Buone maniere a tavola: theSmartWise

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Essere educati è molto importante, soprattutto quando si è in compagnia di altre persone. In questo articolo della rubrica theSmartWise, vediamo insieme un piccolo vademecum delle buone maniere a tavola.

Secondo Sven Raphael Schneider del canale YouTube Gentleman’s Gazette, vero esperto in materia di eleganza maschile e galateo, le regole da seguire a tavola sono poche ma chiare. Prima di tutto, rispondere tempestivamente all’invito, rifiutando o accettando, comunicando eventuali allergie o intolleranze alimentari. Dopodiché, concentrarsi sugli altri, evitando di chiudersi in sé stessi e apparire a disagio. Ultimo, ma non per importanza, mangiare a bocca chiusa ed essere discreti. Prima di postare foto sui social media è sempre bene, secondo lui, chiedere il permesso degli interessati.

Rispondere all’invito

L’invito può essere inviato per email, per messaggio oppure ricevuto di persona. La cosa più importante è sempre e comunque rispondere il prima possibile. Una formula un tempo molto usata era la RSVP, ovvero répondez s’il vous plaît, in italiano per favore rispondere. Questa formula era usata alla fine dei biglietti d’invito.

Come detto in precedenza, occorre sempre informare di eventuali allergie e intolleranze alimentari e chiedere se sia possibile o meno invitare altre persone, come il/la partner o i figli. Inutile dirlo, è poi fondamentale avvisare il prima possibile in caso di impegni improvvisi o disdette.

buone maniere a tavola
Foto: Pixabay.

Un piccolo presente ai padroni di casa

Prima di lasciare spazio alle buone maniere a tavola, è bene iniziare nel migliore dei modi sin da quando si entra a casa di chi ci ospita. L’etichetta vuole che ci si presenti sempre con un piccolo dono, sia esso un mazzo di fiori, una bottiglia di vino o un sigaro. Non aspettiamoci però che il regalo venga condiviso o utilizzato in quello stesso momento. Il regalo è per i padroni di casa, non per noi!

Vestirsi in modo adeguato

Occorre sempre sapere chi ci ha invitato a cena e soprattutto in che contesto siamo stati invitati. Conoscere il contesto è fondamentale per vestirsi in maniera corretta. Essere decisamente troppo eleganti per una cena informale o essere in tuta a un evento formale è in egual misura segno di poca attenzione.

Posso portare altre persone?

Posso portare il/la partner? E i figli? Non presumiamolo, a meno che non sia stato dichiarato in precedenza. Se l’invito è arrivato per via telematica si può osservare la lista degli invitati per capire se il contesto possa essere giusto o meno. Diversamente, occorre sempre chiedere in modo educato.

Il cellulare

La regola cardine delle buone maniere a tavola vorrebbe che l’attenzione fosse indirizzata al cibo e alla conversazione fra i presenti. Pertanto, meglio spegnere lo smartphone e non utilizzarlo. Se dovesse sopraggiungere una chiamata urgente, ci scuseremo e risponderemo il più rapidamente possibile alla chiamata, magari in un’altra stanza.

Senza posti a sedere

Per prima cosa, non aspettiamoci di mangiare un pasto completo. Alle feste informali si possono mangiare con le mani olive, noci, piccoli pezzi di formaggio, salumi, e dolci. Chiaramente con un tovagliolo, non leccandosi mai le dita!

Bisogna poi sempre fare del proprio meglio per socializzare con tutti. Al termine dell’evento è buona educazione ringraziare sempre di persona chi lo ha organizzato.

Pranzo informale seduti

Se il nostro pranzo dovesse essere con posti a sedere, essi potrebbero avere o meno un segnaposto. Se questi non dovessero esserci, solitamente sarà l’host (traducibile con ospitante, cioè colui/colei che ha organizzato l’evento) a informare gli ospiti dove sedersi. Le buone maniere a tavola vorrebbero che vi fosse alternanza e mescolanza fra uomini e donne o gruppi di conoscenti, per rendere la conversazione più stimolante.

buone maniere a tavola
Foto: Pixabay.

Quando iniziare a mangiare

Di norma, il pasto inizia quando i padroni di casa iniziano a mangiare, a meno che non sia stato indicato di iniziare senza di loro.  La buona educazione impone di rispettare le usanze e le tradizioni dell’host, come ad esempio dire una preghiera prima di mangiare. Se non si è credenti, è sufficiente rimanere in silenzio.

Dobbiamo sempre ricordare che chi ci ospita ha speso energie, tempo e denaro per la buona riuscita del pasto. Condividiamo con loro non solo il cibo, ma anche il loro tempo e il loro spazio!

Si comincia

Per evitare macchie, dobbiamo posizionare il tovagliolo sulle nostre ginocchia subito dopo esserci seduti. Non mettere il tovagliolo al collo, non sta bene. Per questo esistono appositi bavaglini.

A proposito di tovaglioli. Bisogna cercare di non alzarsi mai dal tavolo a metà pasto, ma se questo dovesse accadere, ricordiamoci di scusarci e alziamoci. Lasciamo il tovagliolo sulla sedia o alla sinistra del piatto. Alziamo sempre la sedia quando ci allontaniamo. Pochi ci badano, ma trascinarla è tremendamente fastidioso e irrispettoso!

Quando abbiamo finito di mangiare, posizioniamo il tovagliolo sempre sul tavolo, mai sul piatto. Sarebbe poco carino nei confronti dell’host, ma anche del personale di un ristorante.

Le posate

In un ambiente informale, potrebbero esserci solo poche posate: forchetta, cucchiaio e coltello. L’host potrebbe però apparecchiare con più posate. La regola generale è dall’esterno all’interno. Questo vuol dire che all’estremità ci saranno le posate per l’antipasto, mentre quelle per il secondo saranno più vicine al piatto.

L’etichetta vuole l’utilizzo corretto della posata in base alla portata. In caso dell’utilizzo del cucchiaio, si potrà mangiare dal lato o dal davanti dello stesso. Importante ricordarsi di non “bere” mai la zuppe o il brodo in modo rumoroso. Lo stesso vale quando si beve dal bicchiere.

Una volta usate, le posate non dovranno più toccare il tavolo. Si possono usare poggia-coltelli oppure si possono lasciare le posate sul piatto.

buone maniere a tavola
Disposizione di posate e bicchieri secondo il Galateo. Fonte: Wikimedia Commons.

I bicchieri

In una cena informale è accettabile che le forme dei calici dei vini non siano rispettate in modo rigoroso. Sarebbe bene però avere in tavola due bicchieri: uno per l’acqua e uno per il vino.

Parlando di vino, è sempre bene conoscere i propri limiti. Meglio un educato «no, grazie» piuttosto che una brutta figura in preda ai fumi dell’alcool.

Il passaggio di pietanze

Il passaggio di piatti contenenti cibo avviene da sinistra a destra. È buona norma non allungarsi verso gli altri ospiti invadendo il loro spazio per raggiungere i cibi sul tavolo. Ancora, utilizzare sempre le posate da portata, e non le personali, per prelevare cibo dal piatto o dalla pentola comune.

Le buone maniere a tavola durante il pasto

Prima di tutto, se c’è un unico piatto comune, occorre prendere una porzione moderata di cibo. Non siamo gli unici a tavola. Nel caso poi qualcosa non piaccia, non andrà sprecato.

Le buone maniere a tavola servono prima di tutto per mettere a proprio agio gli altri. Ricordiamoci sempre di mangiare a piccoli bocconi, con la bocca chiusa, utilizzando le posate corrette. I condimenti cremosi dovrebbero essere posati prima sul proprio piatto, poi sulle proprie pietanze.

Inutile ricordare di non usare lo stuzzicadenti al tavolo, di non soffiarsi il ​​naso e di coprirsi la bocca con il tovagliolo se si tossisce.

La fine del pasto

Quando si ha finito di mangiare, se si è in un ristorante ci penserà il personale di sala a sparecchiare il tavolo. Se si è in un’abitazione privata, è buona norma chiedere ai padroni di casa se hanno bisogno di aiuto.

È bene lasciare la nostra serata quando tutti lo fanno, senza intrattenersi troppo a lungo. Un tocco di classe potrebbe essere scrivere il giorno seguente un biglietto di ringraziamento a mano. Secondo Raphael del canale Gentleman’s Gazette è bene non indugiare quando i padroni di casa iniziano a lavare i piatti. Questa è l’ora di andarsene!

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Pubblicato da Marco Capriglio

Capo ufficio stampa di theWise Magazine, sono nato a Scandiano (RE), nella terra di Lazzaro Spallanzani e dell'Orlando Innamorato. Laureato in Scienze dell'Educazione e laureando in Scienze Pedagogiche presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, sono un educatore e sogno la cattedra come docente di sostegno.