I dischi italiani più belli del 2021

I dischi italiani più belli del 2021
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Nonostante l’industria musicale stia faticando a uscire dalla crisi legata alla pandemia in cui ormai versa da quasi due anni, il 2021 ha visto comunque un bel numero di pubblicazioni discografiche rispetto all’anno precedente che, per ovvie ragioni, aveva sì visto uscire della buona musica, ma non in grande quantità.

Nell’anno della quasi ripartenza, la musica dal vivo, soprattutto in Italia, ha faticato però ancora non poco: pochi gli eventi che si sono svolti in confronto ad altri Paesi e molti quelli che dovevano svolgersi nei primi mesi del 2022 ma che invece sono già stati rimandati.

Tuttavia, per quanto riguarda le uscite discografiche, il 2021 può essere ricordato come un’ottima annata per la musica italiana. Ecco alcune delle cose più interessanti successe nell’ultimo anno e, a seguire, una lista dei migliori album italiani del 2021.

Menzioni d’onore e criteri della scelta

Nessuna lista, per quanto esaustiva, può raccogliere tutto. La seguente prova a fare una selezione in base non solo al successo commerciale ma anche all’apprezzamento degli esperti e della critica musicale. Qualcosa (anche dalle menzioni) è rimasto fuori, ma non per questo significa che sia meno valido o interessante.

Il 2021 della musica italiana è stato senza dubbio segnato dall’enorme successo dei Måneskin, dal boom di Blanco e Madame e da Taxi Driver di Rkomi, l’album italiano più ascoltato dell’anno su Spotify.

Leggi anche: Il 2021 d’oro dei Måneskin: dalla vittoria a Sanremo alla consacrazione mondiale.

La critica ha inoltre lodato dischi meno noti al grande pubblico come Discomoneta, l’album sperimentale dei Thru Collected, un giovanissimo collettivo di artisti e artiste di Napoli: di certo uno dei lavori più originali e interessanti dell’anno.

Un discorso a parte meriterebbe IRA di Iosonouncane, acclamato all’unanimità e considerato uno dei dischi italiani più importanti degli ultimi anni. L’album del cantautore sardo spazia tra generi e culture e, cantato in una non-lingua (un misto tra inglese, francese, tedesco, spagnolo e arabo), si ispira ad autori della letteratura come Eliot e Joyce. Un disco-non-disco, un’opera coraggiosa, complessa e non immediata nell’era dello streaming e delle playlist, che ha senz’altro segnato l’anno appena trascorso.

Il 2021 è stato anche l’anno di Colapesce e Dimartino: la loro Musica Leggerissima ha conquistato tutti, pubblico e critica, ma è stata pubblicata nella riedizione del loro album del 2020 I Mortali, e per questo non trova posto nella lista che segue.

Una lista che, insomma, non raccoglie i dischi più ascoltati in assoluto o solo quelli più acclamati dalla critica, ma che seleziona, tra gli album che hanno avuto un certo successo, quelli che hanno convinto di più. O almeno prova a farlo.

I migliori album italiani del 2021

18. Studio Murena – Studio Murena

Cinque ragazzi del Conservatorio di Milano e un rapper. Gli Studio Murena portano il jazz in strada e lo combinano con la musica elettronica e l’hip-hop. Il risultato è un jazz-rap che ha l’energia dell’hip-hop old school e la freschezza del jazz contemporaneo.

17. Gommapiuma – Giorgio Poi

Un titolo che rende bene l’atmosfera del disco: arrangiamenti morbidi, delicati, sospesi tra pop e cantautorato, con un tocco di jazz e psichedelia. La leggerezza del terzo album di Giorgio Poi è proprio la sua forza.

16. Volevo fare la rockstar – Carmen Consoli

A sette anni dall’ultimo disco, Carmen Consoli torna con un album di pregevole fattura. La cantautrice siciliana mette in musica i propri ricordi, guardandosi indietro senza mai perdere il contatto col presente. Un disco dall’atmosfera vintage e dai toni color seppia, come un vecchio album di fotografie.

15. E Vissero Feriti E Contenti – Ghemon

Il sesto album di Ghemon è un disco maturo, sotto tutti i punti di vista: dal concept ai testi, dagli arrangiamenti alle melodie. Tra R&B, funk e rap (ma anche reggae ed elettronica) Ghemon dimostra che sapersi mostrare fragili è la vera forza che permette di vivere, nonostante tutto, feriti e contenti.

14. Mystic Motel – Laila Al Habash

Ascoltare l’album di debutto di Laila Al Habash (classe 1998, romana di origini palestinesi) è come girare tra le stanze di un immaginario motel, quello della mente della cantante, dove pernottano sogni e paure, amore e ironia, forza e fragilità. Un pop elegante e ruvido al tempo stesso, come la voce di Laila: sospesa tra i vicoli di Trastevere e la sabbia del deserto.

13. Nostralgia – Coma_Cose

Dopo l’indie-pop/rap del primo album, il duo milanese cambia rotta verso un indie-pop/rock con ottimi risultati. Fausto e Francesca (in arte California) riescono a rendere pop lo spleen della provincia senza stravolgere l’immaginario delle loro canzoni (Milano e la Brianza sono comunque presenti), cantando di una nostalgia che, condivisa, brucia ma non consuma.

12. NOTTE – BLUEM

Il disco d’esordio di BLUEM (nome d’arte di Chiara Floris) è un piccolo grande gioiello. Classe 1995, Chiara vive a Londra, dove ha studiato musica, ma è nata e cresciuta in Sardegna. L’elettronica e la musica tradizionale della sua terra di origine si fondono di continuo in questo album dall’atmosfera intima e ancestrale, difficile da rendere a parole. Da ascoltare, se possibile, dopo il tramonto.

11. OCEANO PARADISO – chiello

Una delle migliori sorprese dell’anno. Tolti i panni da trapper, l’artista lucano si trasforma in un nuovo personaggio e pubblica un disco dalle sonorità e dall’estetica emo-pop-rock. L’album del debutto da solista di chiello è un tuffo in un oceano, a volte calmo a volte in tempesta, dove, anche quando si sprofonda nell’abisso, l’acqua non perde mai del tutto la sua purezza. Chiello (classe 1999) ha una sensibilità rara e preziosa per un artista della sua età, torbida e cristallina al tempo stesso.

10. FLOP – Salmo

Il disco peggiore di Salmo (come l’ha definito l’artista stesso con l’ironia che lo contraddistingue) non è affatto il suo disco peggiore, anzi. Il rapper sardo confeziona un album in cui le produzioni e gli arrangiamenti (che vanno dal blues alla techno, dal rock al rap) sono, come al solito, di ottima qualità. La copertina, ispirata al dipinto L’angelo caduto di Alexandre Cabanel, descrive bene l’artista di Olbia: sempre pronto a colpire e senza peli sulla lingua, ma capace anche di mostrarsi fragile.

9. Ghettolimpo – Mahmood

Il secondo album di Mahmood è la conferma che il successo di pubblico e di critica ottenuto con Soldi non era un caso. In Ghettolimpo le divinità dell’antica Grecia incontrano le origini dell’artista (Milano, l’Egitto e la Sardegna) andando a formare un universo fatto di luci e ombre. Tra produzioni di altissimo livello e testi mai banali, il pop di Mahmood racconta sia con i suoni che con le parole il mondo di un artista che è qui per restare.

8. GVESVS – Guè

Un gangster movie con protagonista un re tormentato. Nel suo settimo album da solista Guè mette in scena tutto sé stesso: lusso ed eccessi, ma anche insicurezze e fragilità. Testi ispirati («inseguendo fuochi fatui/ebbro di piaceri vacui»), basi jazz e collaborazioni riuscite per un disco sincero in cui il rapper milanese mostra il suo lato più maturo e riflessivo.

7. SOLO TUTTO – Massimo Pericolo

Dopo il successo dell’album d’esordio, Scialla Semper, non era scontato che Alessandro Vanetti, in arte Massimo Pericolo, riuscisse a ripetersi. Le aspettative erano alte, ma il rapper di Brebbia le ha persino superate, assicurandosi il posto di leader futuro dell’hip hop italiano. Massimo Pericolo racconta storie di provincia nude e crude, senza filtri né mezzi termini, ma lo fa in modo intenso e delicato al tempo stesso. Una penna dal talento notevole, intima e ironica, che dice sempre la verità.

6. La terza estate dell’amore – Cosmo

Un disco che è una dichiarazione d’intenti e un atto politico. Il quarto album di Cosmo è un inno alla libertà sociale, artistica e culturale in tempi in cui la libertà non può più essere data per scontata. In un’epoca in cui la musica dal vivo soffre e quella in studio viene ascoltata quasi solo in streaming e in maniera distratta, Cosmo fa un album con canzoni da ballare e dove il tradizionale formato pop viene spezzato per sperimentare. L’elettronica del cantautore, dj e produttore di Ivrea sa essere sia ballabile che sognante ed è curata nei minimi dettagli, mai artificiosa e sempre sincera. Un disco necessario, che ha sete di futuro.

5. Bingo – Margherita Vicario

Dopo una serie di singoli di successo pubblicati a partire dal 2019 (e presenti nella seconda parte del disco), con questo album Margherita Vicario si afferma come uno dei nomi più interessanti del panorama musicale italiano. Attrice e cantautrice, Margherita mette in musica (o meglio, in scena) gioie, delusioni, aspettative e frustrazioni che non sono soltanto sue ma di un’intera generazione. Tra pop, rap, canzoni da ballare e altre più intime e riflessive, Bingo è un album teatrale, l’album di un’artista che sa scrivere e interpretare, oltre che cantare. Il tutto con un’ironia irresistibile e intelligente: Margherita Vicario è un talento raro.

4. Magica Musica – Venerus

Questo disco ha cambiato le carte in tavola alla musica italiana. L’album d’esordio di Venerus è come un calderone pieno di ingredienti diversi che, mescolati con cura, producono una pozione magica pressocché perfetta. Pop, cantautorato, R&B, soul, elettronica, jazz, psichedelia… Magica Musica è un disco difficile da descrivere a parole. Prodotto quasi per intero da MACE (il produttore con cui Venerus collabora da tempo), questo album dall’atmosfera onirica è essenziale per capire la musica italiana del presente e del futuro.

3. Exuvia – Caparezza

Dopo aver raccontato la sua prigionia (soprattutto mentale) nell’album Prisoner 709, l’artista pugliese racconta questa volta la sua fuga. Il titolo fa riferimento al processo con cui diversi insetti compiono la muta, e infatti Exuvia può essere considerato il disco del cambiamento di Caparezza. Perso in un’immaginaria foresta, il rapper affronta il proprio passato e riflette sul rapporto tra persona e artista. Forse l’album più vario a livello musicale dell’artista pugliese, Exuvia è un disco in cui tutte le tracce sono legate tra di loro, con una narrazione coerente dall’inizio alla fine. Nell’era dell’ascolto facile e della riproduzione casuale dei brani, Caparezza (a quarantasette anni) è ancora un esempio di originalità e qualità.

Leggi anche: Exuvia, il disco del cambiamento di Caparezza.

2. NOI, LORO, GLI ALTRI – Marracash

Un disco che dimostra, ancora una volta, quanto il rap e la musica siano in grado di raccontare e analizzare la realtà. Marracash prosegue il percorso iniziato con il suo album precedente, il capolavoro Persona, allargandone la prospettiva. Se Persona era un processo di autoanalisi matura e profonda, NOI, LORO, GLI ALTRI vede il rapper studiare la realtà che lo circonda con una visione d’insieme lucida e consapevole. Da “persona” a “persone”, senza mai perdere l’attenzione per il sociale che caratterizza tutta la sua opera. La frammentazione dell’identità, Pirandello, la psicoanalisi, il cinema di Bong Joon-ho: Marracash, il miglior rapper italiano, è anche uno dei migliori interpreti della contemporaneità che la musica italiana abbia mai avuto.

1. OBE – MACE

Dopo anni passati dietro le quinte a produrre musica per numerosi artisti, Simone Benussi, in arte MACE, pubblica la sua opera prima. OBE (out of body experience, letteralmente “esperienza extracorporea”) è una fotografia in movimento della scena musicale italiana contemporanea: ne prende il passato, ne fissa il presente e ne proietta il futuro. MACE mette insieme nomi in apparenza agli opposti dal punto di vista musicale, da Colapesce e chiello a Blanco e Salmo, da Gemitaiz e Venerus fino a Guè, Rkomi e Madame (per citarne solo alcuni), e li fa coesistere nell’universo sonoro da lui creato. Il produttore milanese intraprende un vero e proprio viaggio tra generi e linguaggi, dal rap al soul, dall’elettronica alla trap, dall’R&B al lo-fi, dall’ambient alla psichedelia: tutto tenuto insieme con coerenza e maestria da MACE. Il risultato è uno dei migliori album italiani degli ultimi anni.

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