Don Rosa, l’ultimo uomo dei paperi

Don Rosa
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Don Rosa, conosciuto all’anagrafe come Keno Don Hugo Rosa, è probabilmente l’ultimo grande autore americano della famiglia dei paperi disneyana, composta da Paperino, Zio Paperone e svariati altri personaggi nati dalla penna di Carl Barks. Considerato da molti l’erede di Barks, la carriera di Don Rosa con la famiglia dei paperi iniziò nel 1987 con la storia The Son of the Sun, che ottenne una nomination all’Harvey Award per la miglior storia dell’anno. Ma la Saga che gli diede celebrità mondiale sarebbe arrivata solo qualche anno dopo, nel 1995, ed è tuttora considerata la regina della sua produzione letteraria ventennale tra il 1987 e il 2006, a cui è seguito il ritiro dell’autore nel 2008. Ritiro che non ne ha intaccato la fama europea, la quale gli ha donato numerosi bagni di folla alle convention del fumetto a cui ha partecipato. Degne di nota in Italia le ospitate al Napoli Comicon del 2016 e quella al Lake Como Comic Art Festival di quest’anno, a cui si aggiungerà il ritorno alla 53° edizione di Lucca Comics and Games 2019, in programma dal 30 ottobre al 3 novembre.

Don Rosa: tra Louisville, Kentucky e Maniago, Friuli-Venezia Giulia

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Cover di The Son of the Sun, la prima storia con i paperi di Don Rosa.

Keno nasce nella cittadina americana di Louisville il 29 giugno del 1951, ma il suo cognome tradisce le origini italiane della sua famiglia. Il nonno, Gioacchino Rosa, emigrò negli Stati Uniti all’inizio del 1900 e avviò con successo un’impresa di forniture edili, a cui seguì il ritorno in Italia per mettere su famiglia. Nel 1915, in seguito alla nascita del figlio Ugo (padre di Don Rosa), Gioacchino fece ritorno nel Kentucky con la famiglia al completo. Don Rosa nacque 36 anni dopo, e fu battezzato con i nomi del nonno e del padre. Keno infatti è il diminutivo di Gioacchino, mentre il padre, il cui nome completo era Ugo Dante Rosa, negli USA si faceva chiamare “Hugo Don” Rosa. Fin da piccolo Keno si dimostrò interessato ai fumetti, leggendo quelli collezionati dalla sorella Deanna. Ma la passione per i comics non ne ha bloccato la voglia di studiare, culminata con la laurea in ingegneria civile all’Università del Kentucky nel 1973. Università che vide muovere i primi passi di Don Rosa nel mondo del fumetto, pubblicando nel 1971 sulle pagine del giornale universitario The Kentucky Kernel la sua prima striscia, The Pertillaby Papers, che trattava di satira politica con un suo proprio personaggio, Lancelot Pertwillaby. Questa serie a fumetti svoltò più tardi dalla satira all’azione/commedia a partire dalla storia Lost in (an alternative section of) the Andes, citando volutamente una delle storie a fumetti scritte da Carl Barks, Lost in the Andes!. La voglia di scrivere a proposito della famiglia dei paperi creata da Carl Barks continuò anche in articoli e vignette realizzati per alcune fanzine, coltivando il fumetto come un hobby e lavorando al contempo nell’azienda di famiglia fondata dal nonno. La passione per i fumetti lo portò a una serie di collaborazioni con fanzine e giornali per tutti gli anni Settanta, fino alla collaborazione più importante arrivata nel 1979 con il Louisville Time. Fu sulle pagine del quotidiano cittadino che fece esordire una striscia settimanale con Captain Kentucky, alter ego del suo primo personaggio creato all’università Lancelot Pertwillaby. La serie a fumetti terminò nel 1982, su decisione dell’autore stesso. Rosa ritenne che non valesse più la pena di portare avanti un impegno come quello del disegnare una serie a fumetti con il lavoro dato dall’azienda di famiglia, arrivando a non disegnare più niente fino al 1986.

Dalla Gladstone alla Saga

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Don Rosa mentre disegna a una fiera.

Il 1986 fu l’anno del ritorno in azione per Don Rosa a partire da una telefonata all’editor della Gladstone Comics, Byron Erickson. La Gladstone aveva ottenuto i diritti dalla Disney per pubblicare le storie a fumetti di Topolino & Co, e Don Rosa si propose per scrivere e disegnare una storia su Zio Paperone. Erickson accettò di buon grado e Rosa iniziò a lavorare sulla sua prima storia ambientata nell’universo dei paperi disneyani, The Son of the Sun. La trama riprende in tutto la prima storia che l’autore aveva scritto più di dieci anni prima per il giornale universitario, la sopra citata Lost in (an alternative section of) the Andes, che nella sua prima stesura non fu interpretata da Zio Paperone, Paperino e nipotini per ovvi motivi di copyright. Una bella rivincita professionale che portò The Son of the Sun a essere candidata all’Harvey Award come Miglior Storia dell’anno. La collaborazione con la Gladstone terminò nel 1989 per via di alcuni dissidi con la Disney in merito ai disegni originali creati per le storie a fumetti. La Disney non permetteva che i disegni originali diventassero di proprietà degli autori che avevano lavorato alle varie storie, non permettendone quindi nemmeno la vendita in un secondo momento. Per Don Rosa ciò era inaccettabile, e dopo una sfortunata collaborazione con la rivista dedicata a DuckTales arrivò la chiamata da parte della casa editrice danese Egmont. E per la Egmont scrisse e disegnò minuziosamente l’opera che gli ha dato fama mondiale, The Life and Times of $crooge McDuck, conosciuta nello stivale come La Saga di Paperon De’ Paperoni. La Saga è senza dubbio l’opera più importante di Don Rosa, tradotta in tutto il mondo e vincitrice dell’Eisner Award del 1995. Suddivisa in dodici capitoli, a cui si sono aggiunti ulteriori porzioni di storia scritti e disegnati fino al 2006, la Saga racconta la storia di Paperone e delle sue avventure in giro per il mondo in un periodo temporale ben delineato, tra il 1877 e il 1947 (anno in cui Carl Barks diede vita allo Zio) regalando una riflessione ampia sul valore della persona o del papero che dir si voglia, e del prezzo da pagare per vincere sulla vita che, nel corso della Saga, offrirà sfide su sfide che Paperone vincerà, isolandosi nel mentre sempre più dal resto del mondo.

Il ritiro dalle scene e il rapporto con Barks

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Carl Barks, il “maestro” ispiratore di Don Rosa.

L’ultima storia che Don Rosa ha scritto e disegnato è The Prisoner of White Agony Creek (2006), appendice della Saga che approfondisce il rapporto tra Paperone e Doretta Doremi, fiamma storica del papero più ricco del mondo. In seguito a tale fumetto Rosa non ha più lavorato su altro a causa di gravi problemi alla vista, parzialmente risolti da un’operazione compiuta nel 2008. L’operazione tuttavia non ha potuto nulla per ciò che riguarda la capacità di disegnare, un’azione divenuta sempre più difficile per l’autore del Kentucky che difatti ha dichiarato il ritiro dalle scene nello stesso anno, per poi pubblicare quattro anni dopo sul proprio sito ufficiale un essay in cui spiega con dovizia di particolari le ragioni dietro il suo ritiro. Un pensionamento che ha messo il punto sulla sua produzione letteraria, racchiusa nella Don Rosa Library, la raccolta definitiva delle sue opere pubblicata in Italia da Panini, e che permette di dare un giudizio su ciò che Rosa ha fatto in vent’anni di carriera. Una carriera basata grandemente su di una figura che è fondamentale sia per la Disney sia per l’autore stesso, Carl Barks. Al papà dei paperi Don Rosa deve moltissimo, e lo si può vedere da tutte le storie pubblicate, alcune delle quali sono seguiti delle vecchie storie scritte e disegnate da Barks negli anni cinquanta. Ambientazione temporale mantenuta da Rosa, che ha basato su ciò il proprio Canone, scrivendo storie in una continuity abbastanza logica ma limitata a un decennio preciso. Le storie di Rosa sono comunque ricche di aneddoti e dettagli scientifici, grazie anche alla sua preparazione accademica, e pongono Paperone al centro della maggior parte delle sue opere. È senza dubbio il suo personaggio preferito, messo spesso in scena con Paperino e i nipoti per i quali ha volutamente mantenuto la caratterizzazione scritta da Barks nelle sue storie, altra riconferma dell’enorme stima di Rosa nei confronti del “maestro”. Stima che ha regalato al mondo decine di belle storie ambientate in un universo Disney un po’ più classico rispetto a quello contemporaneo che esce nelle edicole di tutto il mondo, ma non per questo meno bello. Un universo che rimanda a tempi passati e avventurosi, tempi più semplici e nostalgici nel senso più dolce del termine, disegnati e raccontati splendidamente da Keno Don Hugo Rosa che, nonostante il decennio passato dal pensionamento, a ogni fiera del fumetto (prossimo appuntamento Lucca Comics 2019) riceve ancora con merito apprezzamenti e bagni di folla da parte di migliaia di fan che adorano tutt’oggi i suoi lavori.

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Riccardo Angori

Sono nato una notte del dicembre del 1988 in quel di Pietrasanta, Lucca, ma il vivere e frequentare da 28 anni la provincia di Pisa ha consolidato le mie radici nella città della Torre Pendente, dove ho conseguito il diploma in Scienze Sociali nel 2007. Dopo qualche corso formativo e alcune esperienze professionali attualmente mi occupo di logistica presso un corriere nazionale, coltivando nel mentre la passione mai doma per il giornalismo e per raccontare storie più o meno interessanti, sperando di farne professione. Il cammin della mia vita mi ha portato a coltivare diversi interessi come il teatro, con il quale ci sono letteralmente cresciuto e che mi ha aiutato a diventare quello che sono oggi, assieme ad altre passioni, come quella per Star Wars e le fiere del fumetto, per dire, che mi hanno formato e regalato meravigliose esperienze di vita. Dopo un periodo di incertezze sul cosa fare da grande ho deciso di unirmi allo staff di IMDI nel 2016, per poi passare alla redazione di theWise nel 2017, scrivendo articoli principalmente di sport e sul mondo del fumetto, cercando di fare un’informazione seria, di approfondimento, ricercata, basata sui fatti e scritta in modo interessante che possa dare qualcosa in più rispetto all’articoletto click bait tipico di molti altri siti. Certamente, non di theWise.

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