No, Zack Snyder’s Justice League non è un capolavoro. Però…

No, Zack Snyder’s Justice League non è un capolavoro. Però…
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Desiderata per anni a furia di promesse difficili da mantenere, battaglie social a colpi di petizioni e hashtag oltre che spronata attraverso il tempo da dichiarazioni quasi messianiche, alla fine la versione del film sulla Justice League di Zack Snyder è arrivata su HBO Max negli Stati Uniti e in Italia su Sky Cinema e Now TV. Inutile dire come le aspettative fossero altissime da parte di alcuni ma anche praticamente nulle per altre facce della medaglia. Ne viene fuori un film con qualche punto di forza, alcuni punti deboli e un diffuso senso di smarrimento, nonostante tutto.

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No, Zack Snyder’s Justice League non è un capolavoro (ma nemmeno un film tragico come il precedente)

Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: Zack Snyder’s Justice League è tutto tranne che un capolavoro. Ed evidentemente – a parte la schiera di fan hardcore del regista – nessuno si aspettava effettivamente che potesse esserlo. Al tempo stesso, di sicuro questa versione rappresenta un film migliore rispetto a quello precedente. Una produzione dal costrutto più tenebroso e cupo (come da filmografia di Snyder), con una fotografia molto oscura (letteralmente), filtri piantati un po’ a caso e un generale senso di ricercatezza di un’estetica che a volte sembra manifestata solo per sostenere l’ego del regista. L’attenzione e la cura dell’immagine sono da sempre un marchio di fabbrica di Snyder. Un dettaglio che però spesso si è trasformato in un autogol soprattutto quando – in questo e in altri film – bisognava raccontare un evento o una storia che poi andavano a stonare tremendamente con gli effetti visivi.

Altro marchio di fabbrica di questo director è l’effetto slow motion. Anche in questa versione rivisitata ce ne sono a morire, alcuni utili, altri invece decisamente no. Un punto a favore di questo “nuovo” Justice League è certamente la bontà con cui cerca di coprire in ogni maniera possibili gli errori del film precedente. Quasi come si vergognasse del gemello con meno stile e più incongruenze.

Operazione fanservice

Intere sequenze rigirate da zero e aggiunte successivamente. Altre alle quali sono state invece cambiate sia le musiche di sottofondo che il montaggio (e dunque il loro senso all’interno del film). Di certo la pellicola cambia piuttosto profondamente non solo per quanto riguarda il tono in sé ma anche per ciò che concerne il messaggio e la sceneggiatura. Intere scene sono infatti completamente differenti rispetto al film di Whedon, così come tanti personaggi trovano un maggiore senso, così come le loro azioni (quando non risultano meramente gratuite e fondamentalmente inutili).

In generale, Zack Snyder’s Justice League trova in quello che poteva sembrare uno dei suoi punti di forza forse il punto debole più evidente. Quest’operazione null’altro è se non un enorme fanservice da servire su un piatto d’argento agli appassionati DC Comics. Vengono infatti presentati personaggi nuovi – alcuni anche interessanti – che si sperava di vedere nell’ormai quasi defunto DC Extended Universe. Altri, di contro, vengono riesumati solo ed esclusivamente per creare abbondanza.

Anche la durata del film risulta perlopiù pesante, per quanto – va detto – il prodotto s’impegni a non frenare gli slanci costruendo meno punti morti possibili durante la narrazione. Parliamo pur sempre di una pellicola supereroistica, in cui silenzi e dialoghi intensi possono addirittura stonare. La regia di Snyder non differisce da quella degli altri suoi film, quindi senza infamia e senza lode, sempre all’estenuante ricerca della cura visiva ma spesso poco chiara nonostante la voglia di essere didascalica e simbolica. Interessante però l’idea di proporre il prodotto in 4:3 e non in 16:9. Una scelta che ha fatto storcere il naso a qualcuno ma che, in effetti, non rovina la visione.

Un film migliore ma non un miracolo

Parzialmente in relazione, gli effetti visivi rappresentano croce e delizia. I due esempi lampanti sono sicuramente i villain. Se Steppenwolf ha subito infatti un restyling molto interessante (e sono state aggiunte inquadrature che fanno apprezzare con sguardo attento il lavoro svolto) il personaggio di Darkseid non pare altro se non una sorta di “mostro generico” gigantesco con una mimica facciale decisamente limitata e a tratti poco caratterizzata. Un problema peraltro emerso in maniera evidente anche con il Doomsday di Batman v Superman: Dawn of Justice.

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A conti fatti, dunque, Zack Snyder’s Justice League è un discreto film. Con anche buona carne a cuocere per eventuali saghe future, che di certo risulta migliore del precedente (e non ci voleva molto) ma che – contestualizzato e paragonato ad altre pellicole simili (non solo della stessa DC ma pure della Marvel) – perde molti dei confronti addirittura in partenza, sia dal punto di vista tecnico che sotto il profilo contenutistico. Questo pur volendosi discostare – a ottima ragione – da quanto mostrato nei cinema anni fa. Un’operazione commerciale comunque vantaggiosa, sia per la Warner Bros che (soprattutto) per Zack Snyder. Con il regista che di fatto “riabilita” la sua posizione dopo alcune pellicole poco riuscite e un progetto con i personaggi DC mai davvero decollato. E che, a quanto pare, difficilmente troverà altri sfoghi per la sua visione, come spiegato dallo stesso regista.

Per lui e per i fan maggiormente accaniti è arrivata di certo una rivincita rispetto al disastro precedente. Un azzardo che, per certi versi, può aver pagato e potrebbe pure aver creato una sorta di precedente. Ma che, cinematograficamente parlando, assomiglia a null’altro che al contentino tipico di una vittoria di Pirro.

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Pubblicato da Claudio Agave

Studente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell'Università Parthenope di Napoli. Giornalista pubblicista dal febbraio 2017 dopo una lunga ma utile gavetta. Scrittore, con almeno due romanzi già in cantiere e alcune partecipazioni attive a progetti letterari. Ho gli interessi di molti (cinema, serie tv, doppiaggio, sport) e l'ambizione di voler vivere facendo ciò che amo. Insomma, in pillole: scrivo pezzi, faccio cose, vedo gente.

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