19 gennaio, Sardine Day. Una marea umana alla ricerca di un’identità comune

Sadine
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Una marea umana. Le immagini di piazza VIII Agosto riprese dall’alto non rendono l’idea di quanta gente abbia risposto all’appello delle Sardine. Nelle ore centrali della manifestazione la folla straboccava dalla piazza, invadendo il giardino della Montagnola e intasando le vie circostanti. Gli organizzatori del Sardine Day stimano quarantamila persone, diecimila in più di quelle auspicate mentre si allestiva il palco. Da tutta la Penisola le Sardine hanno risposto all’appello degli organizzatori e sono venute a Bologna per confermare che in Italia esiste una consistente fetta dell’elettorato che è antifascista, antileghista, anti-sovranista. «Una boccata di ossigeno», come la ha definita Guccini, in cui sono confluite tante sfaccettature della nuova sinistra e da cui adesso la sinistra stessa può ripartire. Una piazza che prima di tutto serve per dare forza alla campagna di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna, ma che può essere il motore per una nuova, aggiornata idea di uguaglianza che contrasti la retorica della destra populista.

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La piazza del Sardine Day ha prima di tutto dimostrato questo: esiste un popolo che è pronto a fermare l’avanzata delle Lega di Salvini. Questo popolo non si riconosce nella retorica del Carroccio, non crede che l’immigrazione sia il solo problema dell’Italia e non ha bisogna di ribadire la sua italianità per sentirsi migliore rispetto al prossimo. Invece, in piazza girano pesciolini con sopra scritti i valori a cui fanno riferimento i manifestanti: tolleranza, solidarietà, condivisione, dialogo. Questa piazza ha a cuore gli ultimi e gli emarginati, e diffonde una vecchia idea di sinistra, quella dell’uguaglianza permessa dallo Stato, dalla legge e dalla società nonostante l’evidente diversità degli individui.

Sardine day

Foto: theWise Magazine.

La piazza di Bologna non è anti-ideologica e per questo non è per nulla paragonabile ai Vaffa Day di Beppe Grillo né al suo Tsunami tour. In questa piazza la gente insieme canta Bella ciao e La locomotiva, un poeta distribuisce i suoi lavori sull’uguaglianza e contro i muri, ai lati del palco si vende L’Espresso e qualcuno, audace, prova a vendere Lotta Comunista. Tuttavia, anche se la piazza è di sinistra, non ci sono più socialisti e comunisti: ci sono persone che cercano di rispondere ai nuovi problemi della nostra società post-industriale mantenendo i vecchi ideali egalitari. Dalla piazza di Bologna sembra nascere una sinistra nuova.

Cosa vuol dire indirizzare gli ideali di sinistra ai nuovi temi della nostra vita quotidiana? Vuol dire lottare per i diritti dei più emarginati della società, come ha rivendicato la giornalista Concita De Gregorio che ha letto la lettera del sindaco di Bussero su questo tema. «La mia Sinistra è un orizzonte del cuore e della mente. La nostra Sinistra è un desiderio di appartenenza». Chiedono di essere parte della società i giovani che sono immigrati nel nostro Paese e si sentono discriminati per il colore della loro pelle, ma anche quelli che invece sono partiti alla ricerca di un futuro migliore all’estero e che ora vogliono tornare in Italia con un lavoro dignitoso.

Questa nuova sinistra chiede anche di includere tutti quelli che per via delle loro doti fisiche o mentali vengono direzionati in appositi “stabilimenti per disabili”. La nuova sinistra chiede anche che venga aggiornata la legge italiana sulla transessualità, che risale al 1984. Chiede, attraverso Patrizio Roveresi e il professor Fabrizio Barca, che i territori abbandonati della provincia e dei paesi vengano valorizzati con piani specifici per la scuola e l’istruzione. La nuova sinistra chiede una nuova legge sulla cittadinanza che includa quei bambini nati e cresciuti in Italia e che si sentono italiani.

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Tutte queste pretese vengono gridate a Bologna, che è la capitale di questa nuova sinistra. Il capoluogo emiliano, città decorata al valor militare per la guerra di liberazione, non ha mai ceduto alle sirene della destra italiana e, insieme a Modena e Reggio Emilia, costituisce quella “cintura rossa” emiliana fortemente attaccata ai partiti di sinistra. Il movimento che punta a fermare la popolarità della destra populista italiana parte da qui, dove certo ha gioco facile, data la storia di Bologna e dell’Emilia-Romagna. Tuttavia, da Bologna le Sardine si stanno diffondendo in tutta Italia, da Nord a Sud, da Est a Ovest, con una velocità impressionante. Sono nati anche gruppi all’estero, come a Parigi, New York e Londra, dove le Sardine sono scese in piazza in un Paese straniero.

Sardine day

Foto: theWise Magazine.

A Bologna si leva un malessere, un grido, una protesta che ha mille sfaccettature, tanto varie quanto gli ospiti, i temi e anche i cantanti che si susseguono sul palco. Sono tanti i generi musicali nella piazza del Sardine Day, da Ezio Bosso a Francesco Guccini, dai Modena City Ramblers agli Skiantos, dagli Afterhours di Manuel Agnelli a Willie Peyote, dai Subsonica a Marracash. Allo stesso modo le idee che vengono portate sul palco sono tante, diverse e disegnano un mosaico di esperienze complicato. Da una piazza leghista tutti escono con lo stesso semplice messaggio: basta immigrati, basta tasse, basta PD. Da una piazza del genere ognuno può trovare un interesse diverso e tutti vengono invitati a ragionare su problemi complessi e a mettersi nei panni dell’altro. Questa è la differenza tra un partito, un movimento politico influente e costruttivo, e le Sardine.

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Un partito come la Lega ha un messaggio semplice e seducente. Identifica un nemico e propone poche misure semplicistiche per eliminarlo, giusto o sbagliato che sia. Questo movimento di piazza ha tante idee ma non ha la capacità della sintesi. Deve essere ancora fatto quel procedimento lungo e doloroso per cui da tante sfaccettature della nuova sinistra viene creato un messaggio, uno slogan da campagna elettorale. Riusciranno le Sardine a trovare nel mare delle loro proposte e della loro realtà un’identità comune? Se sì, potranno influire in modo decisivo nella politica italiana. Altrimenti finiranno per farsi trasportare alla deriva dalla corrente.

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Pietro Lepidi

Sono nato a Roma, classe 1998, e ho vissuto tra Padova, Roma e Bordeaux. Da liceale ho sempre avuto una passione per la rappresentanza politica testimoniata dalla carica di Presidente della Consulta degli Studenti del Veneto. Adesso a Roma studio per fondere attività pratica con conoscenze teoriche. In questo giornale mi focalizzerò sui diritti civili e politici. In un mondo che si prende in giro, facciamo i seri.

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