VAR nel campionato di Serie A: questione d’abitudine

Il VAR - fifa.com
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Ci siamo lasciati con le lacrime agli occhi per l’addio al calcio giocato di un campione come Francesco Totti, simbolo e leggenda della Roma, che ha giocato l’ultima partita della sua carriera nella cornice di uno Stadio Olimpico gremito per omaggiare il suo capitano. La Serie A si è conclusa inoltre con una Juventus che è riuscita a conquistare il suo sesto titolo consecutivo. Sempre il campionato ha emesso verdetti importanti, come il ritorno dell’Atalanta nelle competizioni europee dopo l’ultima apparizione nell’allora Coppa UEFA del 1991. In mezzo all’euforia generale di rivedere realtà come il Crotone dopo la salvezza raggiunta in extremis, cresce l’entusiasmo anche per rivedere una squadra storica del calcio italiano come la SPAL e l’ultima arrivata Benevento alla prima partecipazione assoluta. Ma la particolarità di questo campionato è che passerà alla storia come la prima stagione di Serie A ad aver regolamentato il sistema Video Assistant Referee, più semplicemente VAR, strumento che aiuterà i giudici di gara in situazioni che, a volte, neanche l’occhio umano è capace di giudicare. La Serie A si è aperta con l’anticipo delle 18 tra Juventus e Cagliari: all’11’ del primo tempo i bianconeri sono già in vantaggio con una mezza rovesciata di Mario Mandzukic, quando pochi minuti dopo avviene un contatto sospetto in area tra Alex Sandro e l’attaccante del Cagliari Cop.

Momento storico per il calcio italiano. L'arbitro Maresca si consulta a bordo campo con le immagini video del VAR per decretare un rigore in Juventus - Cagliari, foto: imagephotoagency.it

Momento storico per il calcio italiano. L’arbitro Maresca si consulta a bordo campo con le immagini video del VAR per decretare un rigore in Juventus – Cagliari. Foto: imagephotoagency.it

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Un episodio assolutamente singolare quello che è accaduto all’Allianz Stadium, dato che – perlomeno in Serie A – il VAR non era mai stato effettivamente adoperato. L’arbitro Maresca ha mimato il gesto di uno schermo, un po’ come fanno nel rugby per chiamare il TMO (equivalente del VAR per la palla ovale) e poco dopo si è recato a bordo campo per rivedere l’azione che poi ha effettivamente portato al fallo da rigore. Grazie all’aiuto mediatico, il giudice di gara ha così assegnato il calcio di rigore al Cagliari, automaticamente sedando ogni eventuale polemica riguardante torti arbitrali, ancora prima che queste nascessero.

Come si è arrivati al VAR?

La strada che ha portato all’uso di questo sistema è lunga e impervia: ovviamente sono state diverse le situazioni che hanno fatto quasi sollevare una rivoluzione popolare invocando, un po’ alla “biscardiana” maniera, la moviola in campo. Inutile fare ipotesi su come sarebbero potute andare le cose con l’aiuto di un “terzo occhio” come quello del VAR, anche perché il punto dell’introduzione di questo aiuto tecnologico è ovviare a questi dubbi. Bisogna andare un po’ indietro negli anni in cui gli organi di FIFA e UEFA erano governati rispettivamente da Sepp Blatter e Michel Platini: entrambi erano fortemente contrari all’ingresso di elementi tecnologici per aiutare gli arbitri. Per rimediare a questa situazione, la UEFA sotto il controllo di Michel Platini introduce gli arbitri di porta nella stagione 2009/10: durante le gare dei gironi di Europa League due giudici di gara addizionali sono stati posizionati a ridosso dell’area di rigore, a fianco del portiere. L’idea di fondo, quella di avere più punti di vista nei sedici metri di fronte la porta, era valida. Spesso però la cinquina arbitrale sfociava nella confusione, lasciando correre contatti da rigore, oppure non assegnando i più classici dei gol fantasma. Insomma, cambiato il numero degli arbitri, la storia invece resta uguale: le decisioni arbitrali spesso hanno fatto parlare più delle giocate sul campo.

Il quintetto arbitrale con: arbitro di campo, due guardalinee e due addizionali di porta durante un match di Champions League nel 2016. Con l'ingresso del VAR gli arbitri torneranno a essere tre, foto: sscnapoli.it

Il quintetto arbitrale con arbitro di campo, due guardalinee e due addizionali arbitri di porta durante un match di Champions League nel 2016. Con l’ingresso del VAR gli arbitri torneranno a essere tre. Foto: sscnapoli.it

Una leggera apertura alla tecnologia nel calcio c’è stata quando nel 2012 l’IFAB (International Football Association Board) ha approvato l’utilizzo del sistema GoalRef, quella che conosciamo oggi come Goal-Line Technology. Un momento significativo all’interno del calcio giocato, dal momento che tantissime partite sono state decise o comunque segnate da gol fantasma, sia dati erroneamente che erroneamente non assegnati. Ottenuta anche l’approvazione necessaria da parte della FIFA, la nuovissima tecnologia è stata subito provata nella Coppa del Mondo per Club e successivamente nella Confederations Cup che si è svolta in Brasile nel 2013. Dopo la prova convincente dei mondiali nell’anno successivo, la Goal-Line Technology viene così introdotta anche nei singoli campionati nazionali europei, arrivando in Italia nella stagione 2015/16.

Un megaschermo illustra la Goal Line Technology durante il mondiale brasiliano del 2014. Il prossimo mondiale che si giocherà in Russia prevederà anche l'utilizzo del VAR, foto: Getty Images

Un megaschermo illustra la Goal-Line Technology durante il mondiale brasiliano del 2014. Il prossimo mondiale che si giocherà in Russia prevederà anche l’utilizzo del VAR. Foto: Getty Images

Dopo la prima stagione di utilizzo della Goal-Line Technology per dissipare ogni dubbio riguardante i gol fantasma, sempre l’IFAB ha aperto alla possibilità di vedere effettivamente una moviola in campo: nel marzo 2016 infatti lo stesso organo di controllo del calcio ha approvato l’utilizzo di un aiuto video al fine di aiutare i giudici di gara. Prima di essere ufficialmente battezzato nella Coppa del Mondo per club del 2016, il VAR è stato testato in un amichevole tra le squadre riserve di New York Red Bulls e Orlando City e successivamente nell’amichevole tra Italia e Francia giocata il primo di settembre. Durante la competizione mondiale per club, il VAR è stato decisivo nella partita delle semifinali tra Kashima Antlers e Atletico Nacional, dove l’arbitro ha sì fischiato un rigore, ma allo stesso tempo non si è accorto della posizione di offside di partenza da parte del giocatore dei Kashima Antlers che ha subito fallo. Nell’altra semifinale del mondiale per club, quella tra Real Madrid e Club America, i blancos già in vantaggio per 1-0 si vedono annullare il gol del raddoppio di Cristiano Ronaldo con il VAR per poi rivedere la stessa decisione ed effettivamente convalidare il gol. Nelle interviste di fine partita della semifinale tra Real Madrid e Club America, Zidane afferma che, per quanto sia contento che la tecnologia applicata al calcio possa portare trasparenza, pensa che il VAR possa creare confusione. Pensiero condiviso peraltro anche da alcuni giocatori come Luka Modric e dallo stesso match winner Cristiano Ronaldo, il cui labiale dopo aver segnato era chiarissimo: «Television doesn’t work».

Il 2-0 di Cristiano Ronaldo contro il Club America: gol inizialmente annulato dal VAR per poi essere convalidato, foto: AFP/ Getty Images

Il 2-0 di Cristiano Ronaldo contro il Club America: gol inizialmente annullato dal VAR per poi essere convalidato. Foto: AFP/ Getty Images.

Nonostante le opinioni discordanti riguardo l’efficienza di questa tecnologia in campo, il presidente della FIFA Gianni Infantino durante l’assemblea generale della CONMEBOL – equivalente della UEFA in Sudamerica – ha annunciato che il VAR sarebbe stato usato nella Confederations Cup, nella mondiale di Russia 2018 e nel mondiale Under-20.

VAR in Italia, tra dubbi e certezze: alcune considerazioni

L’Italia, o più precisamente la FIGC, è ufficialmente la prima federazione nazionale a utilizzare l’aiuto tecnologico fornito dal VAR: dopo l’esperimento nelle final eight del campionato primavera, la moviola in campo è stata introdotta nel campionato di Serie A, facendo il proprio esordio già alla prima giornata. Come già spiegato in precedenza in quello che è stato il primo rigore in Serie A assegnato con l’uso del VAR, lo stesso sistema ha fatto chiarezza in altri episodi chiave in quelle che sono state le partite della prima giornata dell’attuale campionato: ad esempio il rigore che ha portato l’Inter in vantaggio con la trasformazione di Icardi. Il capitano dei nerazzurri è stato contrastato in area in maniera fallosa dalla coppia di centrali difensivi della Fiorentina, e grazie al VAR l’arbitro Tagliavento ha messo chiarezza su quella che probabilmente – a rigore non dato – sarebbe stata l’ennesima polemica riguardante un pessimo arbitraggio. Anche il Milan nella prima giornata di Serie A ha tratto vantaggio da un corretto uso del VAR, guadagnando un rigore trasformato da Franck Kessie e spianando la strada per il trionfo rossonero a Crotone.

Momento decisivo allo Stadio Giuseppe Meazza, quando l'arbitro Tagliavento chiama l'utilizzo del VAR durante Inter-Fiorentina, foto: ansa

Momento decisivo allo Stadio Giuseppe Meazza, quando l’arbitro Tagliavento chiama l’utilizzo del VAR durante Inter-Fiorentina. Foto: ansa

Anche nella seconda giornata di campionato, a ridosso della pausa-nazionali che vedrà l’Italia impegnata contro la Spagna il 2 settembre, diversi match in programma sono stati condizionati dall’utilizzo del VAR. Tra questi, gli anticipi del sabato sicuramente spiccano per diversi motivi: nonostante l’uso di un aiuto tecnologico, ci sono state alcune sviste che con il VAR in teoria non dovrebbero esserci. Al di là del mancato rigore per la Roma per il contatto Perotti-Skriniar e del rigore dato a Galabinov partito in posizione di fuorigioco, a far discutere sono le parole del capitano della nazionale e della Juventus Gigi Buffon ai microfoni di Sky Sport nel dopopartita di Genoa-Juventus. Dopo la vittoria in rimonta contro il Grifone per 2-4, il portiere si è mostrato critico nei confronti dei tempi che l’uso di questa nuova tecnologia richiede: «A mio avviso, se ne sta facendo un uso sbagliato e spropositato. Si diceva inizialmente che sarebbe stata usata soltanto per casi eclatanti e fino a questo punto sono d’accordo. Lo dico pur essendo il portiere di una squadra che attacca e vince, quindi anche tirandomi la zappa sui piedi in un certo senso: questo non è calcio, diventa uno sport da laboratorio. Inoltre, ci impedisce di conoscere il valore di un arbitro. Questo tipo di situazioni andrebbero vissute con maggiore umanità». Il capitano della Juve, inoltre, solleva un altro punto su cui riflettere: «Il VAR ci condurrà all’assegnazione di 60 rigori a campionato […]. Comprendo che siamo in una fase sperimentale, bisogna limitare il VAR solo a situazioni eclatanti. Il rigore che abbiamo avuto oggi non mi ha fatto nemmeno esultare, perché sono passati sei minuti per l’assegnazione. E non si può fermare il gioco ogni tre secondi […]. È uno strumento che va usato con parsimonia, e in quel caso può dare grandissimi risultati, ora invece sembra la pallanuoto: si perde il feeling con l’azione e si spezzetta tutto. Così non va bene e soprattutto non fa il bene di nessuno». Inutile dire che finora il VAR ha avuto un certo impatto sul nostro campionato: in un calcio altamente polemico come quello italiano, il VAR può diventare effettivamente l’estintore che spegne gli animi ancor prima che si scaldino. Lo strumento tecnologico, come dice Buffon, può far diventare il calcio un gioco più lento e spezzettato, però c’è anche da dire che essendo una tecnologia agli inizi, i tempi di decisione possono essere – e certamente saranno – migliorati. Negli altri sport, l’uso della tecnologia è diventato efficiente e perfettamente integrato nella maniera di concepire la disciplina stessa: guardando il rugby ad esempio gli arbitri, dopo anni di esperienza, sanno perfettamente quando usare il TMO e come risolvere situazioni potenzialmente ingarbugliate in tempi veloci. Inizialmente nel nuovo calcio tecnologico si potrà perdere del tempo, ma giusto per una mancanza d’abitudine, e del resto, se non ci si abitua i tempi non miglioreranno mai.

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Arnaldo Figoni

Sono nato a Olbia il 30 giugno 1989, ma da sempre vivo a La Maddalena. Coinvolto fin da piccolo negli sport - calcio, basket, ma anche rugby - ho sviluppato una passione per la disciplina sportiva in generale, nel conoscere e poter raccontare delle storie, coltivando il sogno nel cassetto di poter esercitare proprio la professione di giornalista.