Esports, come sopperire alla mancanza di eventi sportivi

La NotGP Series, campionato esports creato per sopperire alla mancanza di Formula 1. Foto: twitter.com/veloceesports
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A ormai quasi un mese dalle misure di quarantena imposte dal governo italiano contro la diffusione del virus COVID-19, è inutile anche raccontare come tutta questa situazione abbia stravolto le nostre abitudini. Dalle cose più semplici che consideriamo scontate come potersi muovere liberamente, o semplicemente fare una passeggiata, in un arco di tempo di circa un mese è cambiato tantissimo. Lo sport non è esente da questo, anzi. Nel corso di questa quarantena, inizialmente molti eventi sportivi sono continuati ad andare avanti, nella speranza che si potesse mantenere una certa normalità. Basti vedere anche le partite giocate in Champions League dalle squadre europee, tra cui l’Atalanta che ha messo a segno il 10 marzo una storica vittoria a Valencia. Oltre al calcio, sport come il basket ma anche altre discipline sono andate avanti regolarmente. Quando poi il virus ha iniziato a diffondersi – come ci si aspettava – anche in quegli ambienti, la situazione è cambiata rapidamente. Tanto che manifestazioni come il Gran Premio d’Australia della F1, che simboleggia l’inizio della stagione di uno dei campionati più famosi al mondo, non è mai partito. Tralasciando la gestione della situazione australiana da parte degli organizzatori, riassumibile con un “parecchio discutibile”, il contagio sempre maggiore da parte del coronavirus ha portato un effetto a catena nel calendario sportivo generale. Dopo la sospensione della Serie A, anche gli altri campionati sono stati fermati e rinviati a data da destinarsi: Premier League, Ligue 1 francese, la Liga spagnola, ma anche campionati come la NBA, ad esempio. Un susseguirsi di rinvii e cancellazioni che ha portato gli organi competenti a posticipare eventi annuali e molto attesi come gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Tokyo 2020. Questo ha portato a una situazione insolita, quantomeno unica per cui le uniche discipline che continuano ad andare avanti sono gli esports, tanto bistrattati quanto affascinanti. Sono infatti numerose le iniziative portate avanti per sopperire alla mancanza di eventi sportivi in questa primavera, in attesa che le contromisure per il coronavirus abbiano effetto.

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Sia in pista che sul videogioco, si corre sempre

Tornando brevemente alla Formula 1, la decisione di cancellare il primo appuntamento della stagione è stata abbastanza repentina. Difatti, le scuderie e i piloti erano in Australia già da diversi giorni, quando un componente della squadra dei meccanici McLaren accusa sintomi riconducibili al COVID-19. Una volta confermata la diagnosi da parte del personale medico, da quel momento la scuderia di Woking ha deciso di autoescludersi dalla rassegna australiana, al fine di evitare di propagare il contagio. Nonostante ciò, almeno inizialmente, l’idea era comunque disputare il primo Gran Premio della stagione, anche senza la presenza del team McLaren. Se da una parte, gli organizzatori volevano comunque far disputare il GP, i piloti sembravano essere di tutt’altro avviso. I primi ad aver espresso un parere contrario sono stati Hamilton, Vettel e Raikkonen, che ritenevano una follia il correre in Australia, alla luce di quanto successo nel paddock dei colleghi McLaren, ma anche con un occhio alla situazione generale mondiale. Anche perché oltre alla McLaren, anche nella scuderia Haas c’era la possibilità di un altro caso sospetto di coronavirus, fortunatamente però risultato negativo. A quel punto, arriva la sacrosanta decisione di annullare la corsa, quando di lì a poche ore si sarebbero disputate le consuete prove libere del venerdì. Oltre alla cancellazione del GP d’Australia, gli appuntamenti successivi al quello del circuito di Albert Park, sono slittati: la stagione di F1 potrebbe effettivamente iniziare a fine maggio, ma è una cosa tuttora incerta.

Nel frattempo però, il circus della F1 non si è effettivamente fermato. Anzi, il campionato di Formula 1 è iniziato, ma sul videogioco ufficiale F1 2019. Tutto è partito da un’idea di Jean Eric Vergne, ex-pilota della scuderia Toro Rosso dal 2012 al 2014. Assieme al team Veloce ESports, Vergne ha organizzato il Not AUS GP, ovvero il primo appuntamento del mondiale di Formula 1 in versione esports, corso sul videogioco ufficiale sviluppato dalla Codemasters. A rendere più affascinante l’evento, si aggiunge la partecipazione da parte di piloti professionisti come Lando Norris, attualmente sotto contratto con la McLaren, e altri colleghi che hanno fatto parte del circus in passato. Vandoorne, Esteban Gutierrez, ma anche celebrità e sportivi professionisti come Thibaut Courtois, calciatore e portiere del Real Madrid. Il tutto, condiviso ufficialmente dal canale YouTube della Formula 1 e trasmesso in diretta streaming anche su Twitch. La cosa più divertente è che il tutto è stato creato verosimilmente creato in maniera casuale, con un risultato mediatico assolutamente strabiliante. Tant’è che l’appuntamento si è ripetuto anche nel Bahrein – virtuale – con la corsa nel circuito di Sakhir, che si sarebbe dovuta disputare il 22 marzo, con lo stesso format del GP australiano.

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Restate a casa, ci sono gli esports!

Sulla stessa falsa riga, sono state diverse le manifestazioni organizzate per sopperire alla mancanza di sport, come nel caso de LaLiga Santander Challenge, ovvero un torneo su FIFA 20 organizzato da Ibai Llanos, un noto conduttore di programmi a tema esports per quanto riguarda League of Legends in Spagna. A differenza di Vergne, dove il fine principale della manifestazione Not AUS GP era divertirsi, il torneo organizzato da Llanos aveva un fine diverso, ovvero quello di raccogliere donazioni alla lotta contro il COVID-19. Durante tutto il torneo infatti, è stata raccolta una somma di circa 140.000 €, devoluti in beneficenza all’UNICEF. La particolarità di questo torneo è stata che tutte le squadre che partecipavano erano rappresentate da un loro tesserato. Campioni come Marco Asensio del Real Madrid, Marcos Llorente dell’Atletico Madrid, ma anche Adnan Januzaj della Real Sociedad e tanti altri, si sono sfidati su FIFA 20, giocando con le loro squadre di club. Una formula inusuale, dato che le squadre si sono affrontate su una formula a eliminazione diretta. In aggiunta a quello che è la presenza di calciatori professionistici che si sfidano ai videogiochi, lo spettacolo è assicurato. Alla fine ha trionfato il Real Madrid, guidato dalle sapienti mani di Marco Asensio, vincendo una partita serratissima contro il Leganés.

Anche qui non sono mancate le polemiche però. Sia il Barcellona che il Mallorca si sono ritirati dal torneo per questioni burocratiche, dato che entrambe le squadre hanno fornito l’esclusiva alla KONAMI per PES 2020. Il tutto ha sollevato diverse polemiche, specie perché – in fin dei conti – il torneo di FIFA 20 era un evento benefico. Non è dato sapere quando riprenderà il calendario sportivo, anche perché la situazione generale mondiale legata al Coronavirus sembra lontana dall’essere risolta. Soprattutto, non è detto che la stagione corrente di molti sport possa riprendere affatto. Per quello che riguarda gli esports, questa situazione in cui non ci sono altri eventi sportivi di spicco – eccezion fatta per tornei su piattaforme ludiche – potrebbe risultare come una rampa di lancio per questo format che dovrebbe rappresentare il futuro dell’intrattenimento sportivo. Lo farebbe recuperando, potenzialmente, un’altra fetta di pubblico che al momento è orfana di eventi come la Formula, il calcio e via dicendo. Le leghe organizzatrici l’hanno capito e già nei prossimi giorni ci saranno degli eventi a tema come lo Stay Home GP della MotoGP, evento a cui parteciperanno molti piloti come i fratelli Marquez, Maverick Vinales, e altri campioni delle moto. Il tutto verrà trasmesso sul canale YouTube della MotoGP, ma sarà anche visibile su Sky con commento di Guido Meda e Mauro Sanchini. I fan del calcio non disperino: anche la Serie A sta lavorando in questo senso. Sebbene il campionato esport della Serie A sia tuttora fermo, le squadre continuano ad attrezzarsi in vista di questo torneo. Tutto ciò per non rimanere all’asciutto durante questa quarantena.

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Arnaldo Figoni

Sono nato a Olbia il 30 giugno 1989, ma da sempre vivo a La Maddalena. Coinvolto fin da piccolo negli sport - calcio, basket, ma anche rugby - ho sviluppato una passione per la disciplina sportiva in generale, nel conoscere e poter raccontare delle storie, coltivando il sogno nel cassetto di poter esercitare proprio la professione di giornalista.