«C’era un cartello giallo con una scritta nera»: canzoni sulla prostituzione

«C’era un cartello giallo con una scritta nera»: canzoni sulla prostituzione
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Si dice che la prostituzione sia uno dei mestieri più antichi del mondo. Quando diventa imposta e si presenta come schiavitù sessuale diventa però una piaga, che affligge purtroppo la società odierna. L’Osservatorio Interventi Tratta stima che in Italia ci siano tra le settantacinquemila e le centoventimila prostitute, per un fatturato da novanta milioni di euro al mese

In questo articolo si riportano alcune canzoni che raccontano storie di prostituzione, di emarginazione e (a volte) di riscatto.

Via del Campo

Famosissimo brano di Fabrizio de André, racconta la vicenda di una prostituta che si concede in Via del Campo, una strada lastricata nel quartiere genovese di Prè.

La protagonista della canzone, pubblicata nel 1967, è di «una puttana, occhi grandi color di foglia» che «vende a tutti la stessa rosa». Si racconta di un uomo, definito dal cantautore genovese come un «illuso», che sulla soglia del bordello va «a pregarla di maritare», consapevole che lei non cambierà la sua vita. La conclusione del brano ricorda che «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior», a testimoniare l’attenzione di Faber verso le categorie considerate inferiori dalla società.

Leggi anche: L’abito non fa il monaco: storie di preti di strada.

Nanì

Questo brano di Pierdavide Carone e Lucio Dalla, come dichiarato da Carone stesso, parla «di una donna che fa l’amore di mestiere e che ha davanti un adolescente che l’amore lo deve ancora scoprire».

Il giovane protagonista del brano paga venti euro per avere un rapporto con la donna, ma ne rimane innamorato, senza essere ricambiato: «Dimmi perché mi hai chiesto di andar via quando ti ho detto: “Vieni via con me”».

Il ragazzo è talmente innamorato della donna che afferma di poter «star giorni ad annusare il tuo mestiere anche con me» e di poterla sposare, anche se lei non lo amasse.

Lucio Dalla.

Nella stanza 26

Questo singolo di Nek, estratto dall’omonimo album del 2006, nasce da una lettera anonima di una fan del cantante modenese. In questa lettera, una ragazza dell’est ha raccontato la sua storia di prostituzione, per mantenere sé stessa e la sua famiglia. La vicenda si svolge in una stanza, presumibilmente di un motel, in cui la giovane vende «il corpo a ore, dove amarsi non è amore».

Nek immagina per la ragazza un finale positivo, in cui la ragazza riesce ad andare «via da un bacio che non ha tenerezze, che non sa di carezze», a scappare da quella stanza 26 «tra quei fiori che non guardi mai», «mentre l’alba nuova ti viene incontro, nel profumo del vento».

Bocca di rosa

In questo suo altro famoso brano del 1967, il cantautore genovese Fabrizio De André racconta le vicende del «paesino di Sant’Ilario», animato dall’arrivo della bella Bocca di rosa che «per un poco senza pretese portò l’amore nel paese».

La ragazza sembra felice dell’attività che pratica: «C’è chi l’amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione, Bocca di rosa né l’uno né l’altro, lei lo faceva per passione». Nel giro di poco tempo, viene presa di mira dalle «comari», le mogli dei suoi clienti, che arrivano a farla espellere dal paese, chiamando i Carabinieri.

La fama della bellezza di Bocca di rosa però arriva nel paesino successivo. Durante la processione, il parroco del paese «con la vergine in prima fila e Bocca di Rosa poco lontano, si porta a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano».

Fra la stazione e le stelle

Questa canzone è stata pubblicata dai Pooh nel 1976. La band racconta la storia di prostituzione di una donna che «scivola lenta sul ponte».

Viene dipinta l’emarginazione della «piccola donna senza età» che «tra la stazione e le stelle» nasconde «quel poco che resta» di lei. Il brano mette in luce tutta la solitudine e la tristezza delle donne costrette a prostituirsi: «Poi quando il sole verrà, nessuno ti conosce più. Dall’alba in poi, per tutti noi, tu non ci sei».

Anche per te

Brano del compianto Lucio Battisti del 1971, è dedicato a tre figure femminili. La prima è una suora, che ogni mattina, senza neanche guardarsi allo specchio, si reca in chiesa a pregare per un mondo migliore.

La seconda è una prostituta, che dopo una notte di lavoro porta i soldi all’uomo che l’ha messa in strada. La donna, tuttavia, ogni mattina aggiunge «ancora un po’ d’amore a chi non sa che farne». L’ultima donna a cui è dedicata la canzone è una ragazza madre, che ha avuto un figlio per «un errore che ti è costato tanto» e che trema «nel guardare un uomo e vivi di rimpianto» per essersi concessa a lui.

A tutte e tre le donne, Battisti vorrebbe dare una mano, ma non sa come fare, e resta fermo a guardare.

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Pubblicato da Marco Capriglio

Capo ufficio stampa di theWise Magazine, sono nato a Scandiano (RE), nella terra di Lazzaro Spallanzani e dell'Orlando Innamorato. Laureato in Scienze dell'Educazione e laureando in Scienze Pedagogiche presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, sono un educatore e sogno la cattedra come docente di sostegno.