theWise incontra: Il poliamore al tempo di Netflix

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Lei e Lui sono una coppia fissa da sei anni, e convivono ormai da tre. Il loro amore e la loro personalità li ha sempre portati a scoprire cose nuove, senza mai fermarsi a ciò che sapevano o che nella loro vita era già consolidato. Così ora si trovano a voler portare la loro relazione – e la loro crescita personale – a un nuovo livello: quello del poliamore. Il poliamore, però, è un costrutto complesso e spesso non conosciuto dalla gran parte delle persone. Rimane pertanto nascosto tra i pochi che lo conoscono, e allontanato da chi lo ritiene qualcosa di moralmente inaccettabile. Si tratta di uno stile e una filosofia di vita che inevitabilmente si scontra con uno dei pilastri più duri da demolire nella cultura occidentale di origine giudaico-cristiana: la monogamia.

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Simbolo del poliamore. Fonte: pasionaria.it

theWise ha avuto la fortuna di incontrare questa coppia ancora in fase di transizione: ed ecco che – attraverso il dialogo – si evidenziano e si scardinano i concetti con cui tutti noi siamo inevitabilmente cresciuti, concependoci come “normali” e moralmente inattaccabili. Chi leggerà questa intervista avrà la possibilità di scoprire come si vive in una relazione in cui nulla è dato per scontato.

Grazie per aver accettato di condividere con noi la vostra vita privata. Cominciamo fin da subito con una definizione il più possibile oggettiva di ‘poliamore’.

Lei: «Il poliamore è una modalità relazionale in cui si è eticamente non monogami. C’è quindi la possibilità di instaurare più relazioni, a patto che ci sia completo rispetto e piena condivisione».

Lui: «Il poliamore è un modo di intendere le relazioni e la vita affettiva. Può essere vissuto in diverse modalità, ma tutte, in sostanza, condividono l’idea che si possano avere più relazioni contemporaneamente, a patto che la cosa sia accettata e condivisa da tutti. Si può essere poliamorosi avendo più relazioni di coppia, oppure avendo una o più relazioni con più di una persona contemporaneamente».

Provate ora, invece, a darci una vostra definizione. Insomma: cos’è per voi il poliamore?

Lui: «In una sola parola: condivisione. È in primo luogo poter parlare con la mia compagna di pensieri, sensazioni e interessi che solitamente è difficile condividere e, nello stesso tempo, poterli estendere anche con altri».

Lei: «Per me è un importante cambio di prospettiva: non si tratta più di una relazione di possesso e di scambio, ma diventa una relazione basata sulla piena condivisione, che mi dà la possibilità di donare liberamente affetto e amore a persone che mi interessano, condividendo queste esperienze anche con il mio compagno».

Facendo riferimento al vostro esempio, che differenze ci sono tra una coppia tradizionale monogama, aperta e poliamorosa?

Lei: «La coppia tradizionale è bastata su un patto di esclusività in cui qualsiasi attenzione rivolta ad altri è un tradimento. La coppia aperta solitamente prevede la possibilità di avere relazioni sessuali con altri, ma non la possibilità di instaurare più relazioni profonde contemporaneamente».

Lui: «Il poliamore è, come evidenzia la parola “amore”, affetto: non riguarda unicamente il sesso – cosa che invece succede spesso nelle coppie aperte – e soprattutto consente, in linea teorica, di avere relazioni non solo di coppia ma con più persone contemporaneamente».

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Vignetta illustrativa di un rapporto poliamoroso. Fonte wired.com

Che rapporto c’è tra poliamore e bisessualità?

Lui: «Non lo so, non conosco le statistiche dei poliamorosi. Posso però immaginare che, come lo è stato per me, possa esserci più di un elemento – nel pensarsi bisessuale – che si avvicina alla filosofia poliamorosa. In primo luogo, quando una relazione monogama si fa molto seria – per esempio nel caso del matrimonio – credo che, come è accaduto a me, il pensiero che ci sarà una parte del mondo inesplorata e inesplorabile è piuttosto impegnativo. In secondo luogo, chi ha messo in discussione moltissimo della propria identità, affettività e vita è più pronto a mettere in discussione anche il concetto di coppia nel senso tradizionale. E poi la vita è esplorazione: di persone, relazioni, luoghi e attività. Poterla condurre con l’idea che nessuna possibilità sia preclusa – né per questioni di genere, né perché ci si trova all’interno di una coppia monogama tradizionale – è un pensiero piuttosto figo».

Lei: «Non so se ci sia un rapporto specifico. Per me, però, la bisessualità ha influito nell’idea di vivere una relazione poliamorosa. Escludere dalla mia vita una parte importante della mia identità sessuale e affettiva talvolta mi ha pesato, in passato, e quando anche il mio compagno ha messo in discussione la propria eterosessualità ci è sembrato giusto darci la possibilità di vivere appieno le nostre esperienze anche con persone del proprio sesso. Questa, comunque, non è l’unica ragione per cui abbiamo deciso di essere poliamorosi».

La vostra storia è particolarmente interessante, perché state costruendo attivamente la vostra storia poliamorosa dopo anni di amore monogamo. Sembra che il poliamore necessiti di una “decostruzione” della relazione monogama. Siete d’accordo?

Lei: «Decisamente. Abbiamo messo in discussione moltissime certezze riguardo alla nostra relazione, al nostro modo di interagire tra noi e con gli altri. Abbiamo anche dovuto fare un intenso lavoro su noi stessi, perché aprirci di nuovo verso il mondo ci ha portati a fare i conti nuovamente con paure, timidezze e incertezze. In questo percorso di “decostruzione” ci sono stati tanti alti e bassi, con emozioni contrastanti. Ma oggi, guardando indietro, credo che questo ci abbia profondamente arricchiti e avvicinati. Oggi noi come coppia siamo decisamente più forti di prima e più uniti».

Lui: «E siamo più forti anche come persone. Dover ripensare da capo tutte le interazioni tra noi e rivedere da zero il concetto stesso di coppia ha fatto sì che ci rimettessimo in gioco individualmente come persone, e ci ha anche portati a discutere tanto sulla nostra relazione e a non dare per scontate tante cose. Questo ci ha resi più forti e migliori; soprattutto io, ora, so che abbiamo instaurato una modalità – che è quella della condivisione, della discussione e del confronto – che potrà aiutare in ogni situazione della vita. Ci sono tante cose che devono essere ripensate in una relazione non monogama esclusiva: tante delle “attenzioni” che da uomo si riservano alla partner sono fondamentalmente comportamenti di protezione più o meno espliciti. Io ho dovuto imparare a non pensare alla mia compagna in termini di possesso. Se usciamo non devo “proteggerla” da persone fastidiose, non devo aver paura che qualcuno me la “porti via”. Ho imparato a vedere più la mia compagna come una persona: una persona che è perfettamente in grado di vivere nel mondo, difendersi, provare interesse per altri, senza che questo tolga qualcosa a me e al nostro rapporto. Questo nuovo modo di intenderci, e di intendersi, è stato profondamente liberatorio – dai ruoli tradizionali, dalle abitudini non sempre piacevoli, e così via. Consiglierei a chiunque di provare, una sera, a cercare di non pensare di dover necessariamente svolgere un ruolo nei conforti della o del partner, ma, semplicemente, di viversi la vita, condividendo e lasciandosi spazio libero di vivere come si vuole».

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“You, me and her”, celebre serie tv in cui una coppia si innamora della stessa donna disponibile su Netflix. Fonte: cinematographe.it

Come siete arrivati ad avere la consapevolezza di coppia? E come siete arrivati a fare il primo passo?

Lui: «Ci siamo avvicinati a questa filosofia in seguito – o meglio in contemporanea – ad altre trasformazioni di coppia e individuali che ci hanno letteralmente travolto qualche tempo fa. Abbiamo messo in discussione molte cose della nostra vita. Per poter mettere in discussione qualcosa, però, bisogna conoscerla e averla vissuta. Io e la mia compagna abbiamo iniziato una convivenza – la nostra prima convivenza – ed è stata dura: non è per niente facile condividere così tanto anche tra due persone che ben si conoscevano prima. Una volta superata questa difficoltà, le cose si sono assestate. A quel punto, forse, il terreno si è reso fertile per poter mettere in discussione qualcosa, come i ruoli tradizionali e la relazione di tipo romantico. Siamo diventati femministi convinti, al limite della radicalizzazione, come sanno abbastanza bene i nostri amici. Di conseguenza, la sicurezza e il potere che dà una relazione libera – o che punta ad essere tale – dai ruoli tradizionali ci ha consentito di essere più chiari con noi stessi e con il partner riguardo alla nostra vita sessuale, i nostri desideri, le nostre fantasie: insomma, quello che avremmo sempre voluto fare ma che non abbiamo mai osato chiedere. Ed è qui che si inserisce l’idea del poliamore, che nasce come: ‘Che figata: questi vivono una relazione in cinque e riescono a non uccidersi!’ e finisce con la piena consapevolezza che questa via sia una grande opportunità per essere davvero felici nella relazione (la nostra), nelle relazioni (con altri) e come persone».

Lei: «Condivido appieno ciò che ha detto lui. Quello che posso aggiungere è che, una volta che abbiamo iniziato a mettere in discussione una piccolissima parte, i cambiamenti in noi stessi e nel nostro rapporto ci hanno travolti senza più fermarsi. La cosa bellissima, e secondo me più importante, è che siamo riusciti a portarli avanti sempre insieme, cercando di costruire di volta in volta un terreno comune su cui far maturare il cambiamento successivo. Così quando ci siamo imbattuti nella filosofia del poliamore, dopo aver letto di qua e di là di cosa si trattava e dopo aver capito che avrebbe potuto fare per noi, ci siamo lanciati in quest’avventura».

Lui: «Si certo, ora la raccontiamo così, ma non è così facile, e probabilmente non lo sarà nemmeno in futuro. Ci sono talmente tante cose da “smontare”, se si vuole far filare tutto liscio… Noi, però, abbiamo l’idea di base che per quante difficoltà possano esserci le affronteremo parlandone, confrontandoci ed eventualmente lasciando stare le cose che non fanno per noi. Anche se io credo che non riuscirei più a pensarmi sereno e felice in una relazione monogama esclusiva».

Qual è stata la vostra prima mossa?

Lei: «La prima mossa è stata quella di cercare persone poliamorose e poterci confrontare dal vivo su questo argomento. Le comunità online ci sono state d’aiuto, ma ammetto che ci è voluto un bel coraggio per deciderci a partecipare al primo incontro».

Lui: «Che era uno speed date! Quindi ci siamo lanciati proprio così».

Lei: «Alla fine abbiamo deciso di iniziare proprio con uno speed date, a mo’ di terapia d’urto. Infatti, quella sera, ci siamo dovuti dividere per conoscere singolarmente tante persone nuove».

Lui: «E abbiamo scoperto che ci sono persone fantastiche. Sarà il fatto di aver dovuto ragionare molto sulla messa in discussione delle relazioni, sarà il fatto che conoscere intimamente molte persone arricchisce, ma alla fine ci siamo trovati proprio bene. Ci ha anche colpito come, in cinque minuti di incontro, si potesse arrivare tanto in profondità. È stato un momento per conoscere delle persone interessanti, che tutt’ora frequentiamo».

Domanda scomoda, ma che tutti, immagino, vorrebbero chiedere a una coppia poliamorosa: come ci si organizza con il sesso?

Lui: «Si fa tutti insieme! [Risate, N.d.R.] Quindi, semmai, il problema è la larghezza del letto! Faccio una premessa: le relazioni sono costruite e determinate dalle persone che sono coinvolte, direttamente o indirettamente. Noi non ci siamo mai dati dei limiti al tipo di relazioni da cercare. Se la mia compagna vuole avere una relazione con una o più persone, e questa relazione non include me, va bene. Se si creano le condizioni perché si possa fare amicizia con queste persone, meglio. Se si crea la condizione in cui possa essere una relazione condivisa, ancora meglio. Le cose si costruiscono strada facendo e con le persone che si incontrano. Trovo limitante mettersi dei paletti a priori: sarebbe contrario alla filosofia e soprattutto alla nostra felicità».

Lei: «Innanzitutto si comprano un sacco di preservativi: la sicurezza prima di tutto! Battute a parte, credo che la questione spinosa, più che il sesso in sé, sia la divisione del tempo tra più persone. Se è vero – ed è vero – che l’amore non si divide ma si moltiplica, per il tempo purtroppo questo non vale. Il sesso, quindi, rientra tra le attività piacevoli che si fanno con persone interessanti. Perciò la cosa importante è essere attenti al vissuto e ai sentimenti delle persone con cui sei in relazione, per evitare di generare qualsiasi tipo di sofferenza».

Lui: «E poi risparmi sull’abbonamento di Netflix!»

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Vignetta sul poliamore ai tempi di Star Wars. Fonte: polyinpictures.com

A questo punto sorge spontanea un’altra domanda: ci sono delle preferenze in una coppia poliamorosa? Se sì, come si possono gestire?

Lei: «Non userei il termine preferenza. Ogni relazione – sia in termini di amicizia, sia in termini di relazione sentimentale – è diversa dalle altre, e questo non implica una distribuzione gerarchica. Nel mio caso considero primaria la relazione con il mio compagno, perché stiamo insieme e conviviamo da anni; non per questo, però, “preferisco” questa relazione ad altre. Di volta in volta decido come passare il mio tempo e con chi, e considero quel tempo un tempo di buona qualità allo stesso livello tra tutte le relazioni, incluse le amicizie».

Lui: «Io personalmente sono molto invidioso delle relazioni che la mia compagna ha con altri, perché sono quasi sempre persone molto interessanti. Ma oltre a questo non mi sento geloso del tempo che la mia compagna passa con altri, o se mi racconta che si è molto divertita in una determinata circostanza con una determinata persona. Sono contento per lei, e quando saremo insieme avremo delle belle esperienze, delle belle persone e delle belle e nuove idee da raccontarci».

Come vi vedete tra cinque anni?

Lui: «Se potessi fare un salto nel tempo e finire fra cinquant’anni, probabilmente, mi sentirei deluso se mi vedessi uguale a come sono ora. Spero che la curiosità di cose nuove, di essere una persona sempre diversa e di esprimermi come meglio mi sento non manchi mai; e mi sforzerò perché sia così. So anche che ci sono tante cose della mia vita che devo aggiustare, equilibrare e migliorare, e spero che quelle, fra cinque anni, siano aggiustate. Poi, come al solito, ne compariranno di nuove, ma è anche il bello della vita! Però una cosa vorrei aver imparato a fare meglio: esprimere me stesso per come sono senza paura del giudizio degli altri».

Lei: «Ci vedo ancora insieme, ancora più forti e uniti. Spero avremo tante persone interessanti con cui condividere la nostra vita e, come ha detto lui, spero saremo ancora in costante crescita e cambiamento».

Lui: «E poi vuoi mettere quanto si ammortizzano i costi dei pannolini, se si è in tre o in quattro a fare i genitori?»

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Stefano Urso

In questa linea temporale sono un dottore in psicologia sociale. In questo mondo parallelo non sono ancora morto. Il caso ce l’ha sempre avuta con me, o forse mi vuole bene ed è sempre stato un problema di interpretazione. Ventinove anni di essere umano e ancora non ho capito come ci sono arrivato. Dopo una carriera scolastica mediocre sono sbarcato al porto dell’università. Qui la mia passione per la psicologia si è trasformata in qualcosa di concreto, dove lo studio della mente umana è diventata Scienza, e dove la mia trascuratezza mentale è mutata in amore per la ricerca. Amore, a quanto pare, non corrisposto. Ho dedicato il mio percorso formativo allo studio degli stereotipi, dei pregiudizi e del come affrontarli, con un'attenzione particolare all’antropomorfismo e alla psicologia delle religioni. Ora mi dedico alla selezione, allo sviluppo delle risorse umane e allo studio della robopsicologia. Odio profondamente la PNL e chi la sostiene come verità assoluta. Amo profondamente fare pane e dolci. Mi piace pensare che il corso del tempo non sia così definito come lo si percepisce. Il me che agisce al tempo presente lo fa pensando al me futuro. Così in ogni cosa che faccio ringrazio il mio me passato, precedente me presente che ha pensato al me futuro, ovvero l’attuale me presente. Sono appassionato di viaggi nel tempo. Trovo una soddisfazione incontenibile quando, narrativamente parlando, un autore riesce a stravolgere temporalmente una storia e farla roteare su se stessa su una serie infinita di viaggi nel tempo che portano tutti ad annullarsi. Scrivo di viaggi fantastici, di gatti magici e astronauti golosi. In questa linea temporale, di questo mondo parallelo, mi ritrovo a combattere l’ignoranza in prima linea scrivendo articoli di psicologia e cercando, al contempo, di guadagnare qualcosa: autorevolezza.