Intelligenza artificiale e cambiamento climatico: il dilemma del futuro

Intelligenza artificiale e cambiamento climatico: il dilemma del futuro
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L’intelligenza artificiale (AI), come sappiamo, è sempre più diffusa in ogni ambito della nostra vita, dai telefoni alle case ormai sempre più domotiche. Le previsioni sostengono che nei prossimi anni ci sarà uno sviluppo sempre più veloce delle nuove tecnologie. La domanda sorge spontanea: può l’intelligenza artificiale aiutarci a risolvere e superare le problematiche del cambiamento climatico? Questa tecnologia così rivoluzionaria può aiutarci ad affrontare questo disastro incombente? La questione è molto complessa.

Machine Learning e cambiamento climatico

Il machine learning, ovvero quel sottoinsieme dell’intelligenza artificiale composto da algoritmi che apprendono o migliorano le nostre conoscenze a partire dai dati, ci permette di raggiungere risultati incredibili in pochissimo tempo. Gli algoritmi hanno la grande capacità di rielaborazione di dati e fanno calcoli e previsioni che gli umani impiegherebbero mesi, se non anni, a fare.
Allo stesso modo, le sonde, i satelliti e le stazioni meteorologiche di cui ci serviamo, raccolgono dati sul clima a livelli inimmaginabili. Mettendo queste due informazioni insieme, la risposta sembrerebbe semplice: l’intelligenza artificiale può esserci di aiuto per contrastare la crisi climatica grazie all’elaborazione dei dati. Purtroppo, non è proprio così.

Leggi anche: Intelligenza artificiale: un po’ di chiarezza.

È certamente vero che l’intelligenza artificiale può esserci di aiuto. Tutti i dati che abbiamo, che vengono elaborati e memorizzati in modo istantaneo, ci permettono di tenere monitorati diverse aree critiche: possiamo monitorare i livelli di deforestazione, prevedere situazioni meteorologiche estreme per mettere in atto operazioni preliminari di salvataggio, controllare l’inquinamento dell’aria che respiriamo. Nel futuro si pensa che l’intelligenza artificiale possa arrivare addirittura a prevenire l’estinzione delle specie. Ma l’intelligenza artificiale ha un prezzo.

L’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale

Quando si parla di intelligenza artificiale, spesso, si è accecati dai benefici e se dobbiamo usare l’intelligenza artificiale per trattare di crisi climatica, allora dobbiamo porci una domanda fondamentale: che impatto ha l’intelligenza artificiale sull’ambiente?

Il consumo energetico dell’intelligenza artificiale è alto, inutile girarci attorno. I numeri e i dati sull’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale sono recenti e – ancora – pochi, ma il quadro si sta lentamente delineando e non è positivo.
Per garantire il funzionamento dei sistemi dell’intelligenza artificiale servono i data center. Si tratta di grande sale macchine che ospitano i server e tutte le apparecchiature necessarie al funzionamento dei sistemi informatici. Anche se molti data center non sono più fisici ma sono diventati “cloud”, ovvero virtuali, questo non significa che il loro impatto ambientale sia diminuito. Anzi, probabilmente la maggior potenza di calcolo dei data center in cloud, che comporta di conseguenza un maggior flusso di dati, aumenterà sempre di più il loro impatto ambientale.

cambiamento climatico
Data Center. Foto: Pixabay

Il consumo di energia elettrica dei data center è in forte crescita, tanto che alcune previsioni sostengono che entro il 2025 i data center consumeranno un quinto dell’energia mondiale. Già ora questi servizi sono responsabili del 5% delle emissioni inquinanti complessive. Di fatto, anche non cancellare le mail delle newsletter di dieci anni fa ha un impatto ambientale [consideriamo, infatti, che solo il 6% di tutti i dati creati è usato attivamente, oggi, il restante 94% è una sorta di discarica digitale, N.d.R.], possiamo solo immaginare l’impatto di una tecnologia così complessa come l’AI.

Secondo uno studio della Amherst Massachussets University, la sola fase dell’apprendimento degli algoritmi di un sistema di intelligenza artificiale consuma oltre 280 tonnellate di anidride carbonica. Questo senza contare l’inquinamento aggiuntivo dovuto alla produzione dell’hardware, al raffreddamento dei data center stessi e le altre fasi dello sviluppo degli algoritmi.

Green AI

Teoricamente, si rende sempre più necessaria un’intelligenza artificiale “verde“. Le grandi aziende, in realtà, ci stanno lavorando da un po’ e, se si riuscirà a trovare un equilibrio tra ambiente e tecnologia, allora ci saranno veramente molti benefici nell’uso dell’intelligenza artificiale per contrastare il cambiamento climatico.

Anche l’Unione Europea si è espressa riguardo il consumo di energia dei data center e ha sottolineato l’importanza della riduzione di questa. A supporto di queste operazioni sono previsti investimenti e strumenti di sostegno fiscale per coloro che si impegneranno a ridurre il consumo di energia di questo settore.
Dobbiamo, però, essere onesti e realisti. Stiamo vivendo in una crisi climatica annunciata da anni e destinata a peggiorare e non stiamo facendo passi concreti per risolverla. La digitalizzazione non è una priorità del nostro Paese. Stiamo discutendo da anni di protezione di dati personali e i tentativi di regolamentazione non sono né sufficienti né efficaci. Pensare di rendere l’intelligenza artificiale eco-friendly, ora, è un’utopia.

Foto: Pixabay

Implicazioni etiche

Al consumo energetico e all’impatto climatico dell’intelligenza artificiale, comunque, vanno aggiunti anche altri fattori.
Chi scrive ha già raccontato di alcune delle implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale che sono da tenere in considerazione anche in questo contesto. La prima grande questione è: chi possiede l’intelligenza artificiale? Tutte le grandi aziende, da Amazon a Google fino a Facebook, si stanno dedicando all’intelligenza artificiale e a loro fianco ne troviamo molte altre. Sono tutte aziende, però, che mancano di trasparenza e responsabilità etiche e sociali.
La seconda questione riguarda l’intelligenza artificiale stessa che, come sappiamo, si basa su dati e conoscenze del mondo attuale. Se applicata in contesti di discriminazione o non democratici, anche l’intelligenza artificiale sarà portata a essere discriminatoria e non democratica. Allo stesso modo, usare l’intelligenza artificiale in un contesto che pullula di fake news sulla crisi climatica potrebbe non avere il risultato sperato.

Nonostante la situazione, al momento, sia ancora indefinita e contornata di luci e ombre, l’intelligenza artificiale sarà fondamentale nei prossimi anni di studio e contrasto del cambiamento climatico. Le implicazioni etiche e ambientali cui abbiamo accennato, però, devono essere tenute in considerazione. È davvero il momento di fare qualcosa.

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Pubblicato da Laura Bruschi

Nata e cresciuta in Brianza, sono dottoranda in Sociology and Methodology of Social Research presso l'Università degli Studi di Milano. Mi occupo di sociologia digitale, questioni di genere, discriminazioni sociali e sostenibilità ambientale.

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