Le puntate precedenti:
1. Mama Africa – le origini africane del blues
2. Sinful tunes: il blues afroamericano tra ribellione e rassegnazione
3. La guerra di secessione, il blues dall’emancipazione alla segregazione
4. Da che era Folk: come il blues divenne pop(ular)
5. Chicago: il blues Urbi et Orbi
6. Contaminazione: la vera storia del blues
7. Steve Ray Vaughan: il blues ritorna commerciale


Per la puntata conclusiva di questa rubrica sulla storia del blues, la scelta dell’argomento da trattare è ricaduta sul cosiddetto “Instagram blues”, ovvero il blues che nasce, vive e si caratterizza per un’aderenza marcata agli stilemi comunicativi di un moderno social network qual è Instagram. Ovviamente questa scelta deve essere motivata e questo sarà fatto successivamente: ora è invece necessaria una premessa, che vada anche a ricomporre le fila di questa rubrica che si è snodata in un anno circa di scrittura.

L’intento iniziale non era quello di comporre una rubrica con cadenza fissa ma di concludere la trattazione del tema ‘blues’ al solo articolo che il lettore può trovare qui. Lo scopo di quell’articolo – che è poi diventato la prima puntata della rubrica – era di suggerire al lettore italiano una chiave di interpretazione meno restrittiva del blues e della musica in generale. Dopo aver constatato che anche gli altri gradini della storia del blues si adattavano allo scopo per la loro ricchezza culturale, si è proceduto a creare la rubrica, che quindi ha conservato lo scopo di dare uno spunto di riflessione prima ancora di una trattazione in stile accademico dell’argomento in questione. La rubrica quindi non ha seguito il criterio compilativo che ci si aspetterebbe da una “storia del blues”, ma ha solo portato in esame dei casi interessanti, più o meno noti al grande pubblico, e cercato di vederli da un punto di vista diverso.

Allo scopo sono stati citati spesso e volentieri testi accademici ma fruibili da chiunque, che analizzavano i presupposti degli argomenti trattati da una puntata all’altra. Questi testi ovviamente non hanno mai avuto un solo punto focale e non sono nemmeno stati tutti testi incentrati unicamente sul blues, per arrivare addirittura a testi che lo ignoravano del tutto nelle ultime puntate, riguardanti la parte di storia più recente del genere.

Perché “Instagram blues” allora?

“Instagram blues” di sicuro è un nome, un’etichetta che suscita un minimo di curiosità di primo acchito ma che lascia un po’ perplessi quando si cerca di capire cosa lo renda rilevante ai fini di una storia del blues. La domanda successiva che il lettore si pone è sicuramente se questo “Instagram blues” esista o meno, visto che inizialmente non si capisce di preciso neanche a cosa ci si riferisca. La scelta di trattare come argomento conclusivo un tema scivoloso come questo è dovuta principalmente alla sua utilità, come per la puntata precedente: lo scopo è di capire come si comporta un genere sì in continuo mutamento, ma comunque dalle radici vetuste.

“Instagram blues”: esiste o no?

Le conclusioni di questo paragrafo possono – anzi, in una certa maniera, devono per forza – sembrare scontate al lettore. Se infatti questo ‘Instagram blues’ non dovesse esistere, di cosa stiamo parlando? Dopotutto l’esistenza o meno di questo linguaggio non è oggetto di dibattito accademico. Questo ovviamente non è un argomento per dimostrare l’esistenza dell’Instagram blues, ma al contrario uno spunto per far capire al lettore che in questa analisi si deve partire in un certo senso da zero, ovvero dall’osservazione diretta di quello che può suggerirsi alla nostra analisi come indizio o prova che l’Instagram blues esista.

Sulle tracce dell’Instagram blues

Partiamo quindi con alcune constatazioni generali sul social network in questione, che saranno utili per appurare l’esistenza dell’Instagram blues: Instagram è un social network che privilegia senza dubbio la comunicazione tramite immagini. La componente testuale è scarsa, ma fondamentale per l’utente per catalogare ciò che sta guardando. A questo scopo intervengono gli hashtag che aiutano l’utente di turno a capire l’argomento che di cui sta comunicando. A complemento di questi indicatori ci sono poi dei modi di comunicare che si sono andati definendo negli ultimi due o tre anni e che riguardano l’uso delle emoji e di altri simboli, del corsivo e del grassetto; vari esempi si possono vedere molto spesso nelle biografie contenute nei profili Instagram. Sono ovviamente disponibili anche dei mezzi per comunicare tramite video, con o senza la componente audio, e tutti gli strumenti elencati finora possono interagire tra loro o fondersi come accade quasi sempre nelle cosiddette Instagram stories, dei brevi video che possono avere o no la componente audio o dei messaggi scritti.

Le Instagram stories danno anche la possibilità di interagire con altri utenti tramite domande o sondaggi, motivo per cui risultano più intime alla maggior parte degli utenti e sono spesso preferite alle interazioni tramite commenti e like. Il risultato di tutta questa ricchezza di strumenti comunicativi è che non sono favoriti solo alcuni contenuti adatti alla struttura del medium, ma al contrario sono favoriti quelli che sanno reinventarsi il medium per adattarlo alle proprie esigenze e risultano interessanti. In altre parole Instagram privilegia una comunicazione che abbia una propria impronta personale ben visibile, che sappia adattarsi e sappia adattare gli strumenti a disposizione alle proprie esigenze. Questo può già essere un motivo per cui il blues, genere dalla storia e cultura molto variegata, potrebbe beneficiare di questa possibilità di esprimersi, a patto di riuscire a reggere la brevità e la sinteticità di Instagram. Come tutti i social network anche Instagram domanda molta velocità nella comunicazione ed una certa scrematura di tutto ciò che non è necessario.

Tirando le somme

Partendo dal presupposto che il blues è dunque adatto ad essere espresso tramite Instagram, bisogna cercare di capire se artisti che di solito sono considerati blues riescono a creare un’estetica personale sul social network in questione senza però far diventare la componente “Instagram” prevalente su quella blues. Prendiamo il caso di John Mayer, uno degli artisti o forse l’artista più famoso della scena blues attuale, sempre al centro del dibattito per un motivo semplice: il suo blues non incorpora o rinnova un blues-rock vecchio stampo, ma recupera gli stilemi della canzone popolare americana. Mayer è infatti anche un apprezzato cantautore pop oltre che ottimo chitarrista; la sua versatilità aiuterà quindi a capire se il blues è capace di sopravvivere in un medium moderno.

Chiunque scorra il profilo Instagram di Mayer noterà che non tutti i contenuti, dai post alle storie, possono definirsi blues. Ci sono vari post che sembrano fatti da un Mayer più popstar che bluesman e altri che sono semplici post riguardanti la vita privata dell’artista. Tuttavia è possibile notare che molti di questi post, se non tutti, hanno qualcosa di tipicamente blues al loro interno. Un esempio su tutti è fornito da Mayer con i contenuti che riguardano i membri della sua tour band: il dare spazio ai propri compagni di palco è un aspetto tipico di molti artisti blues contemporanei e del passato, da Buddy Guy in poi, con la formazione delle blues band di stampo moderno.

Un altro assist fornitoci da Mayer è costituito dai molti post scherzosi o ironici: mesi fa diventò virale un video in cui suonava The Telephone Blues, dove faceva finta di essere stato lasciato dalla sua fidanzata e suonava alcune frasi di chitarra usando una cornetta del telefono come slide.

L’Instagram blues esiste

Oltre a questo video ci sono stati tanti contenuti di Mayer che hanno saputo dimostrare come nelle mani giuste i vari tòpos del blues potessero essere riadattati a Instagram. Altri artisti dello stesso calibro di Mayer ci danno evidenza che l’Instagram blues esiste: Joe Bonamassa è l’artista più seguito da chi vuole vivere il blues di stampo più vintage, oppure Gary Clark Jr che esprime il suo blues dai tratti soul e rock con tutti i mezzi forniti dai social network.

Tuttavia non è solo per questo che l’Instagram blues esiste: un’ulteriore prova è rappresentata dai nuovi utenti e musicisti che approfittano di Instagram per comunicare il loro blues adattato all’occasione. L’esempio di Instagram blues che può venire in mente per primo è sicuramente Arthur Menezes, un bluesman statunitense che, tramite contenuti modellati allo scopo, si esprime con storie, foto e video che recano un’impronta blues visibile a tutti.

Il fatto che uno degli influencer più promettenti dal punto di vista della chitarra elettrica e forse il più promettente dell’area musicale blues si esprima alla perfezione senza svilire il ruolo del blues nella sua comunicazione prova che in effetti un Instagram blues esiste e che, in definitiva, il blues si è adattato o si sta adattando ai nuovi media. Ovviamente affinché un linguaggio si sviluppi in modo articolato, togliendo ogni dubbio sulla sua esistenza o meno, sarà necessaria una seconda generazione – per così dire – di influencer di questo tipo.

Come si può definire l’Instagram blues?

Nei paragrafi precedenti abbiamo già dato dei parametri per definire l’Instagram blues. Si è infatti detto che «l’Instagram blues può essere definito come quel blues che si esprime attraverso Instagram e rispettandone le peculiarità», una definizione di Instagram blues corretta ma che alla fine non lo definisce precisamente nei suoi attributi.

Una tale definizione di Instagram blues è – di fatto – una tautologia, ovvero afferma il concetto di Instagram blues come appare già evidente dal suo stesso nome. Ovviamente questa definizione è corretta, ma non aggiunge nulla di nuovo a quel che sappiamo. Suggerisce però che, considerando che non è ancora sviluppato come linguaggio, è necessario osservare l’espansione di questo genere che provvisoriamente si chiama Instagram blues.

Bibliografia

In chiusura di questa rubrica, così come nella puntata precedente, abbiamo ritenuto utile non suggerire testi focalizzati sul blues, bensì sul particolare punto di vista da cui il blues è stato affrontato. In questo caso quindi un testo da consigliare è Social History of the Media: From Gutenberg to the Internet, un libro che spiega concretamente e senza essere pedante cosa sono e cosa caratterizza i social media odierni. Ci sono anche concetti molto utili per chi vuole capire la musica di oggi a tutto tondo.