Alla fine l’impresa è riuscita. Fabio Quagliarella, già protagonista di una vera e propria rinascita durante le ultime due stagioni trascorse con la maglia della Samp, è riuscito a eguagliare Gabriel Omar Batistuta, andando a segno per undici partite consecutive. Il caso ha voluto che l’attaccante campano raggiungesse questo traguardo individuale contro l’Udinese: proprio durante il periodo in cui il suo cartellino era in comproprietà tra le due società, dodici anni fa, Quagliarella era asceso alle luci della ribalta nel panorama calcistico italiano. Che ora, per forza di cose, deve tornare a prenderlo seriamente in considerazione.

Quagliarella Sampdoria

Quagliarella con la maglia della Samp. Foto: Twitter

Come Batigol…

Il record eguagliato da Quagliarella aveva resistito ben ventiquattro anni, risalendo alla stagione sportiva 1994-95: si tratta di un lasso di tempo non indifferente, in termini calcistici.  Il ciclo dell’invincibile Milan degli Olandesi e di Fabio Capello era ormai al tramonto, mentre iniziava a risorgere la Juventus della triade Moggi-Giraudo-Bettega, che aveva Marcello Lippi in panchina, Alessandro Del Piero sulla rampa di lancio e Roberto Baggio sull’uscio; a Roma, Francesco Totti era appena maggiorenne e agli inizi del suo cursus honorum, pronto a ritagliarsi stabilmente uno spazio da titolare sotto l’ala di Carletto Mazzone.

In questo contesto intriso di nostalgia c’era anche lui, Batistuta. Si tratta del prototipo del centravanti puro che ha fatto le fortune della scorsa generazione calcistica: un giocatore che rientra a pieno titolo tra i migliori attaccanti della storia del nostro campionato. La sua caratteristica principale era la straordinaria potenza fisica, unita a una tecnica individuale di buon livello ma semplice ed estremamente funzionale alla finalizzazione: era un vero e proprio cannoniere, in grado di trovare la porta da quasi ogni zona della trequarti avversaria e di farlo con invidiabile costanza.
La Fiorentina era appena tornata in massima serie, dopo che Claudio Ranieri ne aveva rilevato la guida tecnica, e Batistuta ne era stato il trascinatore nell’anno della promozione. L’argentino, a ventisei anni, era all’apice delle sue doti fisiche e tecniche, e risentì positivamente dell’innesto in squadra di un grande numero 10: infatti il portoghese Rui Costa, alla sua prima stagione in Serie A, prese subito in mano le chiavi del centrocampo della squadra toscana. Non per caso l’attacco della Fiorentina fu il secondo migliore del campionato, superato solo dalla Lazio di Zeman, e ben 26 reti su 61 furono siglate da Batistuta, che vinse il titolo di capocannoniere. Purtroppo, il reparto difensivo non poteva dirsi all’altezza dell’attacco, e a causa di questo punto debole i viola si dovettero accontentare del decimo posto: un risultato comunque positivo per una formazione neopromossa.

Batistuta Rui Costa Fiorentina

Manuel Rui Costa e Gabriel Batistuta

Le tredici reti realizzate nell’autunno del 1994 rappresentano il manifesto del bagaglio tecnico di Batistuta. Si tratta quasi solo di conclusioni provenienti dall’interno dell’area, tra cui si segnalano due tiri al volo di pregevole fattura e ben cinque dal dischetto degli undici metri, nonostante storicamente i rigori lo mettessero in difficoltà. Le uniche eccezioni sono una diagonale di destro dal limite dell’area, contro il Napoli, e una punizione di potenza dai venticinque metri, contro la Cremonese: a dimostrazione di come fosse in grado di rendersi pericoloso anche da lontano, quando si faticava a superare la difesa avversaria.
È degno di menzione il contributo di Francesco Baiano: ex centravanti del Foggia di Zeman, in grado di realizzare 38 goal in due anni, si era adattato ruolo al ruolo di seconda punta per lasciare campo alla prolificità di Batistuta, rifiutando anche la fascia di capitano per donarla all’argentino. Nelle prime undici partite del 94/95 l’attaccante napoletano fornì ben quattro assist al collega di reparto, ed ebbe un ruolo non indifferente nella costruzione del record recentemente eguagliato da un suo concittadino.

…Ma differente

Batistuta e Quagliarella, per quanto uniti dal fiuto del gol e dalla costanza di rendimento, rappresentano due diversi modi di intendere il ruolo di attaccante. Come già detto sopra, l’argentino era un centravanti di potenza in grado di esprimersi al meglio all’interno dell’area avversaria, spesso avulso dall’impostazione del gioco allo scopo di dedicarsi completamente alla finalizzazione, e tale è rimasto per tutta la sua carriera. L’attaccante di Castellammare vanta un frame fisico e un atletismo molto meno dirompenti, compensando con una maggiore versatilità e capacità di adattare il suo gioco alle necessità, che lo rendono imprevedibile. Il suo marchio di fabbrica erano (e sono) i goal “impossibili”, realizzati nelle maniere più disparate: dalle rovesciate ai pallonetti da fuori area, dai tiri al volo ai colpi di tacco. Paradossalmente, questo estro potrebbe averlo penalizzato, rendendolo un giocatore atipico, difficile da inserire negli schemi. Non è un caso abbia faticato a trovare spazio con allenatori dalla mentalità tattica molto strutturata, come Mazzarri e Conte. Allo stesso modo, tuttavia, non è certamente un caso che anche sia stato in grado di mantenere un efficienza realizzativa invidiabile, non molto lontana da un gol ogni 180 minuti effettivi di gioco.

Dopo l’esperienza a Udine, dove era titolare fisso ma faceva da luogotenente a Di Natale, nessuna squadra ha mai investito a pieno su Quagliarella: al Napoli non ci hanno creduto abbastanza, alla Juve è stato limitato dall’infortunio al crociato e dalla concorrenza nel reparto, mentre al Torino è stato sacrificato dopo l’esplosione di Belotti.
Il grande merito della Sampdoria è di aver avuto il coraggio, all’epoca, di costruire il proprio attacco intorno ad un giocatore di 33 anni: Quagliarella è rimasto l’unico punto fisso di una rosa tipicamente stravolta a cadenza annuale dal player trading e dagli all-in estivi. Probabilmente in questo ha aiutato la sua già citata grande costanza di rendimento, migliorata con l’età, e il suo valore di mercato piuttosto contenuto, che difficilmente avrebbe garantito un profitto. L’arrivo sulla panchina blucerchiata dell’attuale tecnico Marco Giampaolo è stato decisamente il turning point.

Marco Giampaolo Sampdoria

Il tecnico della Sampdoria, Marco Giampaolo. Foto: Itasportpress

Lo stile tattico di Giampaolo concede molta libertà alle punte e grande varietà alle manovre offensive, puntando al mantenimento del possesso palla e al pressing alto dell’avversario: un contesto che si sposa perfettamente con le caratteristiche di Quagliarella, che è in grado di sacrificarsi in fase di non possesso e di cucire gioco nella trequarti avversaria. L’innesto di Gaston Ramirez, nella scorsa stagione, gli ha consentito di prendersi meno responsabilità in fase di impostazione e di concentrarsi di più sulla finalizzazione: la sua conclusione preferita è il tiro al volo, ma quest’anno è andato diverse volte in goal anche di testa, smarcandosi sul secondo palo.

Manca solo la nazionale

Fabio Quagliarella non veste la maglia della nazionale da quattro anni, non scende in campo da nove e non disputa una partita da titolare da quasi dieci anni. A essere precisi, nel corso delle sue venticinque presenze in maglia azzurra, per sole otto volte figurava tra gli undici iniziali. Al suo attivo vanta sette goal, quattro dei quali realizzati da subentrato. I suoi minuti di gioco effettivi in Mondiali ed Europei non ammontano neanche ad una partita.
Si tratta di un ben magro bottino se confrontato con le 77 presenze e le 54 reti di Gabriel Batistuta, che in nazionale ha segnato più di Maradona.
Le esclusioni di Quagliarella sono state dettate prevalentemente da scelta tecnica o dalla necessità di lanciare talenti più giovani, cioè per ragioni legittime e poco sindacabili. Certo è che il grande deficit della nazionale degli ultimi anni è stato proprio la grande difficoltà a segnare.
Tra gli attaccanti italiani in attività, solo Balotelli e Pellé (sic!) hanno realizzato più reti in nazionale di Quagliarella e solo il salentino ha avuto una media realizzativa migliore dell’attaccante campano. Ciro Immobile ha realizzato in nazionale sette goal, come lui, al netto di un maggior numero di presenze e di minuti effettivi di gioco.

Quagliarella nazionale

Quagliarella dopo il goal alla Slovacchia al mondiale 2010. Non basterà agli azzurri per passare il turno. Foto: Eurosport

Lo scorso sabato, mentre Quagliarella eguagliava il record, in tribuna a Marassi c’era Roberto Mancini. L’attuale C.T. è molto simile a Quagliarella: entrambi capaci di giocate incredibili, entrambi in grado di esprimersi solo con la massima fiducia dell’ambiente, entrambi spesso snobbati dalla nazionale. Il primo era molto più fumantino, il secondo è più mite e malinconico: entrambi, tuttavia, condividono una certa disillusione nei confronti del mondo del calcio, forse dettata dalle difficoltà vissute nel corso delle rispettive carriere.
Le voci su una possibile convocazione di Quagliarella per l’imminente stage della Nazionale si sono concretizzate nelle scorse ore: il capitano della Sampdoria ci sarà, alla faccia dei 36 anni appena compiuti. E chissà che non si riesca ad assistere alla sua ennesima rinascita, questa volta con la maglia azzurra.