Leggere Il pendolo di Foucault per difendersi dai complotti

l'oscuro burattinaio dietro i complotti del Pendolo di Foucault
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Romanzo-mondo, libro monolite, incubo e nube purpurea, affabulazione allucinatoria, almanacco ermetico: Il pendolo di Foucault è il secondo libro di Umberto Eco dopo Il nome della rosa, pubblicato nel 1988. Sebbene sia stato scritto trentun anni fa, è un’opera che parla di noi, o meglio, è un’opera che ha saputo cogliere nella sua epoca quelle tendenze, allora embrionali, che tanto stanno influenzando la nostra. Infatti il libro tratta un argomento oggi fondamentale, anzi forse l’argomento fondamentale del nostro tempo: i complotti. Tutta la produzione di Eco è imperniata sull’idea della falsificazione e della contraffazione (in Baudolino ad esempio), ma Il pendolo è l’unico libro dell’autore esplicitamente dedicato a questi temi. A beneficio del lettore, andiamo brevemente a riassumerne la trama.

La trama del libro

Belbo, redattore, Casaubon, ex-studente laureatosi con una tesi sui Templari, e Diotallevi, cabalista dilettante, sono tre amici che lavorano in una casa editrice milanese, la Garamond, seria e scrupolosa, da cui dipende la più piccola Manuzio, dove vengono indirizzati gli autori peggiori (gli APS, cioè “autori a proprie spese”), disponibili a pubblicare a pagamento. Un giorno si presenta alla Manuzio tale colonnello Ardenti, sostenendo di avere tra le mani un’opera rivoluzionaria basata su un messaggio trovato a Provins, in cui sarebbe illustrato il piano dei Templari per dominare il mondo. I tre giudicano il manoscritto sconclusionato, ma il colonnello sparisce durante la notte: è stato rapito o peggio, ucciso, per il contenuto del messaggio? Non si sa. Tuttavia ciò basta a instillare il dubbio nei tre, che cominciano ad accumulare informazioni e, per gioco, a elaborare un piano personale basato su quello del colonnello.

Gradualmente, vengono in contatto con i cosiddetti «diabolici»: personaggi che si dilettano di ermetismo, il cui esponente più rappresentativo è sicuramente Agliè, un gentiluomo colto e raffinato che si spaccia per l’immortale Conte di San Germano. Dopo qualche anno, in preda alla paranoia, i tre arrivano a formulare il Piano, ovvero una teoria che riscrive la storia del mondo: i Templari cercavano di dominare le correnti sotterranee (i “nervi del drago” della tradizione cinese) con cui avrebbero potuto scatenare sismi e maremoti a piacimento. Il punto da cui si possono dirigere queste correnti è il pendolo di Foucault, al Conservatoire National des Arts et Métiers di Parigi. Mentre Diotallevi sta morendo, consumato dal cancro e dal delirio, i diabolici vengono a conoscenza del Piano e lo prendono per vero, rapendo Belbo per indurlo a confessare l’inesistente segreto. Belbo viene torturato e ucciso sotto gli occhi di Casaubon, che riesce a scappare e forse, finalmente, a ritrovare la razionalità e infine la saggezza.

Pendolo di Foucault

Ermete Trismegisto, colui che la tradizione vuole autore della celebre Tavola di Smeraldo, testo sacro dei diabolici, sul pavimento del duomo di Siena. Foto: Arte.it.

Cos’è un complotto

Il pendolo di Foucault si può leggere (anzi si deve, è lo scopo del libro) anche come approfondita indagine sociale dei meccanismi che originano i complotti. Il libro, svolgendo la trama, ci mostra passo dopo passo cosa sono e cosa spinge le persone a credervi. Di seguito, abbiamo riportato i passi più significativi.

Ma fu anche allora, lo so, che iniziai a lasciarmi cullare dal sentimento della somiglianza: tutto poteva avere misteriose analogie con tutto. […] Vedi, mi dicevo, per sottrarti al potere dell’ignoto, ne accetti gli incantamenti: come un ateo confesso, che di notte veda il diavolo […]. Che cosa, a lui sicuro di esistere, farebbe paura? Ti fai il segno della croce e lui, credulo, scompare in un’esplosione di zolfo.

Al contrario di quanto si possa credere, le paranoie complottiste non si combattono con il pensiero logico, perché questo viene inglobato all’interno della paranoia, che ne usa gli automatismi per legare tra loro cose diversissime in un circuito neurale di insensatezza che il cervello percorre all’infinito. Un paranoico non ha pensieri sconnessi; i suoi pensieri seguono una ferrea concatenazione logica, benché falsa, che egli usa per costruire, come ben afferma Enrico Manera su Doppiozero, la sua personale «macchina mitologica», ovvero un’architettura mentale che “mitizza” i fatti, consentendogli di realizzare «una Verità che consente di rileggere l’intero intreccio storico universale e di restituire – a chi la conoscerà – il Senso». In questa visione, la vittima del complotto non usa i fatti per corroborare la sua logica, ma la sua logica per confermare la sua versione dei fatti. È la logica del delirio, che purtroppo è altrettanto efficace nell’organizzare la realtà della logica tradizionale, perché dotata di una fascinazione teleologica, che spiana la naturale complessità dell’esistenza sostituendola con un’altra posticcia e indotta. Il paranoico quindi può essere razionale, ma non è mai ragionevole.

«E qual è il segreto?». «Quello che le religioni rivelate non hanno saputo dire, il segreto sta oltre».

C’è sempre un segreto che “sta oltre”, inaccessibile. In questo modo l’artefice del complotto, millantando di essere depositario di un arcano sapere ignoto ai più, può esercitare il controllo sui membri di un’eventuale congregazione. Per acquisire potere, nulla è efficace come fingere di sapere qualcosa che non si sa. È il caso delle sette, o dei falsi guru o sedicenti maestri spirituali che promettono l’illuminazione, ma anche degli autori dei manuali di auto-aiuto, dei metodi per dimagrire senza sforzo, dei trader e dei corsi per diventare ricchi o playboy irresistibili.

Questa straordinaria capacità di mettere tutto insieme, lui non ha detto gnostici, ma avete visto che avrebbe potuto dirlo, tra geomanzia, gerovital e radames al mercurio.

Nel complotto, tutto si tiene. Tutto è collegato a qualcos’altro, tutto è un’allegoria di tutto. Questo perché se complotto c’è, dev’essere universale, altrimenti non sarebbe tale.

Io mi sono reso conto che quelli mangiano di tutto, purché dica il contrario di quello che hanno trovato sopra i libri di scuola.

Il complotto inizia sempre con un ribaltamento, con un rovesciamento simmetrico della realtà (del tipo “la democrazia è dittatura, il fascismo è libertà”) che preannuncia l’iniziazione foriera di salvezza, materiale o spirituale. Si è disposti a credere a tutto, purché vada contro ciò che pensano gli altri. Il rovesciamento è così efficace perché affascinante, porta in sé la promessa originale di un eroismo solitario e anticonformista, solleticando l’intelligenza (non è infrequente per un complottista credersi un genio e bollare gli increduli come ignoranti) e la vanità delle vittime.

L’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull’autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli.

Inventarsi il senso al mondo, per quanto folle possa essere, è meglio dell’ammettere che il mondo di senso non ne ha, pensiero che a molti riesce insopportabile. I complotti sarebbero perciò (anche) la risposta alla famosa domanda di Popper: «Se Dio non esiste, chi c’è al suo posto?». Intendiamoci, tutti diamo senso al mondo: la differenza è che una persona sana dà senso al suo mondo, mentre il complottista si inventa un senso cosmico infalsificabile e manovrato da potenze oscure. La sua forza sta nel fatto che un’affermazione non verificata raggiunge velocemente un grande numero di persone, mentre il debunker per smentirla deve spendere molto tempo ed energie.

Inventare un Piano: il Piano ti giustifica a tal punto che non sei nemmeno responsabile del Piano stesso. Basta tirare il sasso e nascondere la mano. Non ci sarebbe fallimento se vi fosse davvero un piano. Non hai avuto Cecilia perché gli Arconti hanno fatto Annibale Cantalamessa e Pio Bo inabili al più amichevole degli ottoni […]. Un Piano, un colpevole. Il sogno della specie.

Tutti cerchiamo alibi. Trovare un capro espiatorio per le nostre mancanze è più facile che lavorare su sé stessi, inventarsi un “funesto Demiurgo” (o un qualsiasi Dio onnipotente) è più facile che correggere i propri errori.

Come può un uomo correre incontro alla sua rovina solo perché ha investito un cane? Eppure così è stato. Belbo ha deciso quella notte a Piacenza che ritirandosi di nuovo a vivere nel Piano non avrebbe subito altre sconfitte, perché era lui che poteva decidere chi, come e quando.

In seguito all’investimento di un cane, Belbo ha un crollo nervoso che lo convince ad abbracciare definitivamente il Piano. I complotti ci paiono attraenti perché sono versioni alternative della realtà in cui possiamo essere ciò che vogliamo, rifacendoci dei nostri fallimenti e delle delusioni della vita. Siamo precari, senza sicurezze economiche e privi di un legame affettivo? Allora perché non entrare a far parte di una comunità in cui possiamo essere qualcuno? Se poi si tratta di diabolici, poco importa.

In sostanza, il complotto è una degenerazione della facoltà di immaginare (il complottista ha molta immaginazione, ma non ha fantasia) basata sulla «logica opposizionale», una sospensione infinita dell’incredulità che si sostituisce alla fiducia, che si guadagna, al sospetto e di seguito alla fede, che si dà a priori. Esso nasce tra gli esclusi e gli emarginati, così come tra gli uomini di successo; tra chi, non avendo una vita degna, si inventa, o è indotto a credervi, un colpevole o un capro espiatorio per consolarsi dei suoi fallimenti. Solitamente, un complottista è riconoscibile perché, se incalzato, sposta sugli altri l’onere della prova delle sue affermazioni.

«Vivono tra noi»

Oggi leggere Il pendolo di Foucault costituisce un atto di legittima difesa. Stiamo lentamente abituandoci alla loro presenza e per questo tendiamo a liquidarli velocemente, ma i diabolici sono tra noi, sempre più numerosi. Pillon, che crede che nelle scuole di Brescia si pratichi stregoneria e che una fantomatica teoria “gender” voglia rendere gay i bambini, è un diabolico; Di Maio, che evoca la misteriosa “manina” e i “poteri forti”, è un diabolico; Salvini, che invoca un colpevole e un capro espiatorio (immigrati, Europa, sinistra, radical chic) per ogni problema di questo paese, fa il diabolico; Fusaro, con il suo «turbo-mondialismo cosmopolita e sans frontières», è un diabolico; i terrapiattisti, secondo cui un’entità sconosciuta vorrebbe farci credere che la Terra sia un irrilevante puntolino sferico perso nell’universo per gettarci nello sconforto esistenziale (ecco che ritorna il non-senso) sono diabolici. I no-vax, chi crede alle scie chimiche, gli americani convinti che Trump abbia vinto per volere divino, le persone che a poche ore dall’incendio di Notre-Dame avevano già almanaccato sulla possibile esistenza di un mandante o chi ha supposto un presunto giubilo dei globalisti (?) neoliberisti e filo-islamici (Simone Di Stefano di Casapound), sono tutti diabolici. Per tacere dei preti di ogni religione, che sono diabolici accettati e di professione, innocui finché situati all’interno di un contesto statale laico e democratico, ma che, come spore dormienti sottoterra, palesano la loro pericolosità ctonia non appena l’impianto istituzionale vacilla (vedi Family Day).

Pendolo di Foucault

L’invenzione del nemico.

Viviamo in un mondo distopico: sembra quasi di essere nella graphic novel di Roberto Recchioni, La fine della ragione, dove la razionalità e la scienza sono state eliminate e i dottori vengono bollati come stregoni. Dunque, come difendersi dai complotti, quando i diabolici sono ovunque?

Come difendersi dai complotti

Il modo ce lo suggerisce Eco alla fine del libro. Casaubon è sulle colline del Monferrato, in fuga dai diabolici che forse lo raggiungeranno alla prossima pagina. Mentre aspetta, guarda le colline di fronte a lui coperte dai filari delle viti:

Lungo le falde del Bricco si stendono filari e filari di viti. Li so, ne ho visti di simili ai miei tempi. Nessuna Dottrina dei numeri ha mai potuto dire se sorgono in salita o in discesa.

La rivelazione è tutta qui. C’è molto da conoscere, molto da sapere, nulla da capire. Il complotto e la paranoia nascono dal lievito della paura, dalle distoniche fragilità dell’ego. Occorre quindi silenziarci e sostare tranquillamente presso le cose del mondo, in ascolto. Il Senso emergerà. Se c’è una Verità, è che la (nostra) verità, non va cercata, va colta e vissuta.

Altro non c’è.

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Stefano Cavallini

Nato a Bologna nel 1991, è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche della sua città natale. Attualmente proiezionista, spera un giorno di lavorare in una casa editrice. Ha scritto per Clamm Magazine, Bibliomanie, Inchiostro alla Spina e Bologna Blog University, presso cui ha curato una rubrica bisettimanale sullo slang bolognese. Quando può, scrive poesie, con alcuni buoni risultati. Ama Gozzano, gli Skiantos e i tortellini.