La cecità del potere: l’ennesima brutta figura della Lega Serie A nell’emergenza COVID-19

La cecità del potere: l’ennesima brutta figura della Lega Serie A nell’emergenza COVID-19
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Il 4 ottobre del 2020 la mancata disputa di Juventus-Napoli a causa degli interventi dell’ASL del capoluogo partenopeo dava il via a un momento di potenziale confronto serio nel macrouniverso del calcio italiano – e, più precisamente, della Serie A – riguardo agli obblighi e alle necessità su come affrontare la pandemia nel mondo del pallone. Da allora è trascorso ben più di un anno, se ne sono lette e viste di tutti i colori.

Si è passati dall’aggrapparsi a un protocollo anacronistico e fallace alle sentenze del Collegio di Garanzia del CONI, dalle regole formulate male alla totale assenze di esse, dai focolai improvvisi ai momenti di più che discreta calma. Eppure, nonostante tutto, il campionato massimo italiano si trova letteralmente al punto di partenza senza aver imparato poco e nulla. O meglio, senza che la struttura che dovrebbe tutelare il regolare svolgimento del torneo, cioè la Lega Serie A, si renda conto che girarsi dall’altra parte non è la strategia corretta per affrontare questo periodo storico.

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In slanci di gattopardiana memoria, tutto è cambiato per far restare, in realtà, tutto sempre uguale. Il COVID-19 ha attraversato i mesi, si è evoluto, ha sviluppato varianti più o meno pericolose e ora insiste con una nuova ondata. Ciò che invece non ha mai fatto passi in avanti è l’approccio della Lega Serie A al problema della pandemia.

Non paga di aver messo in piedi un protocollo assolutamente insufficiente, pieno di buchi di trama e figlio di tempi ormai trascorsi, non contenta di aver incassato un gancio tremendo da sentenze che ribadivano solo l’ovvio, cioè che una struttura sanitaria ha una “potenza” superiore rispetto a un organo autonomo sportivo, la Lega Serie A – in tutti i suoi rappresentanti – continuo a chiudere occhi e orecchie, a far finta che la pandemia e i contagi non siano mai esistiti. Il tutto nel momento in cui il Paese intero vede il record di test, casi e morti per Sars Cov-2 aumentare e aggiornarsi ogni 24 ore.

Nel più recente Consiglio straordinario, si è cercato di mettere una toppa affidandosi alle indicazioni UEFA di giocare obbligatoriamente con almeno 13 disponibili (di cui un portiere). Sarebbe emersa anche l’idea di fare ricorso al TAR contro le decisioni delle ASL. Una guerra su tutti i fronti, evitabile e francamente fuori da ogni logica.

Fuori dal tempo

Osservando esterni, dà fastidio soprattutto la presunzione dell’organo calcistico di volersi mettere al di sopra di tutto, con quell’inutile boria di pensare di essere sempre nel giusto anche quando si sa bene di trovarsi in errore. Tralasciando per l’ennesima volta il sacro strumento del buonsenso, la Lega Serie A va dritta per la sua strada come un maratoneta alle Olimpiadi dopo aver perso contatto dal gruppo a seguito di cadute continue. Piena di escoriazioni, lividi e botte, la Lega Serie A vuole arrivare a quel traguardo. Non importa se da ultima in classifica, lontanissima dalla zona medaglie. Il principio è ciò che conta: piegarsi mai, negare sempre. E dimostare che essere nel giusto non è una questione di prospettive.

Serie C e Serie B, malinconicamente, hanno spesso optato per gli stop necessari. La Serie A possiede sì le risorse per andare avanti ma in una situazione paradossale. Il culmine si è toccato ieri, ironicamente alla vigilia di un altro Juventus-Napoli. Il club azzurro in pieno focolaio pareva sperare – come qualsiasi persona degna di intelligenza – in uno stop della giornata. Mai arrivato, ovviamente. Stavolta l’ASL Napoli 1, con un comunicato che trasudava ponzio pilatismo da ogni poro (volendo forse evitare un nuovo caos, seppur sacrosanto), aveva autorizzato la squadra a partire.

Nel frattempo, però, con gli azzurri in volo verso Torino, l’ASL Napoli 2 ha invece imposto l’isolamento a 3 calciatori azzurri (Zielinski, Rrahmani e Lobotka) per contatti con positivi, dato che i giocatori in questione sono ancora senza booster e con l’ultima vaccinazione (la seconda) oltre i 5 mesi. La vera ciliegina sulla torta è arrivata in serata: a quanto pare, pur dovendo essere in isolamento a livello di contatti civili, gli atleti in questione sarebbero stati comunque autorizzati a scendere in campo oggi per far fede al proprio lavoro. Persino Freud sarebbe caduto nel burrone della follia dopo questa serie di eventi.

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Mai voltarsi

Inutile parlare poi del resto della Serie A: quasi tutte le squadre hanno almeno 3 positivi tra giocatori e staff. Dal Milan al Genoa, passando per Atalanta, Fiorentina, Bologna e Verona. Tutti però fanno un po’ come gli pare. L’ASL di Salerno e quella di Udine hanno fermato le gare di Salernitana e Udinese, anche Bologna-Inter rischia di saltare, mentre invece il Verona con 10 positivi è stato fatto partire comunque per giocare al Picco di La Spezia.

Nel caos totale, un regolamento tremendamente inutile che non fa chiarezza, non influisce, non incide, non asseconda. Anche le ASL sembrano in confusione totale, o quantomeno senza una linea chiara. Perché l’ASL di Torino ferma la squadra di Juric (8 positivi nel gruppo squadra) prima della partenza di Bergamo e non la Juventus nonostante le positività di De Winter, Pinsoglio, Chiellini e Arthur (poi guarito)? Per non parlare poi, ovviamente, di alcuni commenti social sulla vicenda.

Di fronte a uno scenario del genere persino il più ottimista tra i rappresentanti del pallone si sarebbe arreso. Invece, con la cecità tipica del potere testardo, la Lega Serie A continua a guardare solo la propria strada. Dimostrando non soltanto mancanza di acume ma un’impreparazione enorme e una grande ottusità che, inevitabilmente, porterà null’altro che nuove polemiche.

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Pubblicato da Claudio Agave

Studente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell'Università Parthenope di Napoli. Giornalista pubblicista dal febbraio 2017 dopo una lunga ma utile gavetta. Scrittore, con almeno due romanzi già in cantiere e alcune partecipazioni attive a progetti letterari. Ho gli interessi di molti (cinema, serie tv, doppiaggio, sport) e l'ambizione di voler vivere facendo ciò che amo. Insomma, in pillole: scrivo pezzi, faccio cose, vedo gente.