Migranti al confine tra Bielorussia e Polonia: il gioco della politica sulla pelle degli esseri umani

Migranti al confine tra Bielorussia e Polonia: il gioco della politica sulla pelle degli esseri umani
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Negli ultimi giorni il confine bielorusso-polacco è diventato teatro di scene molto crude e, secondo varie testimonianze, “orribili” e “disumane”. La vicenda non riguarda solo gli ultimissimi giorni, ma si trascina ormai da qualche mese: il governo bielorusso ha deciso di iniziare a spingere carovane piene di migranti – provenienti per lo più dai Paesi mediorientali – verso il confine con la Polonia (ma anche Lettonia ed Estonia) per cercare di esercitare una certa pressione verso i Paesi frontalieri dell’Unione Europea e innescare così una nuova crisi.

La situazione è però precipitata nelle scorse ore: infatti, la guardia frontaliera bielorussa ha spinto lungo il confine con la Polonia circa quattromila migranti, tra i quali sono presenti anche donne e bambini. Per tutta risposta il Primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha deciso di respingere l’ingresso dei migranti schierando circa dodicimila uomini lungo il confine. A pagare le spese di questo deplorevole botta e risposta sono, ovviamente, i poveri migranti, i quali si trovano in una sorta di terra di nessuno, in preda al freddo e alla fame. Non si è fatta attendere la dura risposta della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la quale ha definito inaccettabile la strumentalizzazione dei migranti, e ha invitato i Paesi europei ad ampliare le sanzioni verso Minsk.

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Un passo indietro: come si è arrivati alla crisi dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia?

Niemirów (contea di Siemiatycze, provincia di Podlaskie, Polonia). Confine polacco-bielorusso vicino al fiume Bug. Foto: Grzegorz W. Tężycki/WikiCommons.

La storia di questo teatro degli orrori ha inizio dal momento in cui gli Stati membri dell’Unione Europea hanno deciso di lanciare una serie di sanzioni verso il regime dittatoriale di Lukashenko. Il punto critico che ha portato a questo regime sanzionatorio è stata la violenta rappresaglia dei manifestanti che erano scesi a protestare in piazza in seguito alle elezioni presidenziali dell’agosto del 2020, elezioni che appunto furono palesemente indirizzate, in modo tale da concedere un ulteriore mandato allo storico dittatore.

Dietro le migliaia di arrivi di migranti in Bielorussia si cela una subdola strategia: le compagnie aeree bielorusse con le loro pubblicità convincono i migranti che dalla Bielorussia sia molto più semplice giungere in suolo europeo. Ma in realtà, una volta atterrati, i migranti vengono condotti in furgone o a piedi lungo il confine polacco, e lì vengono abbandonati a loro stessi.

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Il grande burattinaio: il ruolo di Putin

Che la Russia di Putin storicamente cerchi di creare instabilità all’interno dell’Unione Europea è un dato di fatto, e nemmeno tanta crudeltà verso dei poveri migranti dovrebbe stupirci.

La tensione tra Varsavia e Mosca sembra essere già alle stelle, visto che martedì Morawiecki ha dichiarato al parlamento polacco: «Questo è l’ultimo attacco ad opera di Lukashenko, che è un esecutore, ma ha un mandante, e questo mandante è a Mosca, questo mandante è il Presidente Putin, che mostra una certa determinazione nel realizzare uno scenario di ricostruzione dell’impero russo, lo scenario al quale tutti i polacchi devono opporsi con forza».

A gettare altra benzina sul fuoco, poi, ci ha pensato il Ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov, che ha suggerito all’Unione Europea di pagare la Bielorussia per tenere all’interno del proprio territorio i migranti, stesso metodo utilizzato nei confronti della Turchia di Erdoğan. Viene ancora più naturale dunque rintracciare la strategia di Putin, che prova a portare in superficie le numerose contraddizioni dell’Unione europea e dare così un duro colpo alla sua credibilità.

Sfruttare la prossimità dello Stato satellite bielorusso al confine europeo si sta rivelando una strategia vincente per il Cremlino, dato che stanno venendo fuori le numerose falle del sistema di accoglienza europeo; falle accentuate da una Polonia che sempre più si allontana dai principi dello Stato di diritto, e di conseguenza dai principi europei.

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Polonia: specchio di un’Europa che non funziona

Credere che la Polonia sia solo vittima di questa escalation è a dir poco fuorviante. Il regime polacco, seguendo la sua matrice conservatrice e nazionalista, ha fatto ben poco per soccorrere i migranti al confine, anzi, tutt’altro.

La Polonia in questi mesi ha respinto l’aiuto di Bruxelles, dichiarando lo stato di emergenza, e rendendo così la terra di confine inagibile per l’intervento di Frontex ed Europol oltre che per i giornalisti e per varie ONG, negando così ogni possibile aiuto esterno per i migranti lasciati a perire alle intemperie del tempo e in preda alla fame. Inoltre, si registrano anche dei respingenti sommari da parte delle autorità polacche verso quei migranti che sono riusciti ad arrivare sul suolo polacco. Così facendo Varsavia ha aggravato la propria posizione, arrivando a violare delle norme di diritto internazionale e della dichiarazione di Dublino, che prevedono il riconoscimento dell’asilo nello Stato di prima accoglienza.

A peggiorare ulteriormente la situazione ci sarebbe anche la notizia secondo cui la Polonia non solo ha deciso costruire delle barriere di filo spinato sul confine con la Bielorussia, ma ha intenzione di ergere un vero e proprio muro, rendendo ancora più arduo il passaggio sul proprio territorio.

L’Europa si ritrova a fronteggiare l’ennesima crisi migratoria/umanitaria, e anche questa volta sembra incespicare tra le sue contraddizioni. A pagare caro il prezzo, come quasi sempre accade, sono delle persone vittime di un sistema criminale e disumano.

Dopo la crisi umanitaria di qualche anno fa, quanta altra sofferenza toccherà ancora vedere prima che si arrivi a un sistema solidaristico di accoglienza dei migranti? Quando queste persone riusciranno ad arrivare alla piena integrazione nella società europea e quindi a inaugurare un nuovo inizio nella loro vita? La risposta forse è semplice, ma bisogna prima fare i conti con la politica.

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