La solidarietà ai tempi dei social: da Fedez alla Codacons

La solidarietà ai tempi dei social: da Fedez alla Codacons
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L’emergenza sanitaria, conseguente al rapido diffondersi del coronavirus, sta mettendo a dura prova l’Italia e, in particolare, un sistema sanitario pacificamente considerato fra i migliori al mondo. Tuttavia, nell’evolversi della situazione, è stato possibile assistere a spontanee manifestazioni di generosità dalle più diverse e disparate fonti. All’intervento in prima persona di medici, personale sanitario e volontari si sono affiancate le donazioni di materiale o, ancora, economiche da parte di aziende, imprenditori ma, anche, di privati cittadini. Fra le varie iniziative che si sono susseguite la più famosa, a livello non solo nazionale ma internazionale, è sicuramente quella promossa da Fedez e Chiara Ferragni, capace di raccogliere 4 milioni di euro in soli tre giorni. Tali fondi, destinati all’Ospedale San Raffaele di Milano e che hanno permesso, attualmente, la realizzazione ex novo di due reparti di terapie intensiva, sono stati raccolti attraverso la famosa piattaforma online GoFundFe.

Detto sito, peraltro, ha contribuito direttamente, su istanza degli stessi promotori, alla donazione di 250.000 euro ad altri tre ospedali della Lombardia, territorio pesantemente colpito dall’emergenza sanitaria in essere. Fin qui non sembrerebbero esserci problemi, anzi. Ciò che emerge è un esempio, come ve ne sono stati tanti nelle ultime settimane, di buon volontà e di solidarietà da parte del popolo italiano. Il problema, o meglio, la polemica che è emersa negli ultimi giorni riguarda la piattaforma GoFundMe, Antitrust e Codacons e di riflesso, su impulso, fra l’altro, di quest’ultima associazione, Fedez e Chiara Ferragni. Per comprendere al meglio la vicenda, allora, occorre soffermarsi su quelli che sono gli attori principali della stessa ovvero, a differenza di quanto si possa pensare, GoFundme, Antitrust e Codacons.

Fedez Codacons
Il nuovo reparto di terapia intensiva del San Raffaele di Milano. Foto: Il Fatto Quotidiano.

La piattaforma Gofundme

Parlando di donazioni il sistema più diffuso e conosciuto al mondo è senz’altro il sito gofundme.com basti pensare, infatti, che diversi ospedali italiani, al momento, hanno attive campagne di raccolta fondi proprio su tale piattaforma online per un totale complessivo di circa 15 milioni di euro. Per comprendere la portata del sito, attivo dal 2010, basti pensare che, stando ai dati che lo stesso fornisce, sono stati raccolti in dieci anni di attività donazioni, da parte di 70 milioni di utenti, per un valore complessivo di 5 miliardi di dollari. Il funzionamento, in realtà, è molto semplice: da un lato chiunque può creare una raccolta fondi e, dall’altro, i singoli donatori sono dotati di particolari garanzie al fine di vigilare la reale destinazione delle somme percepite. Il concetto da cui questo muove, così come altri siti similari, è quello del “crowdfunding”: un finanziamento che, come suggerisce il nome, parte dal basso mobilitando quante più persone possibili al perseguimento di una causa comune rendendo rilevanti, così, qualsiasi tipo di donazione sia essa ingente o minima.

Tornando, ora, al lato pratico, su GoFundMe le campagne per la raccolta di fondi possono essere iniziate da chiunque e per i motivi più disparati. Non è previsto un tempo limite per le donazioni e queste possono tranquillamente proseguire anche oltre il raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Per ciò che riguarda, invece, il lato dei donatari, il sito GoFundMe assicura, da parte sua, la presenza di rigidi controlli e verifiche dirette a prevenire eventuali frodi. Nel caso in cui le donazioni non vengano utilizzate per quanto dichiarato durante una campagna, infatti, gli utenti possono richiedere il rimborso di quanto è stato versato. Per quanto riguarda, da ultimo, le spese di finanziamento del sito è necessario distinguere da un lato le spese per l’elaborazione dei pagamenti e, dall’altro, la contribuzione (volontaria) al sito. Con riferimento ai primi, questi vengono chiaramente esposti: 2,95 € + 0,25 contesi per ogni donazione. La contribuzione al sito, invece, è caratterizzato dalla volontarietà; l’utente può scegliere o meno,se corrispondere e, eventualmente, in quale misura allo stesso sito GoFundMe. In poche parole, non selezionando il contributo volontario, questo sito offre un servizio sostanzialmente gratuito. L’attenzione dell’Antitrust, prima, e della Codacons, poi, si è incentrata, come vedremo fra poco, proprio su tale sistema i contribuzione da parte degli utenti.

Fedez Codacons

Antitrust, Codacons e problematiche conseguenti

Nonostante il termine Antitrust venga colloquialmente utilizzato per individuare l’autorità di garanzia, esso indica in realtà un insieme di norme poste alla tutela del libero mercato e dei consumatori. Quello che si intende richiamare, allora, è l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (nota come AGCM) istituita, in Italia, già dal 1990. Questo organismo, come facilmente intuibile dal nome, si occupa quindi di difendere il diritto dei consumatori, da una parte, e della libera concorrenza nel mercato, dall’altra. L’Autorità è un ente autonomo, non ha alcun collegamento con istituzioni o altri poteri dello Stato e ciò per evitare interferenze garantendogli, così, la massima autonomia ed indipendenza. Per quanto riguarda il diritto dei consumatori, in particolare, l’Autorità agisce su impulso di segnalazioni o in maniera autonoma e, una volta rilevati comportamenti scorretti, può liberamente applicare sanzioni economiche. Per fare alcuni esempi, tali comportamenti possono coincidere con pubblicità ingannevoli, errate informative, o, ancora, accordi tra aziende che potrebbero arrecare danno ai consumatori.

Fedez Codacons

Su un diverso piano, invece, si pone il Codacons. Il Codacons è un’associazione senza fini di lucro che si occupa della tutela dell’ambiente dei diritti dei consumatori ed è, sostanzialmente, una delle più grandi associazioni consumistiche del territorio nazionale. Nella pratica questa agisce instaurando azioni giudiziali o, ancora, intervenendo in azioni civili e penali al fine di ristorare lesioni negli interessi collettivi delle parti che la stessa associazione tutela. Nonostante non sia una pubblica autorità al pari dell’AGCM questa organizzazione, date le dimensioni e gli interventi di tutela esercitati, è stata spesso equiparata ad un ente pubblico che mira a tutelare l’interesse generale e comune della categoria dei consumatori.

Fedez Codacons
L’influencer Chiara Ferragni e il cantante Fedez.

Chiarite le differenze, si rende necessario ricostruire l’evolversi dell’infiammata diatriba scoppiata, in questi giorni, fra Codacons e Fedez. Il tutto ha origine da un intervento cautelare intrapreso dai AGCM proprio nei confronti del sito di crowdfunding www.gofundme.com. e con riferimento al “contributo volontario” degli utenti. La piattaforma, infatti, dopo l’inserimento della donazione prevedeva l’importo a titolo di contributo sul 10% e, qui, l’utente poteva aprire un menù a tendina dove impostare tale percentuale sullo 0, sul 5 o sul 15. La pratica di lasciare uno spazio pre-compilato favorevole all’azienda, per chi è avvezzo alle transazioni online o, comunque, ai software gratuiti non è così originale. Tuttavia lo scopo di AGCM, come abbiamo osservato, è quello di tutelare al massimo i consumatori e, fra questi, rientra ogni singolo utente anche chi, con la tecnologia, non va molto d’accordo. Questi ultimi, infatti, potrebbero non rendersi conto della possibilità di modificare o annullare la cifra preimpostata dalla piattaforma e, da qui, trova fondamento il provvedimento dell’Autorità. La piattaforma GoFundMe, accogliendo l’invito dell’AGCM ha modificato tali impostazioni prevedendo, come precompilato, il form sullo 0% e rimuovendo, peraltro, la maggiore commissione del 15%.

L’intervento di Fedez e la bagarre con Codacons

L’attenzione da parte delle suddette Associazioni di tutela, tuttavia, non si è fermata qui. Con un comunicato stampa del 24 marzo 2020 Codacons interviene sulla vicenda. Si legge, allora, la richiesta di una maggior chiarezza su come i fondi raccolti siano stati spesi, la restituzione immediata delle commissioni del 10% ad ogni singolo contribuente e, ancora, la volontà di dare il via ad un nuovo esposto col fine di “bloccare tutte le raccolte fondi ingannevoli o che applicano commissioni nascoste“. In questo momento, allora, l’intervento di Fedez e, di converso, di Chiara Ferragni che personalmente “hanno messo la faccia” con riguardo alla campagna di beneficenza e, conseguentemente, hanno reso possibile la raccolta di un’ingente somma nel giro di pochi giorni. Il punto contestato, dunque, è quello inerente alla volontà di bloccare ogni raccolta fondi attraverso le piattaforme “incriminate” fra cui rientra, con tutta evidenza, GoFundMe.

Ebbene, come già espresso all’inizio del presente articolo, sono diversi gli ospedali in tutta italia che, al momento, stanno raccogliendo fondi proprio su questa piattaforma. Oltretutto c’è da ricordare che le campagne già avviate non sono, allo stato concluse: la campagna promossa da “The Ferragnez” conta attualmente quasi 4.5 milioni di euro raccolti e, stando ai dati forniti dal sito, sta continuando a raccoglierne anche in questi minuti.  La possibilità di bloccare “ogni raccolta fondi” in toto risulterebbe dunque, in questo particolare frangente storico, controproducente. Le attività di raccolta fondi facenti capo ai singoli ospedali o, comunque, ad altri organismi come la Protezione Civile, non hanno certo la stessa portata del sito in questione né, comunque, la semplicità dello stesso. Tali elementi hanno giocato a favore della recente raccolta che è stata reclamata con un link direttamente dai profili social dei due VIP in questione.

La vicenda, dato lo scambio di accuse fra le parti, si è poi incentrata su un banner presente sul sito del Codacons:

Fedez Codacons

Innanzitutto va precisato che le raccolte fondi, da parte di un associazione e a titolo di autosostentamento della stessa,  sono più che legittime. Quanto contestato in questo caso non è la campagna di sostentamento in quanto tale ma il riferimento al “coronavirus”. A far seguito alle osservazioni mosse da Fedez è intervenuto, in prima persona, lo stesso presidente del Codacons Carlo Rienzi pubblicando un video su Youtube con l’intento di rispondere proprio a quanto sostenuto dal rapper e, conseguentemente, dal web. Tale video, però non si limita all’analisi dei fatti o ad un’esposizione oggettiva delle posizioni dell’associazione ma devia su elementi personali, con commenti sprezzanti nei confronti dei coniugi promotori dell’iniziativa. Elementi, questi, del tutto irrilevanti e che fanno capire come la questione sia, ormai, scivolata sul piano personale. Da ultimo, il 28 marzo 2020, il sottosegretario al ministero dell’Interno Carlo Sibilia interviene, in riferimento al banner “incriminato” precisando la volontà e l’impegno di eseguire tutti gli accertamenti necessari del caso.

In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, come peraltro aveva esortato il presidente del Consiglio, sono molti gli influencer e personalità dello spettacolo che, grazie alla propria posizione, promuovono campagne di raccolta fondi o, comunque, invitano la popolazione a “resistere” o, ancora a rispettare i provvedimenti del Governo. Tali iniziative sono, indubbiamente, da lodare. Così come, al pari, è da lodare l’assoluta trasparenza tenuta nel documentare con video e foto l’andamento delle donazioni e la realizzazione dei lavori. Oltretutto, gli interessati sono sempre stati aggiornati dalle numerose “dirette” Instagram dove veniva spiegato, in modo dettagliato, dove tali fondi sarebbero stati spesi. A tutto ciò, come già detto, deve aggiungersi l’intervento diretto alla donazione, da parte della piattaforma GoFundMe, di 250.000 euro.  La trasparenza dimostrata dai due influencer, spesso al centro delle critiche, dovrebbe, allora, fungere da esempio per tutti. Senza ulteriori critiche, soprattutto in questo periodo.

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Pubblicato da Michele Corato

Nato in provincia di Vicenza, dove tutt'ora vivo, poco più di quarto di secolo fa. Dopo una prima laurea come Consulente del lavoro all'Università di Padova, mi sono addentrato maggiormente nel mondo del diritto con una seconda laurea in Giurisprudenza presso la stessa Università. Attualmente praticante in uno studio legale, mi appresto ad affrontare il temibile ostacolo che è l'esame di abilitazione. Appassionato praticamente da tutto ciò che può considerarsi bello; nel cinema, musica e nell'arte ricerco soprattutto tematiche in grado di emozionare (nel bene o nel male). Ho una passione, inoltre, per la cucina, che considero soprattutto come momento di svago o di sperimentazione. Ho iniziato a scrivere articoli per IMDI.it nel 2013, incentrati soprattutto, com'è intuibile, sul Diritto. Filone tematico, questo, che seguo anche all'interno di theWise, fermamente convinto della necessità di articoli i più neutrali e chiari possibili su questo tema, ormai maltrattato da gran parte delle persone. Credo appunto nel progetto di questa testata, volta all'informazione nel senso più puro del termine, e spero di riuscire a trasmettere, almeno in parte, l'importanza del diritto.