Come è andata la Convention del Partito Democratico negli Stati Uniti

Convention Partito Democratico
0 Condivisioni

Giovedì 27 agosto, con l’ultima serata di trasmissione per il Partito Repubblicano, si sono chiuse le due settimane di Convention dei due maggiori partiti politici americani. Le Convention sono uno degli eventi più attesi dell’intera campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti d’America. È il momento in cui i partiti eleggono formalmente il loro candidato alla presidenza. Solitamente, si tratta di veri e propri raduni: i militanti affollano i palazzetti dello sport per ascoltare i discorsi dei loro leader politici. Quest’anno lo scenario è stato diverso, ovviamente. A causa dell’epidemia di Covid-19 e del conseguente rischio di contagio, entrambi i partiti americani hanno deciso di tenere le Convention in forma virtuale, come delle lunghe trasmissioni televisive.

Convention Partito Democratico

Logo della Convention 2020 del Partito Democratico.


Come è andata la Convention del Partito Democratico

La Convention Repubblicana si è tenuta dal 24 al 27 agosto a Jacksonville, in Florida. È ancora presto per parlare di risultati e per avere dati affidabili. Quella del Partito Democratico, invece, si è tenuta la settimana precedente, dal 17 al 20 agosto, e ha avuto il duro compito di essere la prima completamente “virtuale” nella storia politica degli Stati Uniti d’America. Si è trattato di una vera e propria trasmissione televisiva di due ore in prima serata, a reti unificate. Ripetuta per quattro serate. Un esperimento senza dubbio nuovo e che, a quanto dicono i primi dati, sembra essere risultato efficace per i democratici. Secondo i responsabili della campagna di Joe Biden, in quattro giorni la Convention è stata vista da 122 milioni di persone, circa 85 milioni in diretta televisiva, mentre altri 35 milioni si sono connessi sui canali streaming. Il partito democratico ha avuto un aumento delle donazioni di circa 70 milioni di dollari.

La prima serata

La serata di apertura è stata il banco di prova per i democratici, che non avevano mai fatto qualcosa di simile prima d’ora. La trasmissione è stata condotta dall’attrice Eva Longoria e, in quanto prima serata, era rivolta principalmente agli elettori indecisi o anche ai repubblicani non convinti da Trump. Il tema centrale era l’unità interna del partito. Non a caso, uno degli speaker principali è stato Bernie Sanders, che ha rivolto un appello ai suoi elettori più radicali, chiedendo di votare Biden. È stata anche la serata in cui si è dato spazio a quei repubblicani che, contrari all’amministrazione Trump, hanno deciso di appoggiare il candidato democratico. Tra tutti, John Kasich: repubblicano, ex governatore dell’Ohio, sfidante di Trump alle primarie del 2016. Non solo voterà Biden, ma ha deciso di dirlo a gran voce in diretta televisiva durante la Convention del Partito Democratico. Un gesto non di poco conto. Si è parlato anche di pandemia: di come Trump l’abbia gestita male e di come, invece, i governatori democratici abbiano provato a minimizzare i danni. A riguardo, il governatore di New York, Andrew Cuomo, ha raccontato la sua esperienza.

Senza dubbio, la star della serata è stata Michelle Obama. Il suo discorso ha chiuso il primo giorno di Convention. Con l’abituale potenza oratoria e visiva, l’ex first lady ha tenuto per diciotto minuti gli occhi fissi sull’obiettivo della telecamera. È stato un intervento diverso e lontano da quello a cui Michelle Obama ci ha abituato negli anni. Niente ottimismo, nessun messaggio di speranza. Un discorso accorato, duro, sull’attuale situazione politica e sociale degli Stati Uniti. Rivolto soprattutto a coloro a cui la politica non piace. Non ha parlato di ciò che Trump ha fatto o non ha fatto negli ultimi quattro anni. La mancanza di empatia e di rispetto dell’attuale presidente sono stati il fulcro del discorso. Un appello a non restare a casa, come molti americani hanno fatto nelle elezioni del 2016. Un appello a votare per Biden: «Per avere anche una sola speranza di mettere fine a questo caos, dobbiamo votare Joe Biden come se da questo dipendesse la nostra vita».

Convention Partito Democratico

L’ex first lady degli Stati Uniti, Michelle Obama.

La seconda serata

La seconda serata ha visto la proclamazione ufficiale di Joe Biden come candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Le dichiarazioni di voto dei cinquanta Stati sono sempre stati un momento particolarmente sentito delle Convention, difficile da replicare in maniera virtuale. Eppure, i democratici sono riusciti a fare un ottimo lavoro. Le dichiarazioni si sono susseguite una dopo l’altra, ogni stato dal suo luogo simbolo. Un viaggio nelle bellezze e nella diversità degli USA. Molto efficace. Dopo la proclamazione ufficiale, la serata è stata dedicata ai grandi temi. Dalla sanità, alla politica estera, alla sicurezza nazionale, con speaker del calibro di John Kerry. Infine, a chiudere il secondo giorno di trasmissione è stato il discorso di Jill Biden, seconda moglie di Joe. L’ex “second lady” della Casa Bianca, insegnante da quasi quarant’anni, ha parlato dal suo luogo del cuore: una scuola. Jill ha raccontato il suo incontro con Joe Biden dopo la morte della sua prima moglie e di una delle figlie per incidente stradale e il loro matrimonio. Un intervento poco politico, ma molto toccante.

La terza serata

Ancora grandi temi nella terza serata della Convention: armi, ambiente, immigrazione, donne, democrazia. Tra i tanti ospiti illustri, come Hillary Clinton, Elizabeth Warren, Nancy Pelosi, anche molte persone comuni a raccontare le loro storie di vita. I segmenti più importanti sono stati, senza dubbio, gli ultimi due: quelli che hanno visto protagonisti Barack Obama e Kamala Harris. L’ex presidente degli Stati Uniti si è allontanato decisamente dall’immagine che lo ritrae come l’uomo della speranza e della strenua difesa delle istituzioni. Il suo attacco all’amministrazione Trump è stato duro, non ha mantenuto toni moderati. Ha accusato il presidente di minare l’intero sistema istituzionale degli Stati Uniti e la democrazia stessa. Barack Obama si è rivolto agli americani per venti minuti, con una gigantografia della costituzione degli Stati Uniti alle spalle, a rimarcare il suo messaggio.

A chiudere la serata, infine, è stata Kamala Harris, la donna scelta da Joe Biden come vicepresidente. È ufficialmente la prima donna non bianca candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti d’America. Ed è stato proprio il razzismo il fulcro del suo discorso: le discriminazioni, la violenza della polizia, il problema sistemico. Anche la Harris ha scagliato un duro attacco contro il presidente Trump, ma il suo discorso è stato sicuramente più ottimista di quello di Barack Obama. Ha raccontato la storia della sua vita: da figlia di immigrati nata in uno dei posti più bianchi d’America, Kamala Harris è diventata procuratrice e poi senatrice della California. Una storia di riscatto e scalata sociale molto simile a quella di Obama, per alcuni versi.

Convention

Kamala Harris, candidata democratica alla vicepresidenza degli Stati Uniti.

La quarta e ultima serata

L’ultima serata della Convention, come previsto, è stata interamente dedicata alla figura di Joe Biden e alla sua storia. I candidati alle primarie democratiche si sono intrattenuti in una simpatica video conferenza su Zoom, dove hanno raccontato alcuni aneddoti su Biden. Poi c’è stato il discorso di Brayden Harrington, un ragazzino di tredici anni che ha conosciuto Biden a febbraio. Il ragazzo è balbuziente e ha raccontato come l’ex vicepresidente, balbuziente anche lui, gli abbia insegnato alcuni trucchetti per sconfiggere il problema. Il momento più toccante della serata è stato probabilmente il documentario su Beau Biden, figlio di Biden scomparso nel 2015 a causa di un tumore celebrale. Da lì è iniziato anche il racconto della vita di Joe Biden. Una storia di successi, sconfitte e tragedie che rendono Biden non solo un personaggio dell’establishment, ma anche una persona comune, con un storia simile a tante altre.

Infine, a chiudere la serata e l’intera quattro giorni di Convention è stato lo stesso candidato alla presidenza dei democratici con un discorso di circa mezz’ora. Biden ha parlato in diretta televisiva da Wilmington, in Delaware, la città in cui la sua carriera politica è cominciata. Un discorso ben costruito in cui Biden ha dato il meglio di sé come oratore, mettendo a tacere tutte le voci che nei mesi precedenti lo accusavano di aver perso le sue capacità politiche. Trump lo aveva addirittura accusato di demenza senile: il discorso del 20 agosto ha dimostrato il contrario. Biden è stato molto efficace. Nel corso di venticinque minuti non ha nominato neanche una volta il suo avversario, ma le critiche all’attuale amministrazione sono risultate chiare. Ha parlato di sé stesso, del suo programma, della sua spiccata empatia e delle sue capacità amministrative. La contrapposizione con l’attuale presidente era lampante. Ricostruire l’America in uno dei momenti più difficili della sua storia. E ricostruirla migliore. Build Back Better è diventato nelle ultime settimane lo slogan di Joe Biden.

 

 

0 Condivisioni

Cecilia Valente

Nata a L’Aquila nel 1996, attualmente faccio avanti e indietro dalla mia città natale a Roma, dove vivo. Mi sto laureando in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli. Alla ricerca della laurea magistrale che faccia per me, spero di poter fare dei miei studi un lavoro. Divoratrice compulsiva di libri, ho un amore sconfinato per gli autori americani. Assidua frequentatrice di librerie e edicole, leggo a tempo pieno e scrivo a tempo perso. Aspirante giornalista, nutro un particolare interesse per le questioni riguardanti l’Unione Europea e la Politica Estera, di cui scrivo qui su The Wise.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.