Dovete seguire la Liga ad ogni costo

Ciò che poteva essere e non lo è stato: se le partite dell’undicesima giornata di Liga Spagnola fossero finite all’87’ minuto, alla vigilia di questo turno il campionato iberico avrebbe avuto ben tre capoliste. A quota 21 punti si sarebbe trovato l’Alavés, la sorpresa forse più grande di questa stagione, che all’ultimo minuto della trasferta con l’Eibar stava strappando un prezioso pareggio 1-1 dopo quasi un’ora in inferiorità numerica.
Stesso punteggio avrebbero avuto le due catalane: il Barcellona che sabato sera fino agli ultimi tre minuti di gara stava capitolando nella periferia di Madrid, dando un’ulteriore senso al celebre verso dei Bucanieri «En Vallekas no se pasa»; i cugini dell’Espanyol – altra grandissima sorpesa stagionale – che lunedì sera avrebbero vinto agevolmente (per quanto possa essere agevole un 1 a 0) contro l’Athletic Bilbao nel posticipo.

Come avrebbe detto però il celebre conduttore Alessandro Cutolo, l’uomo che forse per primo negli anni Cinquanta decise di usare il tubo catodico per divulgare cultura a chi non ne aveva possibilità materiale, «Con i ‘se’ non si fa mai la storia, e nessuno può dire con serietà quello che sarebbe avvenuto ove la storia non avesse camminato come effettivamente ha camminato». E quindi il fantastico scenario prospettato poche righe fa, entra ed esce nelle nostre menti per pochi attimi, il tempo della lettura di un paragrafo, per fare subito spazio alla brusca realtà: negli ultimi tre minuti il Barcellona rifila al Rayo un uno-due deleterio ad opera di Dembelè e Suarez strappando un’insperata vittoria, mentre l’Alavés subisce al primo minuto di recupero il gol vittoria di Pape Diop, centrocampista trentaduenne senegalese che non segnava in Liga da quasi tre anni, da quando cioè vestiva la maglia dell’Espanyol, l’unica delle tre squadre a mantenere dritto il proprio cammino e consolidare il secondo posto la sera successiva.

Nonostante gli scenari più suggestivi non si siano avverati, quella di quest’anno è probabilmente la Liga più interessante degli ultimi anni, complice anche un Real Madrid ridimensionato dalla “cura” Lopetegui, un Atletico Madrid sempre vivo e il divertente Siviglia trascinato da Andrè Silva, che alla prima giornata di campionato aveva già segnato più gol che nell’intero scorsa Serie A con la maglia del Milan.

Un derby al vertice

Probabilmente capisci di essere una grandissima squadra quando – dopo aver vinto il campionato con 93 punti a +14 dal vincitore delle ultime tre Champions League – vieni considerato in crisi e alla fine di un ciclo. Tutto questo è successo al Barcellona quest’estate, colpa soprattutto della dolorosa eliminazione in Europa a Roma. Nelle ultime stagioni sta lentamente abbandonando lo spirito canterano, preferendo comprare giocatori già pronti piuttosto che aspettare la loro crescita nelle giovanili. Quest’estate sono arrivati Lenglet, Arthur, Malcolm per un totale di circa 110 milioni, oltre al discusso Arturo Vidal, una tipologia di trasferimento che difficilmente ci saremmo aspettati fino a qualche anno fa. Questo riformismo moderato sembra per ora dare ragione ai blaugrana, che nel frattempo hanno schiantato al Camp Nou i rivali del Real nell’ennesima manita di questo millennio, ma che nel contempo lascia parecchi dubbi sulla solidità – soprattutto difensiva – della squadra. Sono ben 14 i gol subiti, cioè il dodicesimo miglior risultato del campionato. La vetta della classifica (24 punti) conquistata con le unghie e con i denti, con molte gare sofferte e ottenute in rimonta o nei minuti finali. Non trascurabile il filotto di quattro partite senza vittorie tra la quinta e l’ottava giornata, in cui ha comunque saputo mantenere la testa classifica pur con il record negativo di punti della storia della Liga.

Liga
Il reparto offensivo stellare del Barcellona – già 31 gol in campionato, di cui 16 di Suarez e Messi – sta riuscendo, per ora, a coprire le grosse lacune difensive.

Se il Barcellona ha deciso di “ripudiare” momentaneamente la cantera per avere una vocazione più internazionale, dall’altra sponda della città l’Espanyol punta forte su un’anima spagnola (ben dieci iberici su undici nella formazione tipo) nella ricerca della fortuna. Dopo tante, troppe, stagioni mediocri i periquitos dopo le prime giornate di campionato tornano a sognare soprattutto grazie alla granitica coppia difensiva composta da David Lòpez – “ammirato” come mediano nel Napoli di Benitez – e dal giovane prodotto del vivaio del Real Mario Hermoso. Solo otto i gol subiti, seconda miglior difesa del campionato, di cui solo uno all’Estadi Cornellà-El Prat, dove finora l’Espanyol ha sempre vinto. In attacco il trascinatore – con sei gol finora – è il venticinquenne Borja Iglesias, rookie della Liga dopo quasi 100 gol nelle serie minori e i 10 milioni pagati al Celta Vigo quest’estate per sostituire Gerard Moreno – tornato al Villareal dopo tre anni in Catalogna – sembrano un vero affare.

Voglia di rivalsa nella capitale

Della crisi del Real Madrid, chiaramente alla fine di un ciclo dopo gli addii di Zidane e Ronaldo, si potrebbe parlare molto a lungo. Un inizio di stagione tragico per le merengues ha portato al secondo esonero in pochi mesi del tecnico Lopetegui, e all’arrivo in sordina dell’allenatore del Castilla Santiago Solari dopo la rottura delle trattative con Antonio Conte, per le presunte richieste eccessive fatte dal tecnico italiano.
Nonostante il pessimo avvio la distanza dal Barcellona è di soli sette punti, mentre quella dal quarto posto occupato dai rivali dell’Atletico Madrid solo tre.

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La terza Champions League consecutiva, conquistata a Kiev solo cinque mesi fa, sembra ormai un lontano ricordo per Sergio Ramos e compagni.

Già, i Colchoneros. Date le difficoltà nel riaprire un nuovo ciclo da parte dei cugini, la squadra di Simeone sembra matura per prendersi finalmente il “controllo” della capitale, dopo una serie di ottime stagioni ma sempre culminate all’ombra dei blancos, da cui l’Atletico è stato maledettamente eliminato ad ogni cavalcata in Champions League.
L’inizio in campionato è stato a dire il vero un po’ stentato, tra l’altro come quasi ogni stagione, complici anche vari infortuni (Savic, Godin, Koke, Lemar), la stanchezza residua di Hernàndez e soprattutto Antoine Griezmann, dopo la lunga cavalcata ai Mondiali con la Francia. Nonostante tutto, gli uomini del Cholo sono quarti a -4 dal Barcellona, grazie alla solita miglior difesa del campionato (soli sei gol subiti) e a un ottimo bottino (13 punti su 15) nelle mura amiche del Wanda Metropolitano. Proprio nell’anno in cui la finale di Champions League si disputerà nella tana dei rojiblancos, il fattore casa potrebbe essere decisivo per il vero obbiettivo stagionale dell’Atletico: uscire dall’ombra degli scomodi vicini.

Le altre: dal Siviglia rinato al Valencia in crisi

A dispetto di una narrativa – molto popolare anche in Italia – che vorrebbe il campionato spagnolo succube delle grandi squadre di Barcellona e Madrid e per nulla competitivo, chiunque segua la Liga sa bene che il calcio iberico è diventato vincente negli ultimi anni soprattutto grazie alla crescita della “classe media”, che si è riflettuta in ottimi risultati nelle coppe europee (il primo posto per distacco nel ranking UEFA è tutt’altro che merito esclusivo di blancos e azulgrana).

Liga
Da “bidone” a Milano a idolo a Siviglia in pochi mesi: la resurrezione di Andrè Silva, già a 7 gol stagionali.

Dopo le tre Europa League consecutive e la fine del ciclo di Unai Emery, il Siviglia ha vissuto un paio di stagioni in chiaroscuro, prima con Sanpaoli poi (in parte) con Montella, che però sono valse due piazzamenti ai play-off di Champions League consecutivi.
Con Pablo Machìn – l’allenatore del Girona dei miracoli – i nervionenses sembrano aver trovato una certa stabilità, e quest’anno si sono anche scambiati per qualche giornata il primo posto in classifica con il Barcellona, grazie anche ad una vasta scelta nel reparto offensivo (22 gol e secondo miglior attacco del torneo) con un rinato Andrè Silva, il solito Ben Yedder, Quincy Promes e Nolito sulle ali. Dalla parte verdiblancos della città, il Betis ha costruito in estate un’ottima squadra (con gli arrivi un po’ a sorpesa di Lo Celso e William Carvalho, giocatori contesi anche dalle big europee) anche in ottica doppio impegno stagionale; un’inizio un po’ stentato in Liga (solo quattordicesimo posto) ma un ottimo esordio in Europa League, dove gli spagnoli comandano il girone davanti a Milan ed Olympiakos.

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Il rigore sbagliato ai Mondiali contro la Russia non ha demoralizzato Iago Aspas, secondo insieme all’ex reggino Stuani nella corsa a pichichi della Liga a quota 8 gol, uno in meno di Luis Suarez.

Da segnalare – oltre all’Alaves che nonostante l’ultima immeritata sconfitta è ancora in zona Champions- anche l’ottimo Celta Vigo, forse non ripagato a pieno dalla classifica (undicesimo posto) ma che incanta a livello di gioco grazie alla seconda miglior coppia d’attacco della Liga formata da Iago Aspas e Maximiliano Gomez, già 14 gol in due. Se l’ex Liverpool è ormai una conoscenza abituale per chi segue il calcio spagnolo, il 22enne uruguayano si sta riconfermando un ottimo prospetto dopo i 17 gol dello scorso anno alla prima stagione europea. Tra le note negative, impossibile non segnalare l’avvio stentato di Valencia, Villareal e Athletic Bilbao, tutte clamorosamente impegnate nella lotta per non retrocedere. Le prime due stanno probabilmente pagando la disabitudine al doppio impegno europeo, mentre i baschi stanno vivendo un periodo di mancato rinnovamento della Lezama, settore giovanile del club e unica fonte d’acquisto di nuovi giocatori per la prima squadra.

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