Mattia Zaccagni sarà la scommessa vincente per una big?

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«Ha fatto molto bene, ha personalità». Così Andrea Mandorlini, allora allenatore del Verona, giudicava il quarto d’ora in campo di Mattia Zaccagni, all’esordio in Serie A nella partita persa dagli scaligeri a Milano contro l’Inter. Era il 2015 e le parole del tecnico sembrano parole di circostanza. In realtà a Zaccagni la personalità non mancava davvero.

Dopo aver fatto la trafila delle giovanili con la maglia gialloblu e un’esperienza in prestito al Venezia in Lega Pro, l’esordio contro i nerazzurri fu un breve assaggio. Nella stagione di mercato invernale immediatamente successiva, infatti, il giovane centrocampista nato a Cesena venne mandato in prestito al Cittadella.

Dopo i sei mesi di prestito, Zaccagni non ha più lasciato la maglia del Verona, iniziando un percorso che con pazienza e costanza l’ha portato a essere uno dei punti fermi della squadra.

Il ritorno al Verona e i primi lampi

Dopo l’esordio con l’Inter e qualche altro gettone nella stagione 2015/2016 terminata con la retrocessione per il Verona, in quella successiva il numero venti gialloblu è tra i protagonisti dell’immediata risalita in serie A.

Ventisei presenze per lui in Serie B con due gol e altrettanti assist. Nello scacchiere di Fabio Pecchia, Zaccagni era spesso impiegato come mezzala, seppur dotato delle giuste qualità per ricoprire, al bisogno, anche una posizione più avanzata e offensiva.

L’anno successivo, in cui avrebbe potuto dimostrare in Serie A tutte le sue qualità, non va per il verso giusto, né per il giocatore né per la squadra. A inizio novembre Zaccagni patisce un infortunio ai legamenti del ginocchio: oltre sei mesi di stop e stagione 2017/2018 terminata. Per il Verona quell’anno terminerà con una nuova retrocessione in Serie B.

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Recuperato dall’infortunio e pronto ai blocchi di partenza, Zaccagni trova posto regolarmente nel 4-3-3 di Fabio Grosso prima e Alfredo Aglietti poi. In totale le presenze sono ventinove con quattro reti e tre assist. In campo viene impiegato stabilmente come mezzala, sia a sinistra che a destra, con compiti più di spinta che di interdizione.

La sua vocazione al gioco offensivo e all’inserimento spiccano. I meccanismi degli esterni d’attacco e il gioco della punta centrale sembrano perfetti per favorirne gli inserimenti senza palla. Ne è l’esempio la rete con cui il numero venti riapre discorso promozione nel ritorno dei playoff contro il Cittadella. Dopo il 2-0 dell’andata, è suo il primo gol (da ex) che apre alla rimonta del Verona, che torna nuovamente e immediatamente in Serie A.

Ivan Jurić: l’uomo giusto al momento giusto

A plasmare definitivamente il classe 1995 cesenate è certamente Mister Jurić, arrivato a Verona nell’estate 2019, con il compito di garantire agli scaligeri la permanenza nella massima serie.

Il tecnico croato cambia tutto: difesa a tre, due esterni a tutta fascia e una mediana con un regista arretrato e un centrocampista più di sostanza. E Zaccagni? Nel 3-4-2-1 di Jurić, Zaccagni inizia a trovare posto in uno dei due slot da trequartista alle spalle della punta.

Zaccagni interpreta bene il ruolo: ben dotato tecnicamente e perfetto negli inserimenti. Un giocatore diligente, a tratti senza guizzi, ma utilissimo anche in fase di ripiegamento, visti i continui inserimenti del terzino di spinta che agisce dal suo lato. La concorrenza, però, è tanta. Il Verona, infatti, nello stesso ruolo vanta anche Pessina in prestito dall’Atalanta (ora titolare proprio nella Dea) e Verre (ora alla Sampdoria).

Grazie al turn over dell’allenatore e alle qualità mostrate sul terreno di gioco, Zaccagni è tra i protagonisti dell’ottima annata degli scaligeri. Per lui trentaquattro presenze con due reti e nove assist. I numeri dimostrano come la nuova posizione, da lui ben interpretata, lo pone maggiormente al centro dell’azione offensiva. Più in generale, il Verona di Jurić non ha un vero e proprio goleador (capocannoniere fu Di Carmine con otto reti), ma un gioco costruito sugli inserimenti di centrocampisti e trequartisti, abili ad approfittare degli spazi aperti centralmente dalla punta e dalle scorribande degli esterni. Pur senza giocatori in doppia cifra, furono ben quattordici i giocatori gialloblu ad entrare nel tabellino dei marcatori.

2020/2021: la stagione delle certezze

Dopo la più che tranquilla salvezza e il nono posto conquistato, all’inizio di questa stagione il mercato aveva tolto al Verona una grossa fetta degli interpreti più importanti della scorsa stagione. In particolare su Kumbulla, Rrahmani e Amrabat sono piombate rispettivamente Roma, Napoli e Fiorentina, mentre Pessina e Verre sono rientrati nelle società di appartenenza (Atalanta e Sampdoria) dopo l’anno di prestito.

Dopo la prima vera stagione in Serie A e nessuna pretendente reale, Zaccagni, invece, è rimasto a Verona. Meno talentuoso di Verre, forse. Non in grado di svoltare da solo le partite o di andare a segno con più costanza come Pessina, si poteva pensare.

Invece no: pur dovendo confrontarsi con i nuovi arrivi nel ruolo, Zaccagni ha tirato fuori tutto il suo talento e ha abbinato alle caratteristiche già mostrate un forte miglioramento dal punto di vista della personalità.

Molto più nel vivo del gioco, meno timido nel tentare la giocata o il tiro dalla distanza. A Zaccagni è bastato meno di un girone per attirare su di sé le mire dei grandi club italiani: a oggi per lui quattro gol e sei assist dopo sole diciassette partite. Nel frattempo anche Roberto Mancini ne ha premiato le prestazioni con una convocazione in Nazionale lo scorso novembre, ma il giocatore ha dovuto abbandonare il ritiro per problemi fisici. Niente paura, si rifarà.

Il futuro di Zaccagni: sarà scommessa vincente?

Già prima della sessione invernale di mercato si parlava del numero venti del Verona. Immediatamente smentita dal suo procuratore la notizia secondo cui il Napoli aveva già bloccato il trequartista: «Fino a giugno il Verona non lo cede». Le pretendenti, comunque, non mancano: oltre ai partenopei anche Milan, Roma, Lazio e Inter sembrano abbia fatto sondaggi per il giocatore.

Quale sarebbe la scelta ideale? Sicuramente restare a Verona fino a fine stagione, poi chissà. Un giocatore con queste caratteristiche potrebbe servire a tutte le squadre citate e non solo.

Ma c’è un ma. Non di rado nelle ultime stagioni abbiamo assistito a exploit importanti di giocatori di squadre italiane di media classifica, ma non tutti sono riusciti a confermarsi a livelli più alti. La maggiore pressione? La concorrenza più alta?

Mattia Pessina, ad esempio, non sembra aver pagato lo scotto e, anzi, nella foltissima schiera di trequartisti dell’Atalanta sembra aver raccolto l’eredità del Papu Gomez, fuori dal progetto di Gasperini per motivi extra-calcistici. Allo stesso modo, un altro centrocampista, sebbene con compiti meno offensivi, che non ha patito l’approdo in una big è Niccolò Barella. Tanta quantità a Cagliari, stesso animo da trascinatore con dei guizzi talentuosi anche nella Milano nerazzurra: nello scacchiere di Antonio Conte è tra gli imprescindibili.

Guardando al centrocampo dell’Inter si trovano, però, anche i casi di Stefano Sensi e Roberto Gagliardini. Sassuolo per il primo e Atalanta per il secondo i trampolini di lancio in cui si sono fatti ammirare. Se per il primo i risultati, dopo un avvio ottimo, tardano ad arrivare per i continui problemi fisici, per Gagliardini il discorso sembra diverso. Le giocate ammirate a Bergamo che gli avevano garantito l’interesse dell’Inter si sono visti a sprazzi. Di rado incisivo, Conte sembra non riuscire a trovargli una collocazione tattica adeguata e nel frattempo la concorrenza in mediana non è certo ininfluente.

Discorso simile può farsi per Simone Verdi. Dopo l’exploit al Bologna tra il 2016 e il 2018, il trequartista sembra aver perso lo smalto. Né il gran salto al Napoli, né nell’attuale esperienza al Torino è possibile rivedere le giocate e l’estro del giocatore visto in Emilia.

Cosa aspettarsi da Mattia Zaccagni? Come nei casi citati, il ragazzo sembra essere arrivato a dimostrare il massimo del suo potenziale. La conferma in un eventuale big dipende da lui in primis, ma senza dubbio anche dall’ambiente in cui si troverà a competere, dalla società e dal disegno tattico in cui dovrà esprimersi.

Senza dimenticare che tra qualche mese la Nazionale Italiana sarà impegnata nel Campionato Europeo. Mantenere questa costanza nel gioco e nei numeri gli darebbe anche delle importanti chance in quest’ottica.

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Eugenio Guido

Nato a Cosenza nel 1987, dopo il Liceo Scientifico, ho intrapreso la carriera universitaria nella Facoltà di Giurisprudenza, senza terminare gli studi. Appassionato di sport, tecnologia e cucina, ho vissuto in Belgio per sei mesi, durante i quali ho perfezionato la mia conoscenza della lingua francese. Lavoro con passione nel settore automotive come Digital Manager.