The game of (sand) thrones: Arabia Saudita, Qatar e crisi del golfo

Le tensioni diplomatiche tra Arabia Saudita e Qatar, che nel corso dell’ultimo mese stanno costringendo tutti a prendere una posizione, hanno radici molto più profonde di quanto si possa pensare. La crisi ha letteralmente spaccato a metà la regione, fornendo l’opportunità a diversi attori di regolare conti aperti da tempo: tutta la vicenda non è altro che uno dei numerosi teatri su cui si sta svolgendo la lotta per la supremazia sul Medio Oriente tra i maggiori giocatori della regione, ovvero Arabia Saudita, Turchia e Iran.

L’inizio della crisi si è avuto lunedì 5 giugno, con quattro paesi della penisola araba (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Yemen) e due del Medio Oriente (Maldive e il governo libico di Tobruk) che hanno reciso i legami diplomatici con Doha. L’Arabia Saudita ha chiuso l’unico confine di terra del Qatar, creando gravi problemi all’interno del paese già prima della fine della settimana, dato che circa il 40% delle provviste alimentari dei qatarini passano da questo confine. Parte di questa quota è stata fornita da Iran e Turchia, che si trovano dallo stesso lato della barricata in opposizione ai tentativi egemonici dell’Arabia Saudita.

Il casus belli è stato fornito principalmente dalla politica estera di Doha, che da diverso tempo sta mettendo in pratica delle politiche di influenza non gradite a Riyad: l’aiuto ai Fratelli musulmani da un lato e le sempre più strette relazioni con l’Iran dall’altro. Tali decisioni hanno progressivamente deteriorato le relazioni non solo con l’Arabia Saudita, ma anche con i paesi vicini, specie considerando quanto Ikwan (il nome arabo dei Fratelli Musulmani) siano detestati dalle élite di questi paesi in parte per la loro retorica di rivoluzione popolare islamista, in parte per la connessione a vari movimenti sovversivi.


L’articolo completo è disponibile sul nostro magazine numero 26 alle pagine 5 – 7

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