Iker Casillas, il ritiro di uno dei più grandi

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«Ho vissuto un sogno, non potevo desiderare altro». Nella lettera d’addio pubblicata su Twitter, Casillas riassume così la sua incredibile carriera.

Una vita in camiseta blanca

Il modo di dire, spesso abusato, per il numero uno spagnolo ha un significato letterale. Ben venticinque anni al Real Madrid: approdo nelle giovanili a nove anni, esordio in prima squadra a diciotto anni e una sequela impressionante di trofei. Come in ogni matrimonio saldo e duraturo non sono mancati, però, i momenti difficili.

Come sottolinea Casillas nella lettera d’addio, però, anche i momenti meno positivi sono stati fondamentali per la crescita personale. «Quando guardo indietro, mi rendo conto di quanto sono fortunato per tutto quello che sono riuscito a ottenere, e non parlo solo dei titoli conquistati, ma del lato umano».

I numeri, fermandosi ai soli trofei principali, sono da campione assoluto: cinque Liga, tre Champions League e tre trofei tra Coppa Intercontinentale e Mondiale per Club.

In totale le presenze con il Real Madrid sono 725, di cui 181 in Champions League (primatista assoluto dei Blancos). Il tutto con alcune stagioni condite da alti e bassi e con il posto da titolare non sempre garantito.

Dopo aver conquistato i galloni da titolare giovanissimo, ai danni del più quotato Bodo Illgner, Casillas ha vissuto, infatti, periodi di difficile convivenza con tre tecnici tra i più conosciuti e vincenti che il calcio, e il Bernabeu, abbiano mai visto.

Casillas detronizzato: Del Bosque, Mourinho e Ancelotti

L’avvicendamento voluto da Del Bosque nel 2001/2002 con César Sánchez fu dovuto a un periodo di fisiologico appannamento per un portiere in fase di formazione e crescita. L’annata culminò, però, con la seconda Champions da titolare in tre anni, dopo una finale giocata magistralmente al posto dell’altro estremo difensore spagnolo infortunato.

La spaccatura con il tecnico portoghese ex Inter fu ben più netta. Lo Special One nel 2012/2013, dopo un idillio mai nato e la decisione di metterlo fuori rosa, prima gli preferì Adán prima e poi chiese, e ottenne, l’acquisto di Diego López.

Nulla di personale come sostenne Mou, solo scelta tecnica: «Io sono l’allenatore e devo fare delle scelte. Pensate, studiate, ragionate, non fatte tirando una moneta. Come portiere, Diego López mi piace più di Casillas. Non ci sono problemi personali, non voglio pregiudicare nessuno. È una questione tecnica: a me piacciono i portieri che giocano bene coi piedi, che escono bene, che dominano lo spazio aereo. Casillas è un portiere fantastico tra i pali ma io preferisco un altro tipo di portiere. Reclamo la mia indipendenza decisionale, posso avere la mia opinione? Allo stesso modo Casillas può preferire un altro allenatore, Del Bosque, Pellegrini, uno più offensivo o difensivo. Nessun problema. Io però preferisco Diego López e con me gioca lui. Niente di più».

Nella stagione successiva, con Ancelotti in panchina, il dualismo con Diego López (che poi al Milan verrà messo in panchina da Gigio Donnarumma) continua. A Iker Casillas tocca “accontentarsi” della titolarità in Champions, che quell’anno, per il Real Madrid, si concluse con la conquista della tanto agognata decima.

Porto: seconda vita

A fine stagione 2014/2015, dopo l’ultimo anno da titolare e la convivenza con Keylor Navas, Iker Casillas risolve il contratto con il Real e si accorda con il Porto, con cui rimane, in totale, per cinque stagioni.

Le soddisfazioni, in terra lusitana, non mancano di certo: per lui uno scudetto e una Coppa di Portogallo, vinta pochi giorni prima del ritiro.

Grazie (anche) alle 156 presenze con la maglia biancoblu, Casillas ha superato le mille presenze in carriera, iscrivendosi a un ristretto club di giocatori riusciti nell’impresa (nella lista di ventisei giocatori gli unici italiani presenti sono Maldini e Buffon).

A causa di un infarto al miocardio subito il 1 maggio 2019, il giocatore non è più sceso in campo, nemmeno nella stagione successiva, appena conclusa.

Casillas e la Nazionale spagnola

Iker Casillas ritiro

Iker Casillas ha vestito 167 volte la maglia della Roja. Foto: Wikipedia

Con la Roja, il portiere di Móstoles ha confermato i numeri che il pubblico ha potuto ammirare con le squadre di club, fin dall’esordio datato nel lontano 2002 a soli ventuno anni. Allora fu chiamato a sostituire l’allora titolare Santiago Cañizares, infortunatosi qualche settimana prima dell’inizio dei Campionati Mondiali del 2002.

Leggi anche: Il cammino di Santiago Cañizares.

Il numero uno è stato portiere titolare nella generazione che ha regalato alla Spagna gli Europei del 2008 e del 2012 (battuta in finale l’Italia) e i Mondiali del 2010. Grazie alle 167 presenze è secondo nella classifica di presenze in Nazionale, secondo solo a Sergio Ramos. Detiene il record assoluto di partecipazioni agli Europei di calcio, grazie alle cinque convocazioni ottenute consecutivamente tra il 2000 e il 2016.

Bilancio

A parte i freddi numeri, si è trattato di uno dei portieri più forti e vincenti della storia. Cinque volte portiere migliore al mondo secondo l’IFFHS, e secondo miglior portiere al mondo del ventunesimo secolo e del decennio 2000-2010, superato dal solo Gianluigi Buffon.

Portiere esplosivo, con un grandissimo senso della posizione, grande uomo spogliatoio e vero innamorato di Madrid e del Madrid, come si è notato nella gestione del rapporto con Mourinho o quando, solo due anni più tardi, il Real Madrid, sostanzialmente, lo accompagnò alla porta.

Un giocatore d’altri tempi, che, sempre nella lunga lettera d’addio, dopo i ringraziamenti al mai dimenticato Real Madrid, al Porto e ai tifosi che lo hanno sostenuto, ha dedicato un ultimo paragrafo a quello che è stato il suo più grande amore, vita privata esclusa: il calcio.

«…grazie al calcio, per avermi permesso di essere parte di esso, per essere in uno sport meraviglioso, per avermi permesso di vivere una vita piena di passioni ed emozioni, per darmi momenti di felicità, per farmi crescere come sportivo e come persona, per avermi data la possibilità di condividere momenti con tante persone incredibili. In definitiva, GRAZIE PER TUTTO».

Fonte statistiche: transfermarkt.it

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Eugenio Guido

Nato a Cosenza nel 1987, dopo il Liceo Scientifico, ho intrapreso la carriera universitaria nella Facoltà di Giurisprudenza, senza terminare gli studi. Appassionato di sport, tecnologia e cucina, ho vissuto in Belgio per sei mesi, durante i quali ho perfezionato la mia conoscenza della lingua francese. Lavoro con passione nel settore automotive come Digital Manager.