La guerra un anno dopo con Mirko Campochiari (Parabellum)

La guerra un anno dopo con Mirko Campochiari (Parabellum)
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Un anno fa, il 24 febbraio 2022, la Russia invadeva l’Ucraina. Doveva essere una guerra lampo, nelle idee folli di Putin, ma non è stato così. Cosa sta succedendo? Quali possibili sviluppi? Ne parliamo con l’analista militare Mirko Campochiari di Parabellum, il noto canale YouTube di storiografia militare.

Come sta procedendo questa guerra? Quali sono le prospettive, con l’arrivo della tanto temuta bella stagione?

«Prima di pensare all’estate, bisogna vedere come e quando inizierà la stagione piogge. A quel punto tutto sarà fango e le strade saranno impraticabili, la famosa rasputiza. Questo potrebbe rallentare sia l’avanzata russa, sia una controffensiva ucraina».

Esiste una pace possibile? A quali condizioni da ambo le parti?

«Non credo in questo momento. Inoltre, l’Europa ha dichiarato la Russia uno “stato canaglia” e ci siamo legati mani e piedi a questo conflitto. Una soluzione si potrà avere probabilmente solo manu militari: penso a una consunzione degli eserciti o a qualche rivoluzione interna.

Ipotizziamo però due scenari. In un primo ci sono i russi che perdono, a causa degli aiuti occidentali. A quel punto dovrebbero pagare i danni causati dalla guerra. Facendo un parallelismo con la storia recente, dopo la guerra in Jugoslavia, è stato consegnato Slobodan Milošević per evitare il pagamento.

L’altro scenario possibile sarebbe quello che vedrebbe un riconoscimento da ambo le parti delle repubbliche separatiste del Donbass. All’Ucraina non converrebbe tenerle annesse, poiché si rischierebbe una guerra civile constante. D’altra parte anche per la Russia è impensabile uno scenario di conquista dell’Ucraina (totale, parziale o un con un governo fantoccio) per gli stessi motivi».

Utilizziamo una delle parole più gettonate del 2022: escalation atomica. C’è una reale possibilità?

«Assolutamente no. Se i russi sono già in difficoltà nel solo Donbass, perchè coinvolgere tutta la NATO sul campo, con invio di uomini? L’esercito russo durerebbe forse settantadue ore e loro lo sanno bene.

Ci sono scenari alternativi, possiamo dire di “sfoggio di potenza” per mettere paura. I russi potrebbero sganciare un’atomica tattica nel Mar d’Azov, per vedere la reazione occidentale, oppure utilizzarla non a terra, ma in aria. L’impulso elettromagnetico metterebbe fuori uso tutte le apparecchiature elettroniche. Sparata su Kyiv non colpirebbe direttamente la popolazione, ma la farebbe tornare al Medioevo».

Mirko Campochiari Parabellum
Mirko Campochiari di Parabellum. Foto per gentile concessione dell’intervistato.

Sono in arrivo nuovi aiuti occidentali. Si tratta però di armi e mezzi per eserciti di professionisti addestrati. Incideranno davvero sull’andamento del conflitto?

«L’esercito ucraino è essenzialmente di leva e i mezzi in arrivo sono per professionisti, con almeno un anno di addestramento. Certamente quello che le truppe riceveranno sarà risicato.

Passare da un carro ad un altro non è così complicato, si può dire come passare da un’automobile a un camion: le regole della strada le conosco già. Un altro discorso è l’interoperabilità di questi mezzi. Con l’avanzata elettronica all’interno, il vero scoglio sarà coordinare e far comunicare queste tecnologie e questi mezzi tra di loro.

Il generale Capitini in una live sul mio canale ha paragonato le operazioni militari congiunte ad un concerto. Un conto è suonare il proprio strumento, un conto è suonare in orchestra. Singolarmente si può essere molto abili ma la melodia che ne esce è intonata?».

Leggi anche: Un anno di guerra in Ucraina: ora che ne pensano i russi

Le sanzioni stanno funzionando? Cosa ne pensano i russi di questa situazione economica e sociale?

«Onestamente, come diceva il reporter Luca Steinmann nella stessa live citata poco fa, il morale dei russi è alto, checché se ne dica in occidente. Al netto della frittata fatta da Putin, i russi rischiano il Paese. Il dittatore russo, come temevo, è riuscito a trasformare la guerra da personale a quella del popolo russo.

Credo ci sia (e ci sia stata) una narrativa sbagliata in occidente. Le sanzioni non sono la panacea di tutti i mali: il primo Paese che ha subito le sanzioni fu l’Italia, a seguito della guerra in Etiopia. Questo ci ha fatto scivolare verso la Germania. Poi sappiamo tutti cosa è successo.

Queste sanzioni possono solo spingere la Russia verso la Cina. Inoltre se davvero questa guerra era pensata e preparata da anni, come potevano i russi non avere preparato scorte, come i chip e le munizioni?».

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Pubblicato da Marco Capriglio

Vicepresidente di theWise Magazine, sono nato a Scandiano (RE), nella terra di Lazzaro Spallanzani e dell'Orlando Innamorato. Pedagogista e docente di sostegno, scrivo soprattutto di disabilità, inclusione e scuola. Ho una seconda identità di musicista e appassionato di militaria.