Playoffs NBA: primo turno

Playoffs
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Il primo turno dei Playoffs NBA 2019 è ormai alle spalle e si è concluso con alcune sorprese e sicuramente molte conferme. Su una cosa non ci sono dubbi: già dal primo turno siamo stati di fronte a delle serie molto entusiasmanti e l’equilibrio, soprattutto a est, non è mai stato così fragile come quest’anno. Escono rinforzati e rinvigoriti da questo turno i Bucks, i Celtics, i Trailblazers e i Rockets, mentre non è andata benissimo ai Thunder e soprattutto ai campioni in carica (comunque ancora favoritissimi per la vittoria finale) che hanno dimostrato di essere una squadra composta da semplici umani e non dagli alieni che da sempre li rappresentano. I Warriors, infatti, hanno sofferto forse più del dovuto in una serie Prima contro Ottava che sulla carta avrebbe dovuto concludersi più in fretta. In questo articolo le serie verranno trattate una per una.

East Conference

Milwaukee Bucks (1st seed) – Detroit Pistons (8th seed): 4-0

I Pistons arrivano a questa serie come l’ultimo seed a est e con la loro superstar, Blake Griffin, infortunata. Dall’altro lato i Bucks, forti del miglior record della lega e con un Antetukounmpo carichissimo, sono arrivati come i favoriti nella serie da cui ci si aspettavano meno sorprese di tutta la griglia Playoffs.  Le aspettative sono state soddisfatte completamente con un 4 a 0 senza storie, con le prime tre partite in cui the Greek Freak si è praticamente riposato, dato lo scarso impegno necessario per battere Detroit, prima di esplodere in una prova di forza da 41 punti e 9 rimbalzi in 31 minuti nell’unica partita in cui i Pistons hanno resistito fino al terzo quarto. D’altro canto, Detroit ha fatto più o meno tutto quello che poteva, con Griffin che è rientrato in campo per le due partite in casa a lasciare anima e corpo (quasi letteralmente), dimostrando passione e professionalità anche in un ambiente come quello di Motor City, dove la qualità scarseggia. Lo scarto medio di quasi 24 punti a partita dimostra come non ci sia stata storia nella serie: dopo questa scampagnata per i Bucks, è ora di concentrarsi e prepararsi alla serie con Boston, che promette un risultato tutt’altro che scontato.

Boston Celtics (4th seed) – Indiana Pacers (5th seed): 4-0

In questa serie Boston ha dimostrato di essere ancora una delle principali prentendenti al titolo della East Conference, nonostante una stagione regolare sicuramente deludente. Lo dimostra specialmente in difesa dove, nonostante l’avversario non certo di prim’ordine, riesce a limitare in maniera efficacissima l’attacco dei Pacers, che superano i cento punti solo nell’ultima partita della serie. Per quanto riguarda la parte offensiva, i Celtics hanno sicuramente ancora qualcosa da rivedere, ma con un Gordon Hayward che finalmente sta tornando ai livelli pre-infortunio (soprattutto dal punto di vista mentale) e un Kyre Irving che si esalta quando il pallone inizia a pesare ci sono buone prospettive per il resto dei Playoffs. Indiana non ha certo giocato la sua miglior serie, impensierendo i Celtics solo nella prima parte di gara 1: c’è anche da considerare l’assenza del primo violino Victor Oladipo, che avrebbe certamente aiutato in entrambi i lati del campo.

Playoffs

Tatum, Rozier, Irving e Hayward. Foto: Maddie Meyer – Getty Images.

Toronto Raptors (2nd seed) – Orlando Magic (7th seed): 4-1

Questa serie, come quella tra 76ers e Nets, si è aperta con l’inaspettata vittoria dei Magic davanti al pubblico canadese in una prima partita che ha visto, come nelle stagioni passate, scomparire il talento di Kyle Lowry (zero punti in 33 minuti con zero su sette dal campo) che si riconferma non essere un animale da Playoffs. Ciononostante, Toronto è riuscita a rimettersi in pista e ha vinto, come ci si aspettava, le successive quattro partite, grazie soprattutto a delle bellissime prove del duo Kawhi Leonard/Pascal Siakam (il favorito al premio MIP per il cestista più migliorato rispetto alla passata stagione). Per Orlando, comunque, una serie discreta per l’organico giovane e senza esperienza nei Playoffs che forma la squadra e qualche rimpianto per non essere riusciti a concretizzare la rimonta della seconda parte di gara 3. Anche per Toronto la vera prova del nove avverà al secondo turno, dove affronterà un avversario sicuramente più temibile come Philadelphia.

Philadelphia 76ers (3rd seed) – Brooklyn Nets (6th seed): 4-1

Anche in questo caso la serie è iniziata con un upset, con i Nets che hanno sorpreso i tifosi e, soprattutto, i giocatori di Philadelphia con una prova corale ben organizzata e la coppia D’Angelo Russel/Caris LeVert a quota 49 punti complessivi.  La batosta deve aver risvegliato i 76ers, che da gara 2 hanno cambiato marcia, vincendo le quattro partite successive (tutte con un buono scarto, tranne gara 4) e dando l’impressione di aver i numeri per arrivare fino in fondo, per lo meno a est. Da notare soprattutto le buone prove dei giovani Embid e Simmons (che ha infiammato ulteriormente la serie con la sua beef con Jared Dudley) e un’ottima distribuzione della responsabilità per una squadra che può contare su quattro giocatori offensivi di prim’ordine come Butler, Harris, Simmons ed Embid. Brooklyn esce comunque a testa alta da una stagione in cui pochi avrebbero pronosticato una qualificazione ai Playoffs e dimostra un organico giovane, con un buon potenziale e tanto spirito di squadra: una buona base per un futuro roseo che da molto tempo manca nella Grande mela.

West Conference

Golden State Warriors (1st seed) – Los Angeles Clippers (8th seed): 4-2

Forse la serie che ha sorpreso di più nel primo turno, nonostante il risultato finale fosse ampiamente pronosticato da tutti. I Clippers hanno venduto cara la pelle e sono riusciti ad allungare la serie fino a sei partite, risultato inaspettato dopo la qualificazione ai Playoffs arrivata in extremis e il processo di ricostruzione che ha visto l’ultima superstar (Harris) andarsene alla trade deadline di quest’anno. La squadra di Los Angeles ha dato dimostrazione che, anche in una lega super tecnica come quella degli ultimi anni, la passione e la voglia di combattere possono ancora far vincere le partite. Golden State ha subito la più grande rimonta nella storia dei Playoffs, perdendo gara 2 (in casa) dopo essere stata in vantaggio di 31 punti a inizio terzo quarto. Non contenti, i Clippers sono riusciti a espugnare la Oracle Arena anche in gara 5, con un’altra prova fatta di difesa serrata, grinta e spirito di sacrificio che ha messo a dura prova i campioni in carica. I Warriors hanno comunque vinto la serie in maniera abbastanza convincente, anche se c’è il presentimento che qualcosa si stia insinuando nella corazzata imbattibile delle passate due stagioni e che, a prescindere dal risultato finale, questa stagione sia effettivamente l’ultiima del ciclo vincente iniziato nel 2015.

Houston Rockets (4th seed) – Utah Jazz (5th seed): 4-1

Houston è arrivata a una partita sottotono di distanza da completare con uno sweep contro una squadra che, anche se non data come favorita, era considerata tutt’altro che debole. Il barba ha dato prova di voler arrivare fino in fondo quest’anno con prestazioni molto buone (a parte la brutta serata di gara 3, dove ha iniziato la gara con uno zero su quindici dal campo) e una difesa che non sembra più essere un grosso problema come negli anni scorsi. Utah non è mai sembrata in grado di mettere realmente in difficoltà i Rockets, soprattutto a causa di un apporto scarso da parte della sua star Donovan Mitchell, che ha sofferto l’inesperienza durante i Playoffs. Anche Joe Ingles, che aveva abituato i fan a buonissime prestazioni durante la regular season, è risultato non pervenuto nella serie. Ai Jazz sono mancate soprattutto buone percentuali dall’arco, che avrebbero potuto raddrizzare partite non perfette, dove Houston non era riuscita ad allungare lo scarto come in gara 3 e in gara 5. La serie verrà anche ricordata per la scelta dell’allenatore dello stato mormone di far difendere the Beard da dietro (e lasciare il massiccio Gobert prendersi carico della difesa in area), in modo da provare ad arginare il suo mortifero step back, scelta che ovviamente non ha portato ai risultati sperati.

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Rubio difende Harden da dietro, per evitare lo step back. Foto: David J. Phillip/Associated Press.

Denver Nuggets (2nd seed) – San Antonio Spurs (7th seed): 4-3

Denver riesce a portare a casa una serie estremamente combattuta (l’unica del primo turno a essere decisa in sette gare), ma senza dare l’impressione di poter arrivare fino in fondo a questi Playoffs. San Antonio invece dimostra ancora una volta che, nonostante un organico ridotto, non è mai facile riuscire a battere la squadra allenata da Popovich. Gli Spurs hanno portato a casa tre partite grazie a un gioco organizzato e di squadra, che ha messo in difficoltà il sistema difensivo di Denver, che non è riuscita ad arginare correttamente l’alternanza tra tiratori e incursioni nell’area di gioco texana. D’altro canto la squadra del Colorado ha dalla sua parte un giocatore straordinario come Nikola Jokic, che ha dato spesso l’impressione di dominare nel pitturato con movimenti e visione di gioco raramente riscontrabili in un giocatore della sua stazza, sfiorando la tripla doppia di media nelle sue prime sette partite di Playoffs in carriera.

Portland Trail Blazers (3rd seed) – Oklahoma City Thunders (6th seed): 4-1

Sicuramente una delle serie più avvincenti viste nel primo turno di quest’anno. I Thunders erano dati da molti come favoriti, nonostante partissero da una posizione in classifica più bassa rispetto a quella di Portland, ma i Trail Blazers hanno vinto la serie giocando un buon basket, con Lillard che si è preso carica della squadra nei momenti clutch della serie. A OKC è sicuramente mancato il contributo lucido di Westbrook, che è apparso testardo e nervoso durante tutta la serie, non riuscendo a incidere in maniera positiva come ha fatto durante la regular season (anche se a tabellino ha registrato comunque due triple doppie su cinque partite). Per Portland, a parte il già citato Lillard, molti punti sono arrivati da McCollum e da Nurkic (che però si è infortunato in gara 4), che hanno spinto la squadra sia a livello di gioco che a livello emotivo anche nei rari momenti di “assenza” di Lillard. In generale, i Trail Blazers sono apparsi come una squadra molto più organizzata e molto più corale dei Thunder, che sono affossati non appena il loro leader ha cominciato a dare segni di insicurezza.

 

Il primo turno di Playoffs non ha portato a nessun upset e tutte le squadre con una posizione in classifica più alta sono riuscite a battere le loro avversarie. Ciononostante, le sorprese non sono mancate e molte partite hanno rivelato chiavi di lettura interessanti. Nessuna delle serie del secondo turno sembra essere scontata, e Warriors – Rockets a ovest e Bucks – Celtics a est danno l’impressione di poter decidere le squadre che arriveranno alle finals di quest’anno. Le altre due serie sembrano essere ugualmente equilibrate, anche se Portland sembra avere una marcia in più di Denver e Toronto potrebbe aver trovato, con Kawhi, l’arma in più per arrivare fino in fondo. Tanta incertezza non può far altro che alimentare l’hype attorno a questi Playoffs: riusciranno i Warriors (con questo super Durant versione Playoffs) a essere la quarta squadra ad arrivare all’ambito three-peat?

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Marco Baccega

Nato e cresciuto in provincia di Treviso, vivo ormai da 3 anni ad Eindhoven, nel sud dei Paesi Bassi. Dopo la maturità tecnica, ho deciso di intraprendere la strada dell'università a Padova, dove ho conseguito la laurea triennale in Ingegneria dell'Energia. Ho poi continuato la mia formazione nel paese dei tulipani, dove mi sono laureato in Sustainable Energy Technology, costruendo la mia passione per la sostenibilità ambientale e l'uso di tecnologie per lo sviluppo globale, che sto portando avanti ormai da un anno lavorando per Tesla. Da sempre sono appassionato di basket, sport che ho praticato fin da piccolo (anche se con scarsi risultati), della cultura pop-punk degli anni a cavallo del Duemila, e di cucina. Ultimamente sto (ri)scoprendo una passione per il cinema commerciale, argomento che tratterò su theWise.