Chelsea, l’importanza dei ragazzi dell’Academy

Chelsea, l’importanza dei ragazzi dell’Academy
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Il Chelsea è in finale di Champions League. I blues raggiungono così la loro terza finale di questa competizione nella loro storia, dove incontreranno i rivali nazionali del Manchester City, allenato da Pep Guardiola. È una storia curiosa quella del Chelsea di quest’anno, visto che la squadra londinese ha avuto ben due allenatori a sedere sulle panchine di Stamford Bridge. La stagione è difatti iniziata sotto la guida della vera e autentica leggenda blue Frank Lampard, tecnico che già aveva guidato il Chelsea nella stagione seguente all’addio di Maurizio Sarri, tornato in Italia per allenare alla Juventus.

L’avventura del celebre ex-centrocampista al Chelsea, però, dopo aver raggiunto il quarto posto nella stagione 2019/2020, si conclude verso la fine di gennaio: dopo una brutta serie di sconfitte, con la squadra scivolata fino al nono posto in classifica, Frank Lampard viene sollevato dall’incarico di allenatore del Chelsea. La società sostituisce il suo mister affidando la panchina a Thomas Tuchel, rimasto libero dopo essersi seperato dal Paris Saint-Germain.

Con l’arrivo dell’allenatore tedesco, il Chelsea ritrova i risultati e la migliore forma in campionato, tornando al quarto posto in classifica e raggiungendo le finali di Champions League e di FA Cup. La particolarità di questo Chelsea è che, oltre alla maestria di Tuchel, c’è un grande lavoro di programmazione e crescita di talenti provenienti dalle proprie giovanili. Tra i giocatori più determinanti in questa stagione infatti, sono proprio i ragazzi provenienti dalla Academy ad aver impressionato di più finora.

Il Chelsea ha creduto nei propri talenti

Nonostante il mercato faraonico che ha visto il Chelsea spendere ben più di duecento milioni di sterline nella sola sessione estiva, sono ragazzi come Mason Mount a rubare la scena a discapito di un Kai Havertz, comprato a peso d’oro nella scorsa estate dal Bayer Leverkusen. Sebbene la classifica non gli sorridesse molto, alla fine dei conti, Frank Lampard ha avuto il grande merito di credere in quei ragazzi proprio come Mason Mount in una annata considerabile “di transizione”, quella del 2019/2020. Pochi mesi prima, infatti, il Chelsea veniva incriminato e condannato dalla commissione disciplinare della FIFA per aver violato alcune regole che riguardano i trasferimenti internazionali di giocatori minori di diciotto anni.

Pertanto il Chelsea ereditava una situazione in cui non avrebbe potuto fare mercato in entrata, costringendo difatti a fare di necessità virtù. Con l’addio di Maurizio Sarri dopo la vittoria dell’Europa League a Baku, il Chelsea e Lampard si ritrovarono, dopo che l’ex centrocampista blues ebbe una buona annata come tecnico del Derby County, arrivando a contendere la finale dei playoff per la Premier League contro l’Aston Villa. In quella squadra che Lampard allenò vi erano due conoscenze note all’allenatore: una è Fikayo Tomori, difensore centrale acquistato dal Milan proprio dal Chelsea, mentre l’altro è Mason Mount, uno dei calciatori simbolo del nuovo percorso blues.

Già si vedeva nella prima grande sfida della stagione, la Supercoppa Europea 2019 giocata contro il Liverpool, che ragazzi come i sopracitati Fikayo Tomori, Mason Mount e anche Tammy Abraham avessero le carte in regola per giocare “con i grandi”. Proprio un guizzo di quest’ultimo ha procurato il rigore decisivo per il 2-2 che ha portato la sfida ai rigori in quel di Istanbul. Complice quindi il mercato bloccato per via delle sanzioni FIFA, oltre all’addio di Eden Hazard, il Chelsea ha dovuto guardare a fondo nella propria Under-23 per trovare dei giovani talenti da far esplodere nel corso della stagione.

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Come funzionano le Academy della Premier League?

Chiaramente, non è detto che i giocatori provenienti dalle proprie Academy diventino per forza dei campioni ma, durante gli anni, la Premier League ha fondato alcune iniziative per incentivare lo sviluppo di giocatori direttamente nei propri settori giovanili. Questa idea, promossa dalla Football Association (comprendente le stesse squadre di Premier League con i vari proprietari delle società), ha portato alla fondazione dell’Elite Player Performance Plan, un progetto a lungo termine che punta a formare i calciatori fin da piccoli al fine di farli diventare dei professionisti.

Il percorso dell’Elite Player Performance Plan (EPPP) prevede tre fasi. La prima fase, che va dagli Under-9 agli Under-11 è quella della foundation, dove i giovani calciatori apprendono i fondamentali del gioco del calcio, oltre a migliorare i mezzi tecnici. Successivamente, c’è lo step del Youth Development, dove i giovani atleti da Under-12 fino a Under-16 continuano il loro percorso di crescita fino a raggiungere la parte finale del programma di sviluppo. Questo è il Professional Development, che porta i ragazzi dalla Under-17 fino alla Under-23 a crescere mentalmente, tatticamente e a prepararsi al grande salto che è la Premier League. Un percorso che porta i giovani calciatori a sfidarsi contro altri vivai di squadre altrettanto blasonate all’interno del panorama del calcio inglese.

Certo, alcuni calciatori bruciano le tappe. Sia per talento, che per mezzi tecnici elevati rispetto alla media dei coetanei, ma anche per la voglia di sviluppare a fondo il proprio aspetto mentale. Questo porta alcuni di questi ragazzi a vivere un’esperienza fuori dal proprio club, anche all’estero, volendo. Ci sono alcuni esempi di calciatori sotto contratto con squadre di Premier League che, essendo stati protagonisti di ottime prestazioni in prestito, hanno suscitato l’interesse di altre squadre per un trasferimento a titolo definitivo. Un esempio può essere Jeremie Boga, il talentuoso esterno offensivo del Sassuolo, che prima di vestire il neroverde ebbe alcune esperienze sempre in giro per l’Europa.

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Qui ci sono una serie di differenze notevoli con quello che è il calcio italiano, visto che il fenomeno delle squadre riserve in Italia non si è quasi per niente radicato. L’unica squadra che ha voluto investire in una propria cadetteria Under-23 è la Juventus, ma anche i recenti movimenti di mercato hanno portato più che altro i giocatori lontano dalla Juve per altri lidi, piuttosto che lanciarli verso un percorso che li vedesse protagonisti nella squadra bianconera.

A differenza dell’Italia, in cui il fenomeno delle squadre Under-23 non esiste (eccezion fatta per la Juventus), in Inghilterra e nei maggiori campionati europei la presenza di una o più squadre riserve è una cosa comune nell’organizzazione societaria. L’utilizzo che viene fatto di una squadra B è di trampolino di lancio per i calciatori professionisti: un percorso che molti atleti fanno per arrivare a imporsi nella prima squadra.

Tornando in Inghilterra, precisamente nel quartiere omonimo, nel Chelsea sicuramente una generazione di calciatori così forti non capita tutti i giorni. Inoltre, mettere il tutto a disposizione nelle mani di un allenatore esperto come Thomas Tuchel porta una squadra come il Chelsea a giocarsi grandi traguardi con una rosa dagli ampi margini di miglioramento negli anni avvenire. La speranza è che, vedendo questo genere di riuscite nella programmazione, le nostre squadre possano ispirarsi a un modello di sviluppo che attualmente è indietro rispetto agli standard europei.

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Pubblicato da Arnaldo Figoni

Sono nato a Olbia il 30 giugno 1989, ma da sempre vivo a La Maddalena. Coinvolto fin da piccolo negli sport - calcio, basket, ma anche rugby - ho sviluppato una passione per la disciplina sportiva in generale, nel conoscere e poter raccontare delle storie, coltivando il sogno nel cassetto di poter esercitare proprio la professione di giornalista.