A metà settembre, la Treccani ha reso ufficiale, attraverso il proprio profilo Twitter, l’introduzione del neologismo ‘sarrismo’: un termine per indicare tanto la visione di gioco dell’allenatore napoletano «fondata sulla velocità e la propensione offensiva» quanto «per estensione, l’interpretazione della personalità di Sarri come espressione sanguigna dell’anima popolare della città di Napoli e del suo tifo». Mentre l’identificazione reciproca tra l’attuale allenatore del Chelsea e i tifosi della squadra partenopea fu un colpo di fulmine, il gioco della squadra durante il triennio sarrista fu l’evoluzione di ciò che l’allenatore aveva già fatto vedere all’Empoli e nelle sue precedenti esperienze: alla ricerca, dunque, di chi potrà calcare le orme dell’allenatore napoletano, ha suscitato interesse la parabola ascendente di Roberto De Zerbi, attuale allenatore del Sassuolo.

Nelle puntate precedenti: la carriera di De Zerbi fino ad oggi

Roberto de Zerbi termina la propria carriera da calciatore girovago nel 2013 sia a causa della propria non eccellente condizione fisica sia, soprattutto, per la voglia di cominciare ad allenare. Si reca quindi a Monaco ospite di Guardiola, in quel momento alla sua prima stagione in Baviera, per osservare da vicino e studiare gli allenamenti del Bayern e i dettami del gioco di posizione, ossia – per farla semplice – quella manovra di gioco che attraverso il controllo del pallone e movimenti definiti dei giocatori si propone di ricercare la superiorità posizionale e qualitativa sul campo. Guardiola ha potuto sempre contare su giocatori di caratura mondiale per attuare questo tipo di gioco, mentre la sfida di De Zerbi è quella di riuscirci a prescindere dalla categoria dei giocatori, contando solo sulle idee e sull’esecuzione di queste: al Foggia, che fu già palcoscenico della Zemanlandia negli anni Novanta, ne ha la possibilità. Principi importanti per la squadra sono il pressing alto e il gegenpressing, utili a riconquistare il pallone il prima possibile e tornare ad attaccare.

De Zerbi Foggia
Immagine: @AlexBelinger .

Il Foggia di De Zerbi è una squadra che sviluppa il suo gioco con calma, attacca in contropiede solo in rare occasioni, perché dopo aver conquistato il pallone si deve prima creare una struttura adeguata: l’organizzazione nella fase offensiva è l’aspetto più importante, tanto che comincia già dal portiere. Un movimento tipico è l’abbassamento del regista tra i due difensori centrali (la cosiddetta Salida Lavolpiana): questo si abbassa per creare superiorità nella prima linea contro gli attaccanti avversari, così da rendere più difficile il pressing per gli avversari e contemporaneamente più facile l’uscita del pallone dalla propria trequarti. Altra peculiarità del Foggia è la ricerca delle triangolazioni per attirare la pressione avversaria e creare spazio nel centro, combinando spesso in spazi corti sulla fascia. La squadra di De Zerbi infatti spesso sovraccarica un lato per giocare in spazi corti e spingere l’avversario a muovere il blocco difensivo, in modo da scoprirsi sul lato debole, dove c’è pronto l’esterno opposto, o al centro. Se non c’è una soluzione adeguata, si può sempre ricominciare dal portiere, per iniziare una nuova azione. Importante è poi la ricerca dei “mezzi-spazi”: la punta, Iemmello, ha il compito di allungare la difesa e attaccare lo spazio alle spalle di questa, allo scopo di lasciar scoperte le posizioni tra centrocampisti e difensori, dove i due interni di centrocampo, che già partono da una posizione abbastanza larga e alta, si possono muovere molto in accordo con la palla e gli altri giocatori, per moltiplicare le possibilità di passaggio. In generale la squadra segue un principio facile: giocare con ampiezza, costringendo l’avversario a difendere in spazi ampi.

Nella squadra pugliese De Zerbi rimane due anni, culminando la stagione 2015-16 con la vittoria dell Coppa Italia Lega Pro e con la finale di playoff di categoria, persa contro il Pisa. Pur firmando in un primo momento il prolungamento di contratto fino al 2019, viene in seguito esonerato a causa di differenze di vedute con la società: rimasto libero, a inizio settembre viene ingaggiato da Maurizio Zamparini per guidare il Palermo in serie A in seguito all’esonero di Ballardini. Inizialmente la squadra consegue buoni risultati: figurano infatti i pareggi con Crotone e Sampdoria e la vittoria con l’Atalanta, tutte in trasferta, oltre che una buona prestazione casalinga con la Juventus che espugna ad ogni modo il Barbera 0-1. A un certo punto però, lo shock del cambio in panchina smette di avere effetti, la condizione fisica dei giocatori viene meno e diventa difficile sostenere il modo di giocare impartito dall’allenatore: il fatto che il suo gioco sia così codificato e che Zamparini sia, semplicemente, Zamparini – dirà di lui il tecnico: «purtroppo fa fatica a gestire i lunedì» – non fa presagire nulla di buono e infatti la prima avventura di De Zerbi in serie A termina il 30 novembre, comunque dopo essere stato eliminato dallo Spezia ai rigori in Coppa Italia e dopo il record negativo di sette sconfitte casalinghe.
Dopo essere stato vicino al Las Palmas, in Liga, De Zerbi ritorna in serie A quasi un anno dopo sulla panchina del Benevento, subentrando a Baroni dopo nove sconfitte in altrettante giornate. Ad una panchina impossibile segue quindi un’altra panchina impossibile, e le sue prime dichiarazioni da allenatore dei sanniti non fanno nulla per nasconderlo: «Non ho una ricetta salvezza. Penso che sia una missione difficile, quasi impossibile, ma molto stimolante». La situazione in cui subentra è effettivamente disperata: la squadra è ancora a zero punti in classifica, con dei problemi poi nel tenere la concentrazione fino al fischio finale – è la squadra ad aver subito più gol nei minuti di recupero.

Questa maledizione prosegue anche nelle giornate successive, prima con il Cagliari e poi, in seguito a due sconfitte con Lazio e Juventus, con il Sassuolo, per essere infine spezzata contro il Milan che ha appena sostituito Montella con Gattuso: il primo punto dei sanniti in serie A arriva grazie a un gol del portiere di riserva all’ultimo secondo (qui è possibile trovarne un racconto più approfondito di quel momento). La dirigenza dei campani approfitta della sessione di mercato invernale per stravolgere la squadra in accordo con le indicazioni dell’allenatore: tra gli acquisti spiccano Sandro e Bacary Sagna, entrambi con un (recente) passato importante in Premier League. Il Benevento di De Zerbi è una squadra che, soprattutto con gli uomini maggiormente dotati dal punto di vista tecnico, interpreta un calcio prettamente offensivo e orientato al possesso palla e al palleggio prolungati, con una ricerca continua e costante del fraseggio. I sanniti infine chiudono il girone di ritorno con diciassette punti, una media punti che li avrebbe fatti lottare per la salvezza, comunque compromessa dalla prima parte di stagione.

Present day: le speranze del Sassuolo

Arrivata dunque la retrocessione a fine stagione, il tecnico decide di non accettare l’offerta del club campano di continuare, scegliendo invece di approdare al Sassuolo, che nel frattempo ha deciso di non continuare il proprio rapporto con Iachini. Entrambe le parti possono ritenersi soddisfatte: la dirigenza emiliana trova un allenatore più vicino alle proprie idee, con un gioco offensivo e che possa esaltare le individualità nella rosa dei neroverdi, in continuità con la gestione tecnica di Eusebio Di Francesco; De Zerbi ha finalmente l’opportunità di plasmare come argilla la propria creatura fin dal ritiro estivo. La sessione di mercato porta in dote, tra gli altri, oltre agli scudieri Brignola e Djuricjc dal Benevento, Kevin Prince Boateng dall’Eintracht Frankfurt, messo dal tecnico al centro del progetto e, contemporaneamente, dell’attacco nelle vesti del falso centravanti.

Al momento, dopo la sesta giornata, il Sassuolo occupa la terza posizione in classifica con tredici punti: il prossimo impegno casalingo, con un Milan ferito e con la panchina di Gattuso che scricchiola, potrebbe portare con i piedi per terra i neroverdi, oppure fare da trampolino di lancio alla stagione di consacrazione del tecnico.