Green Corn Rebellion: la storia della rivoluzione socialista negli USA

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L’Oklahoma è un piccolo Stato del sud degli Stati Uniti. Cuore dell’America rurale, produce il 5,5% del manzo e il 6% del grano americano.
Ed è qui che ha avuto luogo, nell’estate del 1917, una rivoluzione socialista che ha infiammato il cuore agricolo degli Stati Uniti: la Green Corn Rebellion.

Situato a nord del Texas, è sempre stato un crogiolo nel quale diverse culture si sono mescolate nel corso dei secoli.
Alla fine dell’Ottocento e fino al 16 novembre 1907 era ancora conosciuto come Indian State. Vennero infatti qui forzatamente trasferite le Cinque Tribù Civilizzate, cioè i cinque gruppi di Nativi americani (Cherokee, Chickasaw, Choctaw, Creek, e Seminole) considerati “civilizzati” in quanto avevano internalizzato usi e costumi dei colonizzatori europei.
Ai nativi si unirono i coloni bianchi, che con la costruzione della ferrovia ebbero una via molto più facile per raggiungere questo territorio, allora ai confini della civiltà. Nel 1889, poi, il presidente Harrison indisse la corsa alla terra dell’Oklahoma, che vide la partecipazione di centinaia di migliaia di persone per il possesso di 42.000 poderi.

L’ultima insurrezione armata negli Stati Uniti

È precisamente nella Contea di Seminole che ha inizio quella che è a tutti gli effetti definibile come l’ultima insurrezione armata, organizzata da contadini bianchi, neri e nativi ridotti al lastrico, contro il governo centrale statunitense.

Nell’agosto del 1917, centinaia di ribelli si riuniscono a Sasakwa, lungo il fiume South Canadian, alla fattoria di John Spears, un vecchio contadino che comincia a sventolare nell’azzurro cielo del Mid-South una bandiera socialista fatta in casa. Molti di questi ribelli erano iscritti alla Working Class Union, un’organizzazione socialista segreta volta sì a distruggere il capitalismo, ma soprattutto a resistere alla leva militare obbligatoria decisa in vista della Prima Guerra Mondiale.
Erano ancora lontani i tempi del monopolio repubblicano nei grandi territori agricoli del Sud. All’inizio del Novecento il Partito Socialista in Oklahoma poteva contare su 57.000 membri organizzati in 1.500 sedi. Nel 1916 il partito raccoglie il 16% e il parlamento dell’Oklahoma vede un centinaio di nuovi eletti socialisti.

La costituzione della WCU è chiara. Ogni mezzo è consentito per combattere per il bene della classe operaia. E i rivoltosi hanno un piano semplice, che consiste nel creare il caos per poi marciare fino a Washington D.C. Qui avrebbero fermato la guerra e rovesciato il governo di Woodrow Wilson, reo di aver firmato il Selective Service Act un istante dopo aver rotto i contatti diplomatici con la Germania del Kaiser Guglielmo II.

Il Selective Service Act

Anche il decreto fu in qualche modo rivoluzionario. Esso dava al governo federale il potere di arruolare nell’esercito le centinaia di migliaia di soldati di cui necessitavano gli USA per fronteggiare il fabbisogno del fronte europeo. All’inizio del primo conflitto mondiale, infatti, l’esercito statunitense poteva contare su circa centomila soldati, a fronte dei tredici milioni dell’esercito imperiale tedesco. Consapevole di questo, Wilson, inizialmente contrario ad un qualsiasi tipo di chiamata alle armi obbligatoria, accettò la proposta di una soluzione legislativa che portasse alla leva coatta dei civili americani.

In base ai dettami del Selective Service Act del 1917, erano considerati passibili di arruolamento tutti gli uomini tra i 21 e i 30 anni di età. Questa soglia venne innalzata nell’agosto 1918 da un minimo di 18 a un massimo di 45 anni.
È facile capire cosa questo potesse comportare in uno Stato che fondava tutto il suo sostentamento su un’agricoltura non ancora meccanizzata, e che contava in larga parte sul lavoro delle braccia dei giovani uomini ora chiamati a combattere dall’altra parte dell’oceano Atlantico.

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Leader carismatici (“Rube” Munson e Homer Spence, entrambi liberi su cauzione) presto rassicurano i ribelli. Due milioni di lavoratori si sarebbero uniti alla lotta, formando un esercito inarrestabile.
E nel mentre, nella lunga marcia verso Est, i rivoluzionari si sarebbero nutriti del mais verde (ancora non maturo) “requisito” dai campi. Ecco spiegato il nome della rivoluzione.
Ecco allora che scatta il piano. I ribelli uccidono lo sceriffo e il suo vice, piazzano della dinamite su un ponte (con scarso successo) e si preparano alla lunga marcia verso la capitale americana.
Che però non inizierà mai.

Dopo che si era sparsa la notizia delle attività criminali dei ribelli, un gruppo armato di un centinaio di uomini si dirige verso l’accampamento. Alla vista di questo gruppo di persone, i ribelli fuggono.
«Ci chiamarono codardi», afferma un rivoltoso. «Ma alcuni di quegli uomini erano nostri vicini di casa, non avremmo mai potuto sparargli, non avevamo nulla contro di loro. Ed era esattamente come ci sentivamo nei confronti dei tedeschi: non avevamo nulla contro di loro».

La rivolta si spegne

Nelle settimane successive, grandi folle di civili armati cacciano e arrestano centinaia di sospetti rivoltosi, che spesso resistono e combattono anche in sanguinosi scontri a fuoco. Ciononostante, le autorità riescono a spegnere gli ardori rivoluzionari in meno di una settimana.
Dei 450 ribelli arrestati, 184 di loro furono incriminati e 150 condannati. Molti socialisti che non parteciparono alla rivolta furono comunque imprigionati, approfittando dell’ondata di arresti.

Una volta spentasi la rivolta, i risvolti furono durissimi. Ai leader dei ribelli furono comminate pene durissime. Alcuni non furono rilasciati fino a un perdono presidenziale nel 1921.
Gli interventisti approfittarono di questa ribellione per accusare il Partito Socialista di sedizione. Partito che, a seguito di questi arresti e del contraccolpo mediatico subito, praticamente scomparì dal panorama politico dell’Oklahoma.


La Green Corn Rebellion fu l’ultimo tentativo di rivoluzione organizzato della classe operaia sul territorio statunitense.
La contraddistinsero una scarsa organizzazione, probabilmente l’infiltrazione di diverse spie governative all’interno del movimento dei lavoratori e forse una sopravvalutazione del contesto da parte dei suoi leader.
Ma, invero, resta il più grande asso da usare contro la concezione di Eccezionalismo coniata da Alexis de Tocqueville. Il popolo americano non è immune dal concetto di classe, né tantomeno lo sono i suoi contadini e i suoi operai.

Fonti: The Green Corn Rebellion, William Cunningham.

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