Sardine contro Salvini, la vera sfida dell’Emilia-Romagna

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Manca una settimana alle attesissime elezioni regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio 2020, e stavolta potrebbe veramente succedere quello che non è mai successo. L’amministrazione dell’Emilia-Romagna, gestita ininterrottamente da governi di sinistra o centrosinistra dal 1970 (anno in cui ci furono le prime elezioni regionali), potrebbe passare per la prima volta alla coalizione di centrodestra guidata dalla Lega, proprio come è successo lo scorso ottobre in Umbria. I sondaggi pubblicati prima del blackout elettorale davano Stefano Bonaccini, il governatore uscente, in leggero vantaggio (un paio di punti percentuali) sulla sua avversaria. Non solo: un recente sondaggio ha mostrato un indice di gradimento regionale del 72% nei confronti di Bonaccini, con un gradimento del 55% da parte degli elettori di centrodestra. Chi è allora il gigante in grado di mettere in dubbio la rielezione di un governatore con un così ampio consenso?

Il programma di Salvini degli scorsi giorni: di certo non si può definirlo nullafacente.

La candidata della coalizione di centro destra è Lucia Borgonzoni, ma non è suo il merito di questo ampio consenso: anzi, negli ultimi mesi ha messo in fila una gaffe dopo l’altra. Prima ha promesso che se avesse vinto «gli ospedali resteranno aperti di notte, come in Veneto», ha poi fatto confusione sui confini della regione, e ha postato una foto di Ferrara ma dicendo «Ci vediamo a Bologna». Ovviamente non è lei il traino di questa campagna elettorale: un consenso così alto è legato a Matteo Salvini, che per mostrare il suo sostegno alla candidata sta facendo negli ultimi giorni una vera e propria maratona di strette di mano, partecipazione a eventi e selfie mentre bacia della coppa, il tutto spesso condito da un accenno di azzento romagnolo. 

 

In contrapposizione a Salvini, è emerso da pochi mesi proprio in Emilia-Romagna, e poi in tutta Italia, il movimento delle “sardine”. Movimento che ha organizzato per domenica 19 gennaio una grande manifestazione in piazza a Bologna, una settimana prima delle elezioni, nella stessa città dove è nato il movimento. Una mossa naturale e comprensibile, a prima analisi. Eppure, l’analisi dei due candidati ci fa capire un punto rilevante: finché la partita si gioca a livello regionale, il candidato uscente è avvantaggiato. Se invece l’attenzione viene spostata a livello nazionale, è verosimile che Salvini attiri un consenso nei confronti del proprio candidato molto più elevato rispetto al centrosinistra. È quindi una buona mossa organizzare una grande “giornata delle sardine”, con sei ore di spettacolo e tanti artisti, una settimana prima delle elezioni?

Inutile dire che un evento del genere avrà rilevanza nazionale e il primo a poter dire la sua sarà Matteo Salvini: già ha più volte ha disprezzato il movimento etichettandoli come “rosiconi”, e potrà utilizzare la copertura mediatica nazionale per ricordare a tutti l’appuntamento elettorale per battere la sinistra per la prima volta. Era probabilmente il caso di fare un calcolo mediatico e decidere di non esacerbare lo scontro su queste elezioni a livello nazionale. O forse questo calcolo è stato fatto, ma è stato fatto male?

Il movimento delle sardine, nato proprio a Bologna in risposta ad un comizio elettorale della Borgonzoni in cui intervennero Salvini e vari politici leghisti (tra cui il governatore del Veneto Luca Zaia, nonostante in quei giorni ci fosse l’acqua alta record a Venezia), ha avuto il merito di riportare gli italiani in piazza in maniera spontanea, per manifestare contro la politica dell’odio. In poche settimane questo movimento si è diffuso a macchia d’olio in tutta Italia, portando centinaia di migliaia di persone a manifestare. I sondaggi hanno rilevato che circa l’11% degli italiani voterebbe il movimento delle sardine se si candidassero alle elezioni. Numeri molto alti, tenendo conto che proprio il Movimento 5 Stelle, nato con premesse non dissimili dalle sardine, ci ha messo anni di meeting e manifestazioni per arrivare a questi numeri (anche se a onor del vero quando si presentarono alle politiche per la prima volta, nel 2013, presero il 25%). Negli ultimi mesi poi Mattia Santori (uno dei quattro creatori di questo movimento) ha iniziato a essere ospite fisso presso varie trasmissioni di approfondimento politico. D’altronde, con i 5 Stelle in costante emorragia di voti e con un Partito Democratico ancora in cerca di sé stesso, l’idea di creare un nuovo movimento che cerchi di contrastare i populisti ha una certa attrattiva.

Nella conferenza stampa in cui Santori ha presentato la manifestazione di Domenica, è stato citato più volte Salvini polemizzando sulle recenti uscite del leader della Lega (costruendo quindi un dualismo “noi contro lui”) e è stata ufficializzata la volontà di voler trasformare il movimento in qualcosa di più stabile e concreto. Come riportato dal Corriere di Bologna, il 7-8 marzo le Sardine si riuniranno per decidere il loro futuro a livello nazionale. La scelta è tra diventare un partito, rappresentare un “corpo intermedio” tra la società civile e la politica, oppure diventare un’organizzazione strutturata […] Il tema principale sarà quello di decidere una delle tre possibili strade da intraprendere: diventare un partito, rappresentare un corpo intermedio tra la società civile e la politica o infine un’organizzazione strutturata che diventi un ente di pressione su alcuni temi. Un movimento che nasce contro un determinato tipo di politica e che sfrutta l’insoddisfazione delle persone per diventare un partito: tratti che ricordano decisamente la nascita del Movimento 5 Stelle.

A giudicare da queste parole è evidente che il calcolo politico è stato fatto sfruttando il silenzio di Bonaccini (il candidato che potrebbe effettivamente sedersi sulla poltrona di presidente della regione), che voleva tenere un profilo basso a una settimana dalle elezioni, per far assumere allo scontro rilevanza mediatica a livello nazionale. Staremo a vedere se questi dubbi sono legittimi e Salvini riuscirà a sfruttare il rumore creato dalla manifestazione di domenica per mettere le mani sull’Emilia-Romagna, oppure se le Sardine riusciranno a compattare l’elettorato contro la Lega portando a casa il risultato. In tutto ciò, ci si dimentica che nessuno dei due, Salvini e le sardine, sono candidati come presidente della regione Emilia-Romagna: il loro scontro e le loro polemiche hanno tolto la possibilità ai veri candidati di dare voce alle proprie idee e proposte.

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