ASD Sportinsieme, lo sport e l’inclusione scendono in campo

ASD Sportinsieme, lo sport e l’inclusione scendono in campo
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«Lo sport è inclusivo sempre», afferma Mauro Bonora, ex calciatore e allenatore di una squadra di calcio a cinque per ragazzi disabili. Oggi theWise Magazine ha incontrato l’ASD Sportinsieme di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia. Questa realtà, tra i vari sport che propone, porta avanti un progetto di calcetto inclusivo.

Luigi, da dove nasce la tua voglia di accostare il mondo dello sport a quello della disabilità?

«Dire esattamente dove nasce è difficile. Ho sempre cercato di aiutare le persone che avevano bisogno e molti ragazzi con disabilità avevano proprio quello di fare sport. Nel 2001 ero assessore allo sport del comune di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia e mi arrivò la proposta di creare una squadra di calcio a cinque per “ragazzi speciali”. Iniziammo proprio da lì, pur facendo tanti errori. Ma solamente chi non fa non sbaglia! [ride, N.d.R.]».

ASD sportinsieme
Luigi Ruggi, referente del progetto.

Cosa è l’ASD Sportinsieme?

«L’ASD Sportinsieme è nata ufficialmente il 3 gennaio 2012. La crisi economica ebbe un impatto importante e io ero l’assessore uscente. Molte società di sport minori (tiro con l’arco, ciclismo, podismo) nate sotto il mio assessorato erano in grande difficoltà. Abbiamo allora pensato di unirci in una società. I nostri sport sono calcio a cinque per atleti speciali, calcio a cinque femminile, ciclismo, pallamano, pallavolo, podismo e tiro con l’arco».

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Come mai hai deciso di appoggiare il progetto di calcetto inclusivo?

«Ho dato la mia disponibilità come referente del progetto perché conoscevo alcuni ragazzi che, in modo disorganizzato, facevano sport. Da lì ho pensato ci fosse necessità di qualcosa di più organizzato. Ci tenevo davvero tanto e ci tengo tutt’ora. Attualmente per i ragazzi disabili abbiamo solamente il calcetto, perché è uno sport divertente e più “immediato” di altri.

Oggi abbiamo due squadre, con le quali partecipiamo ai tornei e alle amichevoli con le altre società analoghe del territorio. Il nostro è un progetto appoggiato dall’USL ma l’attività di calcetto non ha operatori professionisti, siamo tutti volontari. Abbiamo la fortuna di avere l’appoggio dell’amministrazione comunale, specialmente negli ultimi anni, che ci fornisce il trasporto e la palestra per giocare.

Abbiamo anche alcuni tutor, che si sono avvicinato in diversi modi, ad esempio tramite progetti scolastici o stage per ottenere crediti, rimasti con noi anche dopo anni. Il rapporto che si crea con i ragazzi disabili è fantastico e tutti dovrebbero prestarsi a queste attività. Lo scopo non è tanto giocare a calcio, quanto stare insieme, fare gruppo e divertirsi».

Com’è il rapporto con i genitori dei ragazzi?

«Alcuni ragazzi hanno alle spalle una famiglia presente, altri, più adulti, vivono autonomamente in gruppi-appartamento. Con le famiglie abbiamo un bellissimo rapporto, basato sul rispetto e sulla fiducia. I genitori sono contenti che i ragazzi rimangano anche al di là delle attività sportive, come ad esempio uscire e cenare tutti insieme. Devo dire che il rapporto è ottimo anche con gli educatori dei ragazzi più grandi».

Quali sono i vostri progetti futuri?

«Durante la pandemia siamo stati fermi ma, quando consentito, ci siamo sempre trovati nel parco della nostra città, nel quale il Comune ci ha dato una struttura che abbiamo sistemato e che curiamo. Lì c’è anche una pista polivalente che abbiamo sfruttato. Questo ci ha permesso di tenere il gruppo unito.

Lasciamelo dire, il primo progetto è quello di festeggiare come si deve la vittoria dello scudetto della nostra categoria, che abbiamo vinto nel 2019 a Cesenatico. La festa della società è a febbraio e sono due anni che non possiamo organizzare nulla! Speriamo inoltre di riprendere in pieno tutte le attività, tra cui le amichevoli e il campionato».

Le parole dell’allenatore

A parlare è l’allenatore Mauro Bonora, ex difensore che ha militato anche nella Reggiana.

ASD sportinisme
L’allenatore Mauro Bonora.

Mauro, nella tua esperienza, come può lo sport essere veramente inclusivo?

«Lo sport può essere inclusivo, ma è importante valutare bene le possibilità e i mezzi a disposizione. Lo sport fa sempre bene, a priori. Ho fatto sport per tanti anni e ho imparato che non lo si deve prendere come un business, ma come un vero e proprio stile di vita.

La nostra è una realtà che fa stare bene chi partecipa come atleta e fa stare bene chi si mette a servizio di questi ragazzi. La parola “inclusione” è molto generica. Penso che lo sport, potenzialmente, possa esserlo sempre, seppur con le dovute attenzioni».

La parola ai protagonisti

A raccontare la loro esperienza sono alcuni atleti della squadra dell’ASD Sportinsieme. Il primo a parlare è Enzo, il capitano: «Ho cinquant’anni e sono il capitano. La mia responsabilità è guidare la mia squadra in campo. Penso che per almeno altri quindici anni questo ruolo sarà mio. Totti ha finito, ma io no!».

La squadra in campo durante un allenamento.

Continua Antonio, designato come portavoce della squadra: «Anche io è un bel po’ che sono qui. Abbiamo iniziato con un altro nome, ci chiamavamo i Castelli di Castellarano. Siamo una squadra di ragazzi speciali che sono qui per divertirsi. Ma anche per vincere! Come ha detto Luigi, abbiamo vinto lo scudetto. Prima di tutto però vogliamo divertirci. Usciamo a mangiare fuori e siamo stati anche in ritiro in montagna tre giorni. Siamo una grande famiglia».

A concludere è Roberto: «Come i più grandi ho iniziato nel 2001. Abbiamo cambiato tanti compagni in questi anni e abbiamo avuto tantissime soddisfazioni, tra cui lo Special Olympics nel 2007 e lo scudetto nel 2019. Siamo arrivati anche secondi a un torneo internazionale, perdendo contro una squadra che si chiamava Chelsea, come la nota squadra inglese!».

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Pubblicato da Marco Capriglio

Capo ufficio stampa di theWise Magazine, sono nato a Scandiano (RE), nella terra di Lazzaro Spallanzani e dell'Orlando Innamorato. Laureato in Scienze dell'Educazione e laureando in Scienze Pedagogiche presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, sono un educatore e sogno la cattedra come docente di sostegno.

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