Joaquín Correa: tutti pazzi per El Tucu

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Dalla prima adolescenza lo chiamano “El Tucu”, abbreviazione di tucumano, a ricordargli le sue origini. Joaquín Correa è nato in una piccola città della regione del Tucumán. Meno di venticinquemila abitanti. Come dev’essergli parso grande, d’improvviso, il mondo quando arrivò a Buenos Aires per giocare nelle giovanili dell’Estudiantes. Come deve sembrargli piccolo, ora che vive a Roma, ora che tanti club importanti lo cercano.

Le origini di Correa

Correa inizia a giocare per le giovanili dei Pincharratas nel 2009 e quasi subito si distingue dai suoi coetanei. Nel 2012 inizia un periodo di prova all’Inter. In appena due settimane, Joaquín cattura a tal punto l’attenzione del club che Moratti si convince a fare un’offerta: centomila dollari per un anno di prestito, con un diritto di riscatto a 1,8 milioni per l’80% del cartellino. Inizialmente, l’Estudiantes ci pensa davvero. A opporsi al trasferimento, però, è Verón in persona. La Brujita è un grande estimatore del ragazzo, e convince la società a trattenerlo per consentirgli di continuare a crescere in Argentina. Il tempo gli darà ragione. Joaquín, dal canto suo, si consola esordendo in prima squadra ad appena diciassette anni, nel maggio dello stesso anno, subentrando all’81’.

Da quel giorno, viene con costanza convocato in prima squadra, collezionando progressivamente presenze e minuti importanti per la sua maturazione. Qui viene spesso impiegato come ala sinistra in un 4-4-2, pur variando tra vari ruoli del centrocampista offensivo. Le sue spiccate caratteristiche fisiche, cui unisce una certa rapidità, lo rendono una pericolosa eventualità in ogni azione d’attacco. Partita dopo partita, il nome di Correa guadagna sempre più popolarità. I paragoni si sprecano: chi lo associa a Verón, chi a Pastore, chi ancora a Kakà. Il suo sbarco in Europa è ormai una mera questione di tempo.

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Correa nel derby della lanterna. Fonte: sampnews24.com

Genova e Siviglia

Su di lui si avventano Psg, Monaco, Manchester City e Benfica. Tutti club di primissima fascia. Tutti ammaliati da questo ventenne promettente. Ad avere la meglio però è la Sampdoria, in cerca di rinforzi nel reparto offensivo in vista della partenza di Gabbiadini in direzione Napoli. Nel dicembre 2014, al telefono con Verón, Ferrero conclude la trattativa per portare Correa in blucerchiato: dieci milioni di dollari con un 5% sulla vendita futura. Sotto la guida di Mihajlovic, tuttavia, El Tucu fatica a rendersi protagonista con la stessa continuità che aveva avuto in Argentina. In un anno e mezzo di permanenza a Genova, collezionerà appena tre reti in trentuno presenze.

A luglio 2016, con la convinzione che il ragazzo abbia buone potenzialità ma poca concretezza, la Sampdoria lo cede a titolo definitivo per tredici milioni al Siviglia. È un volto noto del calcio italiano a portarlo in Andalusia: l’ex D.s. romanista Monchi. Qui, alla sua stagione di debutto, disputa uno dei migliori campionati della sua carriera. Viene quasi sempre impiegato sulle fasce, specialmente a destra, ma viene anche spostato nel ruolo di trequartista e di seconda punta secondo necessità. In trentaquattro presenze totali, segna otto gol.

Nella sua seconda stagione, sotto la guida di Berizzo prima e di Montella poi, quasi si ripete in termini di cifre. Schierato ora con molta più frequenza sulla fascia sinistra, in trentanove partite sigla sette reti. Con grande maturità, accetta le critiche dei media e dell’allenatore. «Quando il mister parla» dice, «ha sempre ragione». Silenziosamente, Joaquín lavora e migliora, attirando nuovamente l’attenzione di diversi club spagnoli ed europei in generale.

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Correa alla Lazio. Fonte: Getty

Il ritorno in Italia

Quando la Lazio lo porta a Roma, Correa viene naturalmente presentato come il sostituto di Felipe Anderson, partito per Londra, sponda West Ham. Joaquín infatti sembra quasi essersi stabilizzato, come ruolo naturale, sulla fascia sinistra. Tuttavia, fin da subito Inzaghi si accorge delle sue potenzialità se accentrato e spostato in avanti, come seconda punta alle spalle di Immobile. Con umiltà e duro lavoro, Correa si ritaglia un ruolo importante come sostituto di Luís Alberto. In trentuno presenze in Serie A, a campionato non ancora finito, ha già segnato sei reti (quasi eguagliando la sua miglior stagione), collezionando anche ben nove assist. Un bottino importante, che ha trasformato un ragazzo dalle prestazioni altalenanti, spesso bollato come troppo inconsistente, in un’importante pedina per la Lazio di Inzaghi e in un vero uomo mercato.

Sulle sue tracce, al momento, c’è una vecchia conoscenza di Correa: l’Inter. Secondo diverse fonti, in estate i nerazzurri torneranno a farsi avanti per il Tucu. Nel frattempo, la Lazio si gode il suo gioiellino dai gol pesanti. D’altronde, se sono in finale di Coppa Italia è anche merito di Joaquín e della sua rete importante contro il Milan a San Siro.

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Carlotta Betti

Studentessa di Mediazione Linguistica Interculturale. Innamorata di Bologna da quando vi sono nata e del Bologna FC dall'età della ragione. Ossessionata dallo sport e dalla politica. Scrivo solo del primo perché riesco a viverlo razionalmente, la seconda è una questione troppo passionale.