Le puntate precedenti:

  1. Diego Costa
  2. Robin Van Persie
  3. Eusebio Di Francesco
  4. Emiliano Mondonico

Bentornati con un altro appuntamento con la rubrica Back Home, spazio di theWise Magazine che racconta il romanticismo di uno sport come il calcio, in una società in cui ci si rifugia – anche troppo – nel passato per trovare ispirazione. Dopo una menzione speciale a Emiliano Mondonico, la rubrica continua il suo percorso romantico volando oltreoceano, arrivando in Brasile, nello stato di Rio de Janeiro. La nuova puntata di Back Home infatti avrà forte tinte verdeoro, dal momento che tratterà del ritorno a casa di Julio Cesar, portiere della nazionale brasiliana che ha ricoperto il ruolo tra i pali per il proprio paese dal 2006 fino al mondiale 2014, ma soprattutto ricordato per essere stato portiere della grande Inter del 2010. Infatti da poco “l’acchiappasogni” ha concluso la sua carriera proprio dove l’aveva cominciata ventuno anni prima, in quel Flamengo che l’aveva lanciato nel calcio che conta. Nella scorsa giornata di campionato brasiliano infatti il mengao giocava allo stadio Maracanà contro l’America MG, partita in cui il portiere ex-Inter ha difeso i pali del suo Flamengo per l’ultima volta in carriera: una partita vinta per 2-0 dai padroni di casa, ma che ha visto gli stessi rossoneri di Rio in difficoltà in diverse parti del match. Per quanto fosse una passerella d’addio a quello che è un portiere che si stava effettivamente ritirando, Julio Cesar ha fornito una prestazione pazzesca, salvando più volte il risultato lungo la durata della gara: ogni suo intervento inoltre veniva acclamato da una vera e propria ovazione dei tifosi locali. Con la vittoria sull’America MG si conclude così la lunga carriera di un portiere vincente: un ricco palmarès che vanta numerosi trionfi sia con i club che con la nazionale brasiliana.

Julio Cesar bacia la maglia del Flamengo nella sua partita d'addio al calcio giocato. Foto: Gilvan de Souza/Flamengo/Divulgação.
Julio Cesar bacia la maglia del Flamengo nella sua partita d’addio al calcio giocato. Foto: Gilvan de Souza/Flamengo/Divulgação.

Julio Cesar, dal rubro-negro al nerazzurro

La grande storia che è la carriera di Julio Cesar inizia in quel di Rio de Janeiro, dove un ragazzino dodicenne di nome Julio Cesar Soares Espindola entra a far parte delle giovanili del Flamengo, storica squadra della città carioca che prende nome dall’omonimo quartiere. Il giovane portiere, infatti, sei anni dopo entrerà a far parte della prima squadra, nel 1997. Solo a partire dal 2000 Julio Cesar troverà il posto da titolare tra i pali della difesa rubro-negra. Le sue prestazioni infatti garantiscono ben quattro vittorie nel campionato di Rio e una Copa dos Campeões: una sorta di “coppa delle coppe” tra i vincenti dei vari campionati statali, competizione in seguito soppressa. Le prestazioni di questo giovane estremo difensore infatti non passano inosservate agli occhi di Carlos Parreira, commissario tecnico della Seleção: Julio Cesar infatti verrà convocato nella nazionale brasiliana per la Copa America del 2004, giocata in Perù. Il torneo venne vinto proprio dai brasiliani in una finale serratissima contro l’Argentina, arrivata a essere decisa ai calci di rigore, particolarità in cui Julio Cesar eccelleva: in quella sessione di tiri dal dischetto, il futuro portiere dell’Inter eviterà le marcature di Heinze e di D’Alessandro. Il fatto di essere stato titolare in tutte le partite della Copa America del 2004 suscita l’interesse dell’Inter, che successivamente nel calciomercato invernale del 2005 preleva il portiere dal Flamengo.

Julio Cesar (primo da sinistra) titolare nella nazionale brasiliana alla Copa America del 2004 in Perù. Foto: comnebol.com
Julio Cesar (primo da sinistra) titolare nella nazionale brasiliana alla Copa America del 2004 in Perù. Foto: comnebol.com

All’Inter esordirà nella stagione successiva, in quanto i nerazzurri avevano già occupato i due posti da extracomunitari possibili per quel campionato, infatti il portiere sarà “parcheggiato” al Chievo Verona, dove però non esordì mai. Il debutto in maglia Inter sarà contro il Treviso a San Siro, in cui peraltro terrà la porta inviolata, nella vittoria interna per 3-0. Nella stessa stagione esordirà anche in Champions League, guidando l’Inter fino ai quarti di finale contro la squadra rivelazione del torneo, il Villareal di Juan Roman Riquelme che arrivò a sfiorare la finale di Parigi. In quella stagione l’Inter – assegnazione dello scudetto tanto contestato di Calciopoli a parte – vinse la Coppa Italia del 2006 da protagonista, garantendosi un posto nel cuore dei tifosi nerazzurri, ma soprattutto tra i pali della difesa interista. Negli anni a venire sarà uno dei protagonisti inamovibili dell’Inter che si laureò campione d’Italia per cinque anni di fila in Serie A, culminando con la vittoria della Champions League nel 2010. Il fatto di essere un titolare fisso nella squadra di Mancini garantisce a “l’acchiappasogni” di avere un ruolo importante anche nella nazionale post-mondiale di Germania. Julio Cesar, con l’addio alla nazionale del suo rivale milanista Dida, è diventato punto di riferimento per la difesa del Brasile anche per gli anni a venire. Sebbene nel 2009 il Brasile vinse la Confederations Cup, la stagione che ha consacrato il mito di Julio Cesar è stata certamente quella del 2010. Dolci ricordi per i tifosi interisti, che hanno visto una squadra tatticamente perfetta riuscire a vincere un trofeo che mancava a Milano da tanti, troppi anni. L’essenza di quella che è stata la grandezza di Julio Cesar è raccolta in una parata che è entrata negli annali del calcio: il famoso intervento sul tiro di Lionel Messi. Quanto accaduto in quella semifinale di ritorno di Champions League è stato incredibile. L’Inter, costretta all’inferiorità numerica per via di un cartellino rosso a Thiago Motta, è stata costretta a cercare di fermare le speranze di quella che poteva essere la tanto famigerata remuntada blaugrana. Il pericolo pubblico numero uno ovviamente è quell’argentino che gioca per la squadra di casa con indosso il numero 10, che su azione personale scappa prima a Javier Zanetti e successivamente a Walter Samuel, cercando un sinistro a giro sul secondo palo, venendo annullato però da uno strepitoso intervento di Julio Cesar.

L’importanza di Julio Cesar si è vista tantissima anche nella finale quando, già sul risultato di 1-0 per i nerazzurri, un tiro pericolosissimo di Robben diretto verso l’incrocio dei pali viene respinto in calcio d’angolo. Dopo aver conquistato il tanto famigerato triplete, l’avventura di Julio Cesar prosegue alla Coppa del Mondo in Sud Africa, in cui ha esordito per la prima volta in una rassegna mondiale. Sebbene fosse convocato nella nazionale brasiliana che prese parte a Germania 2006, non scese mai in campo in quel torneo. Il percorso però si ferma ai quarti di finale, dinanzi all’Olanda del compagno all’Inter Wesley Sneijder, marcatore di due reti nel corso del match, condizionato peraltro da un’espulsione ai danni di Felipe Melo. L’avventura nerazzurra di Julio Cesar finirà nella primavera del 2012, quando a difendere i pali dell’Inter arriva Samir Handanovic, tuttora estremo difensore della porta nerazzurra.

Un lungo girovagare per poi tornare in Brasile

Svincolato dall’Inter, Julio Cesar accetta l’offerta del Queen’s Park Rangers, arrivando in Premier League in una squadra che recentemente aveva cambiato proprietà. Promossi dalla Championship, avevano trovato la salvezza nella stagione 2012 solo nelle battute conclusive del campionato vinto dal City dell’allora tecnico Roberto Mancini. Il QPR però non riuscì a evitare la retrocessione nel campionato successivo, e peggio ancora, Julio Cesar non realizzò neanche una presenza in Championship. In tutto ciò se si aggiunge che la stagione 2013/14 si sarebbe conclusa con i mondiali in Brasile, Julio Cesar si trova costretto a cambiare aria, andando a giocare per il Toronto FC, compagine canadese della MLS. Il mondiale brasiliano vede ovviamente favorita la Seleção del ragazzo prodigio Neymar, giocatore su cui il Brasile punta per cancellare la vergogna del famigerato Maracanazo: ovvero la partita tra verderoro e la celeste uruguayana nel lontano 1950. Julio Cesar ci mette del suo nell’ottavo di finale difficilissimo giocato contro il Cile: una partita difficile in cui La Roja di Sampaoli se la gioca a viso aperto contro i padroni di casa in quel di Belo Horizonte. Al Minieirao infatti a passare in vantaggio è proprio il Brasile, con un tap-in sotto porta del difensore David Luìz. Il pareggio però arriva circa venti minuti dopo, quando il Brasile sbaglia un disimpegno difensivo regalando il pallone ad Alexis Sanchez, che trafigge proprio Julio Cesar con un destro preciso sul secondo palo. Il risultato rimarrà di 1-1 fino alla fine dei supplementari, facendo risaltare le grandi parate dei due portieri: il cileno Claudio Bravo e per l’appunto, Julio Cesar. I tifosi del Brasile ricevono un grande spavento quando il pallone viene calciato dal cileno Pinilla, colpendo in pieno la traversa quasi a tempo scaduto.

La traversa colpita da Mauricio Pinilla a Julio Cesar ormai imbattuto, nei tempi supplementari di Brasile-Cile. Foto: Peter Powell/EPA.
La traversa colpita da Mauricio Pinilla a Julio Cesar ormai imbattuto, nei tempi supplementari di Brasile-Cile. Foto: Peter Powell/EPA.

Ai calci di rigore contro Julio Cesar non è mai facile: in quell’occasione para ben due tiri dal dischetto, condannando il Cile all’eliminazione. Nonostante la grande prestazione che ha mandato il Brasile ai quarti di finale, l’ex-portiere nerazzurro sarà ricordato per essere stato il portiere del famigerato Mineirazo: se finora, il mondiale perso al Maracanà nel lontano ’50 era la partita più dolorosa per i tifosi brasiliani, Brasile-Germania 1-7 è destinata a rimanere impressa nella memoria dei verdeoro. La finale terzo posto di quel mondiale sarà peraltro l’ultima di Julio Cesar con la maglia del Brasile, per concentrarsi solo sulla carriera nei club. Arriva infatti un’offerta dai lusitani del Benfica, a cui si unirà per le tre stagioni successive, vincendo per tre volte il campionato portoghese.

Julio Cesar immortalato con il mano il trofeo del campionato portoghese. Foto: Getty Images.
Julio Cesar immortalato con il mano il trofeo del campionato portoghese. Foto: Getty Images.

L’idillio tra Julio Cesar e il Benfica termina nel novembre del 2017, quando entrambe le parti decidono di separarsi, svincolando il portiere. Qualche mese dopo, tra gennaio e febbraio lo stesso portiere annuncia di aver firmato un contratto di tre mesi per giocare con il Flamengo, squadra che l’aveva lanciato nel lontano 1997. La partita d’addio, nonostante fosse una passerella per un grande del calcio mondiale, è stata a tratti difficile per i padroni di casa: Julio Cesar, quasi pronto al ritiro, ha dovuto sfoggiare tutta la sua reattività e bravura per mantenere la porta inviolata. Al fischio finale, Julio Cesar visibilmente commosso, saluta i tifosi di quella squadra che ha sempre amato. L’epilogo di chi ha avuto modo di vivere un sogno, anche se questo vuol dire acchiapparli agli altri, come da suo soprannome.

Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno. – Dino Basili

Julio Cesar nella sua partita d'addio. Foto: Gilvan de Souza/Flamengo.
Julio Cesar nella sua partita d’addio. Foto: Gilvan de Souza/Flamengo.
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Sono nato a Olbia il 30 giugno 1989, ma da sempre vivo a La Maddalena, cittadina dell'omonimo arcipelago. Coinvolto fin da piccolo negli sport (calcio e basket), ho sviluppato una passione per la disciplina sportiva in generale, nel conoscere e poter raccontare delle storie. Dopo essermi immatricolato all'Università di Pisa, presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere, ho preso parte al secondo progetto di IMDI.it, iniziando effettivamente a esercitarmi in quella palestra giornalistica che alla fine mi ha portato qui a theWise, coltivando il sogno nel cassetto di poter esercitare proprio la professione di giornalista. Appassionato principalmente di sport, sono anche un grande appassionato di musica: un amore tale che mi ha fatto imparare a suonare la chitarra e il basso. L'impegno che porta a conoscere quegli strumenti mi ha portato a un accrescimento della cultura musicale, sempre spinta da quel senso di curiosità iniziale. Punto a esplorare quei lati di artisti e gruppi che di solito passano in secondo piano, dando la possibilità di vedere una notizia sotto una luce diversa.