Champions League sospesa. Quali competizioni di sicuro non ci mancheranno?

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In seguito all’aumento dei casi di coronavirus e ai provvedimenti presi dai singoli Dtati europei, la UEFA ha deciso di sospendere le competizioni di Champions League e l’Europa League. Entrambe le coppe, ferme agli ottavi di finale, vengono quindi congelate, in attesa di capire come e quando riprogrammare il calendario, anche in virtù degli impegni nazionali che i club coinvolti dovranno poi sostenere.

Sicuramente è giusto fermare il calcio, e di conseguenza due delle competizioni più seguite in tutta Europa vista la pandemia attualmente in corso. A molti italiani mancheranno, però, le partite di Champions’ League e di Europa League, soprattutto vista la quarantena che impone di restare a casa il più possibile.

Agli appassionati italiani mancano altrettanto alcune competizioni (ufficiali e non) che non si disputano più o che vengono giocate solo d’estate in giro per il mondo? Secondo noi no! Scopriamo quelle che abbiamo selezionato.

Le competizioni che non ci mancheranno: Mitropa Cup

Antesignana per certi versi dell’attuale competizione regina del panorama europeo, la Mitropa Cup nasce nel lontano 1927 come Coppa delle Nazioni Centrali. Negli anni di maggior successo (fino al 1940) a giocarla furono per lo più squadre provenienti da Ungheria, Austria, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Italia, Svizzera e Romania. Queste ultime tre nazioni furono però ammesse in un secondo momento.

La Mitropa Cup su cui vogliamo soffermarci maggiormente, però, è la versione più recente. Dopo lo stop imposto dalla Seconda Guerra Mondiale e delle successive edizioni meno seguite (e alcune nemmeno riconosciute ufficialmente) a cavallo tra gli anni Cinquanta e Settanta, la Mitropa Cup riappare agli inizi degli anni Ottanta, per poi essere definitivamente abolita nel 1992. A contendersela, per ogni nazione ammessa a partecipare, le vincitrici delle seconde divisioni: le equivalenti della nostra Serie B. La formula prevedeva inizialmente un girone all’italiana con gare di andata e ritorno che vedevano scontrarsi le vincitrici delle serie cadette di Italia, Cecoslovacchia, Jugoslavia e Ungheria. Successivamente la competizione divenne a eliminazione diretta.

Per l’Italia impossibile non menzionare la vittoria del Milan nella stagione 1981/82, sebbene nel palmarès dei rossoneri la Coppa non venga menzionata, probabilmente per cercare di dimenticare l’onta della retrocessione in B.

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Sul sito ufficiale del Milan non si fa menzione della vittoria in Mitropa Cup. Foto: acmilan.com

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Perché non manca agli italiani? Si tratta di una Coppa dal gusto retrò, sicuramente cara agli amanti del calcio di provincia e poco più. Difficilmente, infatti, il grosso del pubblico italiano si lascerebbe ammaliare oggigiorno da partite di questo calibro e, di conseguenza, l’assenza di questo torneo non suscita grossi rimpianti da parte dei più. Senza contare che, con i costi attuali e le poche entrate economiche che una competizione del genere garantirebbe, per le stesse interessate (sostanzialmente delle neopromosse) non sarebbe così semplice sobbarcarsi altri oneri e costi.

Coppa Intertoto

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Il logo della Coppa Intertoto.

Vari cambi di formula e numero di squadre iscritte, ma niente da fare. La Coppa Intertoto piaceva veramente a pochi. Dal 1995 (anno di nascita del trofeo) fino al 2008, quando si svolse l’ultima edizione, questa Coppa era riservata alle squadre europee che si erano piazzate in classifica nelle posizioni successive a quelle che garantivano la partecipazione all’allora Coppa UEFA (attuale Europa League).

Giocata prima dell’inizio dei campionati del vecchio continente a partire dal mese di luglio, permetteva alla vincitrice un plus importante: la partecipazione alla sorella maggiore, la Coppa UEFA. L’intento principale del massimo organo del calcio europeo era dare linfa a quella zona di classifica meno interessante sul finire di stagione: troppo in basso per sperare nell’Europa che contava, e al contempo troppo in alto da essere in piena lotta per non retrocedere. Senza dimenticare, inoltre, la possibilità di garantire alle TV delle partite che potessero attirare il grande pubblico anche in un periodo solitamente avaro per gli appassionati.

Tutto ciò, però, creava non pochi problemi ai club partecipanti, costretti ad anticipare la preparazione estiva per prendere parte alla competizione con uno scotto altissimo da pagare in termini atletici nella parte conclusiva della stessa stagione. Sopratutto nelle ultime edizioni ciò causò in più di un’occasione malumori sia da parte delle società che dei giocatori stessi. Addirittura, la UEFA prevedeva la possibilità di rifiutare la partecipazione al torneo.

Non mancano gli amarcord nostrani legati all’Intertoto, come il Bologna 1998/99 di Beppe Signori che si fermò a un passo dalla finale di Coppa Uefa (sconfitta in semifinale contro il Mrsiglia), dopo aver vinto il torneo estivo. Oppure il Brescia 2001/02 di Roberto Baggio, sconfitto in finale Intertoto dal Paris Saint Germain. Impossibile non citare, infine, la vittoria in questa competizione del  Perugia nel 2003/04 ( in panchina sedeva Serse Cosmi).

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Roberto Baggio non riuscì a portare il Brescia in Coppa UEFA. Le rondinelle furono sconfitte in finale di Coppa Intertoto dai francesi del PSG.

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Perché non manca agli italiani? A parte le gare finali, si tratterebbe di partite estive con squadre di metà classifica dei rispettivi campionati, in piena campagna acquisti e con una condizione fisica ancora non eccelsa.  Il tutto per un trofeo non poi così appetibile anche per via delle tante partite da giocare prima di assicurarsi un posto in Coppa UEFA. Irriducibili del pallone a parte, manca così tanto tanto un trofeo del genere? Ne dubitiamo.

International Champions Cup

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Foto: Twitter @IntChampionsCup

Una volta c’erano le amichevoli più o meno pregiate e i trofei organizzati da sponsor vari, poi è arrivata l’International Champions Cup. Ma che cos’è? Si tratta di un torneo per squadre di club organizzato dalla Relevant Sports a partire dal 2013. La formula ha subito vari cambiamenti. All’inizio vi erano due gironi, le cui vincitrici si scontravano in una finale unica. Successivamente era previsto un numero di match variabile per ogni squadra (da uno a tre) con classifica finale cumulativa. Attualmente a contendersela sono i maggiori club europei, a cui si uniscono squadre del Paese ospitante o compagini aggiunte per motivi commerciali. Si sfidano in un girone unico in cui ognuna gioca tre partite. L’intento della società organizzatrice è attrarre pubblico in Paesi in ci il calcio non è ancora così popolare. Le squadre invece hanno un ritorno economico importante grazie a queste tournée.

Perché non manca agli italiani? Il blasone di alcuni match, giocati dai maggiori club europei, sicuramente genera nei tifosi interesse. Anche qui, però, si tratta di partite estive, giocate per lo più a latitudini lontane dall’Europa in orari che rendono difficile seguirle. Le ultime edizioni si sono infatti giocate tra USA, Singapore e Cina. Le rose delle squadre, poi, sono in piena costruzione e l’undici in campo spesso non rispecchia quello titolare o con i calciatori più rappresentativi. Lasciamo dunque questo torneo a quello che è: un intermezzo estivo e nulla più.

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Eugenio Guido

Nato a Cosenza nel 1987, dopo il Liceo Scientifico, ho intrapreso la carriera universitaria nella Facoltà di Giurisprudenza, senza terminare gli studi. Appassionato di sport, tecnologia e cucina, ho vissuto in Belgio per sei mesi, durante i quali ho perfezionato la mia conoscenza della lingua francese. Lavoro con passione nel settore automotive come Digital Manager.

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