Thor: Love and Thunder, la recensione – theWise@theCinema

Thor: Love and Thunder, la recensione – theWise@theCinema
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«Ma è scemo».

Questo commento di una ragazza presente in sala – ragazza con un notevole dono della sintesi – riassume molto bene Thor: Love and Thunder. Non c’è zucchero che possa addolcire questa pillola. Che poi sia divertente o meno dipende dalla sensibilità dello spettatore, ma si tratta di un film che cerca ossessivamente di far ridere in maniera molto terra terra, e fin lì nulla di male.

Il problema è il come.

Se dovete ancora decidere se andare a vederlo al cinema oppure no, accettate un consiglio: se vi piaceva l’epica classica del Thor di Branagh è molto probabile che questo film vi dia la nausea, se invece avete adorato il twist dato al personaggio in Ragnarok allora ci sono discrete possibilità che lo troviate piacevole.

In entrambi i casi, considerando che arriverà tra poche settimane su Disney+, con una buona tv in casa il gioco non vale la candela: non è uno di quei film che si deve per forza vedere al cinema (tipo Dune, per intenderci).

Overview

ATTENZIONE, da qui in avanti sono presenti spoiler di Thor: Love and Thunder.

Per il primo Thor, Kenneth Branagh concepì un prodotto con una narrativa dove l’epica doveva farla da padrone. Certo, si trattava pur sempre di un film Marvel, pertanto erano presenti momenti di rilassamento leggero, ma la comicità non era certo la cifra stilistica principale.

Nonostante lo scempio compiuto in Thor Ragnarok (opinione personale, ça va sans dire), Taika Waititi ne aveva mantenuto almeno un briciolo, pur avendo stravolto il personaggio. Un briciolo piccolo piccolo a dire il vero, ma c’era. E ripreso poi nei film corali, in particolare Avengers: Infinity War, nel quale i fratelli Russo hanno riportato in vita per un momento la speranza di rivedere un Thor degno del suo nome (per poi tornare indietro con il fat Thor di Endgame).

Ora, invece, Waititi porta a termine il suo progetto di demolire l’epica di Thor: se ne sbatte allegramente del pregresso e massacra il personaggio trasformandolo nella parodia di sé stesso. E nemmeno una parodia divertente, ma una cringe, che per buona parte del tempo fa venire i brividi lungo la schiena dal disagio invece di far ridere.

È una considerazione soggettiva, com’è ovvio. Molte persone in sala erano piegate in due con le lacrime agli occhi e infatti i commenti in giro per i social non hanno mezze misure: Thor: Love and Thunder o si ama o si odia.

A parere di chi scrive, la comicità voluta da Waititi per questo film è imbarazzante, degna di un bimbo delle elementari. Per capirci, la cosa che fa più ridere è una coppia di capre giganti il cui verso è un urlo disumano (doppiato dallo stesso Waititi oltretutto), gag ripetuta fino alla nausea così come molte altre. Della serie che se ridi per le scorregge, questo film è facile che ti piaccia.

Come detto in precedenza i commenti in giro per i social vanno da un estremo all’altro, ma questo dualismo di giudizio sembra essere una peculiarità europea. Thor: Love and Thunder negli Stati Uniti piace assai, segno che questo film avrà comunque un buon successo commerciale: Waititi ha fatto centro, ha servito la pietanza calibrandola sul palato meno raffinato in modo che piacesse a più pubblico possibile. Dopotutto si vendono più hamburger che foie gras, no?

Se non sai farlo, non farlo

Thor è diventato talmente una macchietta di sé stesso che qualsiasi scena è sporcata da battutine idiote, che ammazzano anche quei rari momenti potenzialmente interessanti dal punto di vista narrativo. Trama, per giunta, davvero banale: c’è da sconfiggere il cattivo, ci serve quella cosa, la prendiamo, scontro finale, redenzione del villain in punto di morte, gancio per il prossimo film (con debutto della figlia di Hemsworth, India).

A ben vedere non è una trama molto diversa dalla quasi totalità degli altri film del Mcu, ma c’è modo e modo di renderla interessante.

Thor love and thunder

Il problema è acuito dalla constatazione che si tratta di una commedia dove i protagonisti non sono per niente efficaci. È comprensibile che a Chris Hemsworth piacciano le parti comiche, infatti aveva preso con grande entusiasmo lo stravolgimento del personaggio in Thor Ragnarok. Il problema è che non basta che gli piaccia una tipologia di ruolo, deve anche essere credibile. Dispiace, ma lui non lo è e oltretutto non si sa scegliere i ruoli (qualcuno ha detto Men in Black International?). Quando interpreta le parti drammatiche è molto più efficace, a dimostrazione che non è affatto un cattivo attore (anzi!) ma forse non è così versatile come crede di essere: per fare comicità demenziale fatta bene bisogna esserci portati, non è affatto semplice.

Discorso ancor più vero per Natalie Portman. Lei è un’attrice drammatica formidabile, tra le migliori. Questo non significa che possa traslare questa bravura su altri generi con efficacia, e infatti è innaturale.

Gli attori versatili in maniera universale sono rari, e né Chris Hemsworth né Natalie Portman lo sono.

Per fare un esempio, la scena della granata/cassa portatile è da nascondersi sotto la sedia dal cringe. Ma solo per Natalie Portman, perché Tessa Thompson è molto più credibile di lei.

Thor love and thunder

Ma alcuni ci riescono

Il personaggio di Valchiria infatti è perfetto. A dimostrazione che se la scrittura del personaggio è coerente e il casting dell’interprete è azzeccato, l’effetto cringe viene neutralizzato.

Valchiria – introdotta in Ragnarok – è stata scritta fin da subito come una donna forte e dalla battuta pronta. Tessa Thompson sa tirare fuori queste qualità in maniera naturale. Così la battutina sagace detta da lei ci sta, soprattutto perché il suo personaggio è comunque sveglio, in gamba, non un idiota patentato come Thor.

Non è sola, ci sono un altro paio di personaggi azzeccati.

Thor love and thunder

Il primo è il Gorr di Christian Bale. Si tratta dell’unico personaggio drammatico di tutto il film, e infatti è quello che funziona meglio. Il suo arco narrativo è coerente ed esplicito e lo spettatore comprende le motivazioni del personaggio. Si tratta di uno dei villain meglio scritti e meglio interpretati dell’intero Mcu, e dispiace un sacco che sia durato solo il tempo di questo imbarazzante film. C’è un unico difetto: definirlo “il macellatore di dèi” e fare i puritani mettendo tutto il sangue off screen è un paraculata che non si può vedere. Oppure, cosa assai probabile, si tratta di tagli che però vanno a inficiare la bellezza di questo cattivo.

Il secondo personaggio è lo Zeus di Russel Crowe, che stupisce per la sua capacità di essere ridicolo e inquietante allo stesso tempo. La scrittura del personaggio è cringe tanto quanto il resto del film, eppure Crowe regala un’interpretazione esilarante: nessuna preparazione fisica per lui, che si presenta in tutta la sua paffutaggine a saltellare sollevando la gonnellina manco fosse uno svampito dio dell’Olimpo di Pollon. La differenza sta nel suo essere camp: è imbarazzante, ma lo è in maniera consapevole ed è in grado di trasmetterlo allo spettatore, cosa che a Thor non riesce.

Thor love and thunder

Ma non fa solo ridere, le sue minacce sono credibilissime e il suo sguardo passa dal divertito al tagliente in una frazione di secondo, per non parlare della scena post credit.

Questa è versatilità!

Oltretutto Zeus è l’unico personaggio doppiato davvero bene: Luca Ward è una garanzia e Crowe non può avere altre voci.

Per il resto, purtroppo, il doppiaggio è in linea di massima sotto le aspettative. Ci si perde per strada la vociona di Hemsworth e la profondità di Bale.

Un buco di trama nel Mcu

Thor: Love and Thunder introduce Eternità, il quale dà la facoltà a chi lo trova per primo di esprimere un desiderio. Una sorta di genio della lampada usa e getta, per capirci.

Il fatto che Thor sappia come arrivarci e abbia a disposizione gli strumenti per farlo genera un plot hole degno di una bomba atomica: l’intera saga dell’infinito è completamente da buttare, Thor poteva stroncarla sul nascere in qualsiasi momento, sia prima che dopo lo schiocco di Thanos.

Che sia una svista o che in futuro arrivi un’arrampicata narrativa sugli specchi per spiegarla, si tratta di una cosa davvero grossa.

Contro la divinità

La critica alla religione è evidente: pur avendo come protagonista un dio e come villain un mortale che rigetta la divinità, questo è un film profondamente ateo. E lo fa in un mondo dove gli dèi esistono, sono tangibili, ci puoi parlare, li puoi toccare e addirittura ci puoi uscire per un appuntamento.

Nel prologo Waititi porta lo spettatore a simpatizzare con il villain dipingendo la sua sfida verso la divinità come un qualcosa di giusto e condivisibile. Ciò che di male ci succede nella vita non è a causa di un dio che mette alla prova la nostra fede: Dio di noi se ne frega. Concetto per nulla criptico, esplicitato per bocca del primo dio ucciso da Gorr nel corso del prologo.

La rappresentazione della città degli dèi è esemplificativa di questo messaggio grazie a Zeus: narcisista, esibizionista, del tutto insensibile nei confronti di chi crede in lui.

Meglio la copia o l’originale?

La sensazione è che Waititi – inconsciamente o meno – si ritrovi a inseguire una saga spassosa, con una comicità semplice e alcune parti che fanno commuovere.

Il riferimento è ovviamente ai Guardiani della Galassia di James Gunn, una serie di film che è tutto quello che Waititi vorrebbe, ma meglio di come lo fa lui. Gunn scrive i suoi personaggi in maniera che le parti comiche siano comiche e quelle drammatiche siano drammatiche (ma dai?!) e il casting è orientato di conseguenza: Chris Pratt è un protagonista che può benissimo fare sia ridere che piangere, così come gli altri personaggi, che hanno tutti un background traumatico.

Fa da contraltare Gamora (e ora Nebula), personaggio molto serioso che ha lo scopo di fare da termine di paragone: è un ruolo tutt’altro che banale, senza di lei lo spettatore non avrebbe riferimenti.

In Thor: Love and Thunder questo ruolo sarebbe quello di Jane Foster, se non fosse che di serioso ha ben poco e nelle sue interazioni con Thor è sempre e comunque leggera.

Thor love and thunder

Non è un caso che Thor abbia incrociato il proprio destino narrativo con i Guardiani. L’operazione è tentare di traslare il successo di uno sull’altro, ma non funziona: i Guardiani della Galassia nel prologo guardano a Thor con sguardi imbarazzati, e già lì è evidente che Waititi pur di non fare un doppione ha scelto di spingere sull’acceleratore del cringe per superare a destra i Guardiani di Gunn.

Peccato che sia finito fuori strada.

Il paragone con Raimi

In questa fase post saga dell’infinito l’Mcu sembra aver preso la direzione di affidare i blockbuster a registi con una forte impronta personale, lasciando loro un discreto margine di manovra. Compresa la possibilità di esplorare generi nuovi: all’interno del Mcu ne convivono molti ed è una caratteristica del franchise.

Un esempio perfetto di questo trend è Doctor Strange nel multiverso della follia, di Sam Raimi.

Leggi anche: Doctor Strange nel Multiverso della Follia, la recensione – theWise@theCinema.

È il primo horror del Mcu, affidato a uno dei maestri indiscussi del genere noto per il suo tono scanzonato, perfetto per la leggerezza della Marvel.

Il paragone tra Doctor Strange e Thor è impietoso: Raimi costruisce un film importante, innovativo, che punta ad aggiungere tantissima carne al fuoco. Waititi vuole solo far ridere, anche quando è controproducente.

Un’occasione sprecata

Waititi è comunque un bravo regista e dal punto di vista tecnico il film regge. La fotografia è ottima e gli effetti speciali più che buoni. Gorr – vale la pena ripeterlo – è un personaggio riuscitissimo, anche nelle fasi d’azione, con uno stile tutto suo nei combattimenti che lo rende davvero piacevole da vedere. Piccolo inciso, il suo esercito di ombre ricorda troppo i demoni di Ghost.

Thor: Love and Thunder è un film che cerca la risata elementare e ripete ossessivamente le gag svuotandole di significato, e non annoia di certo: il ritmo rimane sempre molto sostenuto e non succede mai di guardare l’orologio per vedere quanto manca alla fine.

Il modo in cui viene raccontata la malattia di Jane poi è da manuale. Waititi sa essere di una sensibilità fuori scala quando vuole, l’abbiamo visto in quel gioiellino che è Jojo Rabbit. Il tempo che dedica a questo aspetto e il modo in cui lo tratta sono toccanti, in particolar modo nel dialogo con Darcy.

Questo fa mordere le mani per l’occasione sprecata. Poteva essere un gran film, poteva essere il riscatto di Thor. Invece è un altro chiodo sulla sua bara.

Le pagelle

Regia

La scelta di gestire gli eventi off screen tramite Korg (interpretato dallo stesso Waititi) sembra una presa in giro: vengono raccontati sotto forma di fiaba per bambini perché si sta dicendo che questo è un film per bambini pieno di comicità per bambini, neanche particolarmente svegli oltretutto. Ok la trollata, ma questo non innalza la qualità artistica dell’opera.

A livello tecnico Waititi sa fare il suo mestiere, le scene d’azione sono chiare, la cinepresa è gestita con sapienza. Da manuale lo studio delle inquadrature: regola dei terzi, sezione aurea, uso dei punti di intersezione. Waititi applica un metodo scolastico nella composizione delle immagini, ma equilibrato e davvero piacevole.

Peccato per una quantità di Cgi abnorme: in questo film è tutto finto e il problema è che spesso di nota e sembra di vedere un film d’animazione digitale.

Comunque in generale lo stile eccessivo si sposa con il tono della scrittura, e non è un complimento.

Voto: 6

Fotografia

Siamo su alti livelli, nessuna sbavatura degna di nota. Si usa tutta la tavolozza dei colori senza avere paura di eccedere e la cosa riesce bene (niente che non abbia già fatto Gunn nei Guardiani della Galassia).

La parte in bianco e nero nel pianeta oscuro è una chicca non da poco. Le luci sono collocate con sapienza, si gioca con le ombre (anche digitalmente), i dettagli a colori sono ben collocati ed è bella la scelta di desaturarli tutti, ma un po’ meno gli occhi di Gorr, che rimangono più vividi.

A parte questo non ci sono particolari picchi di genio.

Voto: 8,5

Sceneggiatura

Arriviamo alla nota dolente. La trama è di una banalità totale e il finale è telefonatissimo.

Il ritmo è frenetico e non ci si annoia, il che è un bene. Ma questo avviene al prezzo di un film mutilato, pieno di scene tagliate che a occhio e croce sarebbe stato meglio tenere. Ne paga le conseguenze soprattutto Gorr, che oltretutto è l’unico personaggio davvero degno di nota.

Waititi (che oltre a dirigere il film l’ha scritto e interpretato) sembra aver tastato il terreno con Ragnarok e, ottenuto il successo del pubblico, ha voluto riproporre la stessa formula portandola al suo estremo, stile più sulle sue corde.

Waititi infatti ama fare film camp, nei quali l’uso eccessivo del kitsch è deliberato e né rappresenta la cifra stilistica. Ci sta, e Thor: Love and Thunder lo è. Ma se funzionava in What We Do in the Shadows, qui fallisce.

Il problema è che c’è una costruzione del personaggio antecedente e coerente con una storia editoriale incompatibile con lo stile personale di Waititi, che lo fa sconfinare nella parodia alla Scary Movie. È talmente e volutamente camp da fare il giro e diventare la parodia di sé stesso.

Nei momenti in cui la trama potrebbe decollare viene falcidiata dalla solite, pessime e ripetitive gag presenti in ogni dannata scena di questo film: Stormbreaker gelosa fa sorridere la prima volta, magari anche la seconda, ma alla terza viene da prendere Waititi per il bavero per dirgli di smetterla.

Come spiegato nell’analisi, la scrittura di alcuni personaggi è oscena, in primis i due protagonisti. Ciliegina sulla torta, introduce un grave buco di trama a livello di Mcu.

Unico barlume di bellezza è il racconto della malattia di Jane, ed è ciò che salva il film dal voto minimo, insieme a Gorr.

Voto: 2

Colonna sonora

C’è Giacchino che di norma è bravissimo, ma non qui. L’epica non manca solo nella scrittura ma anche nella colonna sonora, piegata a quel Sweet Child O’ Mine ripetuto in maniera ossessiva.

Non è che sia sbagliato riproporre un brano non originale già usato in precedenza nello stesso film. Ma lo devi fare con oculatezza, connettendo quelle note a un evento o a un personaggio, per far sì che sia in grado di fungere da collegamento tra le due scene e susciti una qualche emozione nello spettatore.

Qui l’unica cosa che si pensa è: «Di nuovo?!».

Voto: 5

Effetti speciali

Alti e bassi. In alcuni punti la resa è opulenta, come nel palazzo degli dèi. In altri è meno curata, come nelle creature d’ombra e in vari dèi.

La Cgi è pervasiva e in alcuni punti sembra più un film Pixar che un live action.

Voto: 7

Cast

Chris Hemsworth

Il personaggio è scritto con i piedi e lui riesce a rendere la cosa ancora peggiore con la sua interpretazione. Gli vengono molto meglio le parti drammatiche.

È comprensibile che si diverta a fare quelle comiche, ma non funziona altrettanto bene.

Voto: 4

Natalie Portman

Stesso discorso fatto per Hemsworth, ma peggio. Il suo personaggio è scritto un filo meno peggio di Thor, eppure riesce a renderlo altrettanto cringe.

Si risolleva in quei micro flash di drama che si intravedono qua e là.

Voto: 4

Christian Bale

Sempre una garanzia, è il re Mida di Hollywood: dagli un personaggio e lo trasforma in oro. Ha il physique du rôle perfetto per Gorr e lo fa suo in maniera totale. Voce, mimica, movimenti del corpo, tutto è coerente.

Voto: 9

Tessa Thompson

Il taglio da dura fuori e spezzata dentro ma dalla battuta sempre pronta le calza a pennello. Si nota una crescita da Ragnarok, la sua interpretazione è più sul pezzo ma paga una scrittura tendente al monocorde.

Sarebbe stato bello se avesse avuto più screen time (tutto pur di avere meno di questo Thor scemo).

Voto: 8

Taika Waititi

Se da regista e soprattutto da sceneggiatore è bocciato, come attore in motion capture se la cava egregiamente. Il suo personaggio è l’unico che tutto sommato è davvero divertente.

Voto: 8

Russel Crowe

È la sorpresa di questo film. Si sapeva che avrebbe avuto un minutaggio contenuto, eppure ruba la scena a tutti gli altri, protagonisti compresi. Fa ridere pur essendo imbarazzante, ma al contempo è minaccioso senza risultare dissonante.

C’è poco da fare, quando Crowe tira fuori il suo carisma non ce n’è per nessuno.

Voto: 9

Voto al cast ponderato in base al minutaggio: 6,5

Pro

  • Se vi piace il cringe lo adorerete
  • Il Gorr di Christian Bale è stupendo
  • Riuscito lo Zeus di Russel Crowe

Contro

  • Scrittura pessima
  • Se vi piaceva il Thor di Branagh lo odierete
  • Introduce un buco di trama nel Mcu

Voto globale: 4,5

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Pubblicato da Giacomo Stiffan

Classe '83, nato e cresciuto nel profondo nordest. Ho una formazione atipica, che copre vari interessi: dal mio principale ambito di studi – le lingue e la comunicazione – alla scienza, dall'economia alla politica. La mia innata curiosità mi porta ad approfondire una moltitudine di argomenti diversi, al fine di metterli in connessione tra loro per trovare inedite associazioni. Amo scrivere di politica estera, principale argomento che tratto su theWise Magazine, tanto quanto analizzare e recensire prodotti audiovisivi, soprattutto se legati alla cultura pop. Altri ambiti di interesse giornalistico sono scienza e tecnologia, la sanità (in particolare quella pubblica e la sua relazione con la politica), la linguistica e il suo intrinseco legame con la Storia.

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