Lo scorso 21 aprile si è conclusa la nona edizione di Across the University, festival musicale completamente gratuito a Padova pensato da e per gli studenti universitari. Questa manifestazione, organizzata dai ragazzi dell’associazione Studenti Per Udu con il sostegno dell’Università degli Studi di Padova, è diventata nel corso degli anni uno degli appuntamenti più attesi della primavera padovana, un evento che mette in scena alcuni dei musicisti emergenti più interessanti a livello nazionale contornato da numerose iniziative parallele per promuovere la cultura e lo spettacolo.

Da quando è stato realizzato per la prima volta nel 2009, Across the University ha avuto come obiettivo quello di portare sul proprio palco musicisti appartenenti alla scena alternativa/indie italiana, chiamando nomi magari non particolarmente altisonanti ma assolutamente talentuosi. Fra i musicisti che si sono esibiti nelle varie edizioni del festival ci sono gli Zen Circus, Giorgio Canali, il Pan del Diavolo, Willie Peyote e i Bud Spencer Blues Explosion.

Across the University 2018

L’edizione di quest’anno del festival, al contrario degli anni precedenti, è durata addirittura cinque giorni, dal 17 al 21 aprile, al Parco delle Mura, abbandonando la sua precedente casa al Parco della Musica nel pieno del centro universitario di Padova. Il cambio di ambientazione non ha però influito negativamente sul festival, anzi: anche quest’ultima edizione ha attirato a sé tantissimi studenti, spinti forse anche dalle favorevoli condizioni meteorologiche, visto che in alcune edizioni precedenti il maltempo aveva in parte compromesso lo svolgimento del festival.

Il festival è partito facendo il pienone già dal primo giorno: iniziato alle 18 con l’aperitivo inaugurale e con il divertente concerto dei Borghetti 127, alle 21 sul palco è salito Cimini, cantautore indie che, dopo circa due anni sabbatici, è tornato recentemente sotto i riflettori grazie al nuovo album Ancora Meglio, trascinato dal singolo La Legge di Murphy. A chiudere la serata itpop ci pensa Bianco, cantante torinese anche lui fresco di disco nuovo (il quarto della sua discografia, chiamato per l’appunto Quattro). Lo stesso sindaco di Padova, Sergio Giordani, è passato a fare un saluto informale all’inizio del festival e per ammirare le opere della mostra Natura in città promossa dall’associazione Leaf.

La serata di mercoledì è quella dedicata all’elettronica: a salire sul palco sono Makai, musicista che unisce il cantautorato più intimista alla techno con cassa dritta in quattro quarti, e Jolly Mare, dj uscito nel 2016 con il suo Mechanics e che ha infiammato i presenti con un dj set dove a farla da padrone era la musica italiana anni ’70/’80 in chiave elettronica, un repertorio tanto apparentemente distante dal giovane pubblico quanto efficace. Va inoltre aggiunto che ad esibirsi doveva essere Yakamoto Kotzuga, all’anagrafe Giacomo Mazzucato, promettente musicista veneziano con svariate collaborazioni e un disco all’attivo ma che ha dovuto dare forfait all’ultimo per problemi personali.

Giovedì anche noi di theWise Magazine abbiamo avuto l’opportunità di contribuire nel nostro piccolo al festival: in occasione di un dibattito contro la violenza sulle donne tenuto assieme al Centro Donna Padova, la nostra Ilaria Bertocchini ha illustrato la condizione della donna nei paesi del Nord Africa, soffermandosi in particolare sull’orribile pratica della mutilazione genitale femminile. Sempre in tema con la condizione della donna anche la successiva esibizione teatrale Vestimi Bene e Poi Uccidimi, realizzato da Federica D’Angelo e Ksenija Martinovic. Per quanto riguarda la musica, a salire sul palco sono stati due nomi che promettono decisamente bene: Alcesti e Generic Animal. Alcesti è un trio che alterna piacevoli passaggi morbidi a vigorose sonorità post-rock, mentre Generic Animal è un promettente chitarrista (già membro dei Leute) all’esordio con il suo disco omonimo, in grado di creare un freschissimo connubio di emo e hip hop in salsa squisitamente pop.

Nella giornata di venerdì a dare inizio al weekend è prima di tutto la presentazione della rivista Lahar Magazine e del fumetto Quando c’era LVI, irriverente storia che vede protagonisti un gruppo di neofascisti che decide di far tornare in vita Benito Mussolini e già diventato noto qualche anno fa per come dei ragazzi di Casapound avevano reagito alla pubblicazione di quest’opera, assieme a uno dei suoi autori Stefano Antonucci. Il genere musicale della serata è invece il rap, con il concerto del collettivo trap Yang Attitude prima e del rapper ascolano Claver Gold poi: quest’ultimo non ha perso l’occasione per chiamare sul palco il rapper di casa a Padova, Dutch Nazari, che ha cantato il suo brano Cura di me.

A chiusura di Across the University, la serata di sabato ha un sapore un po’ più internazionale, in quanto le tre band a esibirsi sono tutte italiane che cantano in inglese. Il primo gruppo è quello dei Blue Alpaca, trio proveniente dalla provincia di Udine con il loro rock alternativo fortemente elettronico d’ispirazione radioheadiana. I secondi sono invece i padovani Talk To Her, band che si rifa chiaramente alla scena post-punk britannica di inizio anni ’80 e riportata in auge negli ultimi anni da Editors e White Lies. Ma la band di punta della serata è quella dei Platonick Dive, formazione toscana caratterizzata da un sound energico sorretto da una batteria solida su cui si intrecciano sintetizzatori ambient e chitarre sognanti.

A festival concluso, si può dire che anche per questa edizione di Across the University il bilancio sia positivo: un plauso va sicuramente ai ragazzi organizzatori del festival, i giovani studenti universitari volontari dell’Udu che sono riusciti a realizzare ancora una volta una manifestazione piacevole e ricca di bella musica, chiamando sul palco artisti validi al di fuori dei circuiti più mainstream e arricchendo il tutto con iniziative culturali interessanti e varie nelle tematiche affrontate.