The Boys, analisi e recensione della terza stagione – WiSerial

The Boys, analisi e recensione della terza stagione – WiSerial
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Overview

The Boys è quella porcellosissima tentazione fatta per metà di strutto e per l’altra metà di zucchero raffinato, impanata nei ciccioli, fritta nell’olio di palma e ripiena di Nutella. Credi sia assurdamente esagerata e invece è la cosa più buona del mondo: le dai un morso e ne vuoi ancora, e ancora.

Peccaminoso, perculatorio, caustico, blasfemo, politicamente scorretto e con una bella dose di kink. The Boys è così consapevolmente eccessivo da essere un esempio magistrale di come si fa un prodotto camp (Taika Waititi, prendi appunti…).

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La serie, già nota per la mancanza di qualsivoglia filtro, in questa stagione è portata al suo estremo: sesso, droga, abusi, violenza, eppure lo showrunner Eric Kripke riesce a mettere in scena tutto questo senza mai risultare cringe (o quasi). Soprattutto, come vedremo, Kripke in questa stagione ha alzato il tiro della critica sociale, cifra stilistica della scrittura di The Boys.

ATTENZIONE, DA QUI IN AVANTI SPOLIER DI THE BOYS

Analisi

Soldier Boy

In The Boys i supes non sono altro che la trasposizione nel mondo reale dei supereroi che conosciamo dai fumetti.

In particolare i Seven non sono altro che la Justice League della DC: Homelander/Superman, Queen Maeve/Wonder Woman, Black Noir/Batman, A-Train/The Flash, The Deep/Aquaman. Ma The Boys pesca anche in casa Marvel e in questa stagione fa il suo debutto un signor personaggio, il Soldier Boy interpretato da un Jensen Ackles davvero sul pezzo.

Soldier Boy è la degenerazione del supereroe Marvel per antonomasia, Captain America, ma fuso con il suo partner/nemesi, lo spezzato e psicologicamente instabile Soldato d’Inverno. Sottoposto alle più terribili torture per anni e anni dai russi, ha sviluppato un nuovo superpotere, quello di togliere i poteri agli altri supes. Lui è l’arma segreta che Butcher vuole usare per sconfiggere una volta per tutte Homelander.

Porno, non a caso

In questa stagione constatiamo un cospicuo aumento delle scene soft porn, fino all’apoteosi della stupenda puntata intitolata Herogasm. Con ogni probabilità non si tratta solo di alzare la posta nei confronti dello spettatore, ma di un triplo parallelismo.

Da una parte l’industria dei supereroi viene paragonata all’industria dell’intrattenimento: film, merchandising, follower da coccolare, ogni supe è una celebrità come un qualsiasi attore o influencer e deve il suo successo alla sua notorietà. Se sparisce quella, si torna nell’oblio.

Dall’altra viene paragonata all’industria del porno. Ogni eroe è come una pornostar vista dagli occhi del produttore/pappone: una vacca da mungere finché il pubblico la vuole, l’ammira e la desidera e quando questo svanisce – vuoi per l’età o perché passata di moda – si vede costretta a vendersi in ogni modo. L’arco narrativo di Crimson Countess è esemplificativo: è passata dall’essere partner di Soldier Boy e parte del più importante gruppo del suo tempo a prostituirsi via internet.

Il sillogismo è presto fatto: se la Vought è simile sia all’industria dell’intrattenimento che a quella del porno, allora industria dell’intrattenimento e del porno sono a loro volta simili. Una critica tutt’altro che velata e, come vedremo più avanti, non è certo l’unica.

Il Temp V

In questa stagione c’è una grande novità, l’avvento del Temp V, il siero che dona temporaneamente i superpoteri. A patto di non eccedere con gli usi, dato che causa la morte dell’utilizzatore dopo poche iniezioni.

A livello narrativo si tratta di un escamotage così così. Se è vero che è utile per livellare il divario tra Homelander e i Boys, dall’altra snatura un po’ questi ultimi. Pur non essendoci alcuna incoerenza formale con l’obiettivo dei Boys – vale a dire l’annientamento della Vought e dei Seven – il fatto di ricorrere a mezzucci quali diventare essi stessi dei supes li rende un po’ incoerenti. Butcher ne è consapevole ma, da uomo pragmatico qual è, è disposto all’ultimo sacrificio pur di riuscirci.

È curioso constatare come i poteri acquisiti attraverso il Temp V siano una sorta di contrappasso dantesco per l’utilizzatore. Invece di acquisire poteri più forti o complementari a quelli di Homelander, Butcher li acquisisce uguali ma inferiori. Hughie invece acquisisce la capacità di teletrasportarsi, lui che molto spesso si è mostrato incline più alla fuga che al combattimento. A tal proposito il fatto che riesca a farlo fare solo al suo corpo e non ai suoi vestiti è esilarante.

Una storia che si ripete

In questa stagione la trama avanza molto poco e la situazione finale è poco diversa da quella iniziale: Soldier Boy si è rivelato inutile ed è stato rimesso sotto ghiaccio, Homelander è più forte che mai e va fermato ma i Boys contro di lui non hanno armi. Il Temp V si è rivelato pericoloso, Kimiko ha perso i poteri e li ha ripresi e nessuno nel cast principale è morto, tranne Black Noir (ma sarà poi morto davvero?).

Un piccolo inciso su questo ultimo aspetto. Sono finiti i tempi in cui si doveva temere per le sorti di un personaggio principale: dopo Game of Thrones pareva che finalmente gli sceneggiatori avessero compreso che le plot armor sui beniamini del pubblico sono controproducenti, rendono la storia prevedibile e tolgono tensione. Purtroppo ci eravamo sbagliati e tutte le serie principali uscite nell’ultimo periodo (Stranger Things su tutte) hanno una paura fottuta a far morire i personaggi. Peccato.

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Nonostante questo la stagione è stata spettacolare. Non aver fatto progredire la trama non significa che sia stata priva di senso. Si è lavorato moltissimo sulla costruzione dei personaggi, sul rivelare il loro background, le loro motivazioni, i loro traumi. Tutto questo è la benzina ideale per costruire una buona storia e, soprattutto, un buon finale di serie.

La relazione tra Hughie e Starlight

Il Temp V entra a gamba tesa anche nella relazione tra Hughie e Starlight. Hughie infatti soffre di una sorta di complesso di inferiorità nei confronti di Starlight e non riesce ad accettare che pur essendo lui “l’uomo” sia infinitamente più debole di lei e per questo non sia in grado di proteggerla.

Quello di Hughie è un approccio alquanto sessista al rapporto di coppia. L’istinto alla protezione del proprio partner e della propria famiglia è ancestrale, per carità, ma oggigiorno avere una compagna più “forte” (cioè, nel mondo reale, di maggior successo o che guadagna di più) non dovrebbe essere un qualcosa per cui sentirsi in difetto, soprattutto per una persona progressista come Hughie.

Invece, soffre talmente tanto per questo complesso da arrivare a bramare il Temp V perché gli da modo di sentirsi realizzato. A livello di scrittura però non è un difetto, anzi: nonostante Hughie ci venga di norma proposto come un personaggio positivo e di buonsenso si dimostra fallace, incoerente, prono a imboccare facili scorciatoie. Esattamente come chiunque altro, con la differenza che alla fine capisce che così rischia di perdere Starlight e fa dietrofront.

I Seven

Homelander scopre di essere non solo padre ma anche figlio, e nientepopodimeno che di Soldier Boy, ovvero la persona che lo vuole uccidere. Nell’arco della stagione spinge l’asticella di ciò che gli è concesso fare sempre un po’ più in là. È la sempreverde “tecnica del salame”, valida nelle serie tv come nella politica: prendi tutto e qualcuno si arrabbierà, prendine una fettina per volta e nessuno dirà niente. La cosa funziona fin troppo bene.

Black Noir ha l’arco narrativo migliore tra i (ormai pochi) Seven. Veniamo a conoscenza dei suoi scheletri nell’armadio, dei suoi problemi psicologici, delle sue allucinazioni. La scena in cui viene narrata la sua storia attraverso i cartoni animati di Buster Beaver è un pezzo di televisione che farà scuola. La capacità di The Boys di mischiare e contaminare generi è impareggiabile. E questa soluzione è geniale: ha evitato di ripetere un flashback come già avvenuto prima, e ha ottimizzato le risorse. La scelta di optare per l’animazione infatti ha fatto risparmiare un sacco di girato in live action che avrebbe richiesto ingenti risorse a scapito del resto della stagione.

The Deep e A-Train

Il discorso si fa più complesso con The Deep. Rappresenta la quota cringe della serie e ci sta, il personaggio è scritto e interpretato in maniera davvero imbarazzante. Tra sesso coi molluschi e il fatto che egli stesso sia un senza spina dorsale nelle mani della compagna arrivista, The Deep è la rappresentazione dei tanti omuncoli che vediamo ovunque nel lavoro, nella vita privata, nella politica. Yes men il cui unico scopo è compiacere il potente di turno, che in cambio di cieca fedeltà gli getterà le briciole sotto la tavola. Una metafora acidissima ma molto efficace e il fatto che molti spettatori lo trovino sgradevole non significa che il personaggio sia scritto male, bensì il contrario: la consapevolezza di mettere a disagio il pubblico è la differenza tra una scrittura che arriva al bersaglio e una che lo manca.

È il caso, quest’ultimo, di A-Train. Complice un’interpretazione non brillante, il personaggio è alla seconda resurrezione e c’è poco da fare, non convince. Vorrebbe smerdare quelle persone di colore disposte a vendere la propria identità per il successo. Cosa in cui riesce, ma non grazie a lui quanto alla molto più convincente interpretazione del fratello.

I Boys

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Butcher è il personaggio dei Boys che nell’arco della stagione viene più approfondito. Puntata dopo puntata scaviamo nel suo rapporto tossico con un padre abusivo, causa di tutti i suoi profondi traumi. Il rimorso che prova per aver abbandonato il fratellino lo proietta su Hughie, impedendogli nel finale di prendere la dose fatale di Temp V. Ma con Hughie finisce spesso per replicarne i pattern paterni. Il suo trascorso li fa desiderare di essere un padre migliore per Ryan, cosa che lo porterà a far saltare il piatto nel finale di stagione.

Anche Mother’s Milk ha una crescita considerevole. Di lui veniamo a sapere i traumi del passato e la motivazione che lo porta a far parte dei Boys: vendicarsi di Soldier Boy, responsabile di avergli sterminato la famiglia. Finalmente scopriamo un Mother’s Milk tridimensionale, imperfetto, più umano, soprattutto considerando che finora è sempre stato un personaggio un po’ in secondo piano rispetto agli altri.

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Frenchie e Kimiko, pur essendo protagonisti di alcune tra le scene più interessanti e fresche (come il musical), sono sotto tono. Frenchie in particolare è fuori forma, schiacciato, succube vuoi di Butcher, vuoi di Nina: vedremo se la sua emancipazione sarà reale oppure no. Kimiko scopre che la sua vena brutale non è colpa del Compound V ma è una sua caratteristica innata. Fa pace con questa sua inclinazione e riprende i suoi poteri con lo scopo – molto simile a quello di Hughie – di proteggere chi ama.

A tal proposito, Starlight si rivela di un’ipocrisia unica. Rompe con Hughie perché ritiene sbagliato che prenda il Temp V (prima ancora che sapesse che uccide) ma ridà i poteri a Kimiko con il Compound V permanente come come nulla fosse. Eppure anche lei cresce molto, usa sempre meno i suoi poteri – che di suo non sono niente di che, a quanto pare – perché ha capito che il problema non sono i supes, ma gli americani e la loro percezione del problema.

La critica sociale

The Boys è una serie tutt’altro che superficiale, chiunque conosca un minimo la società statunitense non può non notare i caustici riferimenti contenuti in questa stagione.

Il parallelismo tra Homelander e Donald Trump è palese: un bimbo viziato nel corpo di un adulto con il più il totale disprezzo delle regole e delle istituzioni, con in mano un potere grandissimo e un seguito di fanatici disposti a fare di tutto per lui, pronti a esultare a ogni suo crimine. La presenza dello “sciamano” con in testa la pelliccia e le corna, tale e quale a quel Jacob Chansley condannato a tre anni e cinque mesi di prigione per l’assalto al Campidoglio, la dice lunghissima.

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I seguaci di Homelander non sono altro che i seguaci di Trump, Bannon, QAnon e compagnia bella. Infarciti di disinformazione, pendono dalle labbra del loro leader e sono pronti a perdonargli qualsiasi efferatezza. Il ritratto che Kripke ci offre è quello di Todd, il compagno della moglie di Mother’s Milk. Un uomo mediocre, represso e scontento della sua vita, che vede in Homelander ciò che lui vorrebbe essere: forte, potente, libero di fare quello che gli pare quando gli pare e di difendere quello in cui crede senza dover rispondere a nessuno, nemmeno alla legge. Un sogno bagnato, vissuto per interposta persona senza rendersi conto che lui non sarà mai Homelander, ma al massimo una delle sue vittime.

Il populismo, un linguaggio universale

Homelander parla alla pancia della gente allo stesso modo di qualunque leader populista. La retorica del “noi contro di loro”, del “io vi capisco, loro no”, dei classici refrain conservatori in merito alla deresponsabilizzazione individuale, alla paura del diverso, a una supposta decadenza da invertire a ogni costo.

Il rapporto forzato tra Mother’s Milk e Todd ci dimostra quanto il lavaggio del cervello di questo tipo di propaganda sia in grado di eliminare ogni traccia di senso critico dalle persone, che a un certo punto sono talmente assuefatte da non essere più in grado di riconoscere giusto e sbagliato, vero e falso. E ci mostra anche il senso di frustrazione per tutti gli altri, sublimato in quel cazzotto di Mother’s Milk che lo fa passare dalla parte del torto agli occhi della figlia. Perché, diciamolo, quel pugno è stato catartico e lo aspettavamo tutti.

Ce n’è per tutti

La critica però non è solo per l’estremismo repubblicano: anche quello democratico prende le sue legnate. Il mondo woke viene ripetutamente perculato, ad esempio nel parco a tema supereroistico dove le varie catene di fast food hanno marchi parodistici e Frenchie guardandole dice: «Qui davvero non c’è Dio».

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L’accostamento dei valori e delle battaglie per i diritti civili al consumismo sfrenato coglie l’essenza del finto progressismo delle multinazionali, buono solo per migliorare il posizionamento del proprio marchio. Qualsiasi riferimento a Disney non è affatto casuale.

Ce n’è anche per la cancel culture, con l’abbattimento della statua di Soldier Boy: come un Cristoforo Colombo qualsiasi passare da eroe alla damnatio memoriae, con tanto di distruzione dei monumenti, è un attimo. La cosa è stata intenzionale fin dall’inizio, parola di Jensen Ackles.

Il finale e le teorie per il futuro

Homelander

Il finale è frettoloso rispetto al resto della stagione. Abbiamo capito che Soldier Boy è un machista vecchio stampo e che constatare quanto suo figlio sia un pusillanime vada oltre la sua soglia di tolleranza, ma arrivare a ucciderlo? Complice forse la volontà di rispettare la parola data in precedenza, questo twist avrebbe comunque meritato un minutaggio maggiore per spiegarlo a dovere, messo in scena così risulta posticcio.

Rimane però un tassello da svelare: chi è la madre di Homelander? Sappiamo che è stato creato in provetta e cresciuto in laboratorio, privo dell’amore genitoriale e sottoposto a incessanti torture e lavaggi del cervello per forgiare l’eroe perfetto che la Vought voleva (e non ha ottenuto). Sappiamo che i figli di due supes generano i bimbi con i poteri più forti ed essendo lui l’eroe più potente di tutti è probabile che sua madre sia anch’essa una supe, e una molto forte.

Non ci sono molti nomi compatibili con questa descrizione e le tempistiche della nascita, ma uno spicca su tutti: scommettiamo una birra che la madre di Homelander è la nazistissima Stormfront, il che si incastrerebbe alla perfezione rendendo la relazione tra i due incestuosa, in perfetto stile The Boys.

Butcher

Alla fine Butcher manda per aria i piani e per istinto di protezione nei confronti di Ryan collabora brevemente con Homelander per eliminare Soldier Boy. Ne fa le spese Maeve ma, ennesima volta per un personaggio principale, non muore e ha la sua redenzione. Speriamo almeno che questa sua finta dipartita sia uno spunto narrativo utile per la prossima stagione. Dopotutto le due Ashley sono a conoscenza del segreto e in qualche modo Maeve può tornare in gioco, forse in mano a Homelander come moneta di scambio con Starlight.

Il fallimento del piano rende ancor più amaro per Butcher la constatazione che gli rimane poco tempo: il Temp V non perdona e sta morendo. Con ogni probabilità questo aumenterà il ritmo della prossima stagione, con un Butcher attaccato al cronometro per trovare un modo di chiudere la questione prima della sua dipartita.

Ma apre anche a una teoria interessante che circola online. Abbiamo visto con Kimiko che il Compound V, quello permanente, ha il potere di curare istantaneamente anche ferite molto gravi e potrebbe essere l’escamotage per riavere Butcher non solo in piena forma, ma supe al cento per cento. Della serie “combatti abbastanza a lungo contro i supe e diventerai tutto quello che avevi giurato di distruggere”.

Potrebbe essere Butcher ad assumerlo in autonomia, visto che quando somministrato a un adulto può essere molto pericoloso (ma piuttosto della morte meglio piuttosto, no?). In questo senso potrebbe intervenire Hughie, che ha un rapporto quasi da figlio con Butcher e si sente debitore per avergli risparmiato l’ultima e mortale iniezione di Temp V. O addirittura, potrebbe metterci lo zampino Ashley pur di liberarsi di Homelander.

Victoria Neuman

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Abbiamo visto molto poco la Neuman in questa stagione ed è probabile che lo scopo sia quello di renderla molto più centrale nella prossima. Il twist visto nel finale con The Deep che assassina il candidato vicepresidente per farle ottenere il posto la porterà con ogni probabilità alla Casa Bianca, dove avrà un potere sterminato. Probabilmente vedremo anche il ritorno di Stan Edgar, che ha reagito in maniera tutto sommato piuttosto comprensiva nei confronti della figlia adottiva.

Questo porterà a uno scontro tripartito tra Homelander e i Seven, Butcher e i Boys, e la Neuman e il governo, cosa che ha la potenzialità per creare improbabili alleanze e molti colpi di scena.

Per quanto riguarda la critica sociale, è presumibile che nella prossima stagione assisteremo a qualcosa di più: se finora abbiamo visto gli americani dividersi tra manifestanti pro Homelander e pro Starlight, ciò che è stato a malapena sfiorato attraverso il personaggio di Blue Hawk è una critica alle milizie antigovernative armate, un fenomeno in rapida ascesa negli Stati Uniti (quelli veri). La scena finale nella quale Homelander uccide un manifestante pro Starlight e tutti esultano va proprio in questo senso: da ora in poi tutto è lecito, aspettiamoci quindi che il sangue non scorra solo sulle mani dei supes.

The Boys ci ha abituati a vedere ciò che di male si cela dentro di noi e il peggio deve ancora arrivare.

Pagelle

Regia

Quattro i registi, che si dividono gli episodi a coppie consecutive date in gestione alla stessa persona. Spicca il regista di Herogasm, che regala i due episodi migliori.

La regia è comunque uniforme e di ottimo livello, sempre eccessiva come nello stile della serie.

Molto apprezzate le scene sperimentali in cui si inseriscono stili diversi: musical, animazione, porno, spezzoni vintage, tutto torna utile per spezzare la monotonia e tenere alta l’attenzione, ben fatto.

Voto: 8,5

Sceneggiatura

La scrittura è sempre di altissimo livello nonostante la trama non proceda granché, diciamo che i passi avanti potrebbero essere riassunti in un paio di episodi. Quel che conta è che però il ritmo rimane alto e la stagione scorre senza problemi, concentrandosi su una meticolosa costruzione dei personaggi in vista del finale di serie.

Anche una nuova entrata come Soldier Boy viene raccontato nella maniera corretta: ha un passato, delle motivazioni, uno stile definito.

Solo sul finale si corre un po’ troppo, proprio quando ci sarebbe stato bisogno di approfondire meglio alcuni scambi.

Voto: 9-

Colonna sonora

Impeccabile, per tutta la stagione non c’è mai un tema fuori luogo. Christopher Lennertz accompagna lo spettatore usando le note come un condimento equilibrato, mai sovrastante, che muta forma in base allo stile in scena in quel momento (e abbiamo visto che di stili ce ne sono parecchi).

Sul finale quell’arco stridente e inquietante è pura poesia e sottolinea in maniera perfetta la scena di Homelander che realizza di poter davvero fare tutto ciò che vuole.

Voto: 9

Effetti speciali

Non è la parte in cui The Boys eccelle, questo è poco ma sicuro. C’è la sensazione che si facciano le cose à la guerre comme à la guerre, con le risorse che si hanno a disposizione. Alla fine, non senza sorpresa, il risultato è pure coerente con la serie: la Cgi è posticcia (i polpi di The Deep non si possono vedere), il sangue e gli squartamenti pure, eppure tutto è coerente.

Voto: 7

Cast

Karl Urban

Butcher è il personaggio della vita per Urban. La sua mimica facciale è perfetta, il suo bizzarro accento (lui è neozelandese) è unico e nessun’altro potrebbe fare meglio di lui.

Voto: 9,5

Antony Starr

Kevin Smith l’ha proposto per gli Emmy e sarebbe una nomination meritatissima. Il suo Homelander è inquietante, ansioso, divertente, glaciale, falso in maniera impeccabile. Basta un minimo movimento di un muscolo e Starr sta già comunicando con lo spettatore, non ha nemmeno bisogno di aprire bocca.

Straordinario.

Voto: 10

Jack Quaid

La sua interpretazione si arricchisce di una scrittura più complessa e ne trae vantaggio. La relazione con Starlight si fa difficile, quella con Butcher si cementa ulteriormente. Il ruolo di Hughie gli esce particolarmente naturale, segno di un casting riuscito.

Voto: 8,5

Erin Moriarty

La sua Starlight evolve e questa nuova consapevolezza le si addice. Meno impaurita, più sicura di sé, la Moriarty accompagna il personaggio nel suo percorso rendendolo credibile. A un certo punto Starlight si rende conto che la sua voce è più forte dei suoi poteri e la maniera in questo viene reso sullo schermo è efficace, per non parlare delle liti con Hughie, nel quale viene fuori una convincente donna che combatte per la propria indipendenza.

Voto: 8,5

Laz Alonso

È la scoperta della stagione. Gli sceneggiatori finalmente si concentrano sul suo personaggio e Alonso prende la palla al balzo per rendere un Mother’s Milk molto più sfaccettato e determinato delle scorse stagioni. Bravissimo.

Voto: 9

Tomer Kapon

Il suo Frenchie è sottotono in questa stagione e la sua interpretazione ha meno smalto. Eccede un po’ troppo: troppo disperato, troppo dolce, troppo succube, troppo splendido, c’è bisogno di abbassare un poco la manopola del trasporto. Il suo passato da militare viene fuori nelle scene d’azione nelle quali è convincentissimo, forse più di tutti i suoi colleghi.

Da segnalare che lui, pur essendo israeliano, ha un accento francese davvero ottimo, complimenti.

Voto: 8

Karen Fukuhara

Kimiko è un personaggio non semplice da interpretare, dato che è muta. Tutto passa per il linguaggio non verbale e la Fukuhara è migliorata parecchio in questo senso, ora è molto più convincente che in passato. Soprattutto è meno monotona, ma deve ancora migliorare.

Voto: 7,5

Dominique McElligott

Gran finale (?) per la sua Queen Maeve. Completa il suo arco di redenzione e dopo essersi disintossicata ed essere tornata in forma affronta Homelander in uno scontro nel quale lo mette in seria difficoltà, arrivando addirittura a ferirlo. La McElligott riesce a dare le giuste sfumature a questa donna repressa, alla disperata ricerca di un’emancipazione che le permetta di vivere una vita normale.

Voto: 8

Jessie Usher

È l’anello debole del cast. Non che non raggiunga la sufficienza, ma rispetto ai suoi colleghi la sua interpretazione appare svogliata, monocorde, e la scrittura del personaggio non aiuta di certo. Giunto alla seconda resurrezione è ora di mettere nell’armadio la plot armor.

Voto: 6

Chace Crawford

Molti non l’hanno apprezzato, ma si trova a che fare con il personaggio scritto nel modo più infame. È cringe, c’è poco da fare, ma lo è con consapevolezza. Il problema è che nei rari momenti di serietà non è del tutto all’altezza.

Voto: 7

Jensen Ackles

Il suo Soldier Boy è perfetto. Ha il physique du rôle, una magnifica vociona baritonale, la mascella forte e un carisma innato. Gli basta alzare un sopracciglio ed è già nel ruolo. Ora è sotto ghiaccio, ma è abbastanza scontato che lo rivedremo.

Voto: 9

Claudia Doumit

Ha meno screen time del previsto, probabilmente la stanno conservando per la prossima stagione dov’è probabile che sarà un nuovo villain, dritta dalla Casa Bianca. Lei è comunque molto brava e sa rendere il personaggio cinico e materno allo stesso tempo.

Voto: 8,5

Voto globale al cast ponderato in base al minutaggio: 9

Pro

  • Antony Starr e Karl Urban in stato di grazia
  • Grande lavoro di scrittura dei personaggi
  • Uno stile inconfondibile e unico

Contro

  • Effetti speciali così così
  • La plot armor sui personaggi principali ha stufato
  • Si ritorna sempre al solito punto di partenza

Voto finale: 9-

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Pubblicato da Giacomo Stiffan

Classe '83, nato e cresciuto nel profondo nordest. Ho una formazione atipica, che copre vari interessi: dal mio principale ambito di studi – le lingue e la comunicazione – alla scienza, dall'economia alla politica. La mia innata curiosità mi porta ad approfondire una moltitudine di argomenti diversi, al fine di metterli in connessione tra loro per trovare inedite associazioni. Amo scrivere di politica estera, principale argomento che tratto su theWise Magazine, tanto quanto analizzare e recensire prodotti audiovisivi, soprattutto se legati alla cultura pop. Altri ambiti di interesse giornalistico sono scienza e tecnologia, la sanità (in particolare quella pubblica e la sua relazione con la politica), la linguistica e il suo intrinseco legame con la Storia.

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