Baskin: il basket inclusivo alla portata di tutti

Baskin: il basket inclusivo alla portata di tutti
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Il baskin è uno sport di squadra, che vede in campo atleti con disabilità e atleti normodotati. Il nome deriva infatti dall’unione di “basket” e “inclusivo”. Nato a Cremona nel 2003 in un contesto scolastico, oggi questo sport fa parte delle Associazioni Benemerite riconosciute dal Comitato Italiano Paralimpico.

Oggi theWise Magazine ha incontrato Antonio Guarino, educatore e coach della Magic Basket di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia. Questa società ha sposato il progetto del baskin, permettendone la realizzazione.

Cosa è il baskin?

«Il baskin è un nuovo sport. Si basa un po’ sulle regole del basket, ma ne ha altre tutte sue che si calibrano sui diversi giocatori in campo. Lo scopo principale è quello di dare la stessa importanza a tutti e a tutte.

Come dicevo, è simile al basket. In più, il campo da baskin presenta due canestri, posti a metà campo, con due altezze differenti. In base alle capacità del ragazzo si decide sei farlo tirare sul canestro più basso o sul canestro più alto. Quelle due aree sono delimitate da un semicerchio di tre metri di raggio e all’interno c’è la persona che non ha la capacità o non riesce a correre in campo con gli altri».

Un campo da baskin. Foto: Wikimedia Commons.

In che senso le regole sono “calibrate”?

«La caratteristica importante di questo sport è che tutti hanno la stessa importanza in campo. Proprio per dare a tutti l’importanza che meritano! Ad esempio, il numero cinque, che corrisponde ad un giocatore normodotato che conosce il basket, può fare soltanto un numero limitato di tiri per ogni quarto. Invece, un giocatore in carrozzina, che ha il numero uno, può fare tutti i tiri che vuole, ma non più di tre canestri per quarto. Questo implica il fatto che un giocatore normodotato, dopo aver effettuato tre tiri, può soltanto passare la palla e dare agli altri la possibilità di fare canestro».

Antonio, parlaci di te. Come ti sei avvicinato al baskin?

«Sono ventotto anni che gioco a basket: ho giocato e ho allenato squadre di grandi e piccini. La mia professione di educatore mi ha avvicinato al mondo del baskin, perchè si unisce con la mia passione per la pallacanestro. Un amico di Napoli mi ha permesso di scoprire questo nuovo sport. Vi assicuro che è davvero soddisfacente praticarlo!».

baskin
Antonio e un atleta.

Qual è la tua idea di inclusione, rispetto all’ambito sportivo?

«Questo è uno sport molto, moltissimo, inclusivo. Non vuole essere una squadra soltanto per persone con disabilità, poiché le varie regole permettono a tutti di avere il massimo dell’inclusione. La squadra deve essere composta da persone con diversi gradi di abilità e da persone normodotate: è necessaria anche la presenza delle ragazze, che nel basket tradizionale partecipano a un campionato a parte. Nel baskin tutti e possono portare il proprio contributo. Questo è uno sport che ha anche un alto tasso di tecnica e di tattica. Bisognerebbe vederlo dal vivo per capirlo!

La mia idea di inclusione è quella di non creare una quadra e un campionato in cui i ragazzi e le ragazze che hanno abilità minori si trovino a giocare da soli, mentre tutti gli altri partecipano ad altri campionati, dimenticandosi di una fetta di società che esiste».

Quale sarà secondo te il futuro di questo sport?

«Oggi siamo a un buon punto, il baskin si sta diffondendo sempre di più, ma c’è la necessità che si diffonda ulteriormente, per dare la possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo. Non so bene quale sarà il futuro: spero e credo sarà un futuro roseo, perché è uno sport innovativo e sono sicuro avrà altri successi, oltre a quelli che ha già ricevuto».

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Pubblicato da Marco Capriglio

Vicepresidente di theWise Magazine, sono nato a Scandiano (RE), nella terra di Lazzaro Spallanzani e dell'Orlando Innamorato. Pedagogista di formazione ed educatore di professione, scrivo soprattutto a tema disabilità, inclusione e scuola.