Visionary Days: il futuro che vogliamo

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©Visionary Days
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Visionary Days è da pochi giorni arrivata alla sua quarta edizione. Una maratona di brainstorming collettivo sul prossimo futuro, che avviene una volta all’anno, in un solo giorno, coinvolgendo sempre più ragazzi impegnati a discutere le proprie idee e i propri progetti sul futuro che ci aspetta. Uno spazio dove prospettare scenari e progettare azioni concrete. Un luogo di confronto e di ispirazione. Oggi theWise Magazine ha incontrato alcuni dei ragazzi che fanno parte di questo progetto.

Ciao, e grazie per il vostro tempo! Prima di tutto vi chiederei di presentarvi e di dirci qual è il vostro ruolo all’interno di Visionary Days.

Bruno Bertelli: «Ciao! Io sono Bruno, ho studiato Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione a Torino, laureandomi a marzo. Mi sono unito a Visionary Days dopo la prima edizione del 2017, che avevo seguito come partecipante.  In questo periodo mi sto dedicando interamente a questo progetto. Faccio parte del team comunicazione, ma negli ultimi mesi mi sono occupato anche della parte di produzione».

Francesca Andreoli: «Ciao! Mi chiamo Francesca, sono del team di Visionary Days di Genova e sono entrata in questo progetto l’anno scorso, prima dell’evento di novembre 2019 e poco dopo essermi laureata in Bioingegneria a Genova. Mi occupo del team community, ovvero nell’organizzazione di eventi di team building e nella recluta e nella formazione dei moderatori che partecipano agli eventi di Visionary Days».

Andrea Pace: «Ciao! Mi chiamo Andrea e mi sono da poco laureato in Filosofia a Torino. Sono entrato in Visionary Days da pochi mesi, anche se avevo già seguito come partecipante gli eventi degli scorsi anni. Per Visionary Days 2020 ho lavorato principalmente nello sviluppo e nella stesura delle tematiche, e nella ricerca degli esperti da invitare all’evento».

Che cos’è Visionary Days?

Francesca: «Visionary Days nasce nel 2017 da un’idea di un gruppo di ragazzi del Politecnico di Torino ed è, nella sua essenza, una sorta di intreccio tra TED e Hackathon. È composto da una prima parte dove un ospite tiene un discorso stimolante e di ispirazione (sul modello, appunto, dei TED Talks), e da una seconda parte dove i partecipanti sono divisi in tavoli da una decina di persone ciascuno insieme a un moderatore: partendo dagli spunti che sono stati toccati durante il discorso, si confrontato tra di loro. I tavoli vengono formati nel modo più eterogeneo possibile (per background, formazione e altri parametri), in modo da favorire lo scambio tra idee e visioni diverse. L’obiettivo di Visionary Days è quello di creare uno spazio di confronto per i giovani under 35, dove far circolare e incontrare idee diverse tra loro. Inoltre, alla fine di ogni evento, tutte le proposte e le idee che sono state discusse ai vari tavoli vengono raccolte grazie al lavoro della nostra redazione e all’aiuto di un’Intelligenza Artificiale sviluppata da noi, nel Manifesto dinamico, che potete facilmente scaricare dal nostro sito».

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Si è da poco conclusa (sabato 21 novembre) la quarta edizione di Visionary Days: com’è andata?

Andrea: «Nonostante le difficoltà con cui ci siamo dovuti confrontare negli ultimi mesi, l’edizione di quest’anno è andata alla grande e siamo davvero euforici e soddisfatti. Una delle difficoltà più grandi è stata l’organizzazione dell’evento in presenza. Abbiamo deciso di organizzare un evento ibrido, affiancando alla parte di evento online (con i moderatori e i partecipanti connessi da casa), un evento dal vivo, con tutti quanti gli ospiti presenti fisicamente nello studio che abbiamo allestito alle OGR di Torino. Questa è stata sicuramente una grande sfida, ma ci ha ripagato molto, rendendo l’evento di quest’anno davvero unico. Inoltre, la risposta dei partecipanti è stata grandissima ed entusiasmante: siamo riusciti a raccogliere più di 2500 ragazzi da tutta Italia, che hanno deciso di trascorrere un intero sabato davanti a un computer confrontandosi tra loro e godendosi interamente l’evento».

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“I Confini” era il tema dell’evento di quest’anno (©Visionary Days).

Il tema di quest’anno era “I Confini”: come mai questa scelta? 

Andrea: «I confini sono un tema estremamente attuale, e l’idea di focalizzarsi su questo tema nasce già da prima della pandemia. Il tema si presta a un ampissimo spettro di declinazioni, e infatti l’abbiamo voluto sviluppare in tutti i suoi sensi (politico, sociale, spirituale, umano, eccetera). Ed è un tema, secondo noi, centrale per una riflessione che cerca di interrogarsi sul futuro prossimo. Spunti come la Brexit, la nuova corsa allo spazio, l’immigrazione nel bacino del Mediterraneo, il rapporto uomo-macchina sono soltanto alcuni esempi di come questo tema sia profondamente attuale, ma allo stesso tempo già proiettato verso il futuro. Nel concreto, durante l’evento questo tema è stato declinato in cinque macroaree: Popoli, Mondo, Uomo, Società, Risorse. Questa suddivisione ci ha permesso di approfondire moltissimi aspetti implicati oggi nel concetto di “confine”: dai confini geopolitici ai limiti delle risorse naturali, dai limiti che la società impone alla nostra libertà alle questioni derivanti dalle intelligenze artificiali. E molto altro ancora».

Come anticipava Francesca, l’obiettivo di Visionary Days è quello di promuovere il confronto tra ragazze e ragazzi con idee e background differenti; che cosa ha significato per voi l’aver dovuto rendere l’evento di quest’anno esclusivamente online per i partecipanti? Cosa si è mantenuto uguale alle precedenti edizioni? Cosa, invece, ha reso questa edizione unica?

Andrea: «Come dicevo, è stata una grande sfida. Non nascondiamo che la presenza fisica dei partecipanti ai tavoli di confronto ci è mancata molto. Però la risposta dei partecipanti è stata davvero forte. Tanti si sono collegati per assistere alla diretta dell’evento su YouTube, e continuano ancora a guardarla. Allo stesso tempo ci sono state moltissime cose positive derivanti da un evento online. Siamo riusciti a raggiungere persone dai più disparati angoli d’Italia, che prima non avrebbero potuto partecipare fisicamente all’evento (ricordiamo, infatti, che l’evento dello scorso anno si era svolto soltanto a Torino e a Genova). Ancora grazie alla diretta Youtube, abbiamo potuto raggiungere persone di tutte le fasce di età, e non soltanto i giovani under 35 coinvolti direttamente ai tavoli di discussione. È stata una bellissima edizione, e c’era da parte di tutti il desiderio di partecipare a questo evento. Questo spirito ci ha ripagato di tutte le difficoltà e i problemi che abbiamo dovuto affrontare».

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Il coreografo Enzo Celli, durante il suo intervento a Visionary Days 2020 (©Visionary Days).

Passiamo a domande di più ampio respiro: da “Visionari”, quali sono, secondo voi, le sfide più importanti che saremo portati ad affrontare nel nostro futuro?

Bruno: «Le sfide saranno moltissime. Quelle che ci toccano maggiormente, come Visionary Days, sono l’urgenza di una partecipazione giovanile attiva nel tessuto sociale e la richiesta di maggiori possibilità per i giovani nel nostro Paese. Non si può non citare, inoltre, l’ambito che riguarda la sostenibilità ambientale e il cambiamento climatico; una sfida che si continua a rimandare a livello di agenda mediatica, ma che sta diventando sempre più ineludibile. E poi, fin dalla nascita di Visionary Days, siamo stati particolarmente vicini alle tematiche di innovazione tecnologica, libertà individuali e diritti digitali».

Come hai appena detto e come anticipavano prima sia Francesca che Andrea, le persone a cui vi rivolgete sono i giovani (e, in particolare, i ragazzi tra i 18 e 35 anni): come trovate la società italiana oggi nei confronti dei giovani?

Bruno: «Sicuramente c’è ancora molta strada da fare per arrivare a una società realmente e pienamente inclusiva nei confronti dei giovani. Crediamo che ci sia spazio per i ragazzi e le ragazze che hanno delle idee e che vogliono fare qualcosa in Italia. Ci sono moltissime testimonianze che lo dimostrano. Tuttavia, pensiamo allo stesso tempo che le possibilità non siano garantite in modo equo a ognuno di noi. C’è ancora moltissima disparità in questo senso. Spesso ci ritroviamo incastrati in dinamiche obsolete e superate e che quindi limitano le possibilità di noi giovani. Vorremmo che ci fosse la possibilità per tutti di riuscire nei propri progetti e nelle proprie ambizioni. Crediamo ci sia uno spaccato molto forte tra noi e le generazioni più grandi. Visionary Days nasce proprio come spazio di confronto dove i giovani possono incontrarsi, mettere insieme idee e riuscire poi a renderle realtà».

E per voi quali sono state le più grandi difficoltà che avete dovuto affrontare in questi anni?

Francesca: «Man mano che Visionary Days cresce, stiamo cominciando a chiederci sempre più quale sia la direzione che stiamo prendendo e soprattutto quale sia il punto da cui siamo partiti; per avere una linea condivisa con cui programmare i prossimi progetti ed eventi. L’urgenza di creare uno spazio per il confronto tra i giovani era stato uno dei nostri obiettivi iniziali e crediamo di essere arrivati a un buon punto in questo senso. Quello che, invece, ci siamo accorti mancare di più è lo sviluppo di un risultato concreto da questi tavoli di confronto. Sentivamo che i manifesti dei nostri eventi rischiavano di rimanere inerti e inascoltati. Da qui è nata l’idea di consegnare questi documenti al Ministero delle Politiche Giovanili, e in particolare al Ministro Spadafora. In realtà, dei risultati non si sono visti e siamo ancora in attesa anche soltanto di riceve una conferma che questi manifesti siano stati almeno letti. Quello che manca, quindi, è la realizzazione concreta di tutte le idee che ogni anno nascono a Visionary Days».

E quale, invece, sono state le soddisfazioni più belle?

Francesca: «Sicuramente il fatto che Visionary Days si stia ampliando in moltissime altre città, grazie all’entusiasmo che sempre più ragazzi e ragazze dimostrano nei nostri confronti. Tutto è iniziato a Torino quattro anni fa. L’anno scorso si è aggiunta per la prima volta anche un’altra città: Genova. Quest’anno l’idea iniziale era di fare un evento che coinvolgesse cinque città (Torino, Genova, Pavia, Napoli, Firenze), poi per motivi di forza maggiore ci siamo dovuti adattare a un evento online con ragazzi connessi da ogni parte d’Italia. Il progetto per il prossimo anno è portare Visionary Days in dieci città. Una risposta di questo tipo, sempre più positiva e crescente, è una soddisfazione grandissima per noi. E, inoltre, mette in luce la necessità per noi giovani di avere dei luoghi di scambio e di confronto sparsi in tutto quanto il territorio italiano. E poi, come diceva Andrea, vedere 2500 persone passare un intero sabato davanti al computer con l’interesse e l’entusiasmo che ci hanno trasmesso è qualcosa di veramente indescrivibile».

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Un’immagine dell’evento dello scorso anno (©Visionary Days).

C’è qualche consiglio che vi sentite di poter dare a un/una ragazzo/a di diciotto anni?

Bruno: «Più che dare consigli, quello che possiamo fare e raccontare quello che abbiamo imparato in questi anni di Visionary Days. Quello che vogliamo trasmettere è quello che in fondo succede ai nostri tavoli di confronto: ovvero che la parola e le idee di ognuno di noi valgono, e che vale la pena dirle, proporle e metterle a dialogo con le parole e le idee degli altri. Questo per noi vale sia all’interno di Visionary Days sia al di fuori nella nostra vita quotidiana. Il nostro obiettivo è far scattare quella scintilla, quindi il consiglio che vogliamo dare è proprio questo: ognuno può dare il proprio contributo nel sistema che ci circonda».

E adesso cosa avete in mente per i prossimi mesi? Potete anticiparci qualcosa?

Tutti: «Non possiamo anticipare moltissimo. Possiamo dirvi che ci saranno grosse sorprese. Nel frattempo, stanno continuando i nostri eventi collaterali che si chiamano Visionary Talks; eventi in cui parliamo di tematiche più verticali, con un esperto che interagisce direttamente con il pubblico. Il prossimo sarà il 19 dicembre, la partecipazione è gratuita e basterà seguire le indicazioni che pubblicheremo a breve sui nostri canali social. Per il resto, vi consigliamo di seguire il nostro sito e le nostre pagine (Facebook, Instagram, Youtube e Twitter), dove sveleremo a breve molte novità e le informazioni per iscriversi ai prossimi eventi».

Grazie davvero per il vostro tempo e in bocca al lupo per tutto!

Tutti: «Grazie a voi!».

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Andrea Borio

Redattore di theWise. Di San Marzano Oliveto (AT), naturalizzato torinese. Laureato in Lettere Moderne; attualmente iscritto a una magistrale in Letterature Comparate. Le mie giornate si compongono, essenzialmente, di due attività principali: leggere (soprattutto) e scrivere. Seguo la politica, l'attualità e la cultura (in ogni suo aspetto). Quando posso viaggio, con ogni mezzo di trasporto possibile. Quando ho bisogno di pensare: cammino.