Ennio: The Maestro, tutto Morricone in un film– theWise@theCinema

Ennio: The Maestro, tutto Morricone in un film– theWise@theCinema
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«All’inizio pensavo che la musica del cinema era un’umiliazione, scrivendo io volevo la rivincita… vincere su questa colpevolezza!». Giuseppe Tornatore, a poco più di un anno dalla morte, con Ennio: The Maestro ci racconta la riconciliazione interiore, la cucitura degli estremi del desiderio di Ennio Morricone.

Nato dall’omonimo libro (HarperCollins, 2018), rallentato e bloccato dalla pandemia, il documentario sboccia da una ricerca archivistica monumentale di cinque anni. Presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia 2021, dal 17 febbraio sarà in sala distribuito da Lucky Red in collaborazione con TIMVISION.

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Di riconciliazione si diceva in testa, ma tra cosa? Tra due modi di vivere la musica che nella testa di Morricone hanno scazzottato per tutta la vita: l’orchestra e il cinema, la musica “seria” e le colonna sonora. Alto e basso. Tradizione e innovazione. Sacro e profano.

Ora, a incontro concluso, il compositore, ago e filo in mano, davanti alla camera del suo (ultimo) regista-feticcio rammenda fin dall’infanzia il tessuto pentagrammato della sua vita.

Si parte con la tromba che gli mette in bocca il padre (spiacendo a Freud) abbandonata per gli studi di composizione sotto lo sguardo inflessibile del Maestro Goffredo Petrassi. Poi il primo, grande “tradimento” con la canzonetta. Sono gli anni Sessanta e, infilando i rumori della società del boom economico nello spartito, Morricone fa ballare l’Italia.

Poi il “tradimento”, definitivo e imperdonabile: il cinema. Ecco allora le “fischiatine” con cui manda gambe all’aria la partitura tradizionale del western, facendosi patriarca di quella nuova per consegnarsi con Sergio Leone all’immortalità.

Da qui si va in crescendo. La recherche di Morricone si offre a noi come un dizionario musicale del cinema del dopoguerra. Fino all’ultimo rammendo, il più sofferto: la gratificazione dell’Oscar, negato con The Mission di Jofflè, e arrivato poi due volte in quattro anni.

4 febbraio 2009: Ennio Morricone riceve dalle mani di Clint Eastwood l’Oscar onorario alla carriera.


Alla fine le due metà tornano a guardarsi e si riconoscono. Morricone si commuove, si tormenta e si perdona mentre un pantheon di artisti sgomita per celebrarlo come un visionario incantatore. Geniale contrappuntista. Irriverente innovatore. Prima che il film tramonti, il regista Bernardo Bertolucci, sdilinquito e sognante, in uno splendido cortocircuito autobiografico, chiosa: «Morricone ha unito prosa e poesia». Cinema e composizione.

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Ennio, il decimo documentario di Tornatore, è un testamento fiume che forse non dirà niente di nuovo ai Morricomani e magari deluderà i musicofili incalliti, ma che divulga in modo brillante la parabola del compositore, affidandosi a un montaggio attrazionale che si esalta per sintesi visiva e chiarezza concettuale, scandagliando la genesi di musiche che ci hanno colonizzato l’inconscio per sempre.

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