Space Force 2, la recensione: fare troppo in così troppo poco tempo

Space Force 2, la recensione: fare troppo in così troppo poco tempo
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Da venerdì 18 febbraio è disponibile sulla piattaforma streaming Netflix la stagione numero 2 della serie Space Force, scritta da Greg Daniels e recitata da Steve Carell, che interpreta il caparbio generale Mark Naird, a cui è stata affidata la guida del nuovo ramo delle forze armate spaziali americane, la Space Force appunto.

Per questo secondo atto sono stati confermati quasi tutti i membri del cast originale. John Malkovich torna nei panni del brillante scienziato Adrian Mallory, Jimmy O. Yang (anche autore) è il giovane e innamorato dottor Chan, Ben Schwartz è l’irrequieto Anthony Scarapiducci mentre Tawny Newsome (Capitano Angela Ali) e Diana Silvers (Erin, la figlia del generale Naird) devono fare i conti con due situazioni che nessuno, a parte loro stesse, sono in grado di risolvere. Ritorno, seppur limitato ad alcune comparse in un teatro di posa, anche per Lisa Kudrow come Maggie Naird, la moglie del Generale che sconta una lunghissima pena in carcere.

Agli affezionati della prima stagione, lanciata sempre su Netflix nel maggio 2020 – in piena pandemia – sarà subito saltato all’occhio un dettaglio: il numero delle puntate è inferiore rispetto a due anni fa. Se infatti per l’annata di debutto sono stati pubblicati 10 episodi, stavolta Netflix ha dato l’ok per soli 7 appuntamenti, usciti in sincrono.

Il colosso dello streaming ha deciso di abbattere i costi e questo è stato reso evidente anche dallo spostamento della location, che nella serie rimane ufficialmente ambientata a Wild Horse, Colorado, ma nella realtà si è trasferita a Vancouver, in Canada, dove tra la primavera e l’estate del 2021 sono state girate tutte e 7 le puntate. Questa decisione da parte di Netflix ha influito in negativo sul prodotto finale per diverse ragioni.

I grandi difetti di Space Force 2

Intanto, Carell e gli altri sceneggiatori sono stati costretti a operare imponenti tagli alla storia. La serie scorre con passo rapido e si riesce a concludere in 3 ore circa, ma non è un pregio, poiché si sviluppa in siparietti sì ironici, ma inutili, e la trama si dipana negli ultimi 30 minuti dello show, come se tutto quello mostrato prima fosse privo di qualunque significato, sbrigativo.

Sin dal primo episodio Carell e soci hanno voluto trasmettere un’atmosfera diversa rispetto a quella della prima stagione, più intima, introspettiva, ma soprattutto meno politica e meno spettacolare. Non è un caso che manchi tutta quella serie di scene mozzafiato con razzi e navicelle che nel primo capitolo erano l’ossatura di Space Force.

Qui, invece, è stato dato spazio alla scrittura dei personaggi, alle prese con seri problemi di natura sentimentale e psicologica. Un’idea dalle nobili intenzioni, senza dubbio, ma che meriterebbe molto più di 7 episodi per avere la coerenza narrativa che gli spettatori a un certo punto cominceranno a cercare.

Che fine ha fatto la satira politica?

Poi c’è anche l’altro grande, anzi grandissimo assente: la politica. Se nella prima stagione i nostri eroi hanno dovuto affrontare l’assurdo mondo di Donald Trump (padrino della Space Force), in questa versione aggiornata dello Space Force Universe viene imposto uno stacco con il contesto precedente. L’ispirazione è ancora una volta l’attualità americana, dove adesso al potere sono tornati i Democratici, decisi a cancellare senza pietà tutto ciò che i loro predecessori avevano creato, tra cui la stessa Space Force, sottofinanziata e a rischio chiusura.

Il generale Naird e il suo fidatissimo e compatto team hanno a disposizione quattro mesi per dimostrare ai nuovi vertici del Pentagono che la sua leadership sarà in grado di traghettare la Space Force in un momento molto sfortunato, tra missioni sospese con uomini in viaggio verso Marte e le vicende personali dei protagonisti che si intrecciano con la loro vita professionale.

La satira politica di Carell, riproposta anche nel film del 2020 Irresistible, è inesistente. Il comico italoamericano ha voluto sperimentare qualcosa di diverso, purtroppo senza le risorse necessarie per un progetto di questo tipo, che con un pizzico di fortuna in più sarebbe potuto diventare un programma di punta di Netflix.

Space Force 2 è il classico “bravo, ma non si applica”. I fan che forse si aspettavano un avvincente intrigo geopolitico si troveranno confusi di fronte ai fatti a dir poco surreali della puntata finale, che nello stile e negli eventi raccontati rappresentano un’imitazione low-budget di quella della prima stagione. E l’ultima sequenza prima dei titoli di coda, ancora più surreale e al limite del plagio (vedere Don’t Look Up per credere), lascia presagire una ragionevole cancellazione della serie. A Netflix l’ultima parola.

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Pubblicato da Gianluca Lo Nostro

Caporedattore della sezione politica di theWise Magazine.