X Factor 2020: è l’edizione migliore del talent show?

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L’edizione 2020 del talent show più pop della televisione italiana sta facendo discutere molto. Dopo tanti anni la musica è davvero tornata a essere il cuore del programma: sì, potrebbe sembrare scontato vista la natura di X Factor, ma chi negli anni l’ha seguito e spesso odiato sa che non è stato sempre così. Da un punto di vista puramente pubblicitario, la promo Back to music è stata azzeccata!

Tralasciando le quattro edizioni targate Rai che, oltre a sembrare preistoria, vengono ricordate quasi esclusivamente per le gag alle audizioni e per l’exploit di Marco Mengoni, soffermiamoci sull’evoluzione del talent da quando è diventato il simbolo dell’intrattenimento di Sky. Appassionati o meno, non si può negare che il programma condotto da Alessandro Cattelan da qualche anno stesse riscontrando più critiche che apprezzamenti. D’altronde, dopo l’approdo su Sky che come al solito ha fatto sfigurare Mamma Rai, il format non si è più rinnovato. Questa ripetitività, che è andata di pari passo con quella di Masterchef ad esempio, ha fatto diventare X Factor una vetrina per i componenti della giuria più che un trampolino di lancio per i concorrenti.

Tanti giudici, pochi talenti

Piccolo esercizio preliminare: pensate a tutti i giudici di X Factor che vi vengono in mente. Ora pensate a tutti i talenti che il talent ha sfornato, magari escludendo quelli più recenti. Le opzione sono due: o il primo numero è maggiore del secondo, o state mentendo. Ma non è una critica, anzi. Ci ricordiamo tutti delle scenate di Morgan, delle comparsate di Alvaro Soler, Levante, Victoria Cabello, eccetera. Oppure del periodo targato Fedez fino alla pseudo rivoluzione di Manuel Agnelli (che poi in realtà di rivoluzionario ha avuto ben poco). E i talenti? Giusto per fare un riassunto, le ultime edizioni sono state vinte da Sofia Tornambene, Anastasio, Lorenzo Licitra, i Soul System e Giosada. Ci perdoneranno i fan di questi artisti, ma i risultati sono stati a dir poco deludenti. Che poi pensandoci bene, rimanere delusi dalle carriere dei vincitori è quasi una costante. Perché tolto Marco Mengoni, unica vera stella, e i buoni riconoscimenti di Lorenzo Fragola, Francesca Michielin e Chiara Galiazzo, vincere X Factor potrebbe sembrare quasi una maledizione. Discorso a parte per i Måneskin, che dopo il talent hanno raccolto dischi di platino e hanno dato l’impressione di essere un band in grado di avere una lunga carriera.

X Factor

Fedez in live. Foto: Wikimedia Commons.

La ricerca della novità

Quello che è mancato a X Factor negli ultimi anni è stato proprio il rinnovamento, sia di format sia in termini puramente musicali. Le selezioni sono sempre ricadute su concorrenti adatti più allo schermo televisivo che al palco di un palazzetto. Il punto è che senza schermo un’artista può vivere benissimo, ma senza palco deve cambiare lavoro. Con l’arrivo di Sfera Ebbasta nella giuria dell’edizione 2019 in molti avevano sperato in uno scossone degno del trapper di Cinisello Balsamo il quale, coadiuvato da Shablo, aveva tutte le carte in regola per mandare all’aria l’immaginario ormai sedimentato del talento di Sky. Siamo rimasti delusi, ammettiamolo. Perché sì, Sfera ha vinto abbastanza a mani basse portando al trionfo Sofia Tornambene (già Kimono), ma di certo non ha portato quella novità che tutti volevamo. D’altronde, pensate a Sfera e pensate a Sofia: sono due mondi lontanissimi. La scelta di Boschetti è stata da vincente qual è, ossia di puntare tutto sul cavallo vincente, e tanto per cambiare ha vinto.

Uscito di scena Sfera, che nel 2020 ha lavorato all’album Famoso che dopo poche settimane ha già frantumato tutti i record, la produzione di X Factor ha fatto una scelta quantomai saggia: affidare le chiavi della giuria a quattro musicisti veri e tutti diversi tra di loro. Basta scelte politiche o artisti in crisi alla ricerca di una nuova vetrina. Manuel Agnelli è tornato dopo un anno di stop e rappresenta l’anima rock del programma. Mika è Mika, l’artista internazionale che apre le frontiere. Emma Marrone è la quota pop-emozionale e soprattutto è una donna con il carattere di un leone che può tenere testa senza problemi ai colleghi. E poi c’è Hell Raton, quello che quando è stato scelto come giudice ha fatto impennare le ricerche su Google.

Hell Raton: tutto ciò che serviva

Alla domanda: «Chi è Hell Raton?» in pochi sanno dare una risposta. Spesso fa fatica anche lui a trovarsi un’etichetta e infatti le sue lunghe interviste con Hip Hop TV e Basement Café si sono concentrate anche su questo tema. Manuelito, ora Hell Raton ma prima El Raton, è una delle personalità più influenti del rap italiano. Eppure, se si cercano su YouTube le sue canzoni si trova molto poco. Nella sua bio di Instagram si definisce creative dreamer ed è proprio così. Membro storico della Machete Crew sarda, composta da Salmo, Nitro, Slait e in passato da En?gma, è uno dei vertici della label più in vista dell’hip hop assieme alla BHMG, ossia la Machete Empire Records. Chi non è appassionato di questo genere difficilmente conoscerà queste etichette ma stiamo parlando della punta della piramide del rap contemporaneo. Il roster di Machete racchiude artisti del calibro di Lazza, Nitro, Dani Faiv, Mara Sattei, Rose Villain e tutti quei producer che stanno riscrivendo i canoni musicali, da Low Kidd a Strage, fino al divo del momento Tha Supreme. Ovviamente, a questi nomi va aggiunto quello di Salmo, il vero uomo spettacolo di Machete.

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Portare a X Factor una personalità come Hell Raton è stata quindi una scelta estremamente oculata. Non stiamo parlando di una star che buca lo schermo come potrebbe essere un Gué Pequeno o un Emis Killa, ma la competenza del sardo e la sua strategia che punta forte al mercato discografico è stata una vera manna dal cielo sulle carriere delle under donna. Perché sì, Manuelito non è stato un semplice giudice e coach al servizio delle tre giovani ragazze, ma ha portato nel talent più famoso d’Italia artisti che stanno dominando le classifiche e che senza la sua influenza sarebbero rimasti gli idoli delle concorrenti, non i loro producer. Hell Raton, inoltre, ha avuto l’onestà artistica di puntare su talenti in linea con il suo stile musicale e con il percorso che lui avrebbe potuto proporre. La scelta di Mydrama era pressoché scontata già dalle audizioni quando ha emozionato il rapper con un mash up dei frattelli Mattei, in arte Tha Supreme e Sara Mattei. Discorso simile per CMQMartina, cantante che sulle produzioni moderne ci sguazza e che fa della cassa dritta il suo mantra. Molto meno scontata è stata la scelta di Casadilego, artista più classica e dai tratti acustici che però ha saputo apprendere al meglio gli insegnamenti di Manuelito e di Slait, e infatti nel sesto live ha messo in mostra un ottimo feat con Lazza.

X Factor

Salmo in live. Foto: Wikimedia Commons.

Emma e Mika: mancano i colpi di genio

L’eleganza del cantante anglo-libanese era mancata al talent di Sky. La competenza di Mika per quanto riguarda la musica pop è indiscutibile e l’ausilio del producer Taketo Gohara ha giovato molto al percorso degli over. Dopo le audition in molti erano rimasti sorpresi dalle scelte di Mika che ha deciso di puntare su un genio come N.A.I.P. e su Vergo, artista potenzialmente in grado di entrare in classifica ma che da un punto di vista stilistico è sembrato molto lontano dal suo coach. I veri errori di Mika sono state le assegnazioni settimanali. Eda Marì è uscita subito di scena e quindi è difficile giudicare il suo percorso, ma con Vergo le cose sono andate diversamente. Un cantante dalla presenza scenica importante e che utilizza l’autotune costantemente ha un po’ “stonato” nelle reinterpretazioni di Battiato e di Mango. C’è chi parla di rischi spropositati, ma si può dire che siano stati assegnati pezzi suicidi e poco coerenti con il percorso artistico del palermitano. Su N.A.I.P. invece c’è ben poco da dire: competenza, genio, sregolatezza e classe sono state le armi vincenti dell’artista che ha incantato con il suo inedito Attenti al loop. Bello ma non memorabile il duetto con Elio durante il sesto live.

Anche la prima esperienza a X Factor di Emma Marrone non ha convinto il grande pubblico. La cantante esplosa nel talent rivale di Maria De Filippi ha toppato nelle scelte, portando ai live tre buone proposte ma senza nessun elemento di novità. Santi doveva rappresentare la freschezza e la spensieratezza. Nei modi di fare e nel suo approccio al programma il bolognese ha dimostrata una grande classe: mai una parola fuori posto e solo tanta voglia di divertirsi e imparare. Poi, sul piano artistico è assolutamente da rivedere. Manca ancora molto al classe 2002 per maturare sia per quanto riguarda la scrittura sia in termini di carisma sul palco. Anche Blue Phelix non ha riscosso molti consensi: portato ai live per un ottimo connubio tra talento e messaggio “politico”, tolto l’inedito South Dakota ha messo in mostra troppo poco per fare breccia nel pubblico. Discorso diverso per Blind che, nonostante nemmeno lui sia stato una novità né a X Factor né tantomeno nel panorama musicale italiano, ha sin da subito dominato le classifiche degli inediti con Cuore nero che è diventata una hit. Con il perugino Emma è stata esemplare perché non ha voluto snaturare il ragazzo e soprattutto non l’ha messo di fronte a sfide particolarmente ardue, spesso scelte per esibizionismo dei giudici più che per altri motivi. Notevole anche la performance con Madame, talento sopraffino del panorama hip hop italiano che sta diventando grande sotto la guida di Paola Zukar.

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Emma Marrone. Foto: Wikimedia Commons.

Manuel Agnelli: grandi scelte e una caduta di stile

Il leader degli Afterhours ormai è un veterano di X Factor ma di certo, fino a questa edizione, non aveva mai lasciato il segno. La sua volontà di stravolgere il talent, lasciando perdere tutte le dinamiche del mercato e concentrandosi solo sul talento, è diventato più uno slogan che altro. Ma quest’anno Agnelli ha vinto la sua scommessa e il merito è solo suo. Tolta la scelta dei Manitoba che, pur essendo una buona band, è sembrata dal primo giorno lontana dalle sonorità del milanese, Manuel Agnelli quest’anno ha potuto lavorare con due gruppi perfettamente affini al suo stile: i LPOM e i Melancholia. Il duo chitarra-batteria ha portato in prima serata un livello di rock che ha davvero stravolto i canoni di X Factor. Lode anche al talento vocale di Daniele che ha fatto impazzire i giudici con la cover degli Alabama Shakes nella sesta puntata. Talenti allo stato puro e, a detta di chi scrive, i vincitori morali di questa edizione.

Discorso simile per i Melancholia, che già dalle audizioni avevano incantato il pubblico con i loro inediti e la cover strepitosa di XXXTentacion. La frontwoman Benedetta è un catalizzatore di attenzioni, ma il supporting cast non è da meno. La loro carriera sarà lunga e piena di successi. A detta di chi scrive, il trio umbro si porta a casa il titolo di miglior performance di quest’anno con la cover di Grounds degli Idles: sublime. Gran peccato per la sceneggiata abbastanza priva di senso del quinto live quando ha iniziato a sparare contro tutti in stile Morgan degli anni d’oro dopo l’eliminazione dei Melancholia. Il suo “wow” intermittente per tutta la puntata e il continuo ribadire che l’abbandono del trio umbro rappresentava la sconfitta del talent show ha innervosito tutti, anche i suoi estimatori.

L’inferno del quinto live, il paradiso del sesto

Durante una delle prime puntate dei live era stato invitato Fedez che, dopo la breve performance, aveva detto ai giudici che la pace sarebbe durata ancora per poco: come dargli torto. La prima fase dei live è stata tutto sommato tranquilla al tavolo. Hell Raton si è dimostrato più interessato a coltivare il talento delle sue ragazze piuttosto che fare ostruzione ai rivali. Mika ha usato la parola “emozioni” in tutti i suoi commenti. Emma ha creato uno slogan diventato quasi un meme: «Io sono onesta». Manuel ha tirato acqua al proprio mulino senza nascondere quel velo di elitarismo musicale che l’ha caratterizzato. Ma la pace si è interrotta bruscamente durante la puntata del 26 novembre. Sbilanciamoci pure: è stata la puntata più violenta da un punto di vista dialettico degli ultimi dieci anni. Neanche Morgan e Simona Ventura avevano alzato i toni così. In una puntata caratterizzata da uno strano meccanismo a doppia eliminazione, dopo la prima manche sono andati al ballottaggio N.A.I.P. e i Melancholia. Per quanto riguarda N.A.I.P. ce lo si poteva aspettare perché gli streaming dei suoi inediti avevano subito un netto rallentamento, ma nessuno aveva ipotizzato i Melancholia a rischio eliminazione. Anzi, la mattina prima del live il trio umbro era nettamente il favorito secondo i bookmakers per la vittoria finale. Il giro al tavolo ha decretato un nulla di fatto e alla fine il pubblico da casa ha salvato Michelangelo in arte N.A.I.P., eliminando i Melancholia.

Dopo l’eliminazione si è visto un Manuel Agnelli fuori di sé, che ha attaccato tutti senza fare prigionieri. Dopo i primi giudizi palesemente forzati e sotto lo stimolo di Cattelan, Agnelli è tornato a commentare le esibizioni dei talenti senza filtri. La intro alla performance dei LPOM è stata forse la cosa più aggressiva (e a tratti scorretta) di questa edizione e si è concentrata sullo schernire i testi delle under donne, sbeffeggiando le scelte musicali e di produzione di Hell Raton e Slait e ribadendo neanche troppo velatamente che «i suoi sono bravi, gli altri fanno schifo». Le tre frasi che hanno fatto maggiormente discutere sono state: «I LPOM hanno una linea melodica che farebbe gola a qualsiasi inedito delle under donna», «Voi a casa vi amiamo come non vi abbiamo amato mai, tutti voi, dolorosamente ma inevitabilmente, che sono solo due avverbi ma sono molto di più di tutti gli avverbi mai usati in tutte le canzoni di trap messe assieme» e «Ricordate, quando l’autotune si fa duro, i duri iniziano a suonare». Ecco, con queste parole il frontman degli Afterhours ha messo fine alla pace e da lì solo botte da orbi. Era da tanto che Alessandro Cattelan non richiamava all’ordine i giudici, ma il 26 novembre è successo di nuovo, dopo tanti anni di calma piatta.

Solo una settimana dopo si è tutto ridimensionato, come d’incanto. Manuel Agnelli ha spesso ribadito di non voler più mettere al centro del dibattito i giudici ma piuttosto i concorrenti. Alcuni pensano a un mea culpa diffuso, altri suppongono che ci sia stata una bella strigliata da parte della produzione. L’eliminazione di Mydrama ha concluso nel peggiore dei modi una serata abbastanza opaca per Hell Raton e per le under donna in generale. Il vincitore morale della puntata però è stato N.A.I.P. che, portando in gara una perla musicale come Milano circonvallazione esterna scritta proprio da Agnelli, ha dimostrato un’eleganza artistica stupefacente.

X Factor 2020

Gli Afterhours in live. Foto: Wikimedia Commons.

La finale e i voti di X Factor 2020

La finale di giovedì 10 dicembre è stata una delle serate più emozionanti, musicalmente parlando, della storia di X Factor. La scelta di iniziare la serata con le performance dei finalisti in tandem con il proprio giudice è stata geniale e in molti l’avevano ipotizzata sin dalle prime puntate. Potrebbe sembrare retorica vuota, ma le esibizioni dei concorrenti ha dimostrato un talento di assoluto livello. I LPOM hanno “distrutto” la scena con Veleno degli Afterhours, guidati da un Manuel Agnelli in serata di grazia. Bellissima anche la prestazione di N.A.I.P. che ha saputo duettare al meglio con un artista internazionale come Mika senza restarne all’ombra. Su Blind poco da dire: è giovane e molto verde, ma è il più a fuoco per quanto riguarda il mercato musicale e il Disco d’oro è solo il primo dei tanti riconoscimenti che otterrà il giovane. Il feat con Emma non è stato indimenticabile ma d’altronde duettare con l’ex vincitrice di Amici è difficile anche per i grandi. Su Casadilego cosa possiamo dire? Poco. La naturalezza con la quale ha cantato Stan ha fatto sembrare Hell Raton il talento in gara e lei l’ospite internazionale.  In una serata conclusa con un finale testa a testa tra Casadilego e i LPOM che ha visto poi trionfare la giovane ragazza, proviamo ora a tirare le somme di questa bella edizione di X Factor con le pagelle:

Casadilego: voto 10. Chi vince ha sempre ragione e lei ha saputo prima convincere il suo giudice e poi ottenere complimenti e standing ovation da parte di tutti.
LPOM: voto 9. La parola giusta per loro è finalmente!
N.A.I.P.: voto 9. Per distacco il concorrente più geniale ed eclettico della storia di X Factor.
Blind: voto 9. Vincere un Disco d’oro durante l’edizione di un talent è un record che difficilmente verrà eguagliato. Discograficamente parlando è un fuori categoria, musicalmente invece deve crescere tanto.

Mika: voto 6. Per il percorso di N.A.I.P. meriterebbe un 10, ma per quello di Vergo un 4. Nel complesso un’edizione senza infamia e senza lode.
Emma Marrone: voto 7. Era alla prima esperienza e questo ha influito, però la cantante è stata una vera guida per i suoi under e soprattutto in finale ha incantato con la sua performance, ottenendo anche la standing ovation dei colleghi.
Manuel Agnelli: voto 9. Pochi errori e tanta cultura musicale. Per la prima volta dopo tante edizioni ha messo in mostra quello per cui è a X Factor. Peccato per quella sfuriata inutile e infantile del quinto live.
Hell Raton: voto 10. Rivoluzionario! Questa vetrina sarà di sicuro utile alla sua carriera e a Machete (non che ne avesse bisogno…). Può diventare il volto di X Factor nel futuro prossimo?

Alessandro Cattelan: voto 10. Dieci come gli anni da superstar di X Factor. La sua avventura nel talent di Sky è ufficialmente finita tra tanta emozione e tristezza del pubblico. Prendere il suo testimone sarà tutt’altro che facile.

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Federico Smania

Sono nato a Padova nel '95, città nella quale mi sono laureato in Comunicazione con una tesi sul terrorismo italiano visto dalla stampa francese. Attualmente studio sociologia all'Università di Milano-Bicocca. Dal 2018 collaboro con altre testate online.