Violenza: il doppio standard della Lega

simboli di violenza alla manifestazione della Lega in Piazza del Popolo
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Negli ultimi anni, man mano che la Lega diventava la prima forza del Paese e costruiva il suo discorso egemonico, il suo atteggiamento verso gli episodi di violenza, che diventavano sistemici, si faceva più liquido e opportunista, virando verso un relativismo culturale e un rovesciamento della realtà che sarebbe ben presto sfociato in un dualismo consolidato, un vero e proprio doppio standard.

Fascismo (non più) sommerso: ex-terroristi neri e nuovo squadrismo

Si considerino i seguenti fatti:

  • «Molte delle idee che circolano a livello governativo nascono da Forza Nuova. Parlo della sovranità monetaria, della Russia all’interno dell’Europa, del blocco dell’immigrazione e dell’aiuto in Africa, parlo del tutelare la famiglia tradizionale. Queste sono idee che abbiamo portato avanti dal 1997 e che oggi entrano in ambito politico perché i politici devono seguire la vox populi. Salvini da politico intelligente dice quello che la gente vuole sentire. Questo conferma il fatto che le nostre idee stanno vincendo». Queste parole di Roberto Fiore (ex leader di Terza Posizione e attuale leader di Forza Nuova, denunciato nel 1980 dalla DIGOS di Roma per «concorso ispirativo nel delitto di strage, banda armata, associazione sovversiva ed altro» per l’attentato alla stazione di Bologna, condannato nel 1985 per banda armata in associazione con i NAR e associazione sovversiva, latitante in Inghilterra dal 1980 al 1999, l’anno in cui i reati che gli sono contestati cadono in prescrizione), pronunciate nel 2019, testimoniano che la Lega e la sua annessa costellazione di partiti sovranisti, tra cui spicca Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, è sostenuta dagli ex terroristi fascisti mai pentiti.
  • «Ci chiedono: ma perché state in piazza con Matteo Salvini e con la Lega? Perché noi condividiamo ogni singola parola del programma di Matteo Salvini. I nostri tre capisaldi sono: no euro perché questo popolo deve essere padrone e sovrano della propria moneta, stop all’immigrazione – basta! – in una nazione in cui si vedono gli anziani rovistare nei cassonetti, i bambini morire negli ospedali per la malasanità. Non c’è posto per nessun altro. Terzo punto: prima gli italiani, gli italiani prima degli altri, prima di tutti, viene prima il nostro popolo». Queste parole, pronunciate da Simone Di Stefano dal palco di Piazza del Popolo alla manifestazione della Lega del 28 febbraio 2015, provano inequivocabilmente il sostegno di CasaPound, partito neo-fascista, alle politiche di Matteo Salvini.
  • Pestaggi, raid punitivi, agguati, incendi dolosi, tentati omicidi contro stranieri, antifascisti, associazioni, centri sociali o semplici persone di sinistra: secondo il sito Infoantifa ECN, che ha elaborato una mappa interattiva delle aggressioni riconducibili all’estrema destra dal 2014 ad oggi, si contano ben centottantasette episodi, cinquantotto negli ultimi diciotto mesi: ventitré vedono protagonista Forza Nuova, settanta CasaPound.

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lega violenza

Comizio di Roberto Fiore a Bologna il 20 maggio 2019, durante il quale vengono pronunciate le parole nel virgolettato di cui sopra al primo punto. Foto: Repubblica.

Il vittimismo dei camerati

La Lega è una forza politica sfacciatamente sostenuta da squadristi ed ex terroristi neri, che rifiuta di applaudire una sopravvissuta ai campi di sterminio, i cui esponenti affermano che quando saranno al governo in Emilia-Romagna verranno vietate le manifestazioni di dissenso, il cui leader difende i carabinieri che hanno ucciso Stefano Cucchi anche dopo una sentenza (per tacere del DDL Pillon che comprime i diritti delle donne, del sentimento di discriminazione razziale diffuso tra i suoi elettori e dei rapporti con la Russia di Putin che, tanto vale ricordarlo, è di fatto un dittatore), e riesce lo stesso a farsi passare per vittima.

Il recente caso delle sardine è emblematico. A minacciare un partito che può contare sul 36% delle preferenze degli italiani, il cui discorso egemonico è incessantemente rilanciato ogni giorno da giornali e televisioni compiacenti come La Verità, Libero, Il Giornale e una galassia sterminata di siti online e pagine Facebook, che può contare sul supporto di una vera e propria internazionale sovranista da Bolsonaro a Vox e su frange compiacenti delle forze dell’ordine, sarebbe una manifestazione pacifica e apartitica, bollata come «antidemocratica» perché rea di essere «contro» Salvini. Ricapitolando: gli elettori  della Lega, che ogni giorno tenta di minare l’ordinamento democratico del Paese, il cui segretario aveva richiesto «pieni poteri», accusano chi manifesta democraticamente di non essere democratico, per il solo fatto di esistere.

Ovviamente, nessuno ha impedito a Salvini di tenere la sua manifestazione al PalaDozza, che si è svolta in tutta tranquillità. La Lega ha scoperto che questo piccolo trucco funziona e lo usa continuamente, facendone il cardine della propria propaganda. Per esempio quando Salvini si è paragonato a Liliana Segre, dicendo che «A me è appena arrivato un altro proiettile. Non piango. In un Paese civile non dovremmo rischiare né io né la Segre», oppure quando, all’intervistatore che gli chiedeva la sua opinione sulla vicenda Cucchi ha risposto «Lo posso dire, posso dire che sono contro ogni genere di spaccio di droga?», facendosi passare per una vittima a cui è proibito esprimere la propria opinione: sono solo gli ultimi casi di una numerosissima serie in cui viene applicato questo meccanismo.

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Pluralismo perverso

Questa concezione della democrazia si corrobora nel vecchio mantra del «fascismo degli antifascisti», che è un controsenso, perché se si è anti-fascisti non si è fascisti, e nella sciagurata frase di Voltaire (mai pronunciata): «Non sono d’accordo con te, ma morirei affinché tu possa esprimere la tua opinione». Così, ogni opinione diventa legittima e ogni violenza accettabile. La Lega è riuscita nel capolavoro di costruire un doppio standard della violenza dove pur essendo sempre carnefice è sempre vittima, prendendo la sensibilità democratica degli elettori e volgendola a proprio favore. Ciò è il risultato di una concezione perversa e assolutistica di un pluralismo acritico, in cui niente, tranne ciò che ostacola la parte più forte, può essere condannato; che nulla ha a che fare con la politica e molto invece con la sindrome del complotto (che purtroppo esercita un’innegabile fascino) e le ossessioni di tipo psicotico. In questo nuovo paradigma qualunque azione o idea è considerata valida e degna di considerazione non perché lo sia in realtà, ma per il solo fatto di esistere o essere concepibile. Questo è il motivo per cui, ad esempio, i negazionisti del cambiamento climatico trovano tanto spazio nei media: se esistono, non si può certo non invitarli. Più questo ribaltamento della realtà si consolida e diventa rilevante, più è difficile escluderlo, perché significherebbe escludere porzioni sempre più ampie della nostra realtà.

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Cosciente di ciò, in una specie di accelerazionismo personalistico, Salvini sta incorporando nella Lega e in sé ogni tipo di violenza o condotta inaccettabile e illegale, quasi auto-rappresentandosi come un supervillain dei fumetti, che agisca secondo logiche animate da una volontà del tutto intesa al male. Ciò porta a una polarizzazione estrema del dibattito, che accresce questa nuova dualità, con un certo sapore epico, “bene-male”. Approfittando del conflitto, Salvini può rinsaldare la propria leadership e, potendo contare su un collaudatissimo apparato di propaganda, ottenere più voti della controparte, che non ha gli stessi mezzi.

Se si vuole uscire dalla morsa di questa logica duale occorre occorre sostanziare l’attitudine oppositiva, che è essenziale, con soluzioni valide che disinneschino la retorica leghista, cioè una buona amministrazione inclusiva, e soprattutto con alcune idee-vessillo con cui costruire una nuova grande narrazione. Per il resto, si possono benissimo prendere in considerazione le politiche della Lega, accogliendole nel nostro orizzonte, ma come inaccettabili; tenendo presente che la violenza diventa tale quando si calcifica smettendo di essere un momento del Tutto e che incorporare ogni possibile cosa esistente è un atteggiamento dogmatico che non significa accogliere il mondo, ma negarlo, perché alcune idee si realizzano nella distruzione di tutte le altre.

Non tollereremmo mai un pugile che boxa coi tirapugni, allora perché dovremmo tollerare chi bara al gioco democratico?

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Stefano Cavallini

Nato a Bologna nel 1991, è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche della sua città natale. Attualmente proiezionista, spera un giorno di lavorare in una casa editrice. Ha scritto per Clamm Magazine, Bibliomanie, Inchiostro alla Spina e Bologna Blog University, presso cui ha curato una rubrica bisettimanale sullo slang bolognese. Quando può, scrive poesie, con alcuni buoni risultati. Ama Gozzano, gli Skiantos e i tortellini.

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