E3 2017: cosa è stato proposto di interessante?

e3 2017
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Anche quest’anno durante la seconda decade di giugno si è consumata a Los Angeles la ormai pluriventennale megafiera mondiale dell’intrattenimento videoludico, l’Electronic Entertainment Expo, per gli amici E3. Non c’è bisogno di ribadire come l’E3 sia un vero e proprio spartiacque per l’universo videogames, tra ciò che sviluppatori e publishers hanno immesso sul mercato nei mesi addietro e ciò che invece si accingeranno a rilasciare in futuro: l’E3 è da vent’anni a questa parte il palco dove i colossi mondiali dell’industria fanno sfoggio di ciò che ritengono i loro prossimi cavalli di battaglia, spesso non lesinando spettacolarizzazioni e colpi ad effetto. Al di là dei props però anche quest’anno, in tendenza con gli ultimi anni, s’è respirata quella generalizzata aria di scetticismo da parte del pubblico, il quale continua ad avvertire poca voglia di osare da parte dei grandi distributori. Nonostante ciò, di annunci meritevoli di menzione e di analisi ne sono stati fatti tanti. Seguendo l’ordine cronologico secondo cui si sono susseguite le varie conference, ecco un elenco dei titoli mostrati al pubblico.

Electronic Arts: tirare a campare come al solito, però…

Da anni ormai ad aprire le danze è Electronic Arts, con il suo show introduttivo di tutta la kermesse organizzato non al Los Angeles Convention Center, ma all’Hollywood Palladium. Come altamente prevedibile, la casa nordamericana di Redwood City ha sfruttato il palcoscenico losangelino per presentare i nuovi capitoli annuali delle serie di simulatori sportivi: FIFA ’18, Madden ’18 e NBA Live ’18. Per ognuno dei tre titoli è stata creata o riproposta una modalità storia: per FIFA, andrà avanti il viaggio di Alex Hunter, questa volta con la maglia del Chelsea; per Madden avremo Longshot, con la quale si vivrà l’ascesa di un giovane quarter-back dagli inizi fino all’ingresso nella NFL, con annesso rapporto padre-figlio, americano quanto una cena in un diner; per NBA Live invece si potrà o far seguire al proprio avatar la via del professionismo nella NBA oppure fargli portare avanti una carriera da street-baller tra i campetti più celebri d’America.


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Enzo Noviello

Classe 1986, nocerino puronsangue, eternamente legato alla mia terra natia da un conflittuale rapporto di amore verso tutto ciò che offre e d'odio verso chi la popola, incapace di apprezzarne i frutti ed onorarne la storia. Figlio di un ex ufficiale della Marina Militare, da mio padre ho ripudiato fin da ragazzino il rigore della divisa, ma ereditato e trasformato a modo mio tutta la voglia d'esplorazione ed il desiderio di libertà degli uomini di mare. Da bambino adoravo la geografia ed in particolare la cartografia, passione che comunque preservo tuttora, poi vennero i videogames ed i computer e non fui più lo stesso, a partire da un NES regalatomi come strenna natalizia e da un Amiga di un mio vicino, per poi avere un PC tutto mio a circa 10 anni. Non solo giocare e basta, ma anche provare a capire come funzionasse tutto ciò che fosse elettronico, spesso combinando disastri. Da ciò non potevo far altro che finire dopo il liceo dentro una facoltà di Ingegneria, in particolare quella dell'Università di Salerno, nell'ormai lontano 2005, e da cui per una serie di sfortunati eventi e per il mio cronico fancazzismo ne sono uscito solo nel 2018, con una tesi sulle reti di sensori di nuova generazione. Su TheWise per ora mi limiterò ai videogiochi, cercando di parlarne attraverso un taglio un po' meno ludico ed un po' più tecnico, al tempo stesso però evitando tutto ciò che ai più non interessa. Oltre l'ingegnere e lo smanettone, in me c'è anche un uomo che adora lo sport (vederlo più che praticarlo, in particolare basket, calcio e ciclismo), la musica elettronica, l'arte dei grandi mangaka giapponesi che prova ad emulare con scarso successo, la birra trappista e la cucina casereccia. Mi reputo un figlioccio dell'esistenzialismo di Camus e del razionalismo di Popper, e sto iniziando da qualche tempo a scavare dentro l'oggettivismo di Ayn Rand, ma alla fin fine credo solo nel prendere nulla troppo sul serio, a partire da me stesso.