«Non mento, può diventare un campione»: theWise incontra il fratello-agente di Jeremie Boga

Jeremie Boga
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Il gol alla Juventus – un pallonetto sublime contro Gigi Buffon – lo ha recentemente portato alla ribalta. Ma Jeremie Boga, calciatore di origini francesi dalla nazionalità ivoriana, custodisce in sé un mix di esplosività, velocità e talento. Lo vediamo già da un paio di anni in Italia, con la maglia del Sassuolo. Come tanti, Boga è cresciuto con la voglia di diventare un calciatore. A differenza di altri, ci sta riuscendo sul serio. Pomeriggi come quello dell’Allianz Stadium possono e devono diventare una normalità, per un giocatore del suo talento. Qualora davvero riuscisse a scalare le classifiche di gradimento, lo dovrebbe peraltro (anche) a una persona speciale.

Il cognome è ovviamente lo stesso. Il nome è Daniel. E non solo è il fratello del giovane Jeremie, ma anche il suo agente. Qualcosa certamente di poco raro (anche – per fare due esempi – Higuain e Ronaldinho hanno i fratelli che gestiscono le loro carriere) ma che spesso può generare perplessità, se non dubbi. Finora, però, la carriera di Jeremie procede senza intoppi anche grazie a Daniel. In questa stagione ha già eguagliato il suo record di gol in un campionato (tre), farà dunque sicuramente meglio in quello che può essere l’anno della consacrazione. In esclusiva per il nostro magazine, abbiamo potuto scoprire Jeremie Boga ragazzo e calciatore attraverso parole e cuore del fratello-agente.

theWise incontra: Daniel Boga, fratello-agente del calciatore del Sassuolo Jeremie

Il gol a Buffon è un misto di bravura e coraggio. Perché, di fronte a un portiere così, generalmente tremano le gambe. Jeremie, in particolare, è un ragazzo giovane e talentuoso che vanta già esperienza in quattro importantissimi campionati europei [in ordine: Ligue 1 con il Rennes, Liga con il Granada, Premier League con il Chelsea e Serie A con il Sassuolo, N.d.R.]. Sicuramente un vantaggio, immaginiamo.

«Certo, la sua esperienza lo ha reso indubbiamente più forte sotto ogni aspetto. Ha giocato in quattro grandi campionati diversi, come lui anche tanti altri giocatori interessanti hanno affrontato un percorso di miglioramento alla stessa maniera. Jeremie è sicuramente un buon giocatore a livello tecnico, ma pure a livello tattico è migliorato molto. Certamente è cresciuto anche grazie a mister De Zerbi, sia nella fase difensiva che in quella offensiva».

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Da ormai due anni Jeremie milita nel Sassuolo – una squadra che da sempre punta sui giovani – dopo l’esordio in Premier League con il Chelsea. Quanto è felice del suo status attuale e cosa gli ha lasciato l’avventura con i Blues?

«In questo momento lui è contento al Sassuolo. Ovviamente ha voglia di giocare, segue bene il mister, lui e De Zerbi parlano spesso. L’allenatore gli dà consigli su come esprimersi in campo. Il Sassuolo è un contesto ideale, una squadra giovane dove può fare bene. Qui può giocare, al Chelsea ovviamente era impossibile. Tra i Blues ci sono così tanti giocatori fantastici che fanno parte di questa generazione (un paio, ad esempio, sono Abraham e Tomori, oltre che Hudson-Odoi e Mason Mount) da cui lui ha soltanto da imparare. A essere onesti quello del Chelsea è uno dei migliori settori giovanili al mondo, la generazione che hanno ora è talentuosissima. Ognuno di loro è un grande calciatore e la competizione per un giocatore è importante. Così come per un club saper scoprire nuovi talenti. Inevitabilmente, in una squadra del genere, in termini di mentalità e forza si migliora molto. Jeremie deve lavorare per migliorare ogni aspetto del giocatore che è adesso».

Già da un po’ pare che molte squadre – tra cui il Napoli – abbiano messo gli occhi sul calciatore…

«Il Napoli, come anche la Juventus, è una grandissima squadra e ci sono grandi giocatori. Ovviamente se arrivasse una proposta sarebbe difficile dire di no. Ora però noi dobbiamo concentrarci unicamente sul Sassuolo e vedere come prosegue la stagione. Bisogna anche capire in che progetto si va a giocare. Sicuramente i grandi club sono difficili da rifiutare ma ovviamente la prospettiva è quella di giocare in una squadra in cui ci sia la possibilità di lottare per un posto, non in cui stare in panchina tutto il tempo. Per fare un esempio, se andasse ora alla Juventus, tra i vari Ronaldo, Higuain e Dybala, difficilmente troverebbe spazio».

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Uno dei temi centrali in Italia in questo momento è il razzismo. Jeremie è mai stato vittima di atteggiamenti discriminatori?

«Al momento non ha mai subito un episodio di razzismo qui, non ha visto nulla di male nei suoi confronti. Ovviamente lui è contro ogni forma di razzismo, in ogni caso. Recentemente abbiamo potuto vedere quello che è successo a Balotelli: queste cose non vanno bene. Le persone che si rendono protagoniste di questi episodi danno una brutta immagine del calcio italiano».

Fare l’agente per tuo fratello è facile o difficile? Ci sono evidentemente implicazioni diverse rispetto a un altro tipo di rapporto.

«Dipende dai momenti. Ovviamente bisogna essere professionali quando è necessario. Ma devo anche saper parlare come un fratello quando Jeremie va confortato ed è in difficoltà. Si tratta sempre di fare la cosa giusta ed essere professionale. Nel caso non lo fossi farei un torto sia a lui che a me stesso».

Facciamo insieme un balzo avanti nel tempo fino a, che so, dieci anni nel futuro: dove vedi Jeremie Boga? Può diventare un top player?

«Le qualità le ha, non le discuto. Non sono un bugiardo: ha sicuramente la possibilità di diventare un campione, un giocatore forte. Dipende però anche e soprattutto da come lavorerà. Se si allenerà bene e lavorerà con serietà, allora andrà lontano. Lui è giovane, il calcio necessita di sforzi e lavoro. Solo così si può arrivare in vetta».

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Claudio Agave

Studente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell'Università Parthenope di Napoli. Giornalista pubblicista dal febbraio 2017 dopo una lunga ma utile gavetta. Scrittore, con almeno due romanzi già in cantiere e alcune partecipazioni attive a progetti letterari. Ho gli interessi di molti (cinema, serie tv, doppiaggio, sport) e l'ambizione di voler vivere facendo ciò che amo. Insomma, in pillole: scrivo pezzi, faccio cose, vedo gente.