Calcio, quando la pausa nazionali è un toccasana

Federico Bernardeschi, riserva nella Juventus, ma protagonista nella pausa nazionali. Foto: twitter.com/vivo_azzurro
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Da pochi giorni si è conclusa la finestra di calcio internazionale, in concomitanza con lo stop dei campionati professionistici, per dare spazio agli incontri delle varie nazionali in giro per il mondo. In Sud America, ad esempio, nonostante la pandemia, si sta comunque giocando il lungo girone che qualifica ai prossimi mondiali del Qatar. Questo espone a diversi rischi, al di là di una possibilità di avere giocatori infortunati, anche complicati come un rischio di contagio Covid-19, da cui il calcio – come abbiamo modo di vedere tutti i giorni – non è assolutamente esente.

Rimanendo strettamente sul lato sportivo della pausa nazionali, per alcuni giocatori il fatto di essere convocati nella propria selezione di appartenenza può risultare un vero e proprio toccasana. Anche perché si parla di calciatori che magari, per dettami tattici o per pessimo rendimento, non fanno parte dei titolari della loro squadra. Oppure, sono effettivamente tra i primi undici ma non stanno attraversando un buon momento di forma.

Paul Pogba e la Nazionale francese

L’esempio perfetto di questo tipo di atleta è Paul Pogba. Calciatore fantastico che abbiamo avuto modo di ammirare nei suoi anni alla Juventus, che da quando è tornato al Manchester United sembra un altro tipo di giocatore. Sebbene il francese abbia fatto parte della squadra dei Red Devils che ha vinto l’Europa League e la Coppa di Lega nella stagione 2016/2017, il suo rendimento nella Premier League è sempre stato oggetto di critica, specialmente da parte dei tifosi del Manchester United. Paul Pogba ricalca perfettamente questo esempio di calciatore “due facce”. Da un parte quella di un calciatore quasi preoccupato, conscio di non essere al suo top di forma nel proprio club, e dall’altra un ragazzo spensierato, felice, e colonna portante del centrocampo della Francia campione del mondo in carica di Didier Deschamps. Avremo modo di vedere come il francese non sia l’unico a vivere una situazione del genere.

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Antoine Griezmann

Nella stessa nazionale francese, Pogba non è l’unico ad avere difficoltà nel proprio club di appartenenza. Antoine Griezmann vive più o meno la stessa situazione al Barcellona, dove lavora soprattutto per ambientarsi e abituarsi a quello che è il Barcellona come società, filosofia di gioco, ma in maniera più significativa nel lavoro con il nuovo tecnico blaugrana Ronald Koeman. Inoltre, il Barça non sta entusiasmando in questo inizio di Liga spagnola: attualmente Messi e compagni si trovano all’ottavo posto della classifica.

Certo, hanno due partite in meno rispetto alla Real Sociedad che sta in vetta al momento, ma il rendimento nelle ultime cinque partite parla di una sola vittoria in campionato, con due pareggi e due sconfitte. In nazionale però, per Griezmann, così come Pogba, vestire il bleu è tutta un’altra storia. Anche perché la Francia, oltre ad aver conquistato il primato del girone con qualificazione alla fase finale della Nations League, ha ottenuto con Griezmann e lo stesso Pogba due grandi vittorie contro Portogallo e Svezia.

Nonostante la sconfitta che sa di beffa contro la Finlandia in amichevole, le prestazioni di Antoine Griezmann e dello stesso Paul Pogba in nazionale sono comunque di gran lunga migliori di quelle dei rispettivi club. Se per le petit diable Griezmann almeno sono arrivati due gol in campionato, per il giocatore del Manchester United la situazione è diametralmente opposta. Proprio un errore di Pogba è costato un rigore che ha regalato la vittoria all’Arsenal in un match di Premier League.

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Il curioso caso di Bernardeschi, titolarissimo nella pausa nazionali ma riserva nella Juventus

Parlando di errori, anche il prossimo giocatore fa parte di questo circolo di calciatori che nelle selezioni nazionali riescono a esprimersi in maniera migliore che nel proprio club. Da quando ha lasciato la Fiorentina per trasferirsi alla Juventus, Federico Bernardeschi ha vissuto una vera e propria involuzione di prestazioni. Nella sua ultima stagione in viola, ha lasciato i suoi tifosi finendo la propria stagione con quattordici reti in quarantadue presenze tra campionato, Coppa Italia ed Europa League. Numeri che alla Juve, nonostante la cifra importante per portarlo a Torino, non si sono mai visti. Una spesa ingiustificata, quella di quaranta milioni di euro per prelevarlo dalla Fiorentina, per quello che era sempre stato considerato un diamante grezzo, un gioiello da scoprire, ma che non si è effettivamente mai “sgrezzato”.

In tre stagioni di Juventus, per Bernardeschi, il rendimento in campo è letteralmente scemato. Il punto più basso è sicuramente quello dell’anno scorso, in cui il calciatore ha segnato solo due gol e messo tre assist per i compagni. Nonostante il bassissimo rendimento di Bernardeschi con la Juventus, anche il carrarese è uno dei calciatori più utilizzati della gestione Mancini in Nazionale azzurra. Infatti, l’ala bianconera ha preso parte all’edizione della Nations League giocata nella scorsa stagione, per poi essere parte integrante delle qualificazioni agli Europei 2020.

Sebbene sia stato fuori per infortunio per gran parte della Nations League odierna, Bernardeschi è stato utilizzato in tutte le ultime tre partite giocate nella pausa nazionali dall’Italia di Mancini. Per quanto gli errori di Bernardeschi nella Juventus non manchino – come in occasione di Juve-Verona –, in nazionale il giocatore sembra trovarsi a suo agio, in un ruolo di ala destra che è sempre stato suo. Anche il fatto che la Juventus abbia cambiato guida tecnica per un allenatore inesperto come Pirlo non aiuta.

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Jović ed Eriksen, due calciatori accomunati da un simile destino

Ci sono calciatori che hanno cambiato “casacca” e sono andati in club più prestigiosi, proprio come Bernardeschi, con la volontà di mettersi in luce in palcoscenici più importanti nelle competizioni europee. Queste sensazioni sono miste alla volontà di provare nuove esperienze, talvolta immergendosi in realtà ben diverse da quelle in cui sono abituati. Questi calciatori, però, arrivano a fare il cosiddetto passo più lungo della gamba.

Uno dei giocatori che racchiude questo concetto è Luka Jović del Real Madrid, calciatore fondamentale nell’Eintracht Francoforte, passato a essere quasi un giocatore dimenticato a Valdebebas, chiuso da un sempreverde e affidabilissimo Karim Benzema. Quest’anno, nel Real Madrid, Jovic ha totalizzato – finora – 208′ sparsi in cinque partite, appena una frazione di gioco per ogni match disputato. Questo dato, unito agli zero gol segnati quest’anno nel club, è un elemento pesante da considerare nell’andamento della stagione, e sopratutto nella permanenza del calciatore al Real Madrid.

Nonostante la sua Serbia non sia riuscita a qualificarsi alla fase finale dell’Europeo 2020, Jović ha però una media una rete segnata ogni 113′, che non è effettivamente male per un ragazzo che deve ancora compiere ventitré anni. Jović si è reso protagonista, durante la pausa nazionali, soprattutto nell’ultima partita della giornata di Nations League, in cui ha messo a segno due reti contro la Russia, su un totale di cinque in tutta la sua carriera con la maglia della nazionale.

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Christian Eriksen

Un altro calciatore a trovarsi in una situazione simile è l’interista Christian Eriksen, passato dall’essere una vera e propria leggenda del Tottenham a un giocatore senza ben chiaro senso nell’Inter di Conte. Il danese arriva a Milano nel calciomercato di gennaio scorso, con un biglietto da visita non da poco: più di sessanta assist in Premier League e oltre cinquecento occasioni create per la propria squadra. Numeri pazzeschi. All’Inter però non trova la continuità che sperava di trovare. Sia per la poca volontà da parte di Antonio Conte di cambiare modulo, sia perché Eriksen stesso non è proprio a suo agio come regista di centrocampo, l’utilizzo del calciatore è stato abbastanza limitato.

Nonostante in nerazzurro il danese sia usato quasi con il contagocce, durante la pausa nazionali Erikesn ritrova la sua “ventata d’aria fresca”. Il nerazzurro è stato protagonista in tutti i match giocati dalla Danimarca nella Nations League e nelle partite amichevoli, mettendosi soprattutto in mostra contro l’Islanda, segnando i due gol vittoria.

Prima di poter respirare nuovamente quella “freschezza”, passeranno diversi mesi prima di arrivare alla pausa nazionali di marzo, con una finestra di mercato invernale,che potrebbe cambiare inevitabilmente le sorti di alcuni di questi calciatori all’interno di stagioni momentaneamente travagliate.

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Arnaldo Figoni

Sono nato a Olbia il 30 giugno 1989, ma da sempre vivo a La Maddalena. Coinvolto fin da piccolo negli sport - calcio, basket, ma anche rugby - ho sviluppato una passione per la disciplina sportiva in generale, nel conoscere e poter raccontare delle storie, coltivando il sogno nel cassetto di poter esercitare proprio la professione di giornalista.

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