Certi aspetti della politica non cambiano mai. Soprattutto la tendenza a concentrarsi su soluzioni fantasiose a problemi del futuro più prossimo. Ciò porta però a ignorare i problemi a lungo termine, che raramente appaiono nel dibattito politico. Al giorno d’oggi però la questione è più complessa: il costante stato di accelerazione del progresso tecnologico porta sempre più persone a chiedersi come fare in modo che la tecnologia non deragli. Tutto questo è legato al fatto che problemi che possono sembrare lontani nel tempo sopraggiungano molto prima del previsto. In quest’ottica è ora che certe questioni escano dall’ambito specialistico e diventino di dominio pubblico. Anche perché, in un processo democratico sano, le elezioni sono un metodo di selezione delle problematiche più importanti e dell’approccio necessario per affrontarle.

Curiosamente, nonostante il caos delle ultime elezioni, due delle tematiche più sentite sono molto interessanti da analizzare, e se ci si allontana dal dibattito politico che le ha brutalmente banalizzate e poste come polarizzatori sociali possiamo trarre molti spunti interessanti. Quali sono le tematiche?
Naturalmente reddito di cittadinanza e immigrazione. Ciò che è più curioso è che con uno sforzo di astrazione si può addirittura tracciare una connessione tra le due questioni.

Reddito di cittadinanza

Sebbene l’uso del termine reddito di cittadinanza sia in un certo qual modo ingannevole, il concetto di Universal Basic Income (Reddito universale garantito) è al centro di un grande numero di dibattiti coinvolgenti l’impatto dell’automazione sulla società. Grazie ai recenti sviluppi nel campo del Machine Learning, ci si pone sempre più spesso la domanda: come possiamo fare in modo che un mondo in cui la maggior parte degli umani non sono più competitivi rispetto ai robot si trasformi in qualcosa più simile ad un utopia che a una distopia? In questo contesto, il reddito di cittadinanza si porrebbe come mezzo di redistribuzione della ricchezza in un mondo in cui chi possiede i mezzi di produzione e la possibilità di programmarli è una frazione minuscola della popolazione. Ciò che è certo è che la parte della popolazione che verrebbe colpita da questo cambiamento è troppo grande per esserne colti impreparati.

Automazione e paesi in via di sviluppo

Le aziende che han delocalizzato la propria produzione in paesi in via di sviluppo a basso costo di manodopera si trovano di fronte ad un dilemma: è più conveniente rimanere nei paesi di sviluppo sfruttando il basso costo del lavoro, o tornare nel paese d’origine e investire nell’automazione? La prima opzione presuppone che i costi rimangano abbastanza bassi nell’immediato futuro, cosa che implica che i salari non salgano e con loro la qualità della vita di quelle regioni. D’altro canto tornare al paese d’origine implica migliori infrastrutture e più personale altamente preparato. Il costo dell’installazione e del mantenimento di macchine e software intelligenti sarebbe ingente, ma riassorbibile tramite numerosi vantaggi, quali la possibilità di programmare il ciclo produttivo a precisioni attualmente impensabili e di fare manutenzione intelligente. Senza parlare del fatto che un robot non necessita di pause, non ha cali di concentrazione e non si ammala, oltre a un ridotto impatto ambientale dovuto alla minimizzazione degli sprechi. In questo contesto è interessante il caso della Cina, che sebbene sia nel mezzo di un aumento dei salari sta investendo massicciamente nella ricerca e sviluppo dell’intelligenza artificiale, ponendosi assieme agli Stati Uniti all’avanguardia nel campo e mantenendo così un forte controllo sul settore manifatturiero. Si prospettano perciò due scenari preoccupanti: che gli stati ancora in via di sviluppo rimangano indietro, e che la Cina diventi il cuore mondiale dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, uno scenario preoccupante soprattutto in luce degli aspetti autoritari del governo cinese che uniti all’automazione aprono la porta a molteplici scenari distopici: basti pensare a una città con auto che si guidano da sole in un sistema di governo che di conseguenza possiede controllo totale sugli spostamenti dei cittadini. Un’ottima ragione per investire nella ricerca in questo campo per non lasciare il monopolio alla Cina.

Paesi in via di sviluppo e immigrazione

Perché è un problema se la qualità della vita rimane bassa nei paesi in via di sviluppo? Perché in generale son le differenze in quest’ultima a portare le persone a muoversi. Se le differenze sono relativamente lievi si parla di immigrati economici. Se le differenze sono esagerate, dovute per esempio a guerre o carestie, i flussi migratori aumentano esponenzialmente e ci ritroviamo a parlare di rifugiati. Pensare però di bloccare le frontiere o addirittura chiudersi in sé stessi è estremamente semplicistico, almeno nel caso dell’Europa con il Nord Africa: quest’ultimo si trasformerebbe solamente nel tappo di una pentola a pressione che prima o poi scoppierebbe. D’altro canto abbiamo tutti avuto occasione di osservare come l’immigrazione causi tensioni sociali e domini il dibattito pubblico. Come fare perciò? Si potrebbe pensare di livellare allora la qualità della vita, ma qui appaiono due nuove questioni: il clima e i conflitti. Il riscaldamento globale sta diventando sempre più estremo e si stima che il numero di rifugiati climatici raggiungerà i duecento milioni di persone entro il 2050. Ciò porta a incrementare notevolmente le tensioni sociali. Tensioni che possono sfociare in guerre, che notoriamente non hanno mai avuto un ridotto impatto ambientale.

Il dibattito

Lo scenario presentato in questo articolo è certamente pessimistico. E non include altri fattori fondamentali, come il fatto che i dati si possono considerare come il petrolio del XXI secolo, monopolizzati da un piccolo numero di giganti dal potere oramai comparabile a quello di molte nazioni; o del problema della regolamentazione tecnologica: come si può fare in modo che il potere legislativo tenga il passo con la tecnologia in un mondo in cui essa avanza sempre più velocemente? Ognuno dei problemi presentati in quest’articolo ha il potere di stravolgere la società se non trattato in anticipo. Proprio per questo motivo è tempo di cominciare il dibattito a riguardo.