Unbelievable: denunciare lo stupro in America

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Unbelievable è una serie originale Netflix rilasciata lo scorso 13 settembre. Lo show – costituito da otto episodi di circa cinquanta minuti ciascuno – è ispirato a fatti realmente accaduti negli Stati Uniti d’America e narrati nell’articolo premio Pulitzer An Unbelievable Story of Rape pubblicato su Propublica. Ideata da Susannah Grant e interpretata da Toni Collette, Merritt Wever e Kaitlyn Dever, Unbelievable trae le mosse dalla vicenda di Marie Adler, una ragazza di 18 anni che racconta di essere stata stuprata nel suo appartamento da un uomo mascherato. A causa di alcune incoerenze nel suo racconto e delle pressioni della polizia locale, la Adler sceglierà di negare lo stupro in un secondo momento, fino a che le indagini di due detective del Colorado su casi analoghi a quello della ragazza non faranno emergere un’altra verità. Con uno stile narrativo privo di esagerazioni, Unbelievable è un prodotto televisivo che racconta una storia vera allo scopo di stimolare una riflessione seria sullo stupro e sul modo in cui esso è visto dalla società.

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Marie Adler (Kaitlyn Dever) è una ragazza di diciotto anni con un difficile passato alle spalle fatto di abbandoni e affidamenti. A complicare ulteriormente la sua vita, ora che ha un lavoro e vive da sola a Lynnwood (stato di Washington), si verifica un evento terribile: alle prime ore del mattino un uomo mascherato si introduce nel suo appartamento, la lega nel letto e la stupra ripetutamente, scattandole delle fotografie e minacciando di ucciderla se prova a gridare. A dispetto delle minacce dello stupratore riguardo alla possibilità che le sue foto siano divulgate, la ragazza sporge denuncia alla polizia, alla quale è costretta a raccontare la violenza sessuale subita fino allo sfinimento. I trascorsi della Adler, uniti alle incoerenze notate nei suoi racconti, spingono le autorità a dubitare della sua storia, al punto che la povera ragazza sarà portata a negare di aver subito realmente lo stupro e a ammettere di esserselo inventato solo per attirare l’attenzione. Contemporaneamente due detective del Colorado, Karen Duvall e Grace Rasmussen, stanno indagando su una serie di stupri che si svolgono sempre secondo la stessa dinamica: un uomo munito di un kit di stupro si introduce nell’appartamento di una donna sola, abusa per ore della sua vittima dopo averla fatta vestire in un certo modo, le scatta diverse fotografie e, infine, la fa lavare a lungo per cancellare ogni traccia del suo DNA. Lo stupratore lascia le scene del crimine immacolate come se fosse a conoscenza delle tecniche investigative della polizia, ragion per cui le due detective decidono di restringere il campo delle indagini a poliziotti, ex poliziotti e affini. Basandosi sugli scarsi indizi lasciati dallo stupratore, Karen e Grace ne ricostruiscono il profilo criminale e, lentamente ma inesorabilmente, stanano un uomo deviato che, nell’apparenza di una vita normale, ha collezionato vittime, fotografie e trofei con un organizzazione sorprendente.

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Unbelievable argomenta sulla violenza sessuale rinunciando a facili sentimentalismi e alla rabbia e scegliendo invece il tatto e la delicatezza: la serie non urla, non usa musiche, non fa perdere il controllo ai suoi personaggi, concede solo visioni fugaci degli stupri e ne consegna la drammaticità alle inquadrature sui volti costernati delle sensibilissime detective mentre affiancano le vittime o visionano immagini particolari e alle espressioni al limite del pianto della protagonista Marie Adler. È uno stile narrativo che preferisce l’essenzialità all’esagerazione. Nello show i detective maschi si contrappongono alle detective femmine: se i primi mettono in dubbio la veridicità dello stupro, le seconde si ergono a eroine disposte a rinunciare alla loro vita privata per trovare il colpevole, perseguendo non la gloria o il successo professionale, ma la sicurezza della collettività e la gratitudine delle vittime; è la gratitudine che manifesta anche Maria Adler quando ringrazia telefonicamente Karen Duvall che, a chilometri di distanza da lei, ha catturato il suo stupratore e le ha permesso finalmente di iniziare una nuova vita.

Le scelte cromatiche e scenografiche di Unbelievable sono coerenti con i sentimenti che si vogliono veicolare attorno allo stupro: le scene in cui appaiono le vittime delle aggressioni sessuali sono caratterizzate da una fotografia grigia, colori freddi, scenografie ordinate, linde o spoglie e inquadrature simmetriche che simboleggiano la perdizione interiore delle vittime, ma anche la freddezza e l’indifferenza con cui loro sono trattate dalla società. Il rapporto tra la società e la vittima di uno stupro è indagato dalla serie nel suo porre una domanda precisa allo spettatore attraverso le parole dei protagonisti: perché tutti sono disposti a credere e a non dubitare di crimini come rapine o estorsioni, e non dello stupro? Qual è la differenza? Senza dirlo apertamente, la serie comunica che nel pensiero comune è ancora radicata l’idea della donna-oggetto che, in quanto tale, deve accettare tutto ciò che le capita senza lamentarsi, che la sessualizzazione estrema della donna porta a concepire lo stupro come qualcosa di piacevole, e non di rovinoso, per quella donna e, infine, che la svalutazione che colpisce le donne le rende capaci di inventarsi una violenza sessuale al solo scopo di attirare l’attenzione degli altri su di sé.

Unbelievable è dirompente nel suo modo di descrivere le vittime come donne consapevoli che ciò che è accaduto le ha cambiate irreversibilmente, ma desiderose ugualmente di riprendere il mano la loro esistenza affinché la violenza da loro subita non duri per sempre, e non come donne perdute che non vorranno e non potranno mai più avere una vita normale. È un messaggio di speranza e coraggio che la serie veicola efficacemente nell’ultimissima scena che inquadra la protagonista Marie Adler con un lieve sorriso sulle labbra mentre è alla guida della sua auto diretta in una nuova città.

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Rinunciando a una distinzione netta tra buoni e cattivi, la narrazione concede spazio anche al pentimento e alla vergogna provate dal detective Parker quando l’uomo si rende conto di aver commesso un grosso errore nel trattare il caso Marie Adler. La capacità di saper ammettere i propri errori di fronte alle persone offese e di chiedere il perdono sono fondamentali per una società che deve eliminare le sue storture e per una vittima che deve ricominciare a vivere. Unbelievable è una serie che non rompe i suoi schemi, che non tradisce il suo stile pulito, ordinato, essenziale, simbolo delle prigioni in cui è ingabbiata la società e le sue vittime, ma al di fuori della quale si disegna la libertà.

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Grazia Caputo

Vivo in provincia di Caserta, ho 26 anni e sono laureata in Giornalismo e Comunicazione alla Sapienza di Roma. Sogno di fare la giornalista da quando ho dieci anni e sto avviando la mia carriera come giornalista praticante per radio e online. Consumo film e libri continuamente, quindi ad un certo punto ho iniziato a scriverne e dopo un po' sono arrivata a The Wise Magazine.

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