Licia Colò e l’antropomorfismo: quando è l’ambientalismo a fare danni

licia colò
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Una nota presentatrice dall’animo buono e dalla voce gentile (Licia Colò) entra nel suo supermercato di fiducia e comincia a depennare gli articoli dalla sua lista. La spesa procede con tranquillità e soddisfazione, fino a quando il suo sguardo non incrocia il banco della pescheria. Una ventina di granchietti agonizzanti la stanno chiamando a gran voce. Complice il fatto che sono impacchettati, tuttavia, la presentatrice non riesce a comprendere se le loro voci dicano «Lasciaci morire in pace» o «Ti prego, restituisci le nostre spoglie al dio del mare». Così la biondissima conduttrice – che ha collaborato numerose volte con la nota star Ciuffo – si sente avvampare di una nuova energia morale, e diventa all’istante la paladina indiscussa dei granchi. Decide che è ora di farla finita con questa violenza verso animali pensanti, così prende lo smartphone e apre lo strumento che le permetterà di porre fine a questa mattanza: Facebook.

Tutti devono sapere. Non solo che tutto questo è moralmente condannabile, ma che nessun ragionamento razionale può frenarla dal mettere in pratica la sua necessità di protagonismo. Compra la confezione di granchi vivi (perché è giusto così), finisce di fare la spesa (l’indignazione sfinisce e richiede molte energie), si reca sulla spiaggia (perché i granchi vivono tutti in un generico mare) e libera quei succosi corpicini agonizzanti. Finalmente giustizia è stata fatta, e tutti noi ora possiamo dormire tranquilli. L’ambiente è una cosa che va preservata da tutti quei cattivoni che se ne approfittano, e se questi periranno sotto le grinfie di terremoti e uragani sicuramente se la saranno andata a cercare.

licia colò

Licia Colò che fraternizza con animali umanizzati. Credit: animalieambiente.it

Chi non dorme tranquillo, però, è chi riflette sulla natura tendenzialmente fessa della platessa, che non è stata così furba da farsi catturare viva e da farsi mettere in una vaschetta, ma ha preferito, invece, farsi sfilettare e posizionare su una fredda vetrina ghiacciata.

L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine alle pagine 14-17.

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Stefano Urso

In questa linea temporale sono un dottore in psicologia sociale. In questo mondo parallelo non sono ancora morto. Il caso ce l’ha sempre avuta con me, o forse mi vuole bene ed è sempre stato un problema di interpretazione. Ventinove anni di essere umano e ancora non ho capito come ci sono arrivato. Dopo una carriera scolastica mediocre sono sbarcato al porto dell’università. Qui la mia passione per la psicologia si è trasformata in qualcosa di concreto, dove lo studio della mente umana è diventata Scienza, e dove la mia trascuratezza mentale è mutata in amore per la ricerca. Amore, a quanto pare, non corrisposto. Ho dedicato il mio percorso formativo allo studio degli stereotipi, dei pregiudizi e del come affrontarli, con un'attenzione particolare all’antropomorfismo e alla psicologia delle religioni. Ora mi dedico alla selezione, allo sviluppo delle risorse umane e allo studio della robopsicologia. Odio profondamente la PNL e chi la sostiene come verità assoluta. Amo profondamente fare pane e dolci. Mi piace pensare che il corso del tempo non sia così definito come lo si percepisce. Il me che agisce al tempo presente lo fa pensando al me futuro. Così in ogni cosa che faccio ringrazio il mio me passato, precedente me presente che ha pensato al me futuro, ovvero l’attuale me presente. Sono appassionato di viaggi nel tempo. Trovo una soddisfazione incontenibile quando, narrativamente parlando, un autore riesce a stravolgere temporalmente una storia e farla roteare su se stessa su una serie infinita di viaggi nel tempo che portano tutti ad annullarsi. Scrivo di viaggi fantastici, di gatti magici e astronauti golosi. In questa linea temporale, di questo mondo parallelo, mi ritrovo a combattere l’ignoranza in prima linea scrivendo articoli di psicologia e cercando, al contempo, di guadagnare qualcosa: autorevolezza.