, perché le donne, pur se uguali agli uomini, in quanto donne, come diceva Mary Wollstonecraft, hanno specifiche caratteristiche e bisogni. X capisce che le donne non gli scrivono su Tinder non perché siano altezzose, ma perché per loro quasi ogni swipe è un match. Dopo aver parlato su Tinder con una ragazza che è stata depressa, X capisce che siamo tutti sulla stessa barca, tutti disperati, tutti fragili, e che uomini e donne possono essere capaci di nefandezze incredibili in egual misura, anche se una donna forse non arriverà mai a uccidere un uomo perché tale. X capisce che se il dolore può avere un senso, la sofferenza conduce all’odio e che probabilmente l’unico modo per uscire da questa situazione è il lavoro su sé stessi. X non diventerà mai un incel, ma li compatisce, li capisce, sa che vivono schiacciati sul fondo, rifiutati, emarginati. In fondo, se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.

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